Il fine vita non finisce di interrogarci
di Gilberto Borghi | 02 ottobre 2019
Forse sarebbe stato diverso se, invece, la sentenza avesse giustificato l’aiuto al suicidio in nome della condivisione e della solidarietà umana di fronte alla sofferenza.

Mi sono preso qualche giorno per riflettere, dopo aver letto il comunicato stampa della Corte Costituzionale del 25 settembre scorso sull’aiuto al suicidio, logica conseguenza di ciò che la stessa Corte aveva già sentenziato nell’ordinanza 207 del 24 ottobre scorso. Qui era stato distinto l’aiuto alla presa di decisione del sudicio, che continua a restare reato anche ora, dall’aiuto nell’esecuzione di un suicidio già deciso e voluto dal morente, che invece viene depenalizzato.

Nella sostanza la Corte afferma che l’istigazione al suicidio resta reato, affinché la volontà individuale sia protetta nel momento della presa di decisione, e poi, in nome della medesima volontà, si permette che essa venga surrogata da quella di un altro, che l’aiuta a realizzare ciò che vuole, perché da sola, la volontà del morente, non riesce a realizzarsi.

Il nocciolo duro della motivazione di questa scelta sta, quindi, nel garantire l’assoluta intangibilità della volontà individuale del morente, anche al di là della indisponibilità del suo corpo a realizzare tale volontà. Volontà che diviene così il valore primo, a cui tutto va riferito, e perciò investito quasi di un aurea di sacralità. Il che comporta una evidente contraddizione: se la volontà individuale fosse davvero assoluta non avrebbe bisogno di essere surrogata da un'altra volontà per realizzare quello che sceglie. Proprio la legittimazione, fatta in questo modo, dell’aiuto al suicidio, dichiara la contraddizione del principio su cui la sentenza si appoggia.

Forse sarebbe stato diverso se, invece, la sentenza avesse giustificato l’aiuto al suicidio in nome della condivisione e della solidarietà umana di fronte alla sofferenza. Ma di questo non c’è traccia, sia nella sentenza del 2018, sia nella decisione di qualche giorno fa. La Corte cita la questione della sofferenza “insopportabile” solo come motivazione compiutamente soggettiva, interna alla costruzione della decisione del morente. Ma di essa non c’è più traccia quando si va a giustificare l’aiuto al suicidio già deciso.

Nel caso in questione, tra l’altro, anche un dato di realtà assunto dalla Corte è indicativo di questa prospettiva: Dj Fabo aveva chiaramente rinunciato volontariamente alle cure palliative, non accettando la sedazione profonda, dimostrando così che la sua decisione di voler morire era legata alla sua volontà di porre fine alla sua vita, ormai senza prospettive e non semplicemente alla insopportabilità della sofferenza. La stessa reazione di Marco Cappato, dopo questa’ultima decisione della Corte, va nella stessa direzione. Non ha detto: da oggi siamo tutti più solidali nella sofferenza, ma: “da oggi siamo tutti più liberi”. Tradotto, ci è maggiormente permesso di credere nella nostra assoluta possibilità di autodeterminazione.

Ora, al di là della logica giustificatrice della Corte, la realtà continua a ricordarci, invece, che la volontà del singolo non è mai assoluta. Nessuno vuole sé stesso e nessuno decide il patrimonio di base, fisiologico, familiare, sociale e culturale con cui e in cui viene al mondo. Poi, anche una volta cresciuti, nessuno può compiere scelte volontarie esenti in modo assoluto da influenze, pressioni e inclinazioni ambientali. Ma soprattutto non esistono scelte non dipendenti dal senso globale che si conferisce alla propria vita, che è chiaramente un costrutto culturale e perciò profondamente influenzato dall’ambiente.

Questo lo sanno bene coloro che, ad esempio, di professione si occupano di condizionare, manipolare e dirigere da fuori le volontà di milioni esseri umani, in nome del Dio “mercato globale”, da cui cercano solamente il proprio tornaconto. Gli stessi che si rallegrano se l’illusione che la volontà dei singoli sia assoluta viene perpetuata, perché così il “consumatore”, unica parola chiave con cui definiscono l’uomo,  darà per sua la scelta di ciò che altri gli hanno fatto scegliere.

La riaffermazione operata dalla Corte del dogma non scritto della nostra cultura post – moderna (l’intangibilità della volontà individuale), mette, invece, per l’ennesima volta in ombra il vero tabù che questa stessa cultura non riesce e non vuole affrontare. Che non è più quello della morte, come poteva essere nella tarda modernità, ma quello della sofferenza e della mancanza di senso: come lo si approccia oggi? come lo si attraversa? come lo si può ri-significare in questa epoca? Problema enorme che merita una nuova, prossima, riflessione.

 

06/10/2019 10:17 BUTTIGLIONE PIETRO
@Leila
seguo il tuo discernimento sulla 'volonta'
Cui aggiungo quello sulle condizioni "terminali" della Persona, nel senso che qui a "giudicare/permettere non sarebbe più lui ma un soggetto ESTERNO, con tutte le implicazioni del caso.. davvero tema cruciale...da invocare il Compagno di tutti i sofferenti



05/10/2019 22:53 Leila Mariani
Ci avevo pensato anch'io che in effetti ci fosse una contraddizione sul perno della volontà. Esisterebbe il suicidio, per chi volesse approfittarne, ma evidentemente per farlo ci vuole una volontà di morte che anche chi dice di voler morire se fosse "ridotto a vegetare" comunque non può raggiungere per darsi da solo la morte. Mi sembrano questioni gravissime su cui legiferare, distinguere fra istigazione al suicidio e aiuto a compierlo materialmente... Cioè se uno aiuta a uccidere un essere umano che voleva morire non è reato mentre se lo convince a farlo no. Il confine e la dose di manipolazione a cui i malati di solito sono sottoposti, capiamo, rende difficile anche in caso di volontà ambigue e diversificate fra varie parti a decifrare stabilire eventuali responsabilità nei vari sensi possibili.


05/10/2019 11:12 Sara
La ringrazio lo stesso per la risposta: lei è la persona più carina che ho incontrato in un sito cattolico negli ultimi 10 anni.
:-)



05/10/2019 11:07 Sara
Anche il secolare può essere un bel recinto, Sara,


Vero, però sono 30 anni che vivo fuori dal recinto e mi sono stancata. Vengo da una famiglia cattolicissima, il fratello di mio nonno era sacerdote, frequentavano Don Primo Mazzolare, per dire, primo incontro con il secolare al liceo, prof. tutte non religiose e divorziate, però mi trovavo bene umanamente, la mia professoressa di filosofia atea marxista divorziata e convivente con un tipo fortemente anticlericale è venuta con il suo compagno anticlericale al mio matrimonio in Chiesa: avevo 24 anni e le ho regalato una rosa del mio bouquet, piccola e di colore rosa chiaro lo ricordo come fosse ieri.

Oggi è diventato impossibile, per colpa della Chiesa perché non è più nè carne nè pesce, divisa tra gruppi settari (di destra o sinistra uguale) in lotta tra loro.

Di Carlo Rovelli ho due libri in casa: L'ordine del tempo e le 7 brevi lezioni di fisica. Quando ho provato a nominarlo mi sono beccata le reprimende di madama Maria Teresa Pontara Pederiva.

Adesso scrive sul Corriere dando voce a una solidarietà tutta laica diversa (non minore diversa) da quella ecclesiale e io devo decidere chi seguire perché tra fare una puntura e non fare una puntura non ci sono zone grigie nel mezzo. Devi decidere ad un certo punto...



05/10/2019 10:13 Paola
Anche il secolare può essere un bel recinto, Sara,
forse più comodo e alla moda, ma sempre di questo si tratta...Credo che Dio sia oltre tutti i recinti e sia lì che dobbiamo andare, accompagnati dal Papa e dalla Chiesa, certo, che però non potrà mai inventare ciò che è già scritto in noi..



04/10/2019 16:30 Sara
Cara Paola vede questa associazione?


https://www.manitese.it/chi-siamo


Creata nel 1964 (la populorum progressio che si occupava dello sviluppo dei popoli più poveri arrivò solo nel 1967) vede tutte le tappe? Mio padre ci collabora dagli anni '70

https://www.chiesadimilano.it/news/attualita/vacanze-green-con-mani-tese-276950.html

Guardi la foto dei giovani con il camioncino per la raccolta rifiuti da smaltire, in campagna mio padre e suoi amici usavano un carro e a volte ci mettevano su anche me. Da 55 anni scrive il giornale della Chiesa Ambrosiana. (io sono di Mantova)

Stamattina mi alzo e scopro che l'ecologia l'ha inventata Papa Francesco e prima la Chiesa era contro..

Almeno su hookii (e lo dico per dire il mondo secolare) puoi trovare 300 e passa commenti che entrano nello specifico:

https://hookii.org/di-greta-thunberg-voli-aerei-e-concerti-in-central-park/

rinnovabili, aereo si o no, riforma dei trasporti...

Mi sta venendo per la prima volta la tentazione di fare il salto e di scegliere il secolare e via...



04/10/2019 09:20 Paola
@Sara
...Eppure le due parti fanno parte della stessa mela, e si cercano perché hanno bisogno una dell'altra.. e come accade anche oggi nella nostra società non si parlano e non si comprendono se restano ferme sulla propria posizione fissa, scambiando un punto di riferimento per un punto fermo e immobile, quando questo dovrebbe essere di equilibrio. ..

Così come un frutto ha nel nocciolo il punto di unione tra le parti, io credo che si debba sempre cercare l'essenza delle cose, siamo sommersi di parole che ci confondono, è vero, e lo dice una che è un casino vivente, ma ad un certo punto occorre fare silenzio, secondo me, per non fermarsi alla buccia, ma ritrovare il cuore del frutto..



04/10/2019 07:04 BUTTIGLIONE PIETRO
Lorenzo Pratesi mi dà lo spunto per rinforzare una riflessione ormai diventata urgente e indifferibile sia per l'Etica laica che cattolica ( cfr "Dubia"& siti vari alla B16 ):
E' proibito ( laicamente) male ( in religio) andare a 150 km/h??
Risposta:
In tanto e per quanto tu danneggi o puoi danneggiare qualcuno: PROIBITO.
SE stai tentando il record : NO!
IN altre parole:
Fissata una legge (laica), un comandamento cattolico... quasi sempre esistono casi umani, Personali, di deroga.
Il suicidio rientra drammaticamente tra questi.
E il punto davvero catastrofico sta nel CHI può consentito prendendosi la responsabilità che siano verificate le condizioni per..
NB x Sarà.
Uno che si butta.. oramai..
Per me NO. NO. e ancora NO.
Ogni suicidio mi interroga.
Ogni suicidio mi lacera.
Che siano i molti, crescenti, CARCERATI.
Che siano i molti, crescenti, GIOVANI.
Ecc.ecc



03/10/2019 21:20 Sara
Io non lo so Paola, vivo spaccata in due come una mela con le due parti che non si parlano nemmeno più. Da una parte la me secolarizzata che ama la cultura del suo tempo e dall'altra la me cattolica cresciuta tutta diversa che si trova spesso in un mondo che non riconosce più.

Riguardo alla morte forse l'arcivescovo si riferiva a San Paolo nella lettera ai Corinzi: "L'ultimo nemico che sarà distrutto, sarà la morte" Perchè in fondo " Tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto".



I waited outside
Then you took me in the room
And you offered up the truth
My eyes crawling up the window to the wall
From dusk 'till dawn
Let me talk to em
Let me talk to em all
https://www.youtube.com/watch?v=HDAKS18Gv1U

(Hey ma Bon IVer)



03/10/2019 18:55 Lorenzo Pratesi
Solo un'epoca che, come la nostra, vive l'eclisse della filosofia e afferma la scienza come unica forma di conoscenza può considerare accettabile l'incredibile contraddizione di chi vorrebbe praticare la morte in nome della solidarietà. L'unico argomento giuridico a sostegno del suicidio è il principio di autodeterminazione: ma allora perché non posso andare a 150 con la macchina? Perché non posso fare più ferie?

Ma ci rendiamo conto che oggi in Europa ci sono Paesi in cui i giovani crescono sentendo i mass media dire che c'è dignità nel suicidio? E che non c'è nulla di male a praticare l'aborto eugenetico? Nella mia esperienza lavorativa, pratico tutti i giorni fatto che "legalizzare" è "promuovere".

Guardo i miei figli e mi chiedo se i loro figli non si troveranno davanti a un mondo in cui masse crescenti di diseredati, privi di tutto, assedieranno un nord del mondo ricco e "sanificato". Dove la "sanificazione" - beninteso - riguarderà soprattutto chi non ha i soldi per curarsi.

E siccome la realtà è superiore all'idea (cit.), soprattutto alla mia, vi chiedo di guardare anche voi questo video, che certo non ha una regia confessionale e che ben descrive cosa accade in Belgio e Olanda, dove l'eutanasia attiva e il suicidio assistito sono state introdotte nei primi anni 2000.
https://www.youtube.com/watch?v=i-bR53nANUI&feature=youtu.be&fbclid=IwAR1DTwKyJhR8XL6eR6XIYKTxLlwKP902vQ2u96nYFmD-P1zlFmsDpshzT9k

P.s.: Ah, non mi faccio illusioni. La strada è quella. I malati costano.



03/10/2019 09:57 Paola
Bello, Sara.

Tempo fa in TV, un noto arcivescovo, di quelli che contano, disse che la morte è il nostro peggior nemico, testuali parole..
Ricordo che mi cascarono veramente le braccia: come può un cristiano, per giunta uno che dovrebbe essere una guida, dire una cosa del genere?
Credo si debba rivedere totalmente l'atteggiamento verso "sorella morte", che per un cristiano dovrebbe essere un voltare pagina, un ritorno alla casa del Padre, come disse G.P.II in punto di morte, invece ne abbiamo terrore, ma fa davvero parte della vita come si dice nell'intervista, come la nascita, in fondo.

Mio padre è morto sedato, soffriva troppo, e sarebbe morto tra urla di dolore, mi è sembrato giusto così, anche se un po' mi ha fatto effetto;
Mia mamma, invece, ha forse sofferto un po' di più, era malata di parkinson, ed ebbe una crisi respiratoria, ma è stata lucida fino alla fine, le ho parlato tutta la notte e ha capito quando è arrivato il momento, ci siamo addirittura salutate, è stato tutto naturale, credo se ne sia andata tutto sommato serena e consapevole..

Non so cosa sia meglio, però l'importante è capire che è un momento delicato nella vita di ognuno di noi, proprio per questo va rispettato e in fondo amato, ci sono passati tutti e ci passeremo anche noi, è sacro come la vita, ed è sacrosanto tutelarlo senza che diventi un incubo...la dolce morte secondo me dovrebbe essere alla fine umanità, non uno scappare, ma un accompagnanento... una volta ti ammalavi e dopo un po' morivi, ora puoi restare in vita mesi attaccato a un macchinario, non è sempre sbagliato, anzi, ma, paradossalmente si è persa la naturalità dell'evento...

Credo sia anche per questo che si parla di queste cose, poi lo sappiamo: tutto è manipolabile e può degenerare, ma parlarne non deve essere un tabù, anzi, secondo me..



03/10/2019 07:59 Sara
https://www.corriere.it/cronache/19_settembre_30/morte-sacra-va-affrontata-umanita-ff8b0cd6-e3b3-11e9-8ead-3e29b17af838.shtml


Articolo che spiega bene come L'eutanasia sia sentita come un'estrema forma di solidarietà.



02/10/2019 19:35 Sara
Ebbene questa Persona è davvero più riprovevole di chi vive senza porsi domanda alcuna??


Ma quando vedi uno che si è buttato sotto un treno che te ne frega di sapere se ha fatto bene, ha fatto male, se aveva il diritto o è riprovevole?

Immagina cosa si prova a volersi buttare sotto un treno?

Almeno negli anni '60 si sperava nella psicanalisi e niente non era..



02/10/2019 15:45 BUTTIGLIONE PIETRO
Essere contro le sofferenze...
Ma oggi con le terapie del dolore nn è questo il vero problema ( vissute recentemente mamma e sorella.. )
Sicuramente è traumatico uccidere..
Ma, permettetemi, non è neanche questo il probl.. basterebbe avere in farmacia o tramite Amazon un ausilio fai da te..
Il VERO probl sta nel rispondere a:
Tra le libertà individuali c'è anche il darsi la morte? Sì o no? E permettetemi ancora un paragone: mai assistito al terribile compito dei vigili del fuoco quando, spesso, uno si butta sotto il treno?
Ma voglio essere ancora più incisivo, graffiante:
Una Persona che, dopo aver cercato, concludesse che la vita non ha nessun senso, quindi poi tenta e ritenta il suicidio, fino a riuscirci.. ( vissuto, in un collegio universitario..)
Ebbene questa Persona è davvero più riprovevole di chi vive senza porsi domanda alcuna??
(( o di tante altre vite buttate..)



02/10/2019 14:01 Maria
Quello che volevo dire col riportarvi questo ricordo , e’ che non bisogna essere religiosi per essere contro l’ eutanasia.
Nella coscienza umana, di ogni uomo, e’ iscritto “ non uccidere” e anche di conseguenza “ non aiutare ad uccidersi” . Infatti istintivamente ciascuno di noi, credente o non credente, se trova uno con la testa nel forno e il gas aperto , o se vede qualcuno che si vuol gettare da un ponte cerca di impedirglielo. Nessuno di noi dice istintivamente : Ti vuoi uccidere? Fallo pure anzi ti do’ una mano.
E quanto all’ inutilita’ delle Sofferenze, chi di noi puo’ essere sicuro, sapere con certezza che sono inutili? E poi inutile che cosa vuol dire? L’ utilita’ purtroppo Nel nostro mondo e’ la sola categoria contemplata: chi non e’ utile, il vecchio, il sofferente senza speranza di guarigione, il bambino down, non ha senso.Ma siamo proprio sicuri?
Essere contro l’ eutanasia e’ semplicemente seguire la retta coscienza umana, ancor prima della religione.



02/10/2019 13:50 Maria
Una volta durante un lungo viaggio in treno un mio amico, medico, chissa’ perche’ comincio’ a parlarmi di un fatto suo privato, accaduto anni prima. Si trattava di eutanasia. Appena comincio’ a raccontare io lo fermai subito , perche’ non volevo e non potevo essere un “ confessore” visto che l’ amico medico aveva cominciato a parlarmi di quella sua azione in termini di rimorso mai finito, autocolpevolizzandosi.
Ma poi mi resi conto che voleva solo parlare, condividere questo suo “ segreto” con un altro essere umano. Il racconto duro’ per ore, fini’ quando arrivammo in stazione. In pratica il mio amico medico mi racconto che aveva “ ucciso” suo padre: cioe’ aveva acconsentito alla volonta’ di suo padre , malato terminale con un cancro doloroso, che gli aveva chiesto l’ iniezione letale. Ad anni di distanza il mio amico medico portava ancora dentro di se’ il trauma e il rimorso di questa eutanasia: e cercava di convincere se stesso che tutto sommato aveva agito per amore, per pieta’ , Che avrebbe fatto questo per chiunque, anche se non fosse stato suo padre, che era sicuro di aver fatto bene a farlo allo scopo di abbreviare ke sofferenze inutili di suo padre. Inutili, diceva, sofferenze inutili e insisteva su questo termine.
Eppure, eppure, qualcosa lo attanagliava nell’ intimo della sua coscienza. Il mio amico medico non era credente. Non sentiva un rimorso in terminireligiosi, in sede razionale era convinto che le sofferenze fossero inutili, e l’ utilita’ , per La sua fede materialistica era l’ unico criterio. Cio’ che non e’ utile non ha senso. eppure , eppure un orribile, senso di angoscia gli avvelenava la vita. Togliere la vita a suo padre con l’ eutanasia aveva tolto a lui la felicita’ di vivere. Da quell’ azione era cambiato , era diventato depresso, scettico, apatico.Quando ci salutammo e lo abbracciai mi disse con un sorriso ironico: come, non ti ripugna abbracciare un assassino? Non sei un assassino gli risposi. Chissa’ , chissa’ , replico’ lui.



02/10/2019 11:35 Sara
In una società secolarizzata la legge ormai segna il discrimine tra ciò è giusto e ciò che non lo è.

E' lecito ciò che non è vietato espressamente, depenalizzando il suicidio assistito, ho già cambiato la morale comune con effetti che non possiamo del tutto prevedere: ad esempio quando la maggior parte delle persone sceglieranno in un senso non ci saranno forti pressioni sul singolo perchè faccia altrettanto?

Poi per carità, alla fine...



02/10/2019 11:30 Paola
Ha ragione, Pietro, la scelta deve essere cosciente...
Ma sa perché ho aggiunto quel pezzo? Perché pensando al testamento biologico mi sono chiesta se avesse senso prendere una decisione in un momento in cui non sono ancora dentro al problema, che è anche questo interrogativo che mi ha portato a dire che è un campo difficilissimo da legiferare.
Credo di aver detto meglio ciò che penso nella risposta a Sara..
:-)



02/10/2019 11:26 Sara
"Vero che sarebbe meglio, Paola?"

Quindi?

Riporto un commento preso da micromega:

"gianni rosso scrive:
19 settembre 2019 alle 14:49
In un paese del sud, anni fa una ragazza di mia conoscenza fu costretta per anni ad assistere da sola la madre anziana e gravemente malata, ridotta un semplice vegetale non più neppure in grado di parlare e da lei dipendente per qualsiasi atto quotidiano. Chissà quante volte la ragazza avrà pregato il suo dio di prendersela al più presto. Che male avrebbe fatto qualcuno(un medico, un infermiere)che le avesse praticato una puntura che avesse messo fine alle inutili sofferenze di 2 persone?Ma per il cardinale Bassetti sarebbe stato destinato alle fiamme dell'inferno chi avesse fatto quella puntura e la ragazza avrebbe solo potuto contare sulla misericordia divina."

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/?p=27789

Situazione sovrapponibile a quella di mia cugina tra parentesi o quella che toccherà a me tra qualche anno tra genitori anziani, fratello disabile e precarie condizioni di salute mie..

Magari ci potessimo punturare tutti arrivati ad un certo punto. Già però stiamo pensando a punturare gli altri...



02/10/2019 11:23 Paola
Infatti, Sara, se abbiamo bisogno delle leggi, è perché non sappiamo usare il buon senso, in fondo..
Ma io non sono contraria alla legge, dico che è difficile questo campo da codificare, così legato alla libertà.
Infatti,credo che la legge debba sancire proprio questo diritto alla libertà: se per me la sofferenza ha superato il senso, ed è questo secondo me il confine,- oltretutto quando la medicina oggi offre strumenti impensabili fino a ieri, per fortuna, ma che possono diventare torture -, posso porre fine alla mia vita, aiutata eventualmente per solidarietà, tra l'altro legiferando in in uno stato laico.
Ma per tutti, per chi non crede, ma soprattutto per chi crede, il tema è se si è capaci di usare la propria libertà, e qui non ci sono leggi che possano insegnarlo, qui entriamo nel campo vero della religione, secondo me..



02/10/2019 11:18 BUTTIGLIONE PIETRO
@ Paola😊🙃
1) le eventuali nuove disposizioni, se in linea col dettato della Corte C., devono pretendere che la decisione del soggetto sia certa e cosciente. Nessuno deve decidere al posto suo!
2) anche sulla LIBERTÀ dobbiamo avere idee chiare in testa e sulla bocca.
Una libertà sotto tutela non è più libertà.
Una libertà in cui IO intervenissi x coartarla sarebbe semplicemente grave.
La libertà della Persona va accettata e rispettata.
Purtroppo sempre più violentiamo qs principio basilare. Ho sotto gli occhi una madre che esercita sul figlio oramai adulto gli stessi format che per anni ha usato, senza grandi risultati, tipo ricatti, imposizioni, urla, mi fai star male e quant'altro...
Giriamo la medaglia: come sarebbe meglio ed anche più produttivo:
" Accetti un mio suggerimento"?
Oppure:
Oramai so che tu stai prendendo il volo, ed è più che giusto! Sappi solo che la mia porta resta sempre aperta per te, qualunque sia..
Vero che sarebbe meglio, Paola?



02/10/2019 10:56 Sara
"Credo che ogni caso sia diverso dall'altro, che sia difficile stabilire per legge cosa sia giusto e cosa no" ok, ma un legislatore ad un certo punto una decisione la deve prendere e quando la prende già ha dato un giudizio di valore.

Non possiamo affrontare ogni questione con "bho" almeno quando esci dalla sfera privata.

Secondo me poi non è nemmeno vero che nel suicidio assistito non entra in gioco la solidarietà nella sofferenza, al contrario l'enfasi è messa proprio sull'aiutare l'altro a metter fine alla propria vita dato che non è in grado di farlo da solo.

E' solo cambiato il valore che diamo alla vita stessa. E non è nemmeno una cosa nuova, pure lo stoicismo giudicava positivamente il suicidio.



02/10/2019 10:40 Paola
Si dice che chi ama lascia liberi, quindi Dio, che ci ama, ci lascia sicuramente liberi.
Credo che la dimensione vera della libertà sia la coscienza : solo lì siamo liberi dai condizionamenti della società, quelli sì che tolgono libertà, -se pensiamo alla maschera che nolente o volente, tutti dobbiamo usare-, ma come fare per usare questa libertà ed essere davvero certi di non essere condizionati, persino davanti a noi stessi?

Credo che ogni caso sia diverso dall'altro, che sia difficile stabilire per legge cosa sia giusto e cosa no, o meglio, forse, un punto fermo dovrebbe essere quello che nessuno nasce per soffrire; se la vita, o quello che rimane di essa, assume la forma di una tortura, cosa potrà mai insegnarmi? Perché io sono convinta che siamo qui per imparare a sentire Dio, cioè il bene, la giustizia, ma se la mia vita è diventata per me un'ingiustizia, potrò mai ancora imparare, o tornerò indietro?

Credo che mai come in questo campo, debba contare il buon senso, perché non entri l'ideologia nella scelta: la malattia, la disabilità non tolgono dignità, ma la toglie la sofferenza fine a se stessa, non riesco a pensare ad un Dio che vuole che io soffra, se da qella sofferenza imparo solo ad odiarmi, per questo ritengo importante che il percorso verso Dio sia interiore, perché solo dentro di me, posso sentirlo ed usare al meglio la mia libertà; gli altri -i medici, la famiglia ed anche la Chiesa-, hanno secondo me l'unico dovere di farmi sentire amata e rispettata, perché solo così sarò forse in grado di sentirmi anche amata da Dio nonostante la prova, anzi, forse proprio durante essa, ma la scelta deve essere sempre la mia, perché solo io con Dio, so quale è quella giusta.

E se non sono in grado di decidere, anche chi deve decidere per me, deve imparare ad interrogarsi, con amore, cercando di essere libero lui stesso da condizionamenti ideologici, e guardarmi, come un fratello che ama l'altro fratello, usando il cuore, prima che il cervello, ed essere solidale, cioè provare a sentire la mia sofferenza come fosse la sua, per diventare strumento di Dio.



02/10/2019 07:28 BUTTIGLIONE PIETRO
Mi fido di te che hai letto bene.
A me pareva che nn fosse VOLONTÀ bensì LIBERTÀ.
Cambia tutto.
Ciao



02/10/2019 02:33 Sara
Che non è più quello della morte, come poteva essere nella tarda modernità, ma quello della sofferenza e della mancanza di senso: come lo si approccia oggi? come lo si attraversa? come lo si può ri-significare in questa epoca? Problema enorme che merita una nuova, prossima, riflessione.



Nella Peste di Camus o nella Ginestra del Leopardi è l'umana solidarietà a vincere il non senso della vita, laicamente più di questo non si può.


I'm alive
I'm dead
I'm the stranger
Killing an Arab


https://www.youtube.com/watch?v=ZMqPlQgHww8


Buonanotte



Commenta *






Versione stampabile
Invia ad un amico
Scrivi a Vino Nuovo





Gilberto Borghi

Sono nato a Faenza all'inizio degli anni 60, ho cercato di fare il prete, ma poi ho capito che non era affar mio. E dopo ho studiato troppo, forse per capirmi e ritrovarmi. Prima Teologia, poi Filosofia, poi Psicopedagogia e poi Pedagogia Clinica... (ognuno ha i suoi demoni!). Insegno Religione, faccio il Formatore per la cooperativa educativa Kaleidos e il Pedagogista Clinico.... Lavoro per fare stare meglio le persone, finché si può... In questo sito provo a raccontare cosa succede nelle mie classi e a offrire qualche riflessione. E da qui è nato il libro pubblicato nel 2013 dal titolo: "Un Dio inutile".

 

leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it