L'inevitabile fragilità
di Sandro Venturoli | 20 settembre 2019
Oggi a Milano si celebrano i funerali di Sandro Venturoli: psicoterapeuta, guida di pellegrinaggi in Terrasanta, laico membro del Piccolo Gruppo di Cristo. Questa riflessione è uno dei suoi ultimi scritti, quando già sapeva di essere molto malato.

Tra le condizioni che più turbano, noi umani, vi è la sensazione di incertezza. Percepiamo nello stato d'incertezza, una prefigurazione più che simbolica della morte, l'espressione più alta e radicale della nostra condizione di precarietà e vulnerabilità. Vi è anche l'evidenza del "limite", in ogni nostra azione.

Noi possiamo influire sulla realtà, solo accettando l'imprevedibile a partire dalla libertà dell'altro. Questo rapporto "stretto" tra azione e interconnessione di azioni altrettanto libere, fa dell'incertezza la nostra condizione naturale e ineludibile. È dalla consapevolezza di questa condizione personale che scaturisce il valore delle relazioni e la necessità della collaborazione, della condivisione, della comunione. "Insieme" siamo meno vulnerabili, meno precari, ma l'incertezza e imprevedibilità di una realtà sempre più articolata e differenziata rimane insuperabile. Alcuni si illudono che, "arroccandosi" in un recinto rafforzato, si riduca l'incertezza o addirittura si raggiunga la "sicurezza" e con essa la "certezza" della stabilità.
E' un'allucinazione che sancisce una frattura con chi sta oltre il recinto.
Questa questione della fragilità umana non e' un dato psicologico, ma antropologico. È la condizione umana. Per un cristiano è, addirittura, un dato teologico: se non ci riconosciamo "creature" non possiamo riconoscere il "creatore".
Nella vulnerabilità e fragilità vi è il fondamento della "comune umanità". La percezione chiara è netta che:"quel che ci unisce in umanità è molto, molto di più di quel che ci divide in cultura".

 

 

20/09/2019 15:54 Sara
"che proprio quando accetto l'ostacolo, guardandolo dritto in faccia, senza odio, per quello che è, e non cerco di evitarlo, è la volta che si sgonfia un po' da solo"

Con il tempo si impara anche ad aggirarlo, lo prendi di soppiatto e lo freghi..

:-)



20/09/2019 09:52 Paola
La nostra fragilità in effetti è data spesso dalla paura di vivere, paura del domani, di non farcela, e così ci rifugiamo nel recinto delle nostre sicurezze, girando in tondo tutta la vita, facendo sempre le stesse cose per paura di perdersi scavalcando quel recinto, o di cadere e di non riuscire più a rialzarsi, ma a ben vedere chi cade una possibilità di rimettersi in piedi, magari con l'aiuto degli altri, ce l'ha, ma chi non va da nessuna parte in fondo si ferma, ed è chi si ferma che è perduto, si dice!
Questo discorso lo faccio principalmente a me stessa, che da sempre soffro d'ansia, ma ho capito, nel tentativo mai finito di superarla, che proprio quando accetto l'ostacolo, guardandolo dritto in faccia, senza odio, per quello che è, e non cerco di evitarlo, è la volta che si sgonfia un po' da solo, e mi dico anche che, da credente, se la meta è Dio, quello stesso Dio è la Vita, tutta intera, se la evito, come potrò mai avvicinarmi un po' di più a Lui e a me stessa?
In ogni caso, credenti o meno, credo occorra una meta, il guaio è che pensiamo che questa sia noi stessi, o meglio quella lo sarebbe, ma non noi stessi fuori dal resto, isolati, ma in relazione, cioè persone e non individui che si arrabattano per vincere la propria battaglia e tirare a campare ... tutto in natura è collegato, perché solo noi esseri umani pensiamo di poter vivere per conto nostro e senza "fare rete"? In fondo, mi dico ancora, se è la paura che mi blocca, il sentirsi parte di una squadra, non dovrebbe rassicurarmi? E perché invece tendo a giocare sempre in difesa? E di cosa poi? Del mio recinto? Ma non sono stata creata libera? Ma la libertà non sarà forse da quell'io che mi confonde sempre, ed essere liberi non è davvero partecipazione, come diceva una nota canzone?



20/09/2019 09:18 Pietro B
Quoto:
Alcuni si illudono che, "arroccandosi" in un recinto rafforzato, si riduca l'incertezza o addirittura si raggiunga la "sicurezza" e con essa la "certezza" della stabilità.
E' un'allucinazione che sancisce una frattura con chi sta oltre il recinto.
Aggiungo:
Che prelude alla guerra.

In fisica circola qs frase:
Il POSSIBILE è sempre più ricco del REALE.



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