Lo scambio della pace
di Marco Pappalardo | 23 settembre 2019
Lo scambio della pace è uno dei momenti più "creativi" della messa. Tra abusi da evitare e equilibrio da mantenere, si insinua, però, spesso, la superstizione, su cui dovremmo spendere qualche parola in più.

Lo scambio della pace è uno dei momenti più "creativi" della messa, nel senso che i fedeli o il sacerdote lo gestiscono con una certa autonomia a seconda delle celebrazioni. Per questo motivo qualche anno fa la "Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti" ha scritto una lettera circolare sul tema, affermando con determinazione in uno dei passaggi: Ad ogni modo, sarà necessario che nel momento dello scambio della pace si evitino definitivamente alcuni abusi come:

- L'introduzione di un "canto per la pace", inesistente nel Rito romano.

- Lo spostamento dei fedeli dal loro posto per scambiarsi il segno della pace tra loro.

- L'allontanamento del sacerdote dall'altare per dare la pace a qualche fedele.

- Che in alcune circostanze, come la solennità di Pasqua e di Natale, o durante le celebrazioni rituali, come il Battesimo, la Prima Comunione, la Confermazione, il Matrimonio, le sacre Ordinazioni, le Professioni religiose e le Esequie, lo scambio della pace sia occasione per esprimere congratulazioni, auguri o condoglianze tra i presenti.

Mentre si lotta - anche giustamente se con equilibrio - contro gli "abusi" di questo genere, non ci si rende conto di qualcosa di altrettanto pericoloso che, già da tempo e da generazioni, ha invaso questo importante segno: la superstizione! Da padre in figlio si trasmette con il cattivo esempio l'idea che, quando ci si scambia la pace con il vicino, bisogna evitare a tutti i costi di incrociare le mani con gli altri fedeli, perché porta sfortuna. Così, si vedono simpatiche scene da incrocio stradale, del tipo "passo io o passi tu", con braccia che restano tese in attesa del passaggio degli altri, ma guai a fare quel segno terribile!

Peccato che tutto ciò accada all'interno di una chiesa, dentro la liturgia eucaristica, poco prima di ricevere Gesù, dopo l'ascolto della Parola di Dio, in un contesto comunitario, che dovrebbero essere liberanti e salvifici. Peccato che si eviti paradossalmente di realizzare con le braccia un segno di croce, sì, proprio quel segno che dà inizio e fine ad ogni celebrazione.

Qualcuno prova a metterci una pezza a livello ufficiale come si legge nel blog della Diocesi di Pistoia con uno stile decisamente meno ufficiale della suddetta Congregazione: C'è un momento, nella Messa, che mi lascia interdetto: quando, allo scambio della pace, parecchi fratelli e sorelle nella fede in Gesù Cristo stanno bene attenti a non ... incrociarsi con le strette di mano. Dice (ma chi è quel bischero che lo dice?) che incrociarsi "porta sfiga". Pochi attimi prima di ricevere Gesù si sta dunque attenti a non ricevere "sfiga". Pensando alle grandi risate che Lassù - sulla nostra maturità di cristiani - si fanno fra il Padre, il Figlio e pure lo Spirito Santo, io mi diverto proprio a incrociarle. Quelle mani.

Forse, ogni tanto, laici impegnati e consacrati potremmo spendere con semplicità qualche parola in più su questo, negli incontri di catechesi, prima di iniziare la messa, nei post sui social.

 

 

 

26/09/2019 20:49 MariaTeresa PontaraPederiva
Non so recuperare la cronaca, ma ricordo che proprio in concomitanza con l'uscita di questa "raccomandazione" veniva sostituto il prefetto della Congregazione e, su questo scritto, è sempre mancata la firma del papa.
Che significhi che è tutto da prendere con le pinze? Che i presunti "abusi" siano in realtà ben accetti e non certo stigmatizzati ... Anche perché, se qualcuno partecipa ad una comunità che allo scambio della pace si comporta così, sa bene la valenza comunitaria dei gesti ...
Da noi, per fare un esempio, si canta, senza alcun problema!, al momento dello scambio, mentre i chierichetti girano per l'intera chiesa a stringere le mani ... basta poi un momento di festa (ma anche durante un funerale) per vedere anche il parroco scendere dall'altare verso i primi banchi e via dicendo.



24/09/2019 09:03 Francesca Vittoria
Signor Borghi, grazie per far chiarezza storica circa certo rito introdotto nel rito della Messa a significare sempre meglio anche attraverso gesti/segni, in questo caso della pace gli uni con gli altri.con il darsi una mano. Devo dire che c'è gente abituata ad essere parca e sobria, che proprio per questo da significato come il dare la mano., invece altri caratteri sono più portati a effusioni, baciarsi spesso, pacche di ?......e francamente appaiono un po falsi, o manierismi di superficiale importanza. Certo che dal tempo di Pietro e Paolo, anche il sacro è diventato meno sacro, il pensiero magari in origine autentico, oggi simbolo di autenticità, nessuno sa cosa pensa l'altro! Chi è l'altro? Quanto è cristiano e se lo è? Inoltre nessuno usa fazzoletto per soffiarsi il naso quando è malato, o ha il raffreddore, nessuno si scusa per un tossire cavernoso, . Ecco anche altre motivazioni che inducono a sobrietà di gesti che dovrebbero meglio attuarsi in "segno" veramente di pace fuori del recinto chiesa, veramente far dire un buona sera, o altro saluto gentile fuori dal portone, dopo una benedizione "andate in pace". , come probabilmente lo sarà stato all'epoca degli Apostoli. Io penso che sia più importante insegnare o invitare a gesti di pace da compiersi fuori dalla chiesa altrimenti è solo manierismo che va bene appunto non esagerare perché non perda il significato per il quale è stato introdotto. Altra cosa vi sarebbe anche da rilevare, riguardo i ministri della comunione, che per il fatto di distribuire l'ostia dovrebbero a mio parere stare sull'altare e non dal posto , questo a riguardo del "gesto" di distribuire il sacro cibo". Un parere.


23/09/2019 16:49 BUTTIGLIONE PIETRO
Quoto Gil.. fino a che... Ecc.
Mi permettete due considerazioni:
1) l'accanirsi e l'arrotolarsi dei Vaticani legiferando su questioni ben poco essenziali ( mi fa ricordare il buco nel condom di Mons.Sgreccia..) denota che costoro hanno perso la bussola..
2) in natura succede che un ambiente fossilizzato in regole e strutture rigide è destinato alla MORTE.
Sono gli elementi marginali a innovare, tentare strade che ne permettano la sopravvivenza.
Adesso mettiamoci nei panni di un Sacerdote che cerchi di cambiare.. con che coraggio se sa di essere guardato a vista da delatori ( deja vu!!) E superiori che vedono un probl nell'incrocio di mani, se si sentono indicati a dito se permettono una chitarra?

Un prete scomodo, tenuto lontano da Parroci, come don Pietro Burrascano celebrava l'Eucarestia all'interno di un incontro conviviale... perché agli inizi era così.

PS. Don Pietro, mi han detto l'altro gg, è seriamente malato, mi spiace molto.



23/09/2019 16:30 Roberto Beretta
Sì, l'avevo capito. Ma mi sono espresso male


23/09/2019 16:22 Marco Pappalardo
Carissimo Roberto, il termine "abusi" non è mio, ma della Congregazione stessa. Questa parte del mio articolo-riflessione è un pezzo della lettera, a cui seguono le cose da evitare: "Ad ogni modo, sarà necessario che nel momento dello scambio della pace si evitino definitivamente alcuni abusi come:...". Grazie per i preziosi contributi.


23/09/2019 16:08 Roberto Beretta
Quoto in toto Gilberto. Indicare come "abusi" le cosette segnalate dalla Congregazione per il culto secondo me significa mummificare la liturgia in un rituale da eseguire scrupolosamente, appunto "magico". Per esempio: che cosa c'è di più bello, umano direi, che fare gli auguri agli sposi durante il segno della pace?? Si dà anche un contenuto religioso al segno che spesso viene solo interpretato come gesto di buona creanza, formalità senza valore reale...
Per quanto riguarda invece l'incrocio delle mani: è vero che il senso comune parla di superstizione. Ma se guardiamo all'origine remota della stretta di mano (un modo per dirsi reciprocamente che l'incontro avveniva senza impugnare armi, a mano destra libera)si potrebbe anche ipotizzare che l'incrocio - anziché alludere alla croce di Cristo - significhi in realtà un "intralcio" a tale messaggio ancestrale di alleanza e pace. Come dire: mi metto in mezzo al patto tra due, lo "rompo" o lo "taglio" con il contemporaneo passaggio del mio braccio.



23/09/2019 15:09 gilberto borghi
In realtà credo che ci sia un motivo rintracciabile, se questo tipo di superstizione resta presente nella liturgia. citata.
In più punti la circolare della "Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti" dichiara che per mantenere il senso di sacralità della celebrazione ci vuole "sobrietà", mancanza di "confusione" e "serietà". (n. 3, 5, 7, 8). A dire come la liturgia sia considerata sotto la categoria del sacro, inteso come mistero della presenza della trascendenza che sfugge alla comprensione piena dell'uomo e che produce perciò un certo “timore” reverenziale. Perciò, di fronte a ciò l'uomo deve controllarsi, limitare le sue espressioni emotive, perché si ipotizza che queste possano non essere degne di entrare in contatto col sacro e di poterlo esprimere.
La tradizione antica su questo dice cose diverse. I primi cristiani nel giorno della pentecoste, non sembravano per nulla sobri. (At, 2,13) Già san Paolo e san Pietro invitano i cristiani a baciarsi con il bacio di pace (allora avveniva sulla bocca!) (Rm 16,16 e 1Pt 5,14). Poi da San Giustino, nel II secolo (Apologia, 65) alla Traditio apostolica del 220 ca(n. 18), attraverso San Cirillo di Gerusalemme (ca. 312 – 386, Catechesi V, 3), fino a sant'Agostino (354 – 430, Sermone 227) tutti parlano di "bacio santo" che realizza ed esprime la gioia della resurrezione che Cristo ci ha regalato. Non c’è senso di timore sacro, ma percezione dell’effetto gioioso che Cristo ci permette.
La superstizione invece è estremamente legata alla percezione del sacro che intimorisce, perché quasi sempre nasce come strumento per esorcizzare tale timore e poter “girare” a proprio favore il sacro che si manifesta. Come meravigliarci allora che la superstizione resta all’interno della liturgia? Se la grazia di Cristo viene concepita come qualcosa di magico? Se la liturgia è produce sempre meno effetti sulla vita reale delle persone?
Fino a che la pienezza della esultanza umana per la resurrezione di Cristo non potrà essere portata nella liturgia ed espressa in essa, la liturgia rischierà sempre di essere un atto magico e superstizioso anch’essa.



23/09/2019 09:19 Diadhuit
Grazie per questo post!
Mi ha fatto riflettere che io sto inconciamente introducendo la 'scena da incrocio stradale'. Non sapevo fosse superstizione, ma ho l'abitudine di non incrociare le mani per cortesia, avendo visto facce non felici della cosa. Ora, nella mia parrocchia nessuno si fa problema, ma io aspetto che l'altro segno finisca... Cercherò di tenere a mente la cosa.

Sugli altri aspetti, saranno abusi, ma purtroppo in un momento storico in cui la comunità ecclesiastica non é comunità... spesso la gente non si conosce... secondo me questi abusi dovrebbero essere ampliati e resi parte della celebrazione!



23/09/2019 02:20 Francesca Vittoria
Buona occasione per dire qualche cosa in proposito e cioè che il segno di pace che si è voluto esternare, dovrebbe limitarsi a essere "segno" e non uno sbracciarsi per dare la mano a tutti quelli che si conoscono, con cenni se distanti, mi sembra che siano più saluti e non soltanto un "segno " . Che sarebbe cosa ben più significativa. Pensiamo, per esempio, a quel segno di pace da vivere o far rivivere con chi non è tra quelli in chiesainoltre tutto quel distrarsi è un rompere perfino con l'attenzione all'altare dove il sacerdote e in procinto di attuare un altro segno, quello della santa comunione, e poiché il sacerdote non aspetta che le persone si ricompongano, si intona l'"Agnus Dei" ancora in tanta distrazione! Credo proprio che qualche precisazione sarebbe davvero opportuna. C'è poi da dire anche qualcosa circa le offerte! Durante le festività più affollate, si mobilitano più "raccoglitori", anche questo dovrebbe farsi con un modo molto sobrio, per rispetto a chi non ha niente magari in quel momento. Oso aggiungere in proposito, che da un po' di tempo , attraverso i media , piu associazioni fanno richiesta di versamenti in denaro , di diversi importi, e subito!, altra ansia trasmessa, per più motivazioni caritatevoli, diverse e con ripetuta insistenza , chiedono "lasciti", tot al mese, non soltanto una libera carità, ma !!!"per lasciare un "segno" un essere ricordati". ,!!!I Gesù Cristo ha detto di "dare" lasciando libertà di cuore e di possibilità, anche forme diverse, anziché lamentare cause e disagi a ripetizione, come slogan commerciali, che ,si conoscono , si sa che esistono.
Scusate, ma credo che non tutto dipenda dal raccogliere fondi in versamenti, quanto piuttosto vedere le necessità del prossimo e distrarci dando qualcosa di più sentito.



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Marco Pappalardo

Marco Pappalardo, classe 1976, giornalista pubblicista di Catania e docente di Lettere. Collabora con Avvenire, con il quotidiano La Sicilia per il quale cura la rubrica "Diario di Prof", per il mensile Mondo Erre, per siti che si occupano del mondo adolescenziale, giovanile e della scuola. Già membro della Consulta Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, è impegnato nella diocesi etnea in vario modo e da anni nel mondo dell'educazione attraverso l'oratorio; tra le esperienze di volontariato quotidiano, condiviso con colleghi, amici, alunni ed ex-alunni, ci anche sono la cura e il servizio agli immigrati, ai senza dimora e alle famiglie disagiate. Scrive per la Libreria Editrice Vaticana, la Elledici, l'Effatà, Il pozzo di Giacobbe, per la San Paolo con cui ha pubblicato un nuovo libro dal titolo "Nelle Terre dell'Educazione".

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