Le domande sul Padre misericordioso
di Gilberto Borghi e Sergio Ventura | 14 settembre 2019
Perché non esiste un terzo figlio che resta nella casa del padre ed è felice di questo?

Cari lettori, in un tempo di crisi e frammentazione, difficile da analizzare e per ora impossibile da sintetizzare, la lectio personale delle scritture domenicali fa risuonare in noi più domande che risposte. Pensiamo perciò sia utile proporvi di sostare un attimo in compagnia di queste domande soltanto, nella speranza che vogliate qui condividere quelle che risuoneranno in voi dalla lectio personale delle stesse scritture: «vorrei pregarla di avere pazienza verso tutto ciò che è irrisolto nel suo cuore, e di sforzarsi di provare amore per le domande in sé, come se fossero delle stanze chiuse a chiave, o dei libri scritti in una lingua straniera. Non si affanni, dunque, per ottenere risposte che ancora non possono esserLe date, perché non sarebbe in grado di viverle. Ciò che conta è vivere ogni cosa. Viva le Sue domande, adesso. Forse così, un giorno lontano - a poco a poco, senza accorgersene - vivrà già dentro la risposta» (Lettera a un giovane poeta, IV - M.R.Rilke).

***

Nicolas Poussin, Adorazione del Vitello d'Oro

 

1^ LETTURA - In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va', scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d'Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: "Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto"». Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervìce. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione». Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si accenderà la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d'Egitto con grande forza e con mano potente? Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: "Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno per sempre"». Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo (Es 32, 7-11.13-14).

SERGIO: «Riusciamo ad essere grati e a restare fedeli verso coloro che ci hanno fatto del bene? Quando ricopriamo un ruolo di mediazione tra chi detiene il Potere e che vi è 'sottomesso' abbiamo il coraggio di resistere alla 'lusinghe' del Potere e, ricordandogli le sue stesse parole, di 'inclinarlo' verso la misericordia?».

GILBERTO: «Il modo con cui Dio si rapporta al peccatore è sempre lo stesso in tutta la storia della salvezza o muta anche in relazione alla disponibilità dell'uomo di lasciarsi convertire? Da Cristo in poi cosa cambia nel modo di Dio di guardare al peccatore?».

 

SALMO - Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; / nella tua grande misericordia / cancella la mia iniquità. / Lavami tutto dalla mia colpa, / dal mio peccato rendimi puro. / Crea in me, o Dio, un cuore puro, / rinnova in me uno spirito saldo. / Non scacciarmi dalla tua presenza / e non privarmi del tuo santo spirito. / Signore, apri le mie labbra e la mia bocca proclami la tua lode. / Uno spirito contrito è sacrificio a Dio; / un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi (Salmo 50).

GILBERTO: «Cosa significa per noi contrizione del cuore? Esiste una differenza per noi tra senso di colpa e senso di peccato?».

SERGIO: «Sappiamo ancora riconoscere quali nostri atteggiamenti o comportamenti siano iniqui, colpevoli e peccaminosi? E di conseguenza invocare, per trasformarli, la misericordia, la vicinanza e l'aiuto di Dio?».

 

2^LETTURA - Figlio mio, rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù. Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna. Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen (1Tm 1,12-17).

SERGIO: «Crediamo veramente che usando fiducia e misericordia si possa convertire anche il bestemmiatore e il violento persecutore - soprattutto se è tale per ignoranza? Chi deve annunciare la buona notizia ai peccatori se non un peccatore perdonato?».

GILBERTO: «Si può avere un atteggiamento misericordioso verso i peccatori senza riconoscere di essere anche noi peccatori? Possiamo sentirci amati da Dio anche nel nostro peccato e per questo rendere testimonianza del suo perdono?».


VANGELO - In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l'ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta". Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto". Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte». Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: "Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta". Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: "Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati". Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: "Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". Ma il padre disse ai servi: "Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: "Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo". Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: "Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso". Gli rispose il padre: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato"» (Lc 15,1-33).

GILBERTO: «Perché non esiste un terzo figlio che resta nella casa del padre ed è felice di questo? Percepiamo la possibilità di convertirci quando ci manca pienezza di vita o quando siamo consapevoli di aver trasgredito una regola?».

SERGIO: «Riusciamo a non essere invidiosi e a non parlare male di fratelli cristiani che riescono a vivere uno stile di vita tale da avvicinare chi è 'lontano'? Ci ricordiamo che la gioia del Signore è strettamente collegata al ritrovamento dell'unico perduto, senza che venga meno la preoccupazione per gli altri giusti? Andiamo veramente alla ricerca di chi sta 'errando' e, una volta trovatolo, ci facciamo carico del suo ritorno, a costo di farci contaminare da lui? Tentiamo di essere figli di Dio da persone interiormente libere e non schiave?».

 

 

19/09/2019 17:47 giovanni consolati CONSOLATI
esiste un figlio che è felice di stare nella casa del padre, e vi esce solo per rendere felici anche gli altri: è Gesù.


17/09/2019 17:46 BUTTIGLIONE PIETRO
@Sergio
Conosco la mania di purezza di Israele.. e so anche che Lui, e non per niente era Lui!, non ne era affatto schiavo!
X intendere la mia piccola nota:
In tutto, fuorché nel peccato..
E qualcuno potrebbe intendere che x convertire un puttaniere bisognerebbe andare a p. con lui!! ( Fatto anche questo🥺 ma come don Benzi 😆)
Ciao



17/09/2019 17:11 Sergio Ventura
@Pietro: in che senso la parola 'contaminare' non è illuminata?

@Maria: contaminare, contagiare, etc. sono espressioni che non hanno mai signifcato quello che lei ipotizza (e che si chiama apostasia), ma segnalano un problema tipico del tempo e delle società in cui sono stati scritti i vangeli (quello della purità e dell'impurità), spesso incomprensibili se non si leggono alla luce di tale problema. Applicate poi alla storia del Cristianesimo dicono ulteriomente un fenomeno ormai chiaro al quale sia i tradizionalisti che i progressisiti debbono prestare attenzione: ogni uscita verso lontani o allontanati(si) e ritorno con loro ha sempre comportato una contaminazione delle categorie tradizionali con quelle dei lontani/allontanati(si). A partire da tali contaminazioni, infine, si sono verificati approfondimenti/evoluzioni del dogma o fissazioni su modalità espressive dello stesso, eresie vere e proprie o solo dovute alle incomrpensioni del tempo.

PS: il figlio maggiore, in quanto speculare al fratello, è 'perduto' anch'esso (ed infatti il Padre esce anche per lui...)

PS-bis: tantissimi medici - santi quotidiani - rischiano o danno la loro vita per prevenire o curare malattie infettive, accettando, appunto, il rischio di farsi contaminare per salvare più vite possibili



16/09/2019 01:02 Francesca Vittoria
A me sembra che la parabola voglia significare che cosa l'uomo è per il Padre, un figlio; che voglia marcare il grande amore che il Padre prova, malgrado lo abbia deluso, il dolore a non sapere nulla di lui, se vivo o morto (perché si può morire in tanti modi, anche perdendosi per strade senza ritorno). Il rispetto della sua libertà quando il figlio ha preteso la parte per andarsene (che poi con una vera arroganza visto che la chiedeva per farne cosa a suo piacimento,e il padre non ha preteso di sapere come l'avrebbe usata,. Anche da parte del figlio, si direbbe notevole leggerezza a sperperare il tutto tanto da dover aspirare di cibarsi di ghiande, il mangiare dei porci! A questo punto ci ripensa, proprio da uomo come ai giorni nostri, e il tornare dal padre gli sembra la sola cosa da fare, chiedergli scusa, riconoscendo i propri errori. Il Padre era così felice al rivederlo che anziché rimproveri, pensa a farlo rivestire degli abiti che lo rivestivano degli onori di essergli "figlio" . Il fratello che gli era maggiore, mostra risentimento nei confronti del fratello e risentimento e gelosia per l'eccessivo gioia e grande festa del padreNon può capire del resto perché
Non sa che Quali sentimenti un genitore può provare al pensiero che fosse morto ma invece lo riabbraccia. Mi fa ricordare mia nonna, quanto h aveva nel cuore il figlio morto in guerra, quanto avesse sperato in un suo ritorno!. è davvero consolante lo sperare in questo perdono, anche senza conto , per tutte le volte che abbiamo motivo di essere in colpa, e anche come sia importante la Parola del Papà che con insistenza ricorda la Misericordia divina, assicurando tutti quelli che non osano sperare! La Misericordia e da Dio, noi possiamo soltanto essere capaci di un perdono che evita l'odiare, il vendicarsi, l'occhio per occhio. Noi abbiamo bisogno dell'aiuto di Dio per questo, perché siamo deboli e non è sempre facile il perdonare, ma è l'unica via alla pace , alla serenità alla speranza . Si può così diventare anche "terzi figli"



15/09/2019 19:48 Paola
Il terzo figlio, secondo me, non esiste perché la condizione umana purtroppo è di finitezza, ed oscilla per tutti, a seconda dei casi, da quella del figlio maggiore a quella del minore, la Pace di chi è al posto giusto non credo sia dell'essere umano, in tensione continua per tentare di intravvedere la meta, ma mai pienamente compresa..
Siamo infatti tutti, a tutti i livelli, contaminabili e contaminatori, ma credo che questo sia il nostro destino, se cadiamo è perché forse non abbiamo ancora ben imparato a stare in piedi, e il vero pericolo è forse quello di sedersi tranquilli per paura di non farcela, rischiando che i muscoli si rattrappiscano, e poi davvero non riuscire più a sollevarsi. .



15/09/2019 13:09 BUTTIGLIONE PIETRO
Basare tutta una critica su una parola " contaminare" dimenticando tutto il resto..
Non condivido, anche se quella parola non è illuminata..
Come nn trovo ∆∆ la storia del terzo fratello...🙃
La Parola parla.
Basta fare silenzio ed ascoltarla dentro.
Ad es. Quell' inizio:
"
VANGELO - In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro>>
Non vi ricorda qualcuno ascoltato ed ammirato FUORI dalla CC ben più che dentro??



15/09/2019 11:16 Maria
Cosa significa "farsi contaminare da lui"?
Se vuol dire non convertire il peccatore ad una vita secondo la Legge di Dio, ma anzi forsi convincere,a vivere nello stesso modo. Allora non ci saranno piu'che due figlioli che si sono allontanati dal P adre. Provare a pensare se il figlio maggiore della parabola fosse andato a cercare il fratello per convincerlo a tornare a casa e se invece poi anche lui si fosse messo a vovere l a stessa vita di bagordi. In questo caso il Padre avrebbe avuto due figli perduti.
La retorica del lasciarsi contaminare e'assurda priva di logicase un medico che deve curare un'infezione si lascia contaminare e lui stesso muore d'infezione, di che aiuto puo'essere?
A meno dinpn considerare il male bene e la contaminazione col make una cosa positiva.
Ma nelle Beatitudini Gesu ha detto beati ipuri cioe il contrario dei contaminati



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