Sul celebrante che "la tira in lungo"
di Marco Pappalardo | 12 agosto 2019
Ho cercato di non lasciarmi influenzare dai pregiudizi e ho ascoltato con attenzione la sua omelia. E ho fatto bene

D'estate mi capita facilmente di partecipare alla Messa domenicale in altre parrocchie trovandomi fuori città, in visita ai parenti o in vacanza. Così è accaduto l'altra domenica: "Va' alla Messa delle ore 19 - mi dicono - e con quel parroco al massimo alle 19.30 sarai già fuori seduto al bar della piazza a prenderti un aperitivo". Giunto in chiesa, piena di gente del posto per lo più anziani e coppie adulte, i miei vicini di banco sembrano un po' turbati vedendo i movimenti sull'altare in preparazione all'inizio della celebrazione. Tra un sventaglio di ventagli di diverso colore e misura, ritmo e velocità, tendo un po' l'orecchio e capisco che il parroco non c'è ed il celebrante sostituto, a sentir dire attorno a me, "è uno lungo nella predica". "Pazienza" - dico tra me e me - "non sarà mai più lungo del mio parroco, e comunque non ho impegni particolari dopo", mentre risuona la campanella che introduce l'inizio della Messa ed il canto.

La Liturgia della Parola procede normalmente ed ecco l'atteso tempo dell'omelia, fissato dallo sguardo sull'orologio di chi era seduto davanti a me e quasi dal cercare una posizione comoda su banchi mai comodi di chi avevo accanto, che - vedendomi straniero - con una mimica da attore navigato mi fa capire "ora vedrai, buona fortuna". Cerco di non lasciarmi influenzare, penso al rodaggio fatto con il mio parroco, e mi concentro per ascoltare senza lasciarmi influenzare. E faccio bene!

Non è stato un discorso infinito o stordente, bensì equilibrato, adeguato al popolo di Dio, con qualche espediente d'esperienza e soprattutto con contenuto; insomma, mi ha riempito il cuore. Intanto il celebrante, ad occhio e croce con 50 anni di sacerdozio alle spalle, si è presentato all'ambone con un gran sorriso, mantenendolo per quasi tutto il tempo e nonostante il Vangelo parlasse di litigi fra parenti, di cupidigia e del possidente accumulatore morto all'improvviso senza godersi nulla. Sorridente e, quindi attraente, ha esordito alla grande affermando che questa è una di quelle parabole evangeliche che non piace a nessuno, non tanto per la morte dell'uomo quanto per il fatto di non potersi godere le ricchezze dopo tutta la fatica.

Poi passa ad uno stile che mi ha ricordato gli anni dell'oratorio da ragazzino, quello delle perle tratte dalle vite dei santi da ricordarsi per il premio del quiz, ed in questo caso citazioni non ordinarie tratte da San Francesco d'Assisi e da San Giovanni Bosco. In seguito, vista la sua età e gli anni vissuti sul campo, gioca l'ottima carta dell'aneddoto locale di 30 anni prima raccontato in dialetto sulla miseria e la ricchezza. Infine cita persino i dati della FAO ed esorta l'assemblea a considerare le enormi differenze tra chi ha in abbondanza e da sprecare, e chi ha nulla fino a dover lasciare la propria terra sperando in una vita migliore.

Tirando le somme e per non essere io prolisso, direi che è andata benissimo: lui non ha superato il mio parroco, ha colpito nel segno, ha coinvolto tutti alla fine con un canto corale mai stonato dedicato alla Madonna locale; io ho preso l'aperitivo, non ho fatto preoccupare i parenti per il ritardo temuto, e a qualche giorno di distanza ricordo ancora l'omelia, che di solito invece dimentico l'indomani mattina.

 

13/08/2019 08:51 Francesca Vittoria
Io al contrario mi sono permessa di dire al prete: che magari se la tirasse non in lungo ma quel tanto da spiegare un po' di più retro storici fare in modo di far capire meglio anche il messaggio della parabola anziché questa non sia storiella sempre uguale, aprirla a quelli di oggi perché non fraintendano il senso di essere pecore ma uomini. Mi viene di pensare questo in riferimento ai fatti in cui siamo compresi, fatti politici importanti perché non si tratta soltanto di votare uno che qualunque, o desiderare una persona che corrisponda ai problemi che si affacciano e ci rappresenti, ma vi sono valori nei quali potrebbero essere millantati ma poi disattesi con le conseguenze che stiamo vedendo. Anche dalle parabole si evince l'importanza di essere pecore intelligenti, ci vengono suggeriti fini a cui guardare, e anche la scelta della persona che garantisce di mantenere le promesse.
Il problema è serio , quando Il foraggio che il pastore candidato a guidare il "gregge" conduce non si trova all'aria aperta, non profuma di quei fiori che come gli ideali, sono desiderabili , dei quali non si può fare a meno, ma offre erba al chiuso, magari molta ma scelta da lui , Oggi ci sono stalle , ho visitato una di queste , dotate di macchinari tali che le mucche apprezzano così tanto da avvicendarsi ordinatamente una alla volta, senza spingersi, alla macchina che le spazzola! Così come si può vedere il pastore che conosce per nome le sue pecore, le chiama e accorrono insieme con gli agnelli. Non è similitudine ma ho visto. Le omelie sono non dottrina ma metodo utile a insegnare a distinguere il vero dal falso, il buono da ciò che si vuol passare per tale. Il prete dice che c'è un tempo da rispettare, io penso che non è tempo perso se quando uno esce dalla chiesa porta con se la conoscenza di quale è il buon foraggio che fa bene alla salute dello spirito con quella del fisico.



12/08/2019 13:34 Roberto Beretta
Lo sai che la stessa domenica anch'io ho fatto un'esperienza simile? Fuori casa, con un prete anziano: convinto senza voler essere convincente a tutti i costi, equilibrato ma senza far mancare qualche allusione coraggiosa all'oggi, pratico ma non banale perché è andato alle domande fondamentali della vita senza indulgere in moralismo, per di più un attacco folgorante simile a quello del "tuo" prete: "questo non è un Vangelo facile da spiegare"... insomma bravo,l'ho ammirato.


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Marco Pappalardo

Marco Pappalardo, classe 1976, giornalista pubblicista di Catania e docente di Lettere. Collabora con Avvenire, con il quotidiano La Sicilia per il quale cura la rubrica "Diario di Prof", per il mensile Mondo Erre, per siti che si occupano del mondo adolescenziale, giovanile e della scuola. Già membro della Consulta Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, è impegnato nella diocesi etnea in vario modo e da anni nel mondo dell'educazione attraverso l'oratorio; tra le esperienze di volontariato quotidiano, condiviso con colleghi, amici, alunni ed ex-alunni, ci anche sono la cura e il servizio agli immigrati, ai senza dimora e alle famiglie disagiate. Scrive per la Libreria Editrice Vaticana, la Elledici, l'Effatà, Il pozzo di Giacobbe, per la San Paolo con cui ha pubblicato un nuovo libro dal titolo "Nelle Terre dell'Educazione".

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