Quelle morti da chiamare per nome
di Marco Pappalardo | 15 luglio 2019
Sulle giovani vite falciate a Vittoria, ad Alcamo e in altri incidenti stradali di queste ore

In questi giorni ci colpiscono particolarmente le morti giovani dovute ad incidenti stradali; ve ne sono di continuo purtroppo, ma casi come quelli di Vittoria (nel ragusano) e di Alcamo (nel trapanese) aumentano l'attenzione e la percezione del fenomeno.

Perché parlarne qui? Non vorrei che ci abituassimo, come già accade per le morti in mare dei migranti, a tali tristi notizie e, passata l'emozione del momento, le considerassimo normali nel cammino della vita. Non c'è niente di normale, pensando a Vittoria, in un gruppo di delinquenti drogati e ubriachi che scorrazzano a tutta velocità su un'auto; non c'è niente di normale, pensando ai fatti di Alcamo, in un padre di famiglia che corre in autostrada con i figli a bordo senza cintura di sicurezza e nel frattempo fa le dirette sui social.

I commenti violenti sul web fioccano, si propongono pene esemplari, così come fortissima è la commozione per tanti. Tuttavia accadrà come ai funerali di giovani morti in incidenti stradali autonomi dovuti all'alta velocità, alla mancanza del casco, ad una guida spericolata, all'aver bevuto: moltissime lacrime, fiori, palloncini lasciati volare in alto, striscioni, dediche e poi, senza neanche pensarci, finite le esequie, alcuni tra i presenti vanno via in moto senza casco, in auto senza cinture. Dalla commozione è raro che si passi al cambiamento e all'azione, poiché ci si ferma a quel "tanto non è toccato a me" o "a me non può succedere".

Non solo ma il più delle volte queste morti non vengono chiamate per nome, cioè - per una sorta di falso rispetto umano - non si parla delle vere cause, non si denuncia chiaramente l'incoscienza; qualche volta con coraggio e con dolore, invece, gli stessi genitori hanno invitato gli amici e i compagni dei figli defunti a non commettere lo stesso errore, cioè hanno offerto agli altri un senso a ciò che per una mamma ed un papà non avrà mai un senso.

E con quanto avvenuto a Vittoria che c'entra? I colpevoli, gli assassini (non solo chi guidava, ma l'intera compagnia è gravemente responsabile) sono personaggi noti in una realtà come quella, noti alle Forze dell'ordine, noti alla gente per lo più, tuttavia devono scapparci due bambini morti per prendere - speriamo - provvedimenti seri. Mafiosi e mafiosetti a cui si permette un po' di tutto, che godono della protezione di una debole legge, degli affiliati, dell'omertà, dinanzi ai quali nella cittadina del ragusano chissà quanti si toglievano il cappello prima di qualche giorno fa o si vantavano di averli amici.

E per ciò che è avvenuto in direzione Alcamo? L'uomo alla guida non era nuovo a dirette social su auto in corsa in compagnia di amici con tanto di risate e like; forse qualcuno avrebbe potuto dirglielo prima di non essere tanto incosciente, prima che abdicasse al suo essere padre nel momento in cui, anziché vegliare e proteggere i due figli che dormivano in auto, ha scelto la vanità e il nulla. Ancora una volta il male non è stato chiamato per nome e ha vinto!

Il "male che c'è" non va nascosto o mascherato, così come non va esagerato o mistificato, ma deve essere affrontato con misura ed equilibrio, chiamato per nome. Tutte le volte che lo chiameremo per nome, cioè riconoscendolo come negativo, allora sarà possibile affrontarlo davvero. Nella saga di "Harry Potter" c'è un "oscuro signore" che nessuno vuole nominare, Lord Voldemort, ma il non farlo non diminuisce il suo intervento malefico in quei luoghi della fantasia; quando il giovane mago Harry trova la forza di pronunziarlo, riesce ad affrontarlo e a vincerlo volta per volta, e con lui i suoi amici.

Così come amiamo solo ciò che conosciamo davvero, allo stesso modo possiamo affrontare il male riconoscendolo e facendolo riconoscere per quello che è. Non si tratta di sperimentare varie forme di punizione o redigere regolamenti minuziosi; piuttosto è necessario un "metodo preventivo" che risvegli le coscienze e responsabilizzi ciascuno prima che parli o agisca negativamente.

 

 

15/07/2019 02:24 Francesca Vittoria
Quello che mi stupisce è come in tutte queste disgrazie si fanno funerali plateali dove affluisce enorme folla partecipante con cose e battimani che veramente fanno sembrare una espressione di cordoglio. Forse una silenziosa presenza sembrerebbe di più una partecipazione al dolore per vittime. Senz'altro sarebbe bene studiare come intervenire per richiamare all'osservanza di norme che già esistono a evitare tanta deplorevole guida


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Marco Pappalardo

Marco Pappalardo, classe 1976, giornalista pubblicista di Catania e docente di Lettere. Collabora con Avvenire, con il quotidiano La Sicilia per il quale cura la rubrica "Diario di Prof", per il mensile Mondo Erre, per siti che si occupano del mondo adolescenziale, giovanile e della scuola. Già membro della Consulta Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, è impegnato nella diocesi etnea in vario modo e da anni nel mondo dell'educazione attraverso l'oratorio; tra le esperienze di volontariato quotidiano, condiviso con colleghi, amici, alunni ed ex-alunni, ci anche sono la cura e il servizio agli immigrati, ai senza dimora e alle famiglie disagiate. Scrive per la Libreria Editrice Vaticana, la Elledici, l'Effatà, Il pozzo di Giacobbe, per la San Paolo con cui ha pubblicato un nuovo libro dal titolo "Nelle Terre dell'Educazione".

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