Il tema dell'estate
In Puglia sulle orme di don Tonino
di Roberto Beretta | 26 giugno 2019
Non è un cammino di particolare bellezza turistica, eppure sempre più persone vanno alla ricerca dei luoghi in cui visse questo vescovo testimone della pace e della carità.

Ogni regione ha il suo santo in paradiso: il Piemonte per esempio ha Giovanni Bosco, il Veneto sventola il leone di san Marco, per la Campania è d'obbligo citare san Gennaro, in Lombardia vale forse san Carlo Borromeo... In Puglia si direbbe d'istinto: padre Pio! Ma non è proprio così; in onore alla sua origine plurale (i puristi parlano infatti delle Puglie), in quella regione ogni zona ha un suo patrono, spesso in uso esclusivo o quasi: san Michele nel Gargano, Oronzo a Lecce, Nicola a Bari. E ora ce n'è un altro che spopola soprattutto nel Salento, nonché ovviamente a Molfetta: è don Tonino.

Tonino Bello è il vescovo carismatico della carità e della pace sulla cui tomba Papa Francesco si è recato un anno fa, accomunandone la figura sacerdotale a quella di altri pastori contestati eppure esemplari: Mazzolari, Milani, Puglisi... E' stato il presidente di Pax Christi che, pur malato terminale (morì prematuramente nel 1993), volle partecipare alla marcia dei 500 in Sarajevo assediata dalla guerra. E' il presule la cui causa di beatificazione sta marciando speditamente a Roma e intorno al quale non cessano, anzi crescono la devozione e la memoria nella terra natale.

Ne sono testimone, avendo recentemente percorso come turista-pellegrino insieme a un gruppo di amici la via che unisce i luoghi-simbolo della sua vita; pare tra l'altro che sia imminente la presentazione di un vero e proprio "Cammino di don Tonino" che legherà Molfetta al "tacco" di Santa Maria di Leuca: a conferma (insieme alla ristampa dei suoi numerosi libri, sempre vendutissimi) dell'interesse che si registra intorno alla figura di questo testimone del Vangelo.

Eppure, nella Puglia bellissima di terra e di mare, ce ne sono di località più turisticamente allettanti... I posti di don Tonino sono infatti Tricase, il vivace paesone in cui fu parroco, e il borgo di Alessano dove nacque e dove oggi la modesta casa dei genitori è stata trasformata in fondazione (zeppa alle pareti di testimonianze d'affetto dei visitatori), mentre la tomba ad anfiteatro accoglie in silenzio tantissimi devoti.

La stessa Molfetta - ove siamo stati accompagnati dalla guida commossa e competente di un ex "ragazzo" di don Tonino che ora si produce anche su Vino Nuovo: Lorenzo Pisani -, cittadina di caratteristiche d'arte e paesaggio senz'altro notevoli, del suo antico presule non ha molto da ostentare: il pastorale di legno conservato in una teca della cattedrale; nella sacrestia del duomo il grande crocifisso della "collocazione provvisoria" che diede spunto a uno dei più famosi scritti; in episcopio la stanzetta in cui morì (peraltro "ricostruita" alla meglio negli arredi) e la cappella in cui pregava-scriveva, con il bell'altare barocco che tuttavia non sembra aver nulla a che fare con lo spirito di don Tonino.

Niente che da solo "valga il viaggio", come si dice. Peraltro persino le parole che monsignor Bello ci ha lasciato in abbondanza (scriveva moltissimo) e che hanno contrappuntato pure il nostro andare, attestano sì la forza della convinzione cristiana e un'originalità d'immagini che ne ha condotte parecchie a diventare slogan fortunati (la "Chiesa del grembiule", il "contemplattivo", la "convivialità delle differenze"...); tuttavia in genere non possono vantare la cultura e la profondità teologica di altri "maestri" del cattolicesimo contemporaneo.

"Perché a te, perché a te tutto il mondo vien dietro?", verrebbe dunque da dire parafrasando quanto i seguaci quasi rimproveravano al Poverello di Assisi. Me lo chiedevo rimuginando nel cammino le testimonianze delle persone più semplici, incontrate senza metterlo in programma e tutte toccate nel profondo dalla figura del sacerdote salentino: il fratello Trifone che fa manutenzione alla tomba (nella foto di apertura), l'anziano parroco di Alessano che accompagna i visitatori, la sacrestana di Molfetta che mostra la panca occupata dal vescovo quando si faceva rinchiudere per ore da solo nel duomo... Da che cosa dunque ancora oggi sono commossi coloro che l'hanno conosciuto? Che cosa cercano le migliaia che tuttora lo inseguono in luoghi tutto sommato "ordinari" o sulle sue pagine da buon predicatore?

Infine una risposta me la sono data, e non so se sia l'unica né la più corretta: la coerenza evangelica. Don Tonino praticava quel che predicava, anzi faceva ben più di quanto diceva. Si portava davvero le famiglie sfrattate e i barboni in arcivescovado. La sua croce era di legno e l'anello episcopale era la vera di matrimonio della madre vedova. Andava in giro a piedi, entrava nelle case della gente qualunque. Partecipava alle iniziative pacifiste non per presenzialismo, al contrario sapendo che sarebbe stato criticato dai suoi stessi confratelli. E, quando lo vollero vescovo dopo due suoi rifiuti, continuò a farsi chiamare semplicemente don... I suoi segni, insomma, erano veri e come tali la gente (accorsa in decine di migliaia ai suoi funerali) li ha riconosciuti. Per questo, secondo me, ancora oggi in tanti sono contenti di camminare sulle strade ordinarie ma diritte di don Tonino.

 

 

27/06/2019 22:21 Lorenzo Lorenzo

Il progetto a cui accennava Roberto Beretta inizia a prendere forma
Cammino di don Tonino (http://www.diocesimolfetta.it/luceevita/cammino-don-tonino/). Per il resto, si può aggiungere qualcosa alle parole di Roberto, che, evidentemente, non sono di circostanza?
A proposito di pellegrinaggi tornano sicuramente in mente le parole di Mt 11,7.
Per dire che ogni pellegrinaggio è evocazione di un viaggio più impegnativo; chiamiamolo viaggio della coscienza.
Gli incontri, quelli giusti, con i testimoni, costituiscono un segnavia, ed insieme uno scandaglio
(per disvelare parole che troppo spesso sono solo di circostanza).




26/06/2019 15:33 Francesca Vittoria
Signor Berretta,senz'altro merita parlare di Persone che hanno onorato il Vangelo sennonché c'è un oggi drammatico , a conoscerlo talmente sembra una realtà oscena ai giorni nostri, che grida al cielo come quella che leggiamo essere stata nei tempi antichi per atti inumani compiuti come le uccisioni che accadono in territori del pianeta, di cui non si sente tanto parlare, campi dove c'è gente che è obbligata a stazionare senza sapere se si vivrà e quanto a lungo. C'è da domandarsi come si può stare a guardare a queste rinnovate Shoa! Con quale coraggio si vanno a onorare quelli del passato se si ripete questo silenzio consenso al "vinca il più forte"?. Si accorda la prosecuzione fornendo armi, per raggiungere fini senza fine. !Dalla voce di un vescovo la in Siria da dove fa conoscere la situazione che sta vivendo e dai reporter di testate giornalistiche si viene a sapere di situazioni dove migliaia di bambini con madri sono tenuti in campi, non sono raggiunti da nessun gesto di umanità, se c'è viene impedito. si bruciano anche le risorse di sfamarsi, bruciando i campi del grano lavorato, il solo raccolto della stagione. Tutto questo che si viene a conoscere ci lascia annichiliti. Si dovrebbero usare tutti gli aerei disponibili al solo scopo di portare in salvo vite umane, senza distinguo da che parte stavano e dovrebbe alzarsi una qualche Voce di Governanti che vediamo solerti a festeggiare la Pace dopo che tanto popolo a suo tempo ha subito lo stesso orrore. È' impossibile questo "tacere" è inumano sacrificare vite umane per scopi addotti a varie finalità in nome di certa giustizia. Ecco che appaiono sterili quei battibecchi tra ambiziosi egoistici intendimenti cui assistiamo tra i funzionari di un governo miope, chiuso che è nel nostro Paese , ne siamo coinvolti e stiamo silenti , in silenzio come quello dei drammi che accadono nel pianeta. Sembra che dal passato nessun insegnamento abbia servito a fare scelte più sagge. Ma una cosa forse qualcuno la può fare, alzare la voce, suonare le campane, radunare tutti quelli che aspirano alla Pace, al diritto di vivere in pace, che è il diritto dei popoli tutti . Usiamo i mezzi di comunicazione proprio a far sapere la verità, perché non è giusto provare orrore, vergogna per quello che tanti stanno subendo, e mostrare di non sapere o cavarsela con fiaccolate e mazzi di fiori. C'è stata una ragazzina che ha preso un cartello con su scritto salviamo la natura dal degrado, e questa calura che subiamo ne è la conseguenza che un cambiamento climatico è in atto . Ma c'è stata anche un'altra bambina siriana, che ha mandato i suoi disegni a gridare al mondo il suo pianto per un conflitto infinito che nel suo paese e altri limitrofi. Ha mandato i suoi disegni, la mostra che il Piemonte ha ospitato"Maria, la bambina che cuce il mondo a colori, del 27 ottobre 2018. Oggi tutto continua, scuotiamo le coscienze e chiediamo come cittadini governanti in possesso di requisiti che non ci facciano apparire inutili.
.



riempie le pagine dei nostri giornali, Sterili battibecchi tra ambiziosi governanti , con una disoccupazione che regna mentre abbiamo i frutti che cadono dagli alberi a marcire, e il cittadino a passare oltre per un esigere, 5, 6 euro al chilo di certa frutta stagionale! Tutto questo è niente al confronto dei molti bambini e donne chiusi in campi limitrofi a dove si combatte! Ma è una vergogna che si aspettino date di incontri multilaterali per discutere in merito. Si dovrebbe usare tutti gli aerei disponibili per salvare vite umane richiamando i capi dei vari Paesi che pensano di ancora risolvere dopo anni di guerra, arrivare a salvare qualcuno!



26/06/2019 08:11 P B
Syria.
Migliaia i bambini segregati con le loro madri.
Bambini europei a tutti gli effetti, molti francesi. Ma l'EUR li rifiuta. I padri li mandano in Iraq, dove vige la pena di morte.
TEXAS
Centinaia i bambini detenuti in un centro al confine, prima spostati x le condizioni inumane.. poi riportati.



26/06/2019 08:03 P B
https://www.repubblica.it/esteri/2019/06/26/news/emigrazione_usa_morti_padre_figlia-229653463/


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