Nella letteratura
L'ostinata cura della Trinità divina
di Sergio Di Benedetto | 16 giugno 2019
Il nostro Dio, Padre, Figlio e Spirito, è un Dio fedele e ostinato. Come il contadino di Contovello, raccontato in una sua poesia da Umberto Saba

 

Nel vangelo di questa domenica, nei confronti dell'uomo, c'è una cura particolare posta dalla Trinità, che festeggiamo oggi. Ogni Persona della Trinità, infatti, agisce.

Gesù «dice»: Egli è il Verbo del Padre, e dunque si fa parola per i discepoli; parola che annuncia, che apre sentieri, che anticipa quello che accadrà per dare speranza e rassicurare. Non importa, uomo, se non capisci. Arriverà con certezza il momento della comprensione, quando le parole di cui ora non reggi il peso potranno essere svelate e rese leggere.

Poi ci sono le azioni dello Spirito: «verrà», «guiderà», «avrà udito», «annunzierà», «prenderà». Sono verbi al futuro, fondati sulla certezza della fede: lo Spirito non ha fatto soste troppo lunghe. Egli è in marcia e guiderà l'uomo proprio alla comprensione di quel mistero che è Dio, e che è l'uomo stesso. Il mistero della vita, su cui lo Spirito esercita la sua guida, la sua azione, e anche presta il suo orecchio. Non c'è vita che non possa essere ascoltata dallo Spirito.

E infine il Padre: egli «possiede», cioè esercita un potere, che è potere di appartenenza. L'uomo, la vita possono appartenergli, gli appartengono. E dunque l'uomo è 'cosa del Padre', è oggetto della sua predilezione.

La Trinità è una misteriosa unione di persone in azione che hanno cura dell'uomo, hanno cura di me e di te, hanno cura della vita e del mondo. E questa cura, ci dimostra il Vangelo, è cura ostinata, fedele, feconda.

Noi siamo oggetto di cura da parte della Trinità: noi con le nostre miserie, i nostri nodi, le nostre ferite, ma anche le nostre gioie, le nostre qualità, le nostre speranze.

Dio non cancella una parte di noi: Egli si china su tutta la nostra esistenza.

È un'immagine che mi ha richiamato alla mente una poesia di Umberto Saba, Contovello: il titolo è il nome di un borgo, oggi quartiere di Trieste, tra montagna e mare. Borgo impervio, in salita, che il poeta coglie serenamente come sfondo di un'azione particolare:

Contovello

Un uomo innaffia il suo campo. Poi scende
così erta del monte una scaletta,
che pare, come avanza, il piede metta
nel vuoto. Il mare sterminato è sotto.

Ricompare. Si affanna ancora attorno
quel ritaglio di terra grigia, ingombra
di sterpi, a fiore del sasso. Seduto
all'osteria, bevo quest'aspro vino.

Saba raffigura un uomo che «si affanna» nella cura di un terreno sassoso («a fiore di sasso»), arido, dove prolificano gli sterpi (come il campo della nota parabola evangelica). È un uomo silenzioso, che prova fatica nel salire e scendere, ma che non rinuncia a portare acqua a quella terra che, all'apparenza, non è destinata a dare frutto. Una terra sospesa tra alto e basso, tra «mare sterminato» e vetta.

Mi pare sia una bella immagine di quello che è la vita dell'uomo e di come Dio si prenda ostinatamente cura di noi: non importa se non portiamo frutto, non importa se siamo sempre sospesi tra «il mare sterminato» che si apre sotto e la montagna che ci sta sopra, non importa se possiamo cadere, mettendo il piede nel vuoto: il nostro Dio, Padre, Figlio e Spirito, è un Dio fedele e ostinato. Continuerà a portare acqua, continuerà ad attendere che quel terreno diventi meno arido, più fecondo, più accogliente.

La pazienza di Dio è la nostra speranza.

E questo ci regala consolazione, come quel bicchiere di vino che il poeta beve nella letizia della visione, nelle pace della cura, nel sorriso di chi è custodito.

 

 

20/06/2019 00:59 Francesca Vittoria
A Trinita è una misteriosa Unione di persone in azione che hanno a cuore l'uomo, Egli è stato creato a immagine e somiglianza della divinità, lo si vuole salvare da se stesso, dalla sua natura umana che compete con quella divina e tende a superarla. Non mi pare che le Tre Persone Siano una misteriosa Unione , si sono rivelate : il Padre creatore, il Figlio che ci ha fatto conoscere pienamente il Padre e l'amore che ci porta lo abbiamo visto, ha sacrificato il Suo Figlio stesso per dimostrarci la vicinanza, assicurarci che in quel Figlio anche noi possiamo esserlo se accettiamo di seguirlo come Egli stesso ci ha dimostrato dovremmo vivere, imparare che il verbo amare e l'unica via che porta a salvezza , a non rendere inutile la nostra esistenza ma anzi ci viene donata la vita per sempre, come Egli è vivo in eterno. Mi sembra che più di così non possiamo volere, se non la volontà nostra di credergli. È' credere che è difficile, a meno che lo Spirito vedendo i nostri sforzi non ci infonda maggiore coraggio nel seguire quel cammino che nel Vangelo è stato lasciato il percorso. Certo è anche vero che non è facile vedere miracoli di fede e di amore intorno e nella nostra civiltà, o forse noi non li vediamo perché siamo diventati ciechi? O pensiamo in grande, come vedere un cieco nato che riacquista la vista da un momento all'altro? O perché vediamo tante croci portate con affanno anziché gioia vera, non quella fatta di esplosioni di passione che poi si spegne come fuoco di paglia. Dovremmo forse onorare e credere alla forza, costanza della terza Persona, quello Spirito che come nella poesia ...."Ricompare. Si affanna ancora attorno quel ritaglio di terra grigia, ingombra di sterpi, a fiore di sasso......in TV ci giungono immagini di popolo che camminano laceri nel fango, fuggono per salvare quel fiato di vita , quella speranza di sopravvivenza agli orrori di guerre insensate, e, cosa inaudita, si spendono fiumi di denaro per armi e viaggi planetari, ma non abbiamo abbastanza per sfamare, dare vaccini e acqua a quanti ne hanno bisogno e c'è chi ne fa spreco!!.... Come l'uomo seduto all'esteria beve l'aspro vino (perché frutto di duro lavoro), così è per molti uomini , non più seduti ma in cammino con le loro croci fatte di sola speranza, di spirito di sopravvivenza che sperano, sognano di potersi sedere in pace a bere un bicchiere di quella bevanda che ristora il cuore.


18/06/2019 09:17 Sergio Di Benedetto
Suor Carmela, la sue note sono sempre molto profonde e vere. Grazie!


17/06/2019 09:08 CARMELA PIZZONIA
Che dono entrare nella letteratura, o in uno scritto che comunque qualcosa dice, con tanta sorprendente e inimmaginabile interpretazione, e portare lo scritto a una lettura al di là di quello che l’Autore forse neppure immaginava voler o poter dire, e ad un messaggio esistenziale così vitale e così pertinente a ciò che il Vangelo e Gesù ci lanciano. Attraverso una tale interpretazione-immagine Dio e l’uomo vengono visti in modo ‘nuovo’, lampante, e perciò più facilmente rapportabili alla propria anima e alla propria minima accoglienza e operosità. C’è un’invito molto bello a riconoscere e ad adorare il Mistero del nostro Dio in tutto il suo molteplice amore e ad imparare qualcosa da Lui. Grazie.
Sr Carmela



16/06/2019 21:37 Sergio Di Benedetto
Grazie Mauro!


16/06/2019 18:03 Mauro Antonio Calo'
Grazie Sergio. La pazienza di Dio è la nostra speranza. Spes contra spem. Anche quando noi non abbiamo più speranza Lui ci custodisce in modi che noi non comprendiamo. Siamo la sua vigna che cura e pota perché portiamo frutto. Il frutto dell’amore per la vigna è il vino. Che il nostro sia buono e consoli gli sconfitti, gli affaticati e gli oppressi


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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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