Il "sigillo" nel cuore e sul braccio
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 14 giugno 2019
Un evento inatteso induce una riflessione sull'amore degli sposi, così com'è cantato nella Bibbia

Immagino conosciate una piattaforma molto diffusa che si occupa di veicolare, con grande senso civile, petizioni online (l'ho utilizzata anch'io su sollecitazione di amici e l'ho pure sponsorizzata), ma questa volta non ho proprio intenzione di condividere la battaglia e neppure di girarla ad altri per chiedere una firma di adesione.

Mi riferisco a quanto arrivato lunedì 10 giugno con la richiesta di sostenere una certa Marilù la quale, "al rinnovo della tessera elettorale, ha scoperto che, a sua insaputa, lo Stato italiano ha menzionato anche il cognome del marito nel documento".

Non entro nel merito dei commenti della signora, a dir poco indignata, di un simile "affronto" che finirebbe, a suo dire, per assimilare le donne al bestiame marchiato a fuoco (e per questo chiede solidarietà per la sua battaglia), né, tantomeno, innescare polemiche.

Ma dal momento che negli anni scorsi ho ricevuto non poche richieste di spiegazioni circa la mia firma con i 2 cognomi (il mio e quello di mio marito) - ai quali ho gentilmente, ma fermamente risposto che si tratta solo dell'adempimento di un articolo di legge (per la precisione il 143 bis del Codice Civile) che mi trova perfettamente in sintonia - mi è sembrato opportuno condividere con voi una semplice riflessione attorno alla quale si è avviata, più di una volta, la discussione nel corso di incontri in preparazione al matrimonio (pensiamo alla spiegazione del momento del "consenso" e scambio degli anelli).

"La moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito e lo conserva durante lo stato vedovile, fino a che passi a nuove nozze" recita l'art. 143 bis, ma in altri stati europei (o anche negli Stati Uniti) il cognome viene proprio cambiato in quello del marito.

Ora, nel Cantico dei Cantici leggiamo: "Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l'amore, tenace come il regno dei morti è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma divina!". Un passo talmente celebre da essere utilizzato, molto spesso, anche in partecipazioni di nozze da parte di coppie che non chiedono di celebrare un matrimonio in chiesa. Ma che, almeno per quanti invece l'hanno scelto, anzi fermamente voluto, diventa quasi un simbolo del proprio amore, benedetto da Dio. Sarà anche una forzatura: ma se il cognome diventasse un sigillo? Alla stregua dell'anello nuziale, solo per fare un esempio.

Due sposi legati da amore reciproco, meglio diciamo pure innamorati (ma perché mai si parla sempre poco dell'innamoramento degli sposi?), non hanno certo timore di mostrarla in pubblico, un altro "sigillo" ben evidente e di cui andare orgogliosi.

Ricordo ancora con affetto Agnese, un'amica e coetanea della mia nonna (classe 1899) che per tutta la vita è rimasta fedele al suo Stefano, il fidanzato morto nella Grande Guerra, indossando quotidianamente un paio di minuscoli orecchini di granati (il gioiello delle nostre famiglie alpine anni fa), dono prima della partenza. Quel dono che le faceva ancora inumidire gli occhi quando raccontava del suo amore mai venuto meno, non era forse un altro "sigillo"?

Che il sigillo di cui parla il Cantico sia un po' il simbolo della fedeltà non è un mistero. "Io prendo te" si dicono gli sposi reciprocamente nel corso del Rito nuziale per poi scambiarsi gli anelli. Ma cosa si dicono per tutti i giorni del resto della vita?

"Io prendo te, tutto di te, nel senso accolgo te, tutto di te, i tuoi pensieri e tutto il tuo corpo". E se per una donna volesse dire anche "accolgo il tuo cognome", come un dono? Se due si amano, sotto lo "sguardo" benevolo di Dio, potrebbero forse rifiutare un dono? Certo nessuno può dire quali siano le convinzioni della signora in questione (e neppure quelle di coloro che hanno pensato di aggiungere un pezzo bis all'art.143 del Codic)e, ma due coniugi, che hanno celebrato in chiesa il loro matrimonio, non dovrebbero vedere la cosa come un problema, anzi. Sempre che siano d'accordo sul "sigillo", leggi pure fedeltà. "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga" (Gv 15, 16) è quanto avevamo scelto 30 anni fa ed è sempre lì nel cuore e nella mente, sì un altro sigillo.

E chiudo con un pensiero ad amiche femministe pronte a notare che la questione del cognome non è simmetrica, quindi, come spiega anche Marilù, un ulteriore motivo di "predominio" maschile. Forse non sono mai state innamorate, dico io, non senza un velo di tristezza. Perché sono convinta che l'amore di coppia sia una delle strade per la felicità, prima ancora che per la santità.

E allora, non so a voi, ma alla sottoscritta un sigillo, che sia un anello, un cognome o quant'altro, va giusto bene. O no?

 

20/06/2019 21:31 Maria teresa Pontara pederiva
Grazie dei commenti, ma avevo spiegato che ila riflessione sul cognome del marito era solo stata indotta da una precisa richiesta di sottoscrivere un appello firmato da Marilu contro quello che veniva considerato un torto grave nei suoi confronti.
In altri ambienti, dove vige una reale parità uomo-donna, nessuno si stupisce se una donna alle nozze acquisti il cognome del marito, una consuetudine che non ha nulla a che vedere con titoli di prestigio o nomi famosi, tutt’altro. (Hillary Clinton e Michelle Obama si chiamano così ben prima che i loro coniugi diventassero presidenti degli Stati Uniti. Anzi, se uno va al Consolato USA per chiedere un Visto, se e’ donna coniugata deve essere fornita di certificato di matrimonio del Comune di residenza, proprio per far valere lo stato di coniugata che, altrimenti, dai documenti in possesso, non sarebbe rintracciabile (provare per credere).
Personalmente concordo con Giancarlo che tra coniugi ci si chiami per nome, ma e’ altrettanto vero quello.che ricordava Alberto, vale a dire la testimonianza delle grandi figure femminili della Bibbia, come Rut, Noemi, Sara....riguardo alla fedeltà al marito e alla sua famiglia. Per questo il cognome e’ una parte di lui, come il suo lavoro, le sue passioni .... una donna innamorata non può stupirsi, ne’ tantomeno stracciarsi le vesti. Tutto qui.



18/06/2019 23:26 Giancarlo
Sono sposato da tanti anni, qulcuno in più di Maria Teresa.
Con la mia sposa non ci siamo mai chiamati per cognome.
Il nome basta. A volte è di troppo anche quello. E non serve nemmeno pronunciarlo.
Ci si guarda negli occhi. Ci si comprende. Ci si chiama con lo sguardo.
Se non apparteniamo a famiglie storicamente ricche, che conservano un albero genealogico, non sappiamo nulla della nostra famiglia. La nostra conoscenza arriva al massimo al nome dei bisnonni.
Cosa portiamo dunque in eredità di così prezioso? Un cognome a cui non possiamo rinunciare o che non possiamo vedere arricchito di un'aggiunta? E che aggiunta: una vita d'amore?
Non saremo giudicati dallo spessore sociale del nostro cognome, ma dalla qualità del nostro vivere accanto alla persona con la quale ci siamo scelti!
Se mi trovassi a dover scegliere, vi giuro,rinuncerei al mio cognome, ma alla donna che amo mai.



16/06/2019 09:46 M Grazia
Premetto che non essendo sposata potrei anche non capire a fondo la questione. Però ritengo, senza essere una femminista esaltata, che il mio cognome sia anche una parte di me, della mia storia, della mia famiglia quindi trovo veramente assurdo che in alcuni stati venga completamente cancellato e sostituito da quelli del marito. Che poi una donna a volte, da sposata, debba utilizzare il cognome di suo marito ci può stare, soprattutto avendo dei figli; mia madre quando andava a scuola a parlare con i nostri insegnanti ovviamente si presentava con il cognome da sposata (cioè il nostro). Il "sigillo" del Cantico dei Cantici è stupendo e credo che l'anello che gli sposi si scambiano reciprocamente sia davvero il simbolo di quella fedeltà di cui parla il cantico. Il cognome no, per me è un'altra cosa è quello che rappresenta la mia storia,le mie radici. Ovviamente vale anche anche per il cognome di mia madre e mi spiace non poterlo utilizzare.


15/06/2019 19:10 Sara
Vero Ari: anche nel mondo anglosassone, Clinton, Obama, io non ho mai usato il nome da sposata e non capisco come mai donne così indipendenti lo facciano ancora oggi.


Sul doppio cognome o in genere sui cognomi molto lunghi nel Pendolo di Focault Umberto eco dava questa spiegazione:



"Belbo mi confidò che si era chiesto a lungo perché tutti gli APS di sesso femminile firmassero con due cognomi, Lauretta Solimeni Calcanti, Dora Ardenzi Fiamma, Carolina Pastorelli Cefalù. Perché le scrittrici importanti hanno un cognome solo, Ivy Compton Burnett e alcuni addirittura neppure il cognome, come Colette, e un’APS si chiami Olinda Mezzofanti Sassabetti? Perché uno scrittore vero scrive per amore della sua opera e non gli importa d’essere conosciuto con uno pseudonimo, vedi Nerval, mentre un APS vuol essere riconosciuto dai vicini, dagli abitanti del quartiere, e di quello dove ha abitato prima. All’uomo basta il suo nome, alla donna no, perché ci sono quelli che la conoscono da signorina e quelli che la conoscono da signora. Per questo usa due nomi […]"

Se è vero non lo so ma sono 30 anni che me ne ricordo.
:-)



14/06/2019 17:04 Ari
Di solito chi ci tiene al cognome del marito è chi ha un marito con un ruolo prestigioso o comunque abbastanza importante. Ricordo molti anni fa c'era chi addirittura si faceva chiamare solo col cognome del marito. Vedi la moglie del Colonnello.... La moglie del famoso chirurgo...
Più che sigillo status simbol....
Per fortuna i tempi cambiano...



14/06/2019 15:16 Alberto Hermanin
Alla bella testimonianza di Maria Teresa (grazie!! musica per me) aggiungerei, quasi in risposta non polemica per carità a Dario Busolini quanto si legge in Rut, che dice "la tua gente è la mia gente".


14/06/2019 11:57 Dario Busolini
Non sono una donna per poter intervenire a pieno titolo, ma capisco che non sempre, anche quando si è veramente innamorati, oltre al coniuge si voglia sposare anche tutta la famiglia di lui o di lei per ogni circostanza della vita, compreso quella elettorale. Personalmente, proprio per le ragioni descritte dall'autrice, mi piacerebbe che l'assunzione del cognome fosse reciproca e che pure i figli portassero il cognome di entrambi i genitori, secondo l'uso spagnolo.


Commenta *






Versione stampabile
Scrivi a Vino Nuovo





Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it