La banalità di chi copre una croce
di Marco Pappalardo | 13 giugno 2019
Sul presidente di seggio che ha coperto col nastro adesivo una "presenza" silenziosa ma talmente grande in sé da richiedere una specie di atto di forza o in realtà di debolezza

«Sul muro dell'aula del liceo che frequentavo, al posto del crocifisso si trovava scritto "Torno subito"; in realtà la parete era tanto impolverata che era rimasta la forma della croce, dunque non c'era ma era come se ci fosse lo stesso. Ogni tanto qualche Prof. ne metteva uno di riserva che conservava nel proprio cassetto, però periodicamente qualcuno lo faceva sparire; restavano quella scritta che in fondo dava speranza, l'impronta sulla polvere che sapeva tanto di Sindone e un chiodo che piantato sull'ombra della croce portava con sé un significato ben preciso».

Questo è un breve ricordo tratto dal mio libro "Diario (quasi segreto) di un Prof." e - perdonate l'autocitazione - mi è subito tornato in mente in relazione al recente episodio della copertura di un crocifisso all'interno di un'aula adibita a seggio elettorale.

Innanzitutto chi ha paura di un uomo in croce, con tale gesto "banale" non ha fatto altro che dare ulteriore rilevanza ad un simbolo e ad un segno universale, ottenendo l'effetto contrario. Tuttavia la "banalità" è pericolosa e maligna, soprattutto quando è pensata, organizzata, agita, giustificata! Non importa da quale partito venga l'azione, conta il fatto, e mi fa sorridere amaramente il solo pensare alla scena di chi, in barba a tutte le vere responsabilità da Presidente di seggio, si sia industriata per coprire l'osceno spettacolo magari ergendosi su una sedia e usando il nastro adesivo censuratore, in dotazione al seggio (tranne che per un eccesso di zelo non se lo sia portato da casa!?!), certamente non idoneo a tale compito.

La "banalità" è pure arrogante visto che sembra non far parte delle istruzioni in materia, a cura del Ministero degli Interni, la copertura di un crocifisso o di altro arredo del seggio; all'inizio del cap. 5 al comma 26, a cui seguono una serie di casi (non quello in questione però), si dice: «Il presidente del seggio deve procedere ad un'accurata ricognizione dell'arredamento della sala della votazione per poter fare eliminare eventuali deficienze che dovesse riscontrare».

Eh già, "l'eventuale deficienza", questo è il problema, cioè la "mancanza" di qualcuno inadeguato, che si è scontrata al contrario con una "presenza" silenziosa ma talmente grande in sé da richiedere una specie di atto di forza o in realtà di debolezza. Bisogna temere chi - chiamato dallo Stato come pubblico ufficiale a ricoprire tale compito - ha paura di un uomo in croce, chi ne ha fastidio, chi non sa reggerlo, chi lo nasconde ideologicamente e materialmente: come farà a garantire la libertà di espressione e di voto? Comunque un aspetto mi ha colpito sin dall'inizio vedendo l'immagine del crocifisso velato: è stato coperto con il nastro adesivo sì, ma quest'ultimo è stato posto a forma di croce, quindi in fondo evidenziandolo. Che dire? La banalità fa brutti scherzi! 

 

 

15/06/2019 08:03 Pietro Buttiglione
Io confermo quanto scrissi quando quel pretore, mio lontano parente, lo tolse.
SE il mio Crocefisso fosse vituperato, offeso, non desiderato...
Io andrei di notte a staccarlo, portarlo via stretto al mio cuore.



15/06/2019 02:04 Francesca Vittoria
Oggi Papa Francesco ha nuovamente platealmente invocato attenzione alla situazione climatica che appare sempre più foriera di disastri per calamità naturali e i pericoli di soccombere di tante popolazioni in luoghi diversi del pianeta. Ecco un altro problema , reale che sembra venire nascosto, sottovalutato da Chi gestisce il potere dovrebbe prendere sul serio la situazione è prendere decisioni in merito, sembra perfino strano invece che non si dia la dovuta considerazione a quanto vanno informando e accertando ricercatori e i pronunciamenti di scienziati che ammoniscono e insistono l'urgenza a prendere iniziative utili in merito visto quanto di rischio vi sia nell'accertato surriscaldamento globale del pianeta. , Come il crocifisso per convenienza, paura , timore di urtare chissà quale laica sensibilità, è stato coperto, così sembra si stia coprendo i pericoli di tanti crocifissi, tutti quelli che tallonati dalle calamità fuggono disorientati, e ci sono servizi trasmessi a dimostrarlo, il Papà giustamente si preoccupa di questi ultimi disperati , strappa il nastro adesivo su quei crocifissi e li pone alla attenzione di tutti perché ci si muova a fare qualcosa....Non abbiamo creduto al richiamo venuto da una ragazzina, ha sollevato attenzione e emozione perché di una cosa così seria ne ha parlato la persona meno influente .e per questo lentamente l'interesse si affievolisce. Forse davvero è il caso di aver paura, di temere ciò che può accadere se non ci curiamo dei crocifissi e anche che temiamo le conseguenze di quelli che lo fanno vedere, lo tengono in tasca, ma poi non sanno Chi Lui e, non conoscono la sua dottrina, non sono a Lui fedeli , lo smentiscono nei fatti, . Per fortuna anche celato Lui c'è , per il buon ladrone e per quello che è rimasto se stesso. , per quelli che danno una mano e per quelli che vogliono non vedere.


14/06/2019 23:58 Lorenzo Pisani
Sembra la legge del contrappasso. Chiara Bertoglio aveva raccontato le sue belle giornate dedicate alla liturgia civile delle votazioni. E poi questo brutto episodio. Solo meschino riesco a definirlo.

Ma per il resto ci andrei cauto, perché le parole possono sfuggirci di mano.
"Per mezzo di Lui tutte le cose sono state create"; ricondurre a Lui tutte le cose è il disegno del Padre (mi perdonino quelli che hanno studiato teologia per questa invasione di campo). Quindi, in questa prospettiva, l'aggettivo universale ci sta proprio bene.
Tuttavia, nel linguaggio quotidiano, quando diciamo "simbolo universale" si intende "che dice qualcosa a tutti".
Si fa ancora un passo e l'interpretazione diventa "che può andare bene a tutti".
Se va bene a tutti vuol dire, forse, che il Crocifisso viene ad essere separato dall'evangelo.
I discorsi si fanno complicati ed io non li so gestire, ma abbastanza confusamente intuisco che un "simbolo universale" sia un simbolo depotenziato.
Mentre, come abbiamo detto tante volte, anche in tempi molto recenti, il Crocifisso ci impegna e non poco.



14/06/2019 22:30 Roberto Beretta
Però, Marco,tu ragioni sul "togliere" e si può concordare. Ma se ragionassimo sul "mettere"? Cioè: quando su quella parete non c'era nulla e qualcuno ha deciso di metterci il crocifisso, non si sarebbe potuto fare (as rovescio) lo stesso ragionamento sulla paura, sull'arroganza, sulla responsabilità, sulla'atto di debolezza...? noi diamo quella presenza per scontata, giustificata; forse non lo è così tanto. lo dico sinceramente, senza avere certezze in materia: perché avere un crocifisso in un seggio elettorale è diverso dall'agitarlo in un comizio?


14/06/2019 15:31 Alberto Hermanin
Grazie a Marco Pappalardo per questo bel contributo.


14/06/2019 14:12 Francesca Vittoria
A me è capitato andando a votare di notare il crocifisso nel corridoio di accesso alle aule, quasi posato sul muro per terra, certo era stato staccato da un muro dell'aula magari per far posto a qualche altro suppellettile ad uso elettorale? Che però il crocifisso faccia parlare di se per non essere da taluni benvisto, è vero e di tanto in tanto qualche episodio viene riportato dalla stampa, magari intorno al Natale, si/no presepi etc, in merito ci sarebbe da discutere. Per esempio è banale andare a scuola e non leggere testi che parlino di Lui, e se ci sono, i grandi scrittori che hanno scritto di Lui, non sapere chi è Lui? È' cultura, come l'Ariosto, il Torquato Tasso, leggere i classici di ogni tempo, discutere le idee , confrontare l'evolversi del pensiero attraverso le Ere, avere idea di ciò che oggi si è perso, raggiunto, , a quali valori oggi ci ispiriamo in luogo di altri trascurati. Perciò mi sembra veramente senza senso fare arbitrariamente una cernita, questo sì, questo no, con l'autoritarismo del"secondo me" arriviamo proprio alla insipienza, addirittura oltre che a far pensare di ritenersi Vangelo in se stessi, si può presumere di temere quel confrontarsi con il pensiero, la dottrina cristiana, per non uscirne perdenti!. Infatti se si pretende di apparire "liberi" non si teme il confrontarsi con idee diverse dalle proprie, anzi solo in tale libertà si dovrebbe aspirare ai valori di tolleranza, fraternità, rispetto reciproco. Perché è pur vero che tutti si nasce allo stesso modo, da un parto materno, ma anche che nessuno è uguale all'altro, tutti con una personalità distinta, una razza, una storia personale, una tradizione, un tempo, da generazioni, luoghi vicini o lontani dal giorno di oggi. Mettere un Gesù Cristo all'indice? Basta andare in un Campo di battaglia dove sono sepolte tante vite umane, sulle cime più alte, quelle croci parlano, come si fa a ometterle in una aula dove si insegna tutto il possibile in scienza e fede negli ideali?. Siamo evidentemente in una fase di istruzione "calante" dove è in ombra la domanda, il Personaggio che avrebbe la risposta a "....per che cosa viviamo?....cosa è l'uomo oggi?.. ...Che cosa mi può dare un robot se non ciò che io stesso gli ho detto che faccia...essere mio servitore! Ma io aspiro a libertà, a verità, a essere vivo è sempre..A chi mi devo rivolgere perché questo sogno diventi realtà?
Se non esiste scuola per avere risposta, che Scuola e e a che mi serve , posso imparare da me a far di conto, a leggere e dalla strada, la filosofia dei modi di vivere guardando altri come me , ma non mi lascio imporre dal l'arroganza di un insegnamento che pretende di insegnarmi ciò che ritiene sia meglio rispetto a "quello la" che ho nascosto, perché non fa i miei interessi, voglio una società diversa dalla sua, questa di oggi libera di finire anche nel nulla



13/06/2019 22:47 Paola
Provo a rispondere a Maria: non si può amare il crocifisso e non amare contemporaneamente la pace, la fratellanza, e anche l'armonia universale, non viene prima uno o l'altro, per me. Sono cristiana, mi sento profondamente legata a Gesù Cristo, ma so che se fossi nata da un'altra parte potrei non esserlo, ma non per questo magari sarei atea o una materialista incallita, semplicemente abbraccerei la religione della mia nazione e tradizione. Ecco, la parola chiave, forse: tradizione, che secondo me è importante difendere, così come i simboli, la nazionalità ecc, perché credo che l'uomo abbia bisogno di punti di riferimento con cui identificarsi, ma so che questa è una necessità umana, non credo che Dio voglia l'umanità in guerra per difendere la propria religione, perché questo significherebbe non aver compreso quello che tutte le religioni dicono: Dio è amore senza limiti, al di là delle categorie umane, che non devono giudicare la "buona" fede degli altri uomini, ma amarli come, nel nostro caso, Gesù ci ha amato e insegnato a fare, e amare ancora di più chi non lo conosce, e con rispetto, anche provare a farglielo conoscere, ben sapendo che il Padre celeste è Uno, così come gli uomini potrebbero essere una cosa sola con Lui, se provassero ad amarsi un po' di più.


13/06/2019 16:14 Pietro Buttiglione
0) Mari(o) prende il NO RELIGIO come un "No" infatti poi: "potete vivere senza?), Ma allora xchè la mena con UNICA ? Si mettesse d'accordo con se stesso ma soprattutto la capisse che quel NO riguardava le Guerre di religioni.
1) in modo vistoso Mari(o) altera totalmente il pensiero di Lennon che da tollerante e fratello diventa nel suo scritto uno che riempie il mondo di BANDITO/VIETATO qs. e quello e si inventa una unica religione..
2) Mari(o) si inventa, per soddisfare il suo rododendro, un unico governo. senza elezioni, tutti devono rinunciare alla fede, fatto INTERIORE, ecc
3) ma dove il Mari(o) ci manifesta la sua di fede, è quando contrappone nostro Signore Gesù Cristo, che il suo nome sia sempre lodato da tutti noi, lo contrappone a :
FRATELLANZA
TOLLERANZA
PACE
A qs punto nel chiedermi quale religio pratichi costui, capisco come si opponga a chi invoca la fine delle guerre di religione, da cui in evidenza lui alimenta il suo attacco.
4) e lasci stare Pascal p.f. o almeno lo studi meglio, xchè non ha capito che Pascal lascia la piena libertà di credere o non, proprio quando scrive che con la ragione nn ci si può arrivare! Che dista da da Maria(o).
5) infine lasci stare Dio scrivendo che Lui avrebbe BISIGNO di questo o di quello.
Nero delirio di onnipotenza. Tipico di certe oscurità.



13/06/2019 15:52 Giuseppe Pensavalle
Con Cristo, per Cristo, in Cristo.
Amen
Usque Christum Christi Itinere



13/06/2019 15:42 Pietro Buttiglione
Il mio cuore non dovrebbe subire coltellate alla Mari(o)... Ma la mia mente si ribella!!
Come si fa a non capire che il no alla religio di Lennon=no alle guerre,alle divisioni,alla fame, alle uccisioni, al possesso che genera tutte queste cose?
Come si fa, da CRISTIANI, a non condividere l'anelito alla pace, all'unione di TUTTI i popoli, alla fratellanza universale?
Inoltre Mari(o) prende diversi svarioni .. prima mi calmo, poi li segnalo



13/06/2019 13:37 Maria
Caro Marco Pappalardo , provi ad immaginare un futuro , una futura societa’ , in cui, come nella canzone Imagine di John Lennon, non ci siano più ’ religioni, o che vi sia una unica religione universale che ognuno deve seguire solo interiormente, senza piu’ simboli esteriori, senza luoghi di culto, senza cerimonie, statue ecc. In tale idillica societa’ sarebbe bandito ogni riferimento ad una determina religione storica. Dunque vietato portare crocifissi al collo, come anche vietato pregare rivolti alla Mecca, o portare i filatteri degli ebrei ortodossi.
, o i manti arancioni dei buddisti. In tale idilliaca societa’ la religione unica mondiale sarebbe un deismo omicomprensivo :esistite Dio , un unico Dio uguale per tutti, che non ha bisogno ne’ di culto, ne’ di dogmi, ne’ di simboli, ne’ di icone, ne’ di sacramenti, ne’ di preghiere. Tutti figli di un unico Dio, dovrebbero gli uomini vivere la religione dentro di se’ , ed esprimerla con i valori etici del pacifismo, della fratellanza, della tolleranza., della giustizia sociale. Non essendoci piu’ nazioni, neppure piu’ divisioni, ma un governo unico mondiale e una religione unica mondiale, non ci sarebbero piu’ elezioni politiche, ne’ governi locali, ne’ guerre. Non ci sarebbe bisogno di mettere lo scotch sul Crocifisso, non ci sarebbero piu’ crocifissi.
Ecco proviamo ad immaginare un futuro del genere: e ognuno di noi si chieda mi piacerebbe un futuro simile, di pace , fratellanza , di giustizia, in cui tutti gli uomini si vogliono bene , una armonia universale anche se dovessi rinunciare alla fede in Gesu’ e al Crocifisso?anche se non potessi avere piu’ la liberta’ di credere proprio ed esclusivamente in Gesu’, unico Salvatore?
In base alla risposta che ognuno di noi dara’ si puo’ valutare quanto ognuno di noi ci tiene e ci crede veramente che ’ Cristo morto Crocifisso per i nostri peccati sia l’ unico vero Dio, oppure pensa che valori universali come pace, fratellanza, tolleranza siano piu’ Importanti del Crocifisso.
In base alla risposta che ognuno dara’ si capisce se crede ancora in Gesu’ o crede piuttosto nell’ armonia universale dell’ umanesimo di stampo massonico.
Cominciamo a pensarci a questo futuro: perche’ sta cominciando gia’ adesso e dobbiamo prendere partito. Come diceva Pascal dobbiamo scommettere, non possiamo esimerci e tenere il piede in due scarpe.Non possiamo stare col Crocifisso e con chi vuole abolire il Crocifisso in nome della fratellanza universale.
Come disse Dostoevskji Se anche mi si dimostrasse matematicamente che credere in Cristo e’ sbagliato, io starei lo stesso con Cristo!



13/06/2019 10:37 Pietro Buttiglione
... chi ne ha fastidio, chi non sa reggerlo...
Già.
Ma perché??
Chi ha ridotto LA Croce a simbolo di divisione?
Chi ha favorito questa ripulsa?
Con cosa quel tizio identifica la Croce?
Come mai IS bolla di " crociati"??
Non voglio risposte qui a qs domande.
Non le meriterebbe la Croce.
Tenetele dentro



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Marco Pappalardo

Marco Pappalardo, classe 1976, giornalista pubblicista di Catania e docente di Lettere. Collabora con Avvenire, con il quotidiano La Sicilia per il quale cura la rubrica "Diario di Prof", per il mensile Mondo Erre, per siti che si occupano del mondo adolescenziale, giovanile e della scuola. Già membro della Consulta Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, è impegnato nella diocesi etnea in vario modo e da anni nel mondo dell'educazione attraverso l'oratorio; tra le esperienze di volontariato quotidiano, condiviso con colleghi, amici, alunni ed ex-alunni, ci anche sono la cura e il servizio agli immigrati, ai senza dimora e alle famiglie disagiate. Scrive per la Libreria Editrice Vaticana, la Elledici, l'Effatà, Il pozzo di Giacobbe, per la San Paolo con cui ha pubblicato un nuovo libro dal titolo "Nelle Terre dell'Educazione".

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