L'estate del Grest dopo il Sinodo dei giovani
di Sergio Di Benedetto | 11 giugno 2019
In questa esperienza estiva privilegiata di incontro con i giovani sapremo fare tesoro di quanto la Chiesa ha vissuto in due anni abbondanti di percorso sinodale?

Si aprono in questi giorni le esperienze che in tutta Italia chiamiamo con vari nomi, da Grest a oratorio feriale a campo estivo... ovunque, con la fine della scuola, la comunità cristiana apre i suoi spazi e mette a servizio la sua ricchezza educativa per accompagnare, nel tempo estivo, i bambini, i ragazzi, gli adolescenti.

Questo sarà il primo Grest dopo il Sinodo dei giovani... cambierà qualcosa? Sapremo fare tesoro di quanto la Chiesa ha vissuto in due anni abbondanti di percorso sinodale?

Perché, giova dirlo, se non iniziamo a fare piccoli o grandi passi a partire dal quotidiano, nulla potrà realmente mutare nel nostro approccio ai giovani.

Forse cambieremo per necessità, dati i numeri dei consacrati e dei volontari in diminuzione, o forse cambieremo per convinzione profonda, per obbedienza, per ascolto... ma vale la pensa chiedersi: il Sinodo cosa ha portato di nuovo nel tempo estivo? Perché questi sono i mesi dell'anno in cui la Chiesa ha la possibilità di entrare veramente in contatto con molti ragazzi che, senza dubbio, bussano animati da molteplici interessi e motivi, non tutti certamente spirituali o 'canonici'. Ma credo che la sfida stia proprio qui: avere a che fare con uno spaccato abbastanza realista del mondo giovanile di oggi nel momento privilegiato del tempo libero, un poco immuni da stress scolastici, sportivi, e anche 'sacramentali' (come può essere l'iniziazione cristiana).

Per diverse settimane i ragazzi porteranno vita in ambienti che durante l'anno sono sovente silenziosi e malinconici; genereranno energia e caos; caricheranno gli adulti di attese; potranno sorprenderci e deluderci; avremo a che fare con i loro genitori magari poco collaborativi (purtroppo).

Ma nel frattempo c'è stato un Sinodo e un'esortazione postsinodale che ha parlato di coinvolgimento, di linguaggi nuovi, di Chiesa giovane, di giovani da non tenere prigionieri in oratori e centri parrocchiali, ma da lanciare nel mondo.

Sapremo essere all'altezza? Sapremo dare loro non tanto ospitalità, ma dignità? Saremo in grado di far capire che la Chiesa è anche loro? Che hanno il diritto di farsi sentire, di portare la loro vita spesso un po' ferita, confusa, contraddittoria (come quelle di tutti) al centro del nostro mondo ecclesiale? Sapremo puntare sull'essenziale, offrendo anche momenti di solidarietà, senza dimenticare il silenzio e la preghiera? Sapremo essere adulti che accompagnano senza soffocare la libertà? Sapremo non solo pensare a proposte nuove, ma anche pensare di lasciare a loro la regia delle proposte?

Sapremo, soprattutto, rischiare? Avremo il coraggio di lasciare spazio alla creatività dei giovani?

È faticoso, richiede tanta fiducia e tanta speranza. Ma non possiamo ritrarci: il passato non tornerà; dobbiamo costruire il futuro.

I prossimi mesi possono essere il primo frutto concreto del Sinodo. Se sapremo metterci in ascolto dello Spirito e tentate qualche nuovo sentiero.

Non siamo soli: siamo una Chiesa in cammino nel tempo della Pentecoste. L'icona di Emmaus ce lo ricorda: il Signore ci si fa accanto se ci mettiamo in cammino, non se restiamo fermi.

 

 

 

 

14/06/2019 16:25 pit bum
azzardo: i msg di Francesca Vittoria non sarebbero più consoni su un suo blog?...
Ma forse mi sfugge qualcosa 😙



13/06/2019 09:49 Francesca Vittoria
Il passato non tornerà, ma dobbiamo costruire il futuro Ma dal passato serve prendere qualche idea. Per esempio, se uno è responsabile di altri e perché ha qualcosa da proporre( non imporre) , se si dice Chiesa Madre, ha senso perché è anche Maestra di qualcosa, la cosa sbagliata e pensare che sia il pupillo a saperlo, come capita di sentire dire da un genitore:" cosa vuoi mangiare caro, senza avere idea di cosa è opportuno per una buona salute che si tenga conto. Se perché gli piace gli si offre una scorpacciata di ciliegie, è inevitabile che si sentirà poi male. Quindi, come da questo dipinto, c'è L'apostolo Maestro e il giovane che lo segue, che impara, che è attratto a seguirlo o interpellarlo. Magari, dopo certe esperienze di dialogo e condivisione, in futuro qualcuno si fa vivo , o ha apprezzato così tanto l'insegnamento che influisce sulle sue scelte future. Darlo per scontato non è possibile, perché l'uomo è libero, però con questa finalità in tasca e fidando sul l'aiuto della presenza dello Spirito Santo, si costruisce anche quel futuro che non si conosce ancora. Saremo in grado di far capire che la Chiesa e anche loro? Se si sentiranno bene loro stessi diventano Chiesa agli inizi, mettendo del proprio ma certamente guardando al Maestro, a che cosa si va ad imparare, sia pure facendo hiking, o discutendo di un film o facendo cose organizzate dall'estero reciproco. Cosa mi sembra manchi oggi, e la persona che dedica loro uno sguardo personale, non generale, perché anche i figli di una famiglia nessuno nasce uguale all'altro, e figuriamoci qui dove magari ognuno ha una storia diversa! Però è un grande servigio reso alla comunità tutta, come lo è di quel genitore che si dedica alla educazione oltre che al pane quotidiano, vale di più le attenzioni di una madre povera che tutti i soldi disponibili a soddisfare i desideri. Si crea affetto, e questo è il dono più prezioso, indimenticabile che ci può venire dal passato, e a quelle madri va riconosciuto il merito di essere collaboratrici di una società nuova, affidabile, matura, e la famiglia per questo grande servigio reso alla comunità tutta dovrebbe giungere ogni possibile sostegno e riconoscimento
Francesca Vittoria



12/06/2019 23:58 Francesca Vittoria
Se la Chiesa e Madre, saprà far tesoro anche di quanto è e,reso nel sinodo, nel senso che per prima deve avere un programma, una finalità da proporre, sottoporre a quei giovani di cui intende prendersi cura per un certo periodo. A mio parere,dovrebbero essere cose nuove e diverse da quelle che questi giovani hanno fatto durante l'anno, limitando al massimo di estraniarsi con i cellulari e sostituendo quel tipo di comunicazione con una in e fra affrontando e discutendo di fatti quotidiani che li trova anche coinvolti e che la routine nonpermetteloro di chiarirsi. È' vero che dare loro libertà di parola e di iniziative e formativo, certe esperienze insegnano più di tante parole. Non è facile il compito di chi ha responsabilità a condurre il gregge, mainsiemenascono idee, è sempre dipende dal buon dialogo personale che si instaura, il conoscersi e scoprire anche attitudini che durante l'anno di studi non hanno opportunità di valorizzare, che non sono i soliti impegni sportivi, ma essere sportivi ne
L'amicizia che oggi sembra essere ombrata da diffidenza, si attribuiscono molta importanza alle regole, al rispetto di queste, ma non ho ancora mai sentito nominare, lealtà, onestà, nelle competizioni. La Parrocchia, la Chiesa dovrebbe offrire ospitalità in un Campus, che non è uguale a quello frequentato durante il resto dell'anno, e non dovrebbe sentirsi incerta, se offre lo Spiritodi Cristo, finalmente un giovane li può davvero sentirsi a proprio agio, perché non "deve arrangiarsi" non deve cercare qualcosa che lo interessi incerto sulle emozioni che ancora pensa di non aver provato: la marjuana light, per esempio,di cui però è intelligente parlarne in modo da sapere la verità sulla sostanza. Se la Chiesa e servizio,questo di prestarlo ai giovani e il più urgente, anche l'interrogarsi non soltanto da tutor ma anche il pupillo può terminare la vacanza più sicuro e maturo di quando l'ha iniziata. In fin dei conti è entusiasmante fare cose nuove, senza domandarsi troppo dei risultati, perché quando una esperienza e buona, lascia comunque il segno nel tempo. Auguri!,
Francesca Vittoria



12/06/2019 18:52 Roberto Beretta
Sara, le sue tranches de vie sono sicuramente molto interessanti. Tuttavia continuo a credere che lei dovrebbe rivolgerle ad altri mezzi di comunicazione, se non altro per rispetto dei visitatori di questo sito.


12/06/2019 14:53 Sara
A proposito: nel fine settimana mio figlio che ha appena compiuto 18 anni è andato a Nizza con alcuni compagni di scuola. Sono andata a riprenderlo lunedi notte verso le 2 e mi sono trovata nel bel mezzo di una rissa.

Il conducente ha sbattuto per terra e picchiato un viaggiatore metà ubriaco metà "strano" i ragazzi mi hanno raccontato che già nel viaggio si erano battibeccati.

Lo ha preso, picchiato e sbattuto violentemente sul selciato fino a fargli uscire il sangue dalla testa. C'erano 7, 8 ragazzi, 18 anni e sopra il metro e 80, un aiuto conducente grande come un armadio e sono dovuta intervenire io , un metro e 58 scarso, per impedire che continuasse a picchiarlo.


Gli altri tutti a guardare compreso mio figlio. Nel viaggio di ritorno ho cercato di spiegare ad alcuni il concetto di "omissione di soccorso" ma non so se li ho convinti....



12/06/2019 13:50 Sara
Domani mio figlio e mio marito partono per il campo-scuola: 65 ragazzi di varie età, mio figlio va a dare una mano come educatore (la prima volta) insieme ad altri amici e alla cugina.

Io mi limito a preparare le valige e rilavare tutto quando torneranno, sembra un cavolo lo so, ma per come sto fisicamente (male) mi risparmierei pure quello.

Vale come post-sinodo?

Più o meno hanno fatto uguale l'anno scorso (figlio a parte ma c'erano altri ragazzi che davano una mano non è una novità) non credo...



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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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