Le domande di Pentecoste
di Gilberto Borghi e Sergio Ventura | 08 giugno 2019
Sappiamo fare spazio dentro di noi, affinché il vento della novità e il fuoco della passione rendano vitale il nostro evangelizzare?

Cari lettori, in un tempo di crisi e di frammentazione, difficile da analizzare e, almeno per ora, apparentemente impossibile da sintetizzare, la meditazione personale delle letture domenicali fa spesso risuonare in noi più domande che risposte. Ma, nel momento in cui abbiamo il coraggio di condividere tali domande, scopriamo che esse, oltre ad evidenziare le differenze che ci caratterizzano, sono spesso molto simili, se non identiche, a quelle che risuonano negli altri. Pensiamo perciò che possa essere utile proporvi di sostare un attimo in compagnia di queste domande soltanto, nella speranza che, a vostra volta, vogliate qui condividere quelle che risuoneranno in voi dalla meditazione personale sulle stesse letture. In tal modo, potremmo forse ritrovare le tracce per ricucire le singole differenze e tessere nuovamente, su basi bibliche, quell'universalità, quella 'cattolicità' della fede che oggi molti invocano...

 

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1^ LETTURA - Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio» (At 2,1-11).

SERGIO: «Sappiamo fare spazio dentro di noi, affinché il vento della novità e il fuoco della passione rendano vitale il nostro evangelizzare? Sappiamo accettare, pur turbati e meravigliati, che persone inaspettate e scarsamente valutate possano farci comprendere le grandi opere di Dio?».

GILBERTO e SERGIO: «Possiamo ricordarci che il primo effetto dello Spirito è la capacità di parlare altri "linguaggi" che sono la lingua "nativa" degli interlocutori, e di raccontare in quella lingua le grandi opere di Dio? Sappiamo tradurre, attualizzare il kèrigma nei diversi contesti che incontriamo?».

 

2^ LETTURA - Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria (Rm 8,8-17).

SERGIO e GILBERTO: «Quando in Paolo leggiamo la parola carne sappiamo che dobbiamo interpretarla come una potenza superiore all'uomo che lo condiziona a pensare di potersi salvare da sé stesso? Comprendiamo allora che vivere secondo la carne comporta una vita mortifera perché peccaminosa, schiavizzante e impaurita?».

GILBERTO: «Siamo davvero convinti che gli effetti dello spirito in noi si vedono nel corpo, nella nostra realtà materiale? Possiamo ricordarci che nel rapporto con Dio non siamo schiavi, ma figli? E questo ci permette uno spazio di fiducia e di libertà con Lui, che quando cresce porta all'essere adulti autonomi davanti a Lui?».

 

VANGELO - In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre ... Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,15-16.26).

SERGIO e GILBERTO: «Abbiamo accolto in noi la precedenza dell'άγάπη (amore?) rispetto ad ogni έντολή (comandamento? procedura? istruzione? mitzvah/precetto?) di Gesù? ... Siamo davvero convinti che la capacità di rispettare i comandamenti viene solo dall'amore, che li precede e li fonda?».

GILBERTO: «Lo Spirito Santo lavora solo guardando al passato, nel ricordarci le parole di Cristo, o anche nel futuro, insegnandoci ciò che ancora è sconosciuto di Gesù Cristo?».

 

 

 

 

11/06/2019 04:10 Francesca Vittoria
Se mi amate osserverete i miei comandamenti.....lo Spirito Santo è presente a ricordare il passato o anche nel futuro insegnandoci ciò che ancora ci è sconosciuto di Gesù a cristo? Dipende dalla nostra disponibilità e dalla nostra fede in Gesù Cristo. Se non osservassimo i suoi comandamenti, noi non saremmo nella disposizione di ricorrere allo Spirito. La nostra natura umana è attratta da ogni corrente di vita, non sempre vogliamo decidere per il Bene o comprendiamo l'amore secondo Cristo, perciò o la nostra volontà si manifesta spontanea per seguire Lui, o nel l'incertezza abbiamo bisogno di ricorrere allo Spirito, di pregare il suo aiuto. Se ricordo i suoi doni sono: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timor di Dio., e noi ci troviamo tante volte bisognosi del suo aiuto proprio perché siamo quello che siamo. Credo lo Spirito quindi essere sempre presente in mezzo a noi perché così ha voluto il Padre su preghiera del Figlio, perché non fossimo soli, perché abbiamo bisogno della sua guida a stare nella retta via, e pertanto di tutti quei suoi doni . Non so se oltre ciò che chiediamo ci insegna altro, lo si può sapere da esperienze personali, di sicuro ogni nostro buon volere non sappiamo prima dove Egli co porta, ma la vita è anche piena per questo di sorprese, e ogni nostra decisione è a futura lettura. Credo che lo Spirito sia "immanente", subito possa intervenire a elargirci i suoi doni, quando il coraggio o la saggezza per una decisione importante, o la fortezza a superare sentimenti o momenti difficili, provare pietà anziché indifferenza, credere giusto l'osservanza di un comandamento anziché fare diversamente e quindi la luce di mente e cuore. Si, credo che Gesù Cristo abbia pensato in grande alle nostre necessità, a che tutti indistintamente possiamo essere raggiunti dal Suo aiuto, cosa che la Sua Presenza reale non avrebbe potuto esserlo . È' frutto del Suo Spirito anche il Pane che è il Suo Corpo. Si anche il credere alla Chiesa e volontà personale ma anche merito del suo dono di scienza e timor di Dio, perché la nostra libertà ci porta anche in altre direzioni, Siamo umani e Cristo in quanto anche uomo come noi ci sembra più vicino, vicino e in sua vece lo Spirito, un amore che ci raggiunge intimamente e personalmente in ogni nostra situazione.partecipe della nostra vita
Francesca Vittoria



10/06/2019 18:44 Pietro Buttiglione
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GILBERTO: «Lo Spirito Santo lavora solo guardando al passato, nel ricordarci le parole di Cristo, o anche nel futuro...

Imo lavora nel presente, qui e adesso.
Se lo leghiamo al passato quasi quasi ci trasforma in esegeti o peggio letterati..
Se al futuro lo riduciamo a Maestro e noi a scolari..
Nel presente siamo collegati direttamente..
Lo Spirito è vita, noi con lui, lui IN noi.



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