Sinodo dell'Amazzonia, false paure e realtà
di Roberto Carrasco | 22 maggio 2019
La Chiesa "con volto indigeno" ha sulla scrivania una speciale proposta per aprire tanto il dialogo come il discernimento a Roma

 

Ci si chiede che cosa porterà il prossimo Sinodo sull'Amazzonia, che si svolgerà a Roma del 6 al 27 ottobre. Ci sono diverse reazioni, con una certa preoccupazione da parte della cosiddetta "ala tradizionalista" della Chiesa in Germania. A che punto siamo? è la domanda che si pongono diversi vescovi, preti e laici.

Al centro dovrebbe esserci la problematica ecologica che l'encicilica "Laudato Si" presenta: «inquinamento, rifiuti e cultura dello scarto, del clima, della questione dell'aqua, perdita della biodiversità, deterioramento della qualità della vita umana e degrado sociale, inequità planetaria, eccetera», che avrà un grandissimo impatto sociale e culturale proprio in tutta la regione panamazzonica. Ultimamente però i media europei hanno dato spazio alla preocupazione sulla possibilità della ordinazione tanto delle donne diacono, come degli uomini sposati, puntando il mirino dell'informazione su qualsiasi intervento di qualche vescovo tedesco, sapendo che l'opinione pubblica è divisa sul tema.

Ma, in realtà quali sono i temi che preocupano la Chiesa in questa parte del mondo? La cosiddetta Chiesa "con volto indigeno" ha sulla scrivania una speciale proposta per aprire tanto il dialogo come il discernimento a Roma. È importante ricordare i contenuti del Documento Preparatorio (dell'08 giugno 2018) intitolato: "Amazzonia: Nuovi Cammini per la Chiesa e per una Ecologia Integrale".

Ascoltare i popoli indigeni

Vediamo, tra i punti principali, quelli che interessano l'intera regione panamazzonica. Innanzitutto, ascoltare i popoli indigeni e tutte le comunità che vivono in Amazzonia (rappresentano quasi 390 popoli e nazionalità differenti; una presenza di circa tre milioni di indigeni; esistono nel territorio fra i 110 e i 130 Popoli Indigeni in Isolamento Volontario (PIAV) o "popoli liberi"), come primi interlocutori di questo Sinodo.

La loro situazione sociale è segnata dall'esclusione e dalla povertà (DAp 89), ma ci sono organizzazioni indigene che cercano di approfondire la storia dei loro popoli, per orientarne la lotta per l'autonomia e l'autodeterminazione: «È giusto riconoscere che esistono iniziative di speranza che sorgono dalle vostre stesse realtà locali e dalle vostre organizzazioni e cercano di fare in modo che gli stessi popoli originari e le comunità siano i custodi delle foreste, e che le risorse prodotte dalla loro conservazione ritornino a beneficio delle vostre famiglie, a miglioramento delle vostre condizioni di vita, della salute e dell'istruzione delle vostre comunità» (Fr.PM).

I nuovi colonialismi

Un altro punto importante riguarda il fatto che si impongono nuovi colonialismi ideologici mascherati dal mito del progresso, che distruggono le identità culturali proprie e ul "buon vivere" parte fondamentale della loro spiritualità e saggezza. Ci ricorda Papa Francesco, che nell'opera di evangelizzazione non si può «mutilare l'integralità del messaggio del Vangelo» (EG 39). Quindi, si «esige dall'evangelizzatore alcune disposizioni che aiutano ad accogliere meglio l'annuncio: vicinanza, apertura al dialogo, pazienza, accoglienza cordiale» (EG 165), e, soprattutto, gli domanda di assumere e assimilare la convinzione che «tutto è collegato». Questo implica ascoltare oggi il grido che l'Amazzonia eleva al Creatore, questo grido è simile al grido del Popolo di Dio in Egitto (cf. Es 3,7). È un grido di schiavitù e di abbandono, che domanda la libertà e l'attenzione di Dio. Un ascolto che ha nell'ecologia integrale una chiave per camminare insieme come Popolo di Dio.

La presenza della Chiesa

Pertanto, l'Assemblea Speciale per la Regione Panamazzonica ha bisogno di un grande esercizio di ascolto reciproco, specialmente di un ascolto tra il popolo fedele e le autorità magisteriali della Chiesa. Una delle cose principali da ascoltare è il gemito «di migliaia di comunità private dell'Eucaristia domenicale per lunghi periodi» (Documento Aparecida 100, e). Questa Chiesa dal volto amazzonico sa che «essere Chiesa è essere Popolo di Dio», incarnato «nei popoli della terra» e nelle loro culture (EG 115).

La Chiesa è chiamata ad approfondire la sua identità mettendosi in relazione con le realtà dei territori in cui vive e ad accrescere la propria spiritualità con un esercizio continuo di discernimento. In questo tema, la Repam (Rete Ecclesiale Panamazzonica) ha giocato un ruolo fondamentale nell'elaborazione di proposte e nuove linee d'azione.

La Chiesa dell'Amazzonia ha preso coscienza che, a causa delle immense distese territoriali, della grande varietà dei popoli e dei rapidi cambiamenti degli scenari socio-economici, la sua pastorale non riusciva a garantire che una presenza precaria. Una missione incarnata esige di ripensare la scarsa presenza della Chiesa in rapporto all'immensità del territorio e alla sua varietà culturale.

La Chiesa dal volto amazzonico deve «ricercare un modello di sviluppo alternativo, integrale e solidale, fondato su un'etica attenta alla responsabilità per un'autentica ecologia naturale e umana, che sia radicata nel Vangelo della giustizia, nella solidarietà e nella destinazione universale dei beni; che superi la logica utilitarista ed individualista, che rifiuta di sottoporre ai criteri etici i poteri economici e tecnologici» (DAp 474, c).

La questione delle donne

Un'altra priorità è quella di proporre nuovi ministeri e servizi per i diversi agenti pastorali, che rispondano ai compiti e alle responsabilità della comunità. In questa linea, occorre individuare quale tipo di ministero ufficiale possa essere conferito alla donna, tenendo conto del ruolo centrale che le donne rivestono oggi nella Chiesa amazzonica. È altresì necessario sostenere il clero indigeno e nativo del territorio, valorizzandone l'identità culturale e i valori propri. Infine, bisogna progettare nuovi cammini affinché il Popolo di Dio possa avere un accesso migliore e frequente all'Eucaristia, centro della vita cristiana (cf. DAp 251).

Una spiritualità interculturale

La Chiesa e tutto il Popolo di Dio, con i suoi vescovi e sacerdoti, religiosi e religiose, missionari e missionarie, religiosi e laici, è chiamata a entrare con cuore aperto in questo nuovo cammino ecclesiale. Siamo chiamati come Chiesa a rafforzare il protagonismo dei popoli: abbiamo bisogno di una spiritualità interculturale che ci aiuti a interagire con le diversità dei popoli e con le loro tradizioni. Dobbiamo aggregare le forze per prenderci insieme cura della nostra Casa Comune.

Dunque, dopo avere letto questa realtà, ci aspettiamo il documento finale. Secondo mons. Fabene avremo "a breve la stesura dell'Instrumentum Laboris" del prossimo Sinodo del 2019.

 

 

28/05/2019 08:17 Pietro Buttiglione
Riporto, molto in sintonia, da ultima LA DOMENICA delle Paoline:
IL SINODO AVRÀ IL CORAGGIO DELLA PROFEZIA?
Ci stiamo chiedendo quale sarà il cammino che la Chiesa indicherà nel Sinodo per l’Amazzonia. Si presenterà come una “Chiesa in uscita”, capace di ascoltare ed imparare dai popoli ai quali si rivolge?
Avrà il Sinodo il coraggio della profezia denunciando la violenza dei potenti? I testimoni, i martiri ci sono: le vite stroncate e donate di migliaia di contadini e contadine, di Chico Mendes, di Eldorado dos Carajas, di Dema, di Suor Dorothy Stang, di Iramar e tante persone sconosciute ma ben presenti nel cuore del Dio della vita e del popolo.
Avrà il Sinodo il coraggio di ripensare la ministerialità della Chiesa? Continuerà il digiuno eucaristico per le numerose comunità che celebrano il giorno del Signore senza pastori? Vedremo finalmente uomini e donne validi incaricati in ruoli di responsabilità, anche ministeriale e liturgica, all’interno delle loro comunità?
Come vedete, in questo Sinodo per l’Amazzonia si intrecciano molte domande aperte; sono come le vene di un popolo disposto a donare la propria vita, ma anche a supplicare perché il nostro mondo così detto civilizzato riscopra in essi la bellezza e la gioia di vivere nella genuina fraternità tipica di chi è in armonia con la natura.
È urgente «una rivoluzione spirituale e umana», come desidera papa Francesco, dove la Chiesa si metta in ascolto dei segni dei tempi, e, insieme con questi popoli, minoranze umane, cambi stile di vita e stile di essere Chiesa. È tempo di profezia per i popoli, per le loro culture, per la madre terra. Il Sinodo potrà essere una nuova Pentecoste per l’Amazzonia e per tutto il mondo.

Vincenzo Zambello, Fidei donum, Diocesi di Verona



26/05/2019 00:23 ROBERTO CARRASCO ROJAS
Il Sinodo sulla Pan-Amazzonia è, e sta diventando sempre più, un Sinodo che va ben oltre la territorialità su cui è stato determinato. E 'anche vero che non si può perdere la concentrazione di esso, in quanto ciò potrebbe diluire la loro capacità di produrre cambiamenti e prospettive necessaria per rispondere a questa realtà particolare, che entrambi hanno bisogno di conversione presenza modalità ecclesiale in vari aspetti. E 'molto importante che il Sinodo sul piatto non perde la sua rilevanza, pertinenza, in particolare la sua capacità di essere vero annuncio della buona notizia in mezzo a tali circostanze complesse di fragilità e di assenza da parte della Chiesa, la morte per l'aumento espressioni di dominio, distruzione e extractivismo in questo territorio, e l'accettazione necessaria e il riconoscimento della grazia e della rivelazione di Dio in mezzo alla diversità culturale dei popoli indigeni e le altre comunità e come vivono la loro speranze e resistenza a rimanere come popoli.
Quindi, è chiaramente un Sinodo in tensione tra poli o estremi complementari. Questa è una grande sfida, ma è anche una vera occasione per il necessario e desiderato cambiamento nella Chiesa e nel suo modo di essere nel mondo. Un grande e vero segno che da speranza è la presenza di un grande numero dei vescovi della regione Pan-Amazzonica chi sono stati presenti nel proceso di dialogo, ma sopratutto, con un sincero atteggiamento di ascolto.
Il Sinodo è un Kairos per tutta la Chiesa. Sono nuovi cammnini che si approno verso un volto amazzonico e indigeno che ci sfida. Per arrivare a quello bisognamo tutti da una coversione ecologica, già su questo Papa Francesco ha parlato nell'enciclica Laudato Si. Nonostante ciò, c'è un gruppo dentro della Chiesa che fino adesso non hanno capito il messaggio di questo Sinodo. È importante vedere quesro segno dei tempi, si tratta di una RIFORMA CHE È ATTUALE. Una riforma dove centralità e sinodalità si vedranno insieme.



25/05/2019 04:54 Francesca Vittoria
È' altresì necessario sostenere il clero indigeno e nativo.........Se la Chiesa e Madre, la cosa primaria che una madre sente di fare e scoprire il proprio figlio, perché non esiste un uno uguale all'altro, la madre ha predisposizione più ravvicinata, crea e adotta quel dialetto che è compreso dal figlio, e rispondente al desiderio di essere riconosciuto dalla persona nella sua singolarità, è amore materno. Per questo ha intuito bene quel Papà? Che di Dio dice sia pure materno, del resto non può che essere così, se "uomo e donna" diventano una cosa sola nell'amore e per l'amore,; anche per questo discendere così dall'alto, il nato, o nativo, sin dall'inizio ha bisogno di due figure umane, uomo-donna, , che insieme sono luce di quello divino. Andate e predicate il Vangelo fino ai confini della terra. L'Amazzonia sembra diventare attraente territorio per sfruttamento di risorse , i suoi abitanti possono soffrire a subire cambiamenti di vita, avere bisogno di aiuto. E chi se non i volontari, una chiesa che soccorre, che ha per mandato di raggiungere chiunque chieda aiuto, può rispondere? La Chiesa ha per Pastore oggi Papà Bergoglio con i Confratelli checondividono questa missione materna! Dove uomini e donne rappresentano l'Amore che è dal divino.per il genere umano, per la persona umana La Chiesa ha per missione di rispondere alla richiesta di aiuto, cristianamente prende in carico la sofferenza dell'umanità, vuole renderla libera dai lacci di chi la vuole fare schiava a un potere che non significa Amore verso un fratello, quell'Amore che Christo stesso ha dimostrato per la Chiesa dando se stesso e che anche la sua Chiesa ha la missione di Tenere alta la Sua luce a fare luce condurre a salvezza il mondo .
Francesca Vittoria



24/05/2019 11:24 Pietro Buttiglione
Apprezzo molto l'impostazione!
Gradirei sapere da te quali sono le posizioni della Chiesa locale cioè dei Vescovi
Grazie!



24/05/2019 10:06 ROBERTO CARRASCO ROJAS
È importante avere consapevolezza che il Documento di lavoro che si ha presentato e approvato nell'ultima riunione del Consiglio pre-sinodale ci presenta tre parti che affrontano i seguenti argomenti: la voce dell’Amazzonia intesa come ascolto di quel territorio, l’ecologia integrale e la Chiesa con volto amazzonico. Questi sono i tre fondamenti per il dialogo e discernimento nel prossimo Sinodo 2019.


22/05/2019 09:19 Maria Teresa Pontara Pederiva
E speriamo che arrivi: le attese sono molte, dopo tanti interventi, come quelli citati e molti altri, che hanno già offerto un'idea dei possibili contenuti, dove l'ascolto e la valorizzazione della cultura dei popoli indigeni dovrebbero costituire gli assi portanti.


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Roberto Carrasco

Sono Roberto Carrasco, OMI. Missionario tra i popoli indigeni nell'Amazzonia peruviana. Faccio il giornalista. Mi piace scrivere e condividere dell'esperienze e riflessione in questo blog www.eltrochero.com/ (spagnolo) e robertocrblog.com/ (italiano). L'interculturalità è una grande sfida, oggi. 

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