Le domande sull'amore
di Gilberto Borghi e Sergio Ventura | 19 maggio 2019
Come mai Gesù fa coincidere l'identità cristiana nell'amore reciproco e non principalmente nelle cose credute?

Cari lettori, in un tempo di crisi e di frammentazione, difficile da analizzare e, almeno per ora, apparentemente impossibile da sintetizzare, la meditazione personale delle letture domenicali fa spesso risuonare in noi più domande che risposte. Ma, nel momento in cui abbiamo il coraggio di condividere tali domande, scopriamo che esse, oltre ad evidenziare le differenze che ci caratterizzano, sono spesso molto simili, se non identiche, a quelle che risuonano negli altri. Pensiamo perciò che possa essere utile proporvi di sostare un attimo in compagnia di queste domande soltanto, nella speranza che, a vostra volta, vogliate qui condividere quelle che risuoneranno in voi dalla meditazione personale sulle stesse letture. In tal modo, potremmo forse ritrovare le tracce per ricucire le singole differenze e tessere nuovamente, su basi bibliche, quell'universalità, quella 'cattolicità' della fede che oggi molti invocano...

***

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,33-34).

GILBERTO: «Come mai Gesù fa coincidere l'identità cristiana nell'amore reciproco e non principalmente nelle cose credute?».

SERGIO: «Quando ascoltiamo questa έντολή (comandamento? procedura? istruzione? mitzvah/precetto?) di Gesù, la parola 'amore' ha ancora il sapore di novità che ebbe la prima volta, quando la testimonianza ricevuta da un cristiano ci apparve come l'unico luogo in cui finalmente si praticava e si parlava dell''amore' in modo veritiero? Oppure ci siamo abituati alla parola 'amore' e la fatica della vita l'ha resa retorica, dolciastra, vuota, insignificante?».

Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c'era più. E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva: «Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate». E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,1-5).

GILBERTO: «Possiamo ricordare che il comandamento di Gesù è nuovo non nel contenuto (l'amore) ma nel modo (il come si ama)?».

SERGIO: «Abbiamo compreso e riusciamo a concretizzare questo 'amore' come un fare spazio ad orizzonti e realtà rinnovati, nei quali saremo finalmente capaci - gli uni con gli altri - di lavarci i piedi, asciugarci le lacrime, aiutarci a superare lutti, dolori e lamentazioni?».

Misericordioso e pietoso è il Signore, / lento all'ira e grande nell'amore. Buono è il Signore verso tutti, / la sua tenerezza si espande su tutte le creature. Ti lodino, Signore, tutte le tue opere / e ti benedicano i tuoi fedeli. Dicano la gloria del tuo regno / e parlino della tua potenza. Per far conoscere agli uomini le tue imprese /e la splendida gloria del tuo regno. Il tuo regno è un regno eterno, / il tuo dominio si estende per tutte le generazioni (Sal 144).

GILBERTO: «Possiamo ricordare che il comandamento di Gesù è nuovo non nel contenuto (l'amore) ma nella modo (il come si ama)?».

SERGIO: «Abbiamo compreso e riusciamo a concretizzare la 'potenza gloriosa' di questo 'amore' nell'essere misericordiosi, pietosi, lenti all'ira, teneri verso tutti - veramente verso tutti?».

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito» (Gv 13,31-32).

SERGIO: «Riusciamo a cambiare, a trasformare il concetto e le attese di 'gloria' in relazione ad un 'amore' così narrato e praticato - e, forse, perciò prima tradito e subito dopo rinnegato?».

GILBERTO: «Come mai Gesù indica che dare gloria a Dio significa la possibilità di lasciarci amarci da Lui?».

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35).

GILBERTO: «Siamo davvero convinti che dare gloria a Dio inizia riconoscendo il nostro tradimento, cioè rifiutare di amarci reciprocamente?».

SERGIO: «Ci rendiamo quindi conto della contro-testimonianza che potremmo dare quando ora, come cristiani, non ci amiamo o non almeno proviamo ad amarci, soprattutto quando qualcuno di noi appare come un traditore o un rinnegato?».

 

 

20/05/2019 10:40 Francesca Vittoria
Tutte le dieci Parole sono Comandamenti, sono stati coniati su pietra da Dio per l'Uomo di ogni tempo. Sembra che chiamarli "comandamenti" sia un oltraggio alla libertà, al diritto a libertà, ma invece dovrebbero intendersi come "strumento" a libertà. Infatti quando sono stati scritti e sono pertanto Legge cui dare compimento, questi sono vie da seguire, scelte con piena coscienza e volontà della persona che intende avvalersene vivendo queste Parole. Se vengono intese come imposizioni questa è una comoda interpretazione addotta per far apparire Dio come padrone, diverso che come Padre e la Chiesa una Istituzione che sfrutta un potere per fini suoi. Ora qui si analizza il significato di Amore, l'amore cristiano, quello che Cristo il Figlio di Dio è venuto a dimostratare essere del Padre, confermando le 10 Parole , a maggior comprensione dando Egli stesso compimento. Esse dunque, a personale parere, sono e coniugano in tutte la parola Amore, perché ognuno di questi "comandamenti " richiede per viverlo proprio l'amore, e per questo la natura umana dell'uomo non li trova facili da vivere, in quanto convivono anche tendenze diverse in ognuno di noi, che si scontrano, sottoporsi a sacrificare e riconoscere il bene in quello che non vorremmo e lotta quotidiana, tanto più se non si tiene conto di essere dei figli a tanto alto Genitore, o per scelta o per ignoranza. Chi sceglie le vie dell'amore, quello vero delle dieci parole, sa che avrà bisogno di chiedere aiuto, che nella sua vita esiste anche una Persona la quale partecipa e se chiamata soccorre, compie ancora miracoli come è stato quando era il Maestro, il Signore, il Fratello , nato a Betlemme. Non si può dissertare soltanto a tavolino, discutendo sul reading le Sacre Scritture, da amatori, filosofi o studiosi. A convincere sulla fede di questo amore cristiano, a discernere la differenza da ogni altro , non basta parlarne, occorre farne esperienza vissuta. Viviamo situazioni economiche, politiche, di vita per molti difficile, influenzati da teorie su diritti a libertà che attirano i semplici che prospettano risoluzioni ai problemi tutt'i quelli sofferti, salvo poi a restare disattesi. Se si vuol bene si parte dalla verità, si costruisce con la volontà, si attinge dal coraggio nel credere in una Persona, nel confidare nella Sua Parola che è vita oggi, futuro , il suo futuro significa Vita per sempre. Niente di ciò che di bene riusciamo a fare, andrà perduto, tutto sarà gioia immensa, premio. Questo anche è scritto, ma non viene abbastanza creduto, sembra
Francesca Vittoria



19/05/2019 13:58 Maria
Il nostro tradimento e’ come quello di Pietro :rinnegare Gesu’ davanti al mondo, davanti alla serva del grande sacerdote., che oggi si puo’ chiamate ONU o Soros.
Noi tutti oggi rinneghiamo Gesu’ davanti al mondo, prima che il gallo canti, e poi ci autogiustifichiamo pensando che tanto basta “ amare” i fratelli.
No , se rinneghi Gesu’ , non basta amare i fratelli o come si dice oggi essere “ impegnato nel sociale” , il tuo amore o la tua filantropia se prima non ami Dio e’ corrotta all’ origine. Infatti il comandamento di amare il prossimo viene DOPO quello di amare Dio e di amare il prossimo in Dio
Tantissimi sono capaci di essere filantropici, pochi sono capaci di amare il prossimo in Dio. Enessuno che non creda in Gesu’ ha in se’ l’ amore di Gesu’ e la sua potenza di cambiare il male .
Va’ la tua fede ti ha salvato , dice tante volte Gesu’ nei Vangeli, a tanti anonimi che si sono accostati a lui, mentre non dice mai che la bonta’ d’ animo o la filantropia eccezionale abbia salvato qualcuno.
Eterna discussione : e’ la Grazia che ci salva o le opere buone? Noi non possiamo amare veramente il prossimo se la Grazia di Dio non e’ in noi.
L’ amore cristiano e’ sovrannaturale. Lasciamo la filantropia ai massoni e la giustizia sociale ai marxisti.
E ai pelagiani lasciamo il crogiolarsi nella loro autogiustificazione : sono tanto buono quindi mi merito la salvezza,
Noi ci sentiamo come Pietro : traditori di Gesu’ di fronte al mondo. Sentiamo che la Chiesa cattolica oggi si vergogna di Gesu’ e lo tradisce di fronte al mondo , e come Pietro piangiamo amaramente.



19/05/2019 13:19 Pietro Buttiglione
..."percepire quell'amore non più come un comandamento, ma ..."
Studiando la Parola di viene a sapere che la parola "Comandamento" è una pessima traduzione.
Moni Ovadia ( e gli Ebrei) traducono con Parola. E sottolineano che MAI Dio impone all' uomo, neanche l'Alleanza!



19/05/2019 11:08 Maria Teresa Pontara Pederiva
Resto convinta che saremo davvero capaci di amare come Lui ci chiede, solo nella misura in cui sapremo capire "quanto" il Padre ci ha amati e ci ama, nonostante tutti i nostri limiti e le nostre infedeltà.


19/05/2019 10:17 Paola
Gesù ci ha donato lo Spirito Santo: noi secondo me, abbiamo il dovere di cercare quello Spirito per elevarci il più possibile e percepire quell'amore non più come un comandamento, ma come uno stato vitale, una necessità, direi.
Giustamente l'amore si vede nell'azione pratica, e in tutte le epoche ci sono stati cristiani che hanno trasmesso il messaggio di Cristo in maniera meravigliosa, chi più dedicandosi all'azione, chi più al misticismo. Penso che come al solito la verità stia nel mezzo: Gesù viveva e praticava l'amore nel quotidiano, ma non dimenticava il Padre, i due aspetti si devono completare, secondo me, per non accontentarsi mai, ma per mettersi in discussione sempre, perché siamo nullità davanti a quella croce.



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