«Figliola cara, tutti devono mangiare»
di Assunta Steccanella | 08 maggio 2019
Mi sarebbe piaciuto presentare i nonni a chi, oggi, crede che le strategie contro la solidarietà siano nell'interesse del Paese

Quando mi sono sposata (saranno presto quarant'anni) non avevo lavoro, e mio marito con il suo stipendio provvedeva alla famiglia e a pagare le fatture della nostra casa in costruzione. Quindi, per risparmiare i soldi dell'affitto - che non ci potevamo permettere - avevamo deciso di andare a vivere nella casa colonica in cui abitavano i nonni materni, una costruzione di inizio '900, in cui occupavamo due stanze che si affacciavano sulla corte comune. Il bagno era in stalla, per accedervi si attraversava tutto il portico. L'avevano tirato su, in modo molto spartano, mio marito e mio suocero, e avevano installato uno scaldabagno a legna. Non c'erano, naturalmente, termosifoni o acqua calda, e niente telefono. Ma andava bene così, avevamo la prospettiva di terminare la casa nuova, si trattava solo di un breve periodo... che durò due anni e mezzo.

Come dicevo, in altre due stanze abitavano i nonni materni di mio marito, Maria e Natale (sì, si chiamavano proprio così), con i quali i rapporti erano naturalmente molto stretti. Loro, piuttosto anziani, avevano bisogno di compagnia, di qualcuno a cui chiedere aiuto nei numerosi momenti di difficoltà (la nonna si ammalò presto di demenza), io che ero senz'auto passavo lunghe ore, specialmente durante la bella stagione, tra l'orto e il cortile col bimbo, i cani, le galline e i racconti del nonno sulla Grande Guerra e la ritirata del Piave.

La spesa era cosa del sabato pomeriggio, quando mio marito era a casa (naturalmente avevamo una sola auto, che durante la settimana serviva a lui per recarsi al lavoro) e insieme andavamo al supermercato più vicino a riempire il carrello di provviste.

I nonni, invece, usavano acquistare ciò che serviva da un venditore ambulante che passava col suo furgone ogni giovedì mattina. Vendeva un po' di tutto, dal pane al formaggio, dallo scatolame ai detersivi, non mancavano qualche cipolla e un poco di aglio. Fare la spesa da lui era certamente una comodità, ma i prezzi erano piuttosto salati, tanto che io vi ricorrevo solo in caso di necessità, quando avevo dimenticato di rifornirmi di qualcosa di essenziale, magari il latte, o lo zucchero ...

Una mattina lo avevo chiesto, alla nonna: "Nonna Maria, ma se avete bisogno di comprare molte cose, basta che facciate una lista, quando andiamo al supermercato sabato vi portiamo a casa tutto, risparmiereste molto!"

La nonna mi aveva guardato sorridendo, e aveva detto una cosa che non ho più dimenticato: "Tosa cara, gà da magnar tuti" - figliola cara, tutti devono mangiare.

Confesso che subito non avevo capito cosa intendesse. Così lei mi aveva spiegato che è responsabilità di quanti hanno il necessario non pensare solo a se stessi, e che non è corretto guardare solo al proprio risparmio, piuttosto va consentito a tutti di lavorare. "E poi - aggiungeva - consentire a tutti di stare bene fa stare bene anche noi, perché quando si diffonde la fame, le zé bote e lòra stemo male tuti (sono botte e allora stiamo male tutti, ossia la pace sociale si spezza e tutti ci rimettiamo)".

La nonna Maria e il nonno Natale non avevano concluso la terza elementare. Lui aveva lavorato come stagionale nei campi, lei come operaia in una cartiera, e avevano cresciuto sei figli nella povertà. Ma, forse anche perché avevano attraversato due guerre mondiali, avevano il cuore aperto alla carità, sapevano distinguere ciò che ha davvero valore, e riconoscere nel bene comune la prima garanzia anche del proprio bene.

Mi sarebbe piaciuto presentare i nonni a chi, oggi, crede che le strategie contro la solidarietà siano nell'interesse del Paese.

La perderanno comunque, questa guerra, in un modo o nell'altro.

 

 

13/05/2019 01:07 Francesca Vittoria
Comunque a restare aderenti al ragionamento insito nella risposta data dalla nonna a quell'epoca "i ga da magnar tuti" intendendo giustificato sia il comperare i viveri da quel venditore che glieli portava fino a casa così da distante e anche per questo servizio che costassero di più! Era accettabile la iniziativa del venditore e di pagare di più l'acquisto per la comodità di avere i viveri a casa ; tenuto conto che viceversa per loro voleva dire fare strada a piedipiedi. O in bicicletta a quel tempo, per andare al paese.
Devo anche constatare che così pensando, la nonna ha rivelato una mentalita pratica, moderna , che già precorreva il tempo , quello di oggi, naturale. Infatti oggi acquistiamo molte cose on line, in questi giorni addirittura abbiamo riders che in bici, altro che carretto! sfrecciano in bicicletta a portare piatti caldi cibo pronto in tavola, a domicilio, . Al sabato sera, sono così numerosi che sembrano i postini di ieri, tutti con un borsone caldo in spalla, stesso servizio, mi sembra anche avanzato visto il cibo bello e pronto, da non dover affaccendarsi in cucina a cuocerlo. Un giorno avevo acquistato dei fiori al mercato, erano così irresistibilmente profumati che anche il ragazzo mendicante di colore all'angolo ha detto che belli, io glieli ho avvicinati e poi non ho potuto fare a meno di dargli moneta, subito si è fatto premura di tenermi aperta la portiera dell'auto . Come sarebbe più giusto dare loro un dignitoso lavoro! E come è degradante essere costretti a chiedere o aspettare carità!. Meglio fare il carrettiere, il rider o qualsiasi altra cosa, ma non essere giovani, che magari hanno emigrato per una vita migliore e si trovano a stendere un berretto Chi può, abbia il coraggio di offrire loro un po' di lavoro, giustamente remunerato perché come. Ha detto la nonna"i ga da magnar tuti"
Francesca Vittoria



11/05/2019 09:04 Sara
E in ogni caso nel 2019 con un pizzico di apertura mentale in più si può essere comunità anche online..


11/05/2019 09:01 Sara
Il focalizzarsi sul carretto di una volta può dare un'immagine "pucciosa" della giustizia.
La dottrina sociale invece è a 360 gradi, o almeno lo era fino a qualche anno fa.
Le sfide sono enormi e il mondo cambia in fretta.



11/05/2019 07:34 Pietro Buttiglione
Dato x scontato che non riusciamo a cambiare il corso dei cambiamenti...
Cerchiamo almeno di dare il giusto significato al carretto di beni che girava x le campagne e al bicchiere sempre pronto per il viaggiatore di passaggio, nella masseria di nonna Angelina..
Com-unione
Bene-ficienza
Chiamatela come volete ma chiediamoci se oggi si può fare e in quali forme.



10/05/2019 21:00 Sara
Facciamo la magra figura dei nostalgici bucolici fuori tempo massimo.


La dottrina sociale della Chiesa non è affatto nostalgica e bucolica, puoi fare spesa nel negozietto sotto casa come nella grande distribuzione l'importante è ricordarsi della destinazione universale dei beni (nulla di ciò che possiedi è solo tuo) e richiedere un minimo di rispetto per la dignità di tutti, lavoratori compresi.

La prima forma di redistribuzione in ogni caso è il pagamento delle tasse.



10/05/2019 17:49 Fabio
Giusto. La dottrina sociale cattolica lo ripete da tempo: non c’è bene di ciascuno senza bene comune. Bella testimonianza.


10/05/2019 16:51 Giuseppe Risi
Ma davvero siamo convinti che abbia un qualche senso oggi, in cui le logiche e le modalità della distribuzione commerciale sono completamente cambiate e si va verso la crisi della grande distribuzione in favore dell'e-commerce, rimpiangere i tempi lontani in cui la facevano da padroni i negozietti di quartiere e i venditori ambulanti? Facciamo la magra figura dei nostalgici bucolici fuori tempo massimo.
Certo, capisco che il post aveva il senso di far rimpiangere lo spirito della solidarietà vissuto dai nostri nonni, ma l'esempio è molto poco calzante.
Altrimenti continuiamo a confermare lo stereotipo secondo cui la dottrina sociale della Chiesa propone una idea della solidarietà (vicina all'assistenzialismo) che nulla a che fare con l'economia, che non può invece prescindere dallo sforzo di allocare in modo efficiente le risorse disponibili. O facciamo lo sforzo di intendere la solidarietà come una componente necessaria dell'efficienza economica, o facciamo solo dell'accademia vuota e inconcludente.
Esagero?
GR



10/05/2019 16:30 Lorenzo Pisani

Quanto racconta la mia amica Assunta, tanto lontano nel tempo e nello spazio, mi suona straordinariamente familiare.
Sono io quello di casa fissato con i supermercati e poi la "fidelizzazione" (leggi: tornare sempre negli stessi negozi).
Con buone intenzioni, da parte mia: in tempi di precarietà, non disperdere troppo le risorse.
Fa sistematicamente controcanto mia moglie, esattamente con le parole che riporta la mia amica Assunta.
Una sapienza che sa di Vangelo e che evidentemente scorre sotterranea, valicando tempo e spazio.
Oltre il merito della questione (le prassi redistributive spontanee e soft), questo post fa uno strano effetto:
i problemi (ad esempio ciò di cui parlava Sergio Di Benedetto) ci sembrano così grandi, urgenti...
e noi facciamo affidamento su questa sapienza, e sui suoi tempi, facciamo affidamento su questa luce serena e gentile.




10/05/2019 10:41 Francesca Vittoria
Si è fatto molto chiasso riportato dai media circa quella famiglia di Rom cui è stata assegnato un appartamento in una circoscrizione di case popolari a Roma definendo questa famiglia come degli intrusi tra persone perbene, pur avendo tutti i requisiti richiesti dal diritto. A me sembra che sia stato adottato un giusto modo per inserire e finalmente togliere dal l'anonimato e anche da una cattiva opinione persone che invece hanno tanta buona volontà di guadagnarsi la fiducia . È' bene partire da regole di giustizia, significa costruire, un realizzare l'idea di cambiamento , fare futuro. Certo dovranno sopportare delle umiliazioni perché ci vuole tempo a guadagnarsi la considerazione, ma man mano con buon comportamento le cose si possono appianare e intanto una strada nuova è iniziata e ha fatto bene la sindaca a marcare con la sua presenza questo positivo per la città. Quando le battaglie si fanno per il bene dellle persone, (è valido il detto che tutti devono mangiare, ), c'è speranza per tutti, comunità compresa. Purtroppo si assiste a ben altro, a lotte intestine per un prevalere di un potere su un altro e questo comporta non il costruire, ma il demolire, la serenità, il progresso, il perseguire obiettivi a migliorare condizioni di vita di chi è trascurato che diventa anche vittima oggetto su cui inferire, come in certe parti del Paese dove ancora ci sono povertà (mancanza di scuole, asili, ) incredibile a saperlo ora che si spendono miliardi per un surplus come i voli extraterrestri, mentre ci sono bambini cui è impedito l'accesso alla cultura, cui manca di assicurare il vitto quotidiano, il lavoro al genitore, la dignità di vivere, fili d'erba calpestati, magari dei futuri Leonardo da Vinci , o Papà , !!, o semplicemente lavoratori componenti una comunità serena, che ringraziano Dio di esistere, anziché no. "I ga da magnare tutti", è un pensiero che ha radici profonde, cristiane, quando la criticata religione cui oggi molti irridono, era sentiero dove un popolo sapeva essere sicuro, dava certezza, infatti si riconosceva al prossimo e con giusto slancio una solidarietà a sostenere e dare appoggio a chi faceva fatica o a sostenere iniziative di mercato utili alla collettività. Io do molta importanza ad acquistare direttamente quanto mi serve dal contadino che viene in città alzandosi alle tre per portare i prodotti del suo orto, si crea un contatto costruttivo e umano, tanto che l'idea di Un Petrini di terra madre, ha spopolato è diventata contatto che ha messo radici diventando internazionale, stimolando a custodire i frutti come in origine, una natura che sembra il mercato abbia ridotto fino a far sparire le varietà in origine esistenti. Il mercato libero di cannabis e altre erbe similari, per contro, fa paura, si dovrebbe obiettare sul suo smercio pretendendo verità di informazione da studiosi di medicina,sugli effetti che possono essere negativi collaterali, al bene della persona umana, pensiamo a quanto di pericolo la dipendenza può creare per dei giovani!! Forse che è bene dover costruire per loro centri di recupero? Anziché di cultura? Ecco come lo stesso pensiero della nonna, trisavola, non può trovare accoglienza in questo mercato, neppure se in certi paesi costa sudato lavoro da contadini per coltivare certi frutti della terra!,!Anche su questo la Chiesa dovrebbe esprimersi, e la saggezza nostra pure


09/05/2019 09:54 Sara
La dottrina sociale della Chiesa si occupa da più di 50 anni delle tematiche legate alla globalizzazione e allo sviluppo sostenibile.
Dalla pacem in terris e dalla populorum progressio fino alla Caritas in Veritate.


Diceva il concilio: non sia dato per carità quello che è dovuto per giustizia, altrimenti è capitalismo compassionevole.



09/05/2019 09:34 Paola
Certo il respingimento di persone che hanno fatto un viaggio tra mille problemi fa male, però non credo che il porto aperto risolva il problema africano, perché quel porto prima o poi dovremo chiuderlo, se non si vuole il caos totale nella nostra società. Io non credo che questi ragazzi siano parassiti, ma siano vittime esattamente come noi di chi vuole una umanità sfiancata, debole e divisa e gioca a metterci gli uni contro gli altri, esattamente come in guerra.
Non per niente l'autrice conclude dicendo che "la guerra la perderanno", ma a mio parere chi pensa di risolvere i problemi con l'elmetto in testa, ha già perso in partenza, perché ci vuole buona volontà nel capirsi, e la solidarietà vuol dire prendersi cura dei problemi degli altri, e a volte gli altri sono anche quelli cattivi ed egoisti, anche questi hanno bisogno di compassione e carità cristiana, e vanno rassicurati se per caso hanno paura di tornare indietro, perché il passo del gambero non si addice all'uomo, che vuole andare avanti, se no si ribella.
Mi piacerebbe che chi ci governa, non solo in Italia, la smettesse di parlare per slogan e provasse a risolvere il problema alla radice, perché non si aiuta un continente togliendogli qualche milione di persone, tra l'altro quelle giovani e con più possibilità, almeno là, vorrei che si combattesse per questo, dovremmo imporci tutti perché gli organismi internazionali prendessero veri provvedimenti non sempre e solo dettati dal tornaconto economico, sarei disposta a pagare di mia tasca se sapessi che quei soldi servono per aiutare davvero le persone, ma come al solito sogno, e andiamo avanti a farci la guerra: porti aperti e porti chiusi, illudendoci tutti di avere la coscienza più a posto del nostro fratello.



09/05/2019 05:33 Francesca Vittoria
Circa i giovanotti africani chiediamo conto al nostro governo, a quel governo litigioso, inconcludente(almeno a livello di popolo non si vedono migliorie) non si capisce cosa governa. Infatti viene di pensare che ogni immigrato serva non per la persona da inserire incorporare nella società di un Paese, ma che egli sia una "rendita, quei 35 euro pagati dalla C.E. a ospitarli, ma quasi apolidi, senza sapere la loro collocazione nelle comunità , senza fissa dimora in balia di se stessi, o con la possibilità a diventare cittadini? E se fosse così, è giustificato che siano a fare la fila nell'ora dei pasti vincenziani con tutti quei nativi senza lavoro, ma che vita e quale il loro futuro se non trovano un lavoro , ma solo a beneficiare di carità privata ma non diritti riconosciuti come casa e lavoro da renderli autosufficienti ? Però a tutto questo così come sembra, certamente si dovrebbe dare un assetto più giustificato alla loro situazione. Così rimanendo la precarietà si originano proteste tra poveri, disordini, una vita per tutti segnata anche da fatti criminosi , a causa di condizioni per tanti inaccettabili sopratutto nelle città. Che tutti debbano mangiare, è un dato di fatto, ma anche non implica soltanto come si fanno acquisti, mercato libero, ma anche cosa viene venduto, con pagamento delle tasse dovute o in nero? anche lì vale "debbono pur vivere",? Ha senso che non vi siano regole governative a chiarire di presenze nel Paese, quasi clandestine che però lavorano sfruttando le necessità dei richiedenti, come nel caso di assistenza persone anziane sole, senza garantire un servizio che richiede certi requisiti, né i termini di contratto stipulato tra le parti , un contratto non riconosciuto. Io credo che così stando le cose non si ci si prende cura né si assume responsabilità e trattandosi del bene delle persone sia cittadini che migranti, e ormai davvero necessario a livello istituzionale si vada a chiarire per la serenità e dei nativi e dei nuovi residenti.


08/05/2019 18:13 Mauro Antonio Calo'
Chiesa Padana , Celtica o Ariana?


08/05/2019 17:48 Maria
L’ insegnamento della nonna e’ completamente diverso da quello che si sente dire oggi: tutti devono mangiare, se lavorano od offrono qualcosa. Certo , verissimo. Chi non e’ d’ accordo? Anche io preferisco rivolgermi ad un calzolaio che ancora lavora e il cui lavoro di risuolature delle scarpe costa quanto il comprare un paio di scarpe nuove fatte in Cina. Preferisco dare i soldi e risuolare le scarpe vecchie che comprarne di muove proprio oerche’ “ tutti devono mangiare” non solo le multinazionali come Nike o Adidas, e’
importante che anche piccoli artigiani locali non scompaiano, abbattuti da un globalismo che fa abbassare i prezzi ( e la qualita
Ma invece oggi per solidarieta’ si chiede di aiutare dei “ parassiti” : gente che non fa nulla e che NON HA INTENZIONE DI FARE NULLA ma ritiene proprio diritto essere mantenuti a sb@fo.
Chissa’ se la nonnina di Assunta sarebbe stata d’ accordo di mantenere coi soldi delle tasse degli italiani baldi giovanotti africani a non fare assolutamente nulla tranne guardare lo smartphone! Questa non e’ solidarieta’ e’ apologia del parassitismo sociale e dell’ assistenzialismo deleterio !



08/05/2019 09:05 Maria Teresa Pontara Pederiva
Anche se fatico a comprendere l'esperienza, così diversa, di Assunta, non posso che concordare sullo spirito del post. Il problema è che oggi l'egoismo (o egocentrismo) è diventato l'unico criterio di lettura della realtà e la solidarietà, che per un cristiano si chiama "carità" (che non è elemosina), è ormai dimenticata dallo "Stato asociale", che poi siamo tutti noi, cristiani e non.
E un'altra grande dimenticata è la Dottrina sociale della Chiesa: un motivo in più per trovare il modo di parlarne nelle nostre parrocchie, sui luoghi di lavoro (alla pausa caffè ...), tra le famiglie di amiche. Perché "annuncio" è anche questo: il declinare nell'oggi le parole del Vangelo, o se vogliamo i suoi valori, che sono molto chiari (pensiamo solo a quel Matteo 25 ...). Perché non è un compito solo di papa e vescovi ...



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Assunta Steccanella

Sono nata in provincia di Vicenza nel 1960. Dico spesso che, dopo il diploma, ho frequentato due diverse università: prima, per diciotto anni, l'ateneo della famiglia; quindi, in parallelo, la Facoltà Teologica, dove ho completato il dottorato.

Ho insegnato religione in un liceo fino al 2010. Adesso, oltre alla ricerca, mi dedico alla formazione: sono impegnata in vari modi nella catechesi di adulti e bambini e nella preparazione dei catechisti e cerco di condividere parte di questo lavoro attraverso il mio blog (www.asteccanella.altervista.org). La famiglia però è e resta la mia prima vocazione: mio marito e i miei tre figli sono preziosi, tra mille altri motivi, anche perché mi fanno capire quando la speculazione mi fa staccare troppo i piedi da terra.

 

 

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