Nella letteratura
Dio vuole benedire il nostro quotidiano
di Sergio Di Benedetto | 05 maggio 2019
Forse siamo tentati, talvolta, di rinchiuderci nel nostro quotidiano, di tornare all'inizio, di sperimentare il limite della mancata creazione della creta. Ma lì può entrare il Risorto

Il brano che la liturgia ci offre questa domenica mi fa sorgere sempre una domanda: perché i discepoli tornano a pescare? Perché tornano alle loro antiche occupazioni, dopo aver visto il Risorto? Perché tornare al punto di partenza, ora che il Cristo era risorto dai morti ed era apparso nella sala del Cenacolo, e poco prima aveva invitato Tommaso a 'toccare con mano'?

Avrei tante ipotesi in testa... una mi piace, più di tutte, perché mi offre consolazione: i discepoli tornano al loro quotidiano perché ancora non hanno capito la portata di quello che è accaduto e così, presi forse dal dubbio, dal timore, dalla nebbia, tornano a fare quello che sapevano fare: pescare. Ma lo fanno in gruppo: sono sette su quella barca, numero quanto mai simbolico. E in sette sperimentano il fallimento, la fatica consumata inutilmente: la rete è vuota. Sterilità di una vita che torna al punto di partenza senza fare tesoro del cammino fatto, tanto per il singolo quanto per il gruppo.

Ma questa, lo sappiamo, è una tentazione che ogni cristiano corre: tornare là da dove si è partiti, tornare dove siamo qualcuno, dove sappiamo fare qualcosa, dove abbiamo qualche sicurezza che ci tranquillizza, o ci narcotizza. Di questo quotidiano rassicurante abbiamo bisogno, anche se abbiamo visto il Risorto.

Ma tornare all'inizio come se niente fosse accaduto non è la strategia di Dio: la rete è vuota. Il talento è sotterrato, non porta frutto: Dio non ci vuole preda della paura.

Gesù non si dà per vinto: anche Lui torna all'inizio, torna alla fonte, e fa rivivere a Pietro l'esperienza della chiamata, l'esperienza della rottura della sua vita con la pesca miracolosa nuovamente goduta, in modo inatteso. E, anche questa volta, la reazione di Pietro è tra lo stupore e l'affetto: si butta in acqua, perché c'è qualcuno che lo attende e che vuole incontrare subito.

Noi crediamo in un Dio vivo che ogni volta, misteriosamente, ci viene a riprendere quando ci chiudiamo nel nostro quotidiano di sicurezze, quando torniamo alla nostra casella iniziale, come in un gioco dell'oca di timori, incertezze, paure. Ma Dio non si scoraggia: ci fa sperimentare di nuovo una rete piena di pesci, e di nuovo ci chiama a non fare come se nulla fosse accaduto: se qualcosa è successo, non può essere ignorato.

Ma non finisce qui: Gesù non condanna il quotidiano, solo vuole che questo sia abitato con lui. Trovo di struggente bellezza la scena di Gesù che fa trovare ai discepoli della brace con del pesce e del pane: è già pronto ciò che può saziare. Ma, sorprendente azione del Risorto, c'è un invito per i discepoli: «Portate un po' del pesce che avete preso or ora». C'è un quotidiano benedetto che richiede la nostra collaborazione: un fuoco è già acceso, ma il pasto, per essere vero, necessita che anche noi portiamo il frutto della nostra vita. Trovo commovente e liberante questo gesto di Gesù: chiede che su quel fuoco si posi anche la vita dell'uomo, il frutto del talento donato, dell'impegno, della fatica.

Il Dio cristiano ci vuole al suo fianco: non domina, ma libera, e libera chiedendo di lavorare insieme, di camminare insieme, di vivere insieme. Tutto quello che ci chiede è di portare quel poco che siamo sul fuoco da lui acceso, e condividere il momento della tavola.

È un episodio che mi richiama alla mente una breve poesia di Antonio Machado (1975-1939), uno dei più grandi poeti spagnoli.

In Campi di Castiglia (1912), nella sezione Proverbi e cantari, al numero 38, trovo questi quattro bellissimi versi:

Dici che nulla si crea?
Vasaio, alle tue stoviglie.
         
Fabbrica il tuo vaso
e non ti preoccupare
se
non puoi fabbricare la creta.

Pietro, i discepoli, noi: siamo chiamati a 'fabbricare le nostre stoviglie', a collaborare alla creazione di Dio. L'uomo non è creatore, egli non può da sé creare la creta; egli può sperimentare la rete vuota. Ma quando il nostro quotidiano si apre alla parola del Risorto, ecco che la rete può contenere molti pesci, ecco che il vasaio può fabbricare il vaso e le stoviglie, per sedere alla mensa.

Forse siamo tentati, talvolta, di rinchiuderci nel nostro quotidiano, di tornare all'inizio, di sperimentare il limite della mancata creazione della creta. Ma lì può entrare il Risorto, lì possiamo metterci al tornio e, con la creta che Dio ci dona, plasmare il nostro vivere: così, il tempo di Dio richiede il tempo dell'uomo, l'azione di Dio richiede l'azione dell'uomo.

Allora, non sarà un tornare all'inizio, ma sarà un abitare il proprio quotidiano con lo Spirito che dà vita e plasma vasi per sedere a tavola insieme: uomini e Dio.

E lì, ancora, scenderà la sua benedizione.

 

 

07/05/2019 04:05 Francesca Vittoria
Si,Cristo era risorto, si è fatto vedere più volte a cancellare dubbi ma la cosa, il fatto era troppo grande, come quando si assiste a qualcosa di troppo diverso e diciamo"incredibile" esprima e di quella idea, fino a un'altra volta. Di certo non avevano capito che per loro non sarebbe stato una storia chiusa ma da continuare, non avevano ancora pensato che non erano più pescatori di pesci, ma che Gesù aveva preparato per loro una professione nuova, di fede, dovevano diventare pescatori di "uomini"' Portare a Lui dei nuovi credenti in Lui. Hanno però tutta la mia comprensione, perché non è facile credere sempre che Lui c'è, è presente, senza vederlo, per sentito dire, quasi neppure i miracoli pur sanciti, realmente accaduti non sono sufficienti a interrompere il nostro quotidiano, come loro, gli apostoli, torniamo alle cose solite, ci ricordiamo nelle difficoltà, proprio come loro, non prendevano pesce malgrado tanto lavoro e fatica. Quando ascoltano il consiglio" gettate le reti dall'altra parte" ah, che bello,allora sì, uno di loro per questo riconosce che era Gesù, Pietro si butta a raggiungerlo memore di Lui con il quale aveva passato tanto tempo vedendo e ascoltando quello che aveva loro detto e anche se malgrado non lo riconoscessero uguale nell'aspetto, però sapevano che era Lui , ..prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.... Così la Chiesa ripete questo gesto, ripete le parole, ma chissà quante volte Gesù si rivolge a noi domandandoci se lo amiamo, seguiamo quando siamo tutti presi dalle nostre cose senza pensare a Lui! Naturalmente risponderemmo lo stessa conferma senza accorgerci che magari non lo abbiamo considerato presente. Però anche a noi compare per il fuoco acceso e il cibo pronto, ecco la cosa cara, se guardiamo a certe cose come sono andate voltandoci indietro, e diciamo :"ringrazio Dio che è andata così, poteva essere cola', oppure "insperatamente, ho superato.....ecco che notiamo esserci stata la Sua presenza. Il Risorto esiste e questo ci infonde speranza, coraggio anche se ...siamo così abbiamo fede in Lui.
Francesca Vittoria



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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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