LO SCATTO
La paura da abitare
di Davide | 28 aprile 2019
Tommaso è l'unico che fa esplicita la richiesta di abitare quella ferita di Gesù, la volontà di imparare a vivere le contraddizioni dell'uomo come lui lo ha fatto

Il vangelo di oggi è spesso interpretato come l'abbandono dell'incredulità e della paura per abbracciare la fede. Ma esiste davvero una fede senza paura? Una umanità senza contraddizioni?

"La paura conduce al lato oscuro" dice il Maestro Yoda

Il maestro Yoda ha ragione: cedere alla paura significa aprire le porte verso quel luogo di tenebre che non accoglie la luce. (Gv 1,5) L'esperienza di ogni giorno però mostra chiaramente quanto sia difficile non provarla. Emanciparsi da essa non solo è una grande utopia ma è la cosa più lontana che ci sia dal nostro modo di rapportarci all'esistenza. È per questo motivo che la paura provata dai discepoli non deve stupire: essa fa parte di una sana dinamica del vivere. Vivere è oscillare tra il mattino della resurrezione e la sera della paura, tra l'esser fuori dal sepolcro e il rinchiudersi volontariamente. Il cenacolo altro non è che un sepolcro dell'intimità nel quale Gesù decide nuovamente di passare attraverso e di porsi al centro. L'annuncio di Maria di Magdala avrebbe dovuto riempire i discepoli di uno slancio vitale eppure la paura li rende immobili a qualsiasi relazione. Ma è quindi a Gesù che spetta, come all'inizio della storia dei discepoli, fare il primo passo.

A stupire è la modalità con cui Gesù entra in questa dinamica: porta la pace. Questa pace è innanzitutto la Shalom ebraica, un concetto che - come scrive Alberto Maggi - indica "ciò che concorre alla piena felicità degli uomini". Perciò non si tratterà di essere felici senza paura ma essere felici nella paura, o meglio, imparare ad essere beati (la declinazione di felicità per Gesù) nella strada che conduce ad abbracciare la propria, se pur fragile, umanità. Per questo è necessaria una grazia, lo spirito, che Gesù infonde con lo stesso afflato del Dio creatore in Genesi. Questo spirito riporta l'armonia del giardino, riporta al centro la vita ancor prima della morale, riporta l'uomo al centro dell'uomo stesso.

Gesù non ha paura a mostrarsi, a farsi vedere. Vedere è per l'autore del testo un verbo fondamentale: il suo vangelo è costellato da esperienze di guarigione della vista. Si comprende così perché non basta l'annuncio di Maria di Magdala: i discepoli possono riconoscerlo Signore solo nel momento in cui vedono quella stessa umanità che loro vivono, irta di difficoltà, attraversata in pienezza da Gesù. Se anche i discepoli vedono e poi credono, che differenza c'è tra Tommaso e gli altri? Basta appiccicargli l'etichetta di incredulo?

Eppure "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo". Tommaso è l'unico che fa esplicita la richiesta di abitare quella ferita di Gesù, la volontà di imparare a vivere le contraddizioni dell'uomo come lui lo ha fatto. Abitare l'umanità è "coltivarla e custodirla", ammirare ciò che non si comprende e che genera paura e allo stesso tempo ciò che ci riempie il cuore di gioia. È vero, c'è stata la morte, ci sono stati sangue e chiodi, ma non c'è altro luogo in cui imparare ad essere felici se non in questo giardino, in questa vita, in questa umanità.
"Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto". Gesù non risponde "Se crederai allora vedrai" ma "Credi e vedi"; credere è il modo di vedere la vita dentro la morte, Dio che vuole fare un cammino con l'uomo e condurlo ad essere davvero sé stesso, di abbracciare la felicità nelle contraddizioni del vivere. Essere increduli significa essere umani, ma questo è l'unico luogo in cui Gesù ci dice di poter essere felici.

Mondo di sofferenza:
eppure i ciliegi
sono in fiore.

Kobayashi Issa (1763-1827)

 

Davide, 26 anni, della provincia di Milano, è studente di scienze religiose e insegnate di religione

 

28/04/2019 13:53 Pietro Buttiglione
Sia fatta la Tua volontà, o Signore.


28/04/2019 12:39 Paola
Non avere paura significa avere fiducia nella Vita, in definitiva si può chiamare fede, fidarsi di Dio, nel suo amore, che a volte sceglie strade che non capiamo, a cui ci ribelliamo, ma forse sono quelle giuste per noi.
Questa contraddizione ci anima, ci tiene in fondo vivi, e nella tensione tra la paura e l'affidamento, quello che ci fa andare avanti è poi il coraggio, che vuol dire mettere il cuore in quello che facciamo, perché a volte il troppo ragionare ci tiene fermi, e lasciarsi guidare dai sogni a volte aiuta a mettere le ali.



28/04/2019 06:13 Francesca Vittoria
Tommaso lo si può vedere come l'uomo che non ha conosciuto Gesù in persona, L'apostolo vuole toccare per essere convinto che è proprio Lui, l'uomo che prima ha conosciuto vivo, poi che ha visto inchiodato alla croce, morto posto dentro il sepolcro, pianto anche. Chiunque anche oggi, sarebbe timoroso a crederlo di nuovo vivo in carne ed ossa, immemore che il Maestro già giorni prima aveva annunciato che sarebbe morto ma poi dopo tre giorni sarebbe risorto(come aveva detto). La sua incredulità, a me sembra, non dettata da uno stato di paura, ma una esigenza di maggiore sicurezza. Gli altri lo avevano già visto ma avere notizia da loro non gli bastava, doveva fare esperienza in modo personale, toccando con mano quella realtà nuova, straordinaria, difficile da pensare allora. Una realtà così nuova da far credere che effettivamente non solo era redivivo ma anche circa la sua divinità di Figlio di Dio, caso mai ci fossero ancora dubbi e non bastassero i miracoli e le prove già rima della morte. Per credere sembra una esigenza umana, naturale il vedere e il tatto a convalidare in sicurezza che la cosa è proprio quella, così che si tratti proprio di quella persona senza ombra di dubbio. "Qua la mano" si vede ancora oggi in uso quando si vuole assicurare di mantenere quello che si promette. Se poi a crederlo siamo noi senza averlo visto, trovo che Tommaso è uno di noi, . La fede non è una idea inconsistente, per credere a certuni è necessario provare, le verità che il Vangelo invita a credere e come se non mettendole in pratica? Quando uno si trova a sperimentare momenti difficili, può anche provare un vuoto di fede, o alche ritrovarla, tante e varie sono le situazioni in cui una persona si trova a vivere. Gesù Cristo, è scritto che è apparso tante volte e a molti, Lui aveva provato a essere uomo e la natura umana la conosceva, sapeva come siamo fatti e che di Lui si doveva tramandare la conoscenza per secoli . fino al suo ritorno. È comparso ancora a person scelte, certi santi, a confermarsi presente come noi lo crediamo sotto le specie del pane e del vino. In ultimo, mi viene di citare anche un altro segno da Lui lasciato ai posteri, per chi vuol credere, la Sindone, quel telo che riporta impressi i segni di un uomo crocifisso,sangue vero, misteriosamente rimasti impressi, inspiegabile mistero che si vorrebbe credere con gli strumenti tecnoscientifici, studi di ricerca approfondita. Forse la Fede può manifestarsi per gradi, Gesù ha definito "beati quelli che credono senza averlo visto" è consolante per noi, ma è anche vero che Egli ha dimostrato molta comprensione verso l'esigenza tutta umana di anche vedere , anche ricevere aiuto è un modo di sentire che è vivo ancora è presente .
Francesca Vittoria
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