Nella letteratura
La Pasqua della vita è rimettersi a correre
di Sergio Di Benedetto | 21 aprile 2019
«Se non altro, fino alla fine non ha camminato» vorrebbe come epitaffio Murakami. Una descrizione che vale anche per la fede nata dal sepolcro vuoto di Gesù

 

Se la morte è immobilità, la vita è movimento. Se la morte è paralisi, la vita è viaggio.

Una vita termina con la sosta: così è la scena della deposizione del Crocifisso, che tutto chiude con una pietra rotolata e fissa, nel silenzio di un sepolcro buio, dove un cadavere è stato posto, accompagnato da sgomento, incredulità, paura e dolore.

Sentimenti che viviamo troppo spesso nelle nostre piccole o grandi morti, nelle nostre piccole e grandi immobilità, nelle ferite che ci bloccano, nelle paure che ci inchiodano. La morte, in fondo, è la grande forza che arresta il movimento.

Qui finisce l'umano comprendere, qui si arresta l'umano sperare. Altro, umanamente, non ci è possibile. Perché la morte raccoglie e sigilla: una pietra su una tomba, una pietra su uno scorrere di vita ormai terminato.

Su questo scenario, irrompe l'azione di un Dio che non è per la morte, ma per la vita; un Dio che non vuole la paralisi, ma vive nel perenne movimento del rinnovarsi.

La pietra che chiude è spezzata, la pietra che blocca riprende il suo movimento e torna a rotolare: «la pietra era stata ribaltata». Inversione totale, perché il Dio della vita non ama le chiusure: Egli è dinamismo, e investe l'uomo di questo moto di vita.

Nel Vangelo della Pasqua si trova una costellazione di verbi di movimento: «si recò», «corse», «uscì», «si recarono», «correvano», «corse», «giunse», «seguiva», «entrò», «era giunto». E il tutto, precisa l'evangelista Giovanni, è fatto con velocità e solerzia, ma mai in solitudine: il giovane corre più veloce, ma attende il più anziano per entrare.

Le fede cristiana è una corsa, è vita rimessa in moto dall'inatteso di Dio; il Dio della vita spezza le catene della fissità e dona la forza che sostiene il passo... un passo dopo l'altro, si esce dal luogo in cui la paura tiene prigionieri e ci si mette sul sentiero verso il giardino della vita. E più si esce, più si corre.

La fede cristiana è fede nel Risorto, cioè in Colui che ribalta la pietra dopo aver visitato il buio; la Pasqua è passaggio dalla paralisi al movimento; il Risorto gratuitamente ci rimette in marcia, gratuitamente ci sprona a riprenderci la vita, gratuitamente ci dice che è dono sentire l'inquietudine, che è dono provare il desiderio di muovere un passo, aumentare la velocità, tendere a una meta che sia luce, pace, sorpresa.

L'importante non è quanto veloce corri, quanta forza hai, quanto tempo impieghi: due sono le condizioni: non stare fermo, non andare da solo.

Al cristiano si può dire che appartiene la corsa e la compagnia.

Sono parole che mi richiamano un libro dello scrittore giapponese Murakami Haruki, L'arte di correre: una riflessione sul legame tra corsa, scrittura e vita. Un libro di considerazioni personali, saggezza pratica, approfondimenti sull'arte di scrivere, il tutto legato con l'esigenza continuamente sentita di correre, di non fermarsi.

Alla fine del volume, scrive Murakami:

Si dica quel che si vuole, ma io sono un maratoneta. Come vengano giudicati il tempo che ottengo in gara e il mio posto in graduatoria, come venga considerato il mio stile, è di secondaria importanza. Ciò che conta per me, per il corridore che sono, è tagliare un traguardo dopo l'altro con le mie gambe. Usare tutte le forze che sono necessarie, sopportare tutto ciò che devo, e alla fine essere contento di me. Imparare qualcosa di concreto - piccolo finché si vuole ma concreto - dagli sbagli che faccio e dalla gioia che provo. E gara dopo gara, anno dopo anno, arrivare in un luogo che mi soddisfi. O almeno andarci vicino - sì, probabilmente questo modo di esprimermi è più giusto.

Se mai ci sarà un epitaffio sulla mia tomba, e se posso sceglierlo io, vorrei che venissero scolpite queste parole:

Murakami Haruki,
scrittore (e maratoneta).
Se non altro, fino alla fine non ha camminato.

Queste righe potrebbero essere una bella descrizione anche della fede cristiana nata dalla Pasqua: il cristiano è un maratoneta, un uomo che si mette a correre alla ricerca di un Dio della vita che rimane mistero, ma mistero che attrae; il cristiano è un corridore che incontra ostacoli, che conosce le fatiche, che, a volte, proprio non ce la fa più. Ma il Dio in cui noi crediamo è il Dio del movimento, non della sosta perenne; è il Dio dell'azione, non dell'inerzia; è il Dio che spinge all'uscita, non quello delle paure che bloccano.

Fratello che sei fermo, sorella che vivi la paralisi: buona Pasqua, che il Risorto ti doni di poter tornare a correre nella vita e che tu possa dire: «Se non altro, fino alla fine non ha camminato».

 

 

 

26/04/2019 18:04 Francesca Vittoria
Ieri 25 aprile festa della liberazione da un regime che ha portato il Paese alla deriva, Ha parlato di quei giorni e di quanto è costato una signora 94 nne, e, ha rivolto calda preghiera al Presidente della Repubblica perché i giovani conoscano, si parli nei libri di storia di quel periodo che è costato tanti sacrifici di vite umane. Sapere è importante proprio per evitare il ripetersi di questi errori, essere a conoscenza per saper discernere quando si è chiamati a scelte politiche. La signora era convinta della lacunosa conoscenza storica, infatti da un sondaggio teletrasmesso,effettivamente gli interpellati (giovani) non sapevano perché 25 aprile festa di che?. ora, può darsi che tutti i nati vengano battezzati, ma questo non basta per definirsi cristiani se non si vive il cristianesimo,. Per questo è necessario conoscere Cristo.per viverlo. L'ambito più vicino, sono le parrocchie, come luoghi di cultura e non solo per le cerimonie religiose, per celebrare riti sacri, prima occorre la conoscenza per una scelta consapevole. Nel tempo sembra si sia dispersa, fino a lasciare un vuoto. Sono convinta come quella signora Francesca, partigiana, che ha corso, staffetta di messaggi, in difesa della Patria ormai a terra! Credo che oggi bisogna prodigarsi così per la Chiesa alla quale si è scelto di appartenere, fare qualcosa per salvare il salvabile e tra le già molte attività light, sembra urgente dedicare tempo alla cultura cristiana, ad approfondirla, per rendere più sicuri i nostri passi nella società , a uscire dalla invisibilità che di fronte ad altri più dettati saperi costringe a essere timidi o a stare in un proprio appartato habitat . La libertà va difesa, ci sono valori che non si barattano pena l'andare incontro a miserie morali e civili, al degrado e anche talvolta la perdita di vita umana. Non dico correre ma certamente "en marche".?
Francesca Vittoria



26/04/2019 10:21 Francesca Vittoria
No, io non credo siamo accumunati a un "prepotere", ma a contrastare il fatto di predicare un Vangelo che accumuna ogni persona per un legame nuovo,non di razza, di cittadinanza, di lingua o tradizione, ma da un essere fratelli, figli di un Dio che indica l'amore come via da seguire per andare incontro a tutte quelle necessità di tanti poveri trascurati, abbandonati, dimenticati. Questo Dio non è soltanto osteggiato li, dove è accaduto il misfatto, ma anche qui da noi è in tante parti altre del mondo. È' un Dio che rispetta la libertà dell'uomo, lo lascia libero nelle scelte, Egli accoglie a braccia aperte chi lo cerca, aiuta, soccorre, predica di servire il fratello nel bisogno, non di farlo proprio schiavo, in nessun modo avvalla il potere, il prevalere, la supremazia, tutte forme esercitate anche per scopi egoistici, . Il cristianesimo, forse è male inteso, come un annullamento alla propria identità, quando estraneo nel luogo, o forse preso a motivo per atti di pura violenza, come sembra si verifichi in molti paesi e continenti diversi. Sembra incredibile come un Vangelo quale è quello cristiano, che predica l'amore reciproco, la dignità della persona umana, che offre, apre alla vita la apre a tutti, zoppi ciechi malati, straccioni abbandonati non importa in quale stato si trovi la persona che chieda aiuto e trova un altro che in nome di Dio aiuta,soccorre,, assicura che quel Dio apre ogni vita a vita eterna, ...con tutto questo questo Vangelo si scontri con tanto odio represso. Credo in un aperto malinteso, che vada chiarito, a tutti i livelli, nei modi consentiti da un aperto dialogo, dove la verità sia possibile essere espressa in rispetto di diritto a civilta. Esiste troppa ignoranza , e anche questa può essere causa di azioni violente. Merita riflettere quale cultura o che si trascura di dare nelle nostre scuole, sopratutto dei primi anni perché non tutti i giovani proseguono lunghi anni di studio e per vivere nella società quale è quella di oggi così avanzata, i principi morali sono cardini da possedere per essere persone capaci a libertà
Francesca Vittoria



21/04/2019 18:36 Pietro
Ho riflettuto sul perché proprio i cattolici nel mondo sono nel mirino..
Indubbiamente attira: perché siamo portatori della scommessa VINCENTE!!!
Ma proprio il fatto di chiese&alberghi di lusso OCCIDENTALI a mio avviso non lascia dubbi:
Siamo nel mirino perché accomunati a colonialismo, usurpazioni, governi fantocci,in una parola a "prepotere". Come x le BR le multinazionali, la Polizia, ecc.
Paghiamo, anzi, purtroppo pagano loro gli errori nostri passati.



21/04/2019 16:38 Sergio Di Benedetto
Le notizie dallo Sri Lanka sono terribili...vero, Pietro... che Pasqua di sangue...


21/04/2019 09:25 Pietro Buttiglione
La morte. Col cuore a pezzi ( già x sua natura...) Per i fratelli dello Sri Lanka leggendoti mi sono sov-venute le parole di Paolo stanotte, verament IT.. noi siamo MORTI con Cristo per....
BP = Buona Pasqua col Risorto.



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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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