Nella letteratura
L'adultera perdonata e la ripresa del cammino
di Sergio Di Benedetto | 07 aprile 2019
Mi piace pensare che Gesù scriva sulla sabbia perché il male che facciamo, se incontra il suo sguardo, è redento e non resiste al soffio del vento. Come ci suggerisce una poesia di Fabio Pusterla

 

Continua, in queste domeniche di Quaresima, l'inseguimento salutare che il Vangelo ci obbliga a compiere sulle tracce della misericordia. Cosa vuol dire essere misericordiosi? Cosa vuol dire peccato? Cosa vuol dire perdono?

Come domenica scorsa, la Parola non si fa trasmissione di trattati, teorie, ragionamenti. No, è una Parola fatta di gesti. Qui, addirittura, Gesù tace, scrive sulla sabbia, e solo alla fine accomuna tutti nell'umana condizione del peccato: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei».

La chiamata in causa è per la responsabilità individuale: il Maestro non nega il peccato, non minimizza, non ignora. Ma chiede un esame individuale: chi non è contagiato dal male? Chi si sente così puro da condannare l'impuro?

Non c'è condanna: il Figlio dell'uomo è venuto per chi era perduto. Egli rilancia, risolleva, salva.

Mi piace pensare che Gesù scriva sulla sabbia perché il male che facciamo, se incontra il suo sguardo, è redento e non resiste al soffio del vento. Perché ci è sempre offerta un'altra occasione, gratuita, inattesa, eccedente.

L'umano è fragile: Gesù sa che la donna ha peccato, ma sa che pure i suoi giudici hanno ugualmente peccato. Lui solo potrebbe scagliare quella pietra; eppure, alla pietra sostituisce la guarigione dell'anima: ««Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più».

Nessun dito alzato, nessuna analisi di cause, conseguenze, azioni, circostanze. Ma un'assicurazione e una raccomandazione. Salvezza, e nuovo cammino.

È un Gesù che rialza e ancora una volta sostiene i passi dell'uomo. Ancora una volta grida: «Forza uomo!». È un incitamento che mi ricorda Forza luna, una poesia di Fabio Pusterla, autore ticinese tra i più originali di questi anni, presente nella sua ultima raccolta, Cenere, o terra, (2018).

In Forza luna Pusterla ricorda gli antichi riti che volevano propiziare raccolti abbondanti e bel tempo sulle campagne, invitando la luna a spuntare ogni notte; di questa mitica e ancestrale usanza dà però una sottile lettura esistenziale:

 

Forza luna! gridava qualcuno nella notte
più nera. Come se anche la luna
potesse dunque soccombere
alle forze del buio, non accendersi più:
anche la luna vicina e distante, luce pallida.

Gridava quella voce nella notte
dei tempi, forza luna! Forse la stessa voce
magica che parlava con l'erba e coi ruscelli,
con la civetta e con l'asino, col vecchio
tronco deforme. Voce
che saliva dal basso, stupida voce ignorante.

Sono passati più di mille anni. Ma anche tu
in certe notti ti senti gridare. Ma sì, forza, vai
avanti, piccola luna, non cedere. Cammina.

 

Dio sta dalla parte dell'uomo; Dio sostiene il nostro cammino, perché sa che ognuno può «soccombere / alle forze del buio, non accendersi più». Cosa volevano fare i giudici dell'adultera, se non spegnere una vita, impedirle di accendersi ancora? E cosa dice Dio, nel grande abbraccio della creazione, nel suo sguardo e nella voce che tutto lega, se non «forza luna!», forza uomo, forza donna, forza piccolo camminatore stanco?

Parafrasando gli ultimi versi di Pusterla, mi consola pensare che Gesù abbia detto all'adultera: «Ma sì, forza, vai avanti, piccola donna, non cedere. Cammina».

Non cedere, cammina... non c'è condanna. Vai, riprendi il cammino, donna caduta.

Il male, se incontra il Cristo, immeritatamente, è scritto sulla sabbia.

 

 

 

 

09/04/2019 11:55 Francesca Vittoria
Sono anche io in accordo con i filosofi che hanno pensato a questa punizione estrema più per insegnare o sottolineare a quelli uomini duri dell'epoca, serva anche ai posteri, quanto era grave la colpa agli occhi di Dio il quale intendeva il matrimonio un impegno di amore da tè nero fede con lealtà, onestà alla promessa, da mantenersi reciprocamente , in quanto era nei suoi disegni costruire l'uomo è anche la società. Con questi ideali la società tutta diventa è asseconda l'obiettivo di un uomo nuovo, che pone l'amore , questo amore, come condizione alla sua vita, naturalmente con quanto da ciò ne deriva il positivo da godere e il negativo che è anche questo inevitabile ma da essere superato sempre . La realtà tutti la conosciamo e la viviamo ognuno secondo le sue scelte. Certamente la parabola è valida anche ai giorni nostri, ci pone e ripropone quello che sarebbe il disegno di Dio per la crescita di un uomo per il suo regno. È un disegno che incontra molte difficoltà per la debolezza della natura umana, la pietra e segno di quanto sia importante per Dio che sia fatta salva la Sua idea di amore alla quale per suo benel'uomo dovrebbe osservare , ma in caso di inosservanza e a Dio che occorre rivolgersi, il Pietoso, il Misericordioso, che anche per il Sacrificio patito dal Figlio, perdona perché vuole che tutte le pecore siano salvate, anche e sopratutto quelle che si perdono. Quindi per tutti è aperta una occasione, rivolgersi a lui anziché lanciarsi strali a lapidarsi l'un l'altro
Francesca Vittoria



08/04/2019 15:18 Maria Teresa Pontara Pederiva
"Come avrei dovuto rispondere al commento di Maria?".
Ma perché mai il commentatore che si firma Sara dovrebbe rispondere a Maria?
Eventualmente, se lo ritiene opportuno, lo farà l'autore del post o, in casi estremi, admin.
E' stato fatto notare più di una volta che qui si scambia un blog - dove si commentano i post, ma per noi autori l'importante è che vengano letti e inducano una riflessione - con un forum o una chat ... Ecco allora questo continuo palleggio incomprensibile per chi scrive i post (anche perché se una volta si vanno a leggere i commenti ci si accorge che, sempre più spesso, ci si sposta dal tema ...).



08/04/2019 13:27 Sara
"Nessuno pensa che la Legge secondo cui l’ adultera avrebbe dovuto essere lapidata era La Legge voluta da Dio. La Legge ebraica era voluta da Dio ! O si pensava fosse voluta da Dio . Era Parola di Dio ! Cioe’ era Dio che aveva prescritto al popolo ebraico di comportarsi così con gli adulteri , cioe’ di lapidarli! Esattamente come oggi in Iran o altre nazioni islamiche gli adulteri vengono messi a morte, seconda la Legge del Corano che si credede voluta da Dio .
Allora uno potrebbe chiedere: gli ebrei del tempo di Gesu’ avevano una Legge , data loro da Dio,a cui dovevano essere ligi, che prescriveva certi comportamenti davanti a certi “ peccati” . Loro seguivano tale Legge, perche’ pensavano, cr3devano fosse voluta da Dio. In cosa dunque sbagliavano? O Diio si era sbagliato a dare loro tale Legge ? O loro avrebbero invece dovuto disobbedire?"



Mi ha colpito questo commento di Maria e mi è venuto in mente di cercare come effettivamente fosse la prassi all'epoca del vangelo. Mi pare che tutto sommato il racconto di Giovanni (il vangelo più tardo, quasi alla fine del secolo) e le testimonianze coeve del Talmud finiscano per coincidere nel rappresentare una prassi "misericordiosa" in tema di pena di morte. Meno male, dico io, che effettivamente:

"In ogni caso, una legge che dice di prendere a sassate una peccatrice, ovviamente da altri peccatori come lei, non mi sembra una legge molto valida, se poi sia Dio a dettare tale legge temo che anche quel Dio non sia tanto valido, di sicuro mal compreso. ."

Come avrei dovuto rispondere al commento di Maria? Sul resto sono d'accordo, mi sembra anche abbastanza ovvio, non ha molto senso fare commenti solo per dire hai ragione.



08/04/2019 13:06 Pietro Buttiglione
Ho una figlia così.
Si ritiene un Calimero e a giustificazione non ascolta e provoca nella speranza di essere bannata x poi: " Visto??"
Hanno solo bisogno di affetto..



08/04/2019 11:47 Sergio Di Benivieni
Sara, ma una volta ce la fa a scrivere pensieri suoi, come dice Pietro, senza abbandonarsi al citazionismo spinto? Non è una gara a chi legge di più!


08/04/2019 09:05 Sara
"Ci tengo a ribadire che l'ebraismo non è come l'Islam" infatti quando ieri Maria ha scritto che quella era la legge di Dio messa in pratica in totale fiducia ho pensato che oggi nel mondo ebraico la lapidazione, a differenza del mondo islamico, è totalmente sconosciuta, e così ho cercato come fosse realmente applicata la legge mosaica 2000 anni fa.

Purtroppo non ho la fortuna di essere nata imparata, per conoscere certi argomenti così particolareggiati devo umilmente mettermi a cercare:

"E' andata cosi maturando, fin dall'inizio dell'esilio, un'interpretazione fortemente mitigatrice e "garantista", atta a conciliare la teorica persistenza della condanna capitale con la subordinazione della sua esecuzione a una serie sempre crescente di presupposti, tanto da far dire che il Tribunale che abbia irrogato, in sette anni (poi saliti a settanta), piú di una sola condanna a morte sarebbe composto da giudici iniqui, e andrebbe pertanto sciolto36. L'impossibilità, o la mancata volontà dell'applicazione della pena ha reso cosi, di fatto, l'esecuzione capitale un qualcosa di meramente teorico, un semplice giudizio morale di gravità della colpa, qualificata come teoricamente meritevole di morte.

Tale interpretazione va quindi a svuotare, di fatto, la sanzione della sua effettività; ma, a sua volta, trova il proprio limite nell'osservanza della lettera. La pena capitale, pur non applicata concretamente, non può essere esplicitamente cancellata come previsione, perché ciò comporterebbe un'alterazione della lettera della Torah, e la Torah non è emendabile. La colpa non viene punita con la morte, ma resta passibile di pena di morte."


http://www.scielo.org.za/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S1021-545X2014000200006#back34


Francesco Lucrezi* Professore ordinário di Storia del diritto romano, Diritti dell'antico Oriente mediterrâneo e Storia dell'Oriente mediterraneo presso l'Università di Salerno

Lo considero più attendibile di Wikipedia quindi penso sia vero che già nel 1 secolo dopo Cristo tali pratiche stessero scomparendo autonomamente.


Ieri sera poi ho pensato che nella Genesi, quindi già all'inizio dei tempi: "Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato."

Quindi nella legge mosaica c'è la pena di morte come ammonimento radicale a non commettere il male, ma c'è anche il divieto di compiere vendette private e una prima protezione del colpevole, principio cardine di ogni ordinamento moderno.

My two cents in tutta umiltà.



07/04/2019 22:32 Pietro Buttiglione
Ci tengo a ribadire che l'ebraismo non è come l'Islam, che addirittura proibisce la traduzione.. Ignorare LE infinite 'interpretazioni' succedute nei secoli è.....
La critica storica loro va a braccetto con la nostra. Ad es qualcuno dovrebbe studiarsene un po' sul Deuteronomio, ma senza riportare qui tutti quello che le capita sottomano ( cosa che proibirei x nn appesantire VN).. bastano al max i link anche se sarebbe sempre preferibile il contributo PERSONALE.



07/04/2019 20:06 Maria Teresa Pontara Pederiva
Sì, cammina, continua il tuo cammino, donna. Ma Gesù ha lasciato a tutti il tempo per recuperare uno sguardo di verità e misericordia, uno sguardo abitato dalla speranza e dalla voglia di un futuro di bene.
"Non ricordate più le cose passate .. ecco io faccio una cosa nuova" scrive Isaia.
L'invito è a deporre anche noi le pietre che ci impediscono di procedere e diventare nuovi. Perché l'invito al cammino, con rinnovata fiducia, è rivolto a lei ... e a tutti noi ... "Ecco io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia: non ve ne accorgete?".



07/04/2019 17:02 Sara
Questo è sicuro però da quello che leggo:


"La severità della pena di morte indicava la gravità del reato. I filosofi ebrei sostengono che lo scopo della punizione corporale doveva servire come ammonimento alla comunità sulla natura severa di alcuni atti. Ecco perché, nella Legge ebraica, la pena di morte è più un principio che una pratica. I numerosi riferimenti alla pena di morte nella Torah sottolineano la gravità del peccato piuttosto che la stessa condanna a morte. Ciò viene affermato dagli standard di prova richiesti per l'applicazione della pena capitale, che sono sempre stati estremamente rigorosi (Talmud babilonese Makkot 7b). Poiché gli standard di prova sono sempre stati così alti, era quasi impossibile per infliggere la pena di morte. La Mishnah (Trattato Makkot 1:10) definisce le opinioni di alcuni eminenti rabbini del I secolo sul tema:

"Un Sinedrio che mette a morte un uomo una volta in sette anni viene chiamato distruttivo. Rabbi Eleazar ben Azariah dice che questo si applica anche ad un Sinedrio che mette a morte un uomo una volta in 70 anni. Rabbi Akiva e Rabbi Tarfon dicono: Se ci fossimo stati noi nel Sinedrio, nessuno sarebbe mai stato condannato a morte."


Tenuto conto che negli Stati Uniti viene ancora applicata nel 2019...



07/04/2019 16:39 Paola
In ogni caso, una legge che dice di prendere a sassate una peccatrice, ovviamente da altri peccatori come lei, non mi sembra una legge molto valida, se poi sia Dio a dettare tale legge temo che anche quel Dio non sia tanto valido, di sicuro mal compreso. .


07/04/2019 16:27 Sara
"Nessuno pensa che la Legge secondo cui l’ adultera avrebbe dovuto essere lapidata era La Legge voluta da Dio. La Legge ebraica era voluta da Dio !"

Su Wiki dice che:

"Secondo il Talmud, quaranta anni prima la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 e.v. – e quindi nel 30 e.v. – il Sinedrio effettivamente abolì la pena capitale."
E che, a causa delle limitazioni fortissime nella prassi (per presenza di testimoni, avvertimento precedente ecc. ecc.) :"Di conseguenza, nell'Ebraismo era quasi impossibile condannare qualcuno di reato capitale.[3]"

Confermato dalla comunità ebraica di Milano.

http://www.mosaico-cem.it/vita-ebraica/ebraismo/legge-ebraica-e-pena-di-morte

Se fosse vero quanto riportato, Gesu nei fatti radicalizzerebbe una tendenza già in atto nel mondo ebraico del suo tempo, (mostrando come sia impossibile avere qualcuno di così irreprensibile da poter emettere sentenza come espressamente richiesto dalla legge stessa).

Non so se è vero, se qualcuno sa chiarisca.



07/04/2019 15:21 Maria
Nessuno pensa che la Legge secondo cui l’ adultera avrebbe dovuto essere lapidata era La Legge voluta da Dio. La Legge ebraica era voluta da Dio ! O si pensava fosse voluta da Dio . Era Parola di Dio ! Cioe’ era Dio che aveva prescritto al popolo ebraico di comportarsi così con gli adulteri , cioe’ di lapidarli! Esattamente come oggi in Iran o altre nazioni islamiche gli adulteri vengono messi a morte, seconda la Legge del Corano che si credede voluta da Dio .
Allora uno potrebbe chiedere: gli ebrei del tempo di Gesu’ avevano una Legge , data loro da Dio,a cui dovevano essere ligi, che prescriveva certi comportamenti davanti a certi “ peccati” . Loro seguivano tale Legge, perche’ pensavano, cr3devano fosse voluta da Dio. In cosa dunque sbagliavano? O Diio si era sbagliato a dare loro tale Legge ? O loro avrebbero invece dovuto disobbedire?
E’ facile oggi , per noi, dare addosso ai farisei e agli ebrei ligi dell’ epoca. Ma i farisei non erano altri che coloro che seguivano la Legge. Dunque la Legge era sbagliata? Dunque Dio si era preso gioco degli ebrei dando loro una Legge sbagliata? E secondo noi, i farisei avrebbero dovuto disobbedire. Facile per noi, dirlo, oggi. Facile per noi prenderci gioco di quelli che che seguivano la Legge.
Il dilemma tragico invece NON E’ QUesto! San Paolo lo ha spiegato bene. La Legge voluta da Dio e’ sempre valida. Ma solo Dio puo’ salvare dalla stessa Legge di Dio .Solo Cristo, che era Dio, poteva salvare l’ adultera dalla Legge. Dio e’ OLTRE,a Legge da Lui stesso promulgata.
Questo significa che la Legge ( oggi diremmo i Dieci Comandamenti) non sono lo stesso essere di Dio. O,tre la Legge c’ e’ la misericordia di Dio. Ma solo Dio puo’ perdonare l’ adultera. Solo Dio e’ oltre la la Legge di Dio.



07/04/2019 11:50 Francesca Vittoria
Cosa volevano fare i giudici dell'adultera.....Hanno pensato che, come oggi, le leggi bastino, siano sufficienti ad arginare le inosservanze, i crimini etc, purtroppo in questo modo una ghigliottina, sarebbe sempre attiva per punire e non sarebbe neppure sicuro mezzo di dissuasione o giustizia ..Infatti Gesù scrive e riscrive che cosa? Che la legge che Lui conosceva andava approfondita? Si dal momento che nessuno ha il coraggio di lanciare la pietra, tutti, chissà si rivedevano peccatori. Però anche se la donna va via impunita il "non peccare più" la segue, il peccato c'era e la legge pure. Oggi, di questa cosa, ritenuta peccato perché comunque e tradire la fiducia, il sentimento, una promessa, nessuno si sognerebbe di tacciarlo "peccato" perché la legge lo ha superato, non è più peccato, non si ritiene di aver offeso nessuno, c'è una libertà che si apre a giustificare ogni esigenza senza porvi coscienza se si offende un'altra persona, ognuno giustifica se stesso, si perdona. "..va e non peccare...." La legge di Dio è stata approfondita da Gesù , e costruttiva sotto ogni aspetto, riabilita perfino ponendo i due ..uomo e donna....sullo stesso piano; non l'essere umano fatto schiavo delle anche proprie tentazioni, non diventato oggetto del desiderio, non usato a propri fini, ma elevato a dignità da uno stato di inferiorità . Un giorno a una donna, moglie, sposa da dieci anni, capita di essere lasciata per un'altra, così dalla sera al mattino...le motivazioni : ha incontrato un'altra e ha fatto famiglia. Quella lasciata non ha ragione a essere offesa, magari piangere per la nuova situazione , il sentirsi essere stata disprezzata, non aver contato nei sentimenti dell'altro.....? Senza contare i casi in cui in virtù di una promessa fatta o in chiesa o in municipio, questo legame sancito da legge viene interpretato come una situazione dove uno dei due ha sempre voce in capitolo, cioè decode, fa, insomma diventa capo, per non dire Vangelo cui assoggettarsi. La legge allora fa paura, meglio stare al di fuori, non ci si fida gli uni degli altri, oppure patti chiari prima, ognuno resta proprietario del bene che possiede in caso di separazione. Se però ci sono figli, anche per questo si è fatta la legge, che, naturalmente, non si adatta a ogni situazione. Si prende a esempio il matrimonio perché è cellula basilare della società, ordinata e che e strumento di "bene comune" per la collettività. La legge che Gesù Cristo non ha cancellato ma riscritto prevede un essere superata da quella del cuore, che vuole sentimenti al godere ma anche che possono anche magari richiedere sacrificio, per costruire dei legami su lealtà, onestà, rispetto, riconoscimento dei diritti dell'altro e il dovere a rispettarli, e credere che la legge di Dio è superiore a ogni altra perche è stata concepita a essere segno di amore , il vero bene per l'uomo, la sua crescita in umanità e a farlo diventare creatura per la divinità
Francesca Vittoria
.



07/04/2019 11:00 Paola
Personalmente lo scrivere sulla sabbia mu rimanda ad un "liberare la mente ", o meglio ancora a un liberare il cuore, perché solo un cuore in pace, che non giudica, ma che allarga le braccia, può accogliere in sé anche il Soffio.
Questo non significa che nella nostra vita non si debba scegliere, anzi, ma significa, secondo me, che la scelta migliore non può nascere da un cuore in guerra,che grida contro di sé e gli altri, ma può nascere solo dall'ascolto vero che presuppone sempre silenzio e volontà di riconoscersi bisognosi, mai superbi e migliori, perché il Soffio è ovunque, anche nell'adultera, e anche guardando i suoi occhi bisognosi dello stesso amore di cui ho bisogno io, imparerò a crescere.



07/04/2019 09:03 Pit Bum
Luce pallida....
Piccola luna...
Ti ringrazio, Signore!
Perché hai svelato...
..............
quelli che magari poi parlano
con asini e fiori...
E lune...
chiedendo a loro il SENSO..
di un Dio che scrive sulla sabbia😎😍🤩



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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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