La Via Crucis dei missionari martiri
di Diego Andreatta | 21 marzo 2019
Verso il Calvario con quanti hanno dato la vita per il Vangelo di Gesù. Alla vigilia della giornata che - nella memoria di sant'Oscar Arnulfo Romero - li ricorda tutti

Alla vigilia della Giornata di preghiera e digiuno per i missionari martiri (24 marzo) ripercorriamo nella Via Crucis le stazioni vissute in vari continenti da alcuni missionari - più o meno noti, vicini o lontani negli anni - che hanno seguito i passi di Gesù e che ora continuano ad accompagnarci.

 

I STAZIONE IN SALVADOR NEL 1980

Gesù è condannato a morte

Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: "Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?".
Gesù rispose: "Io lo sono! E vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo".
(Dal Vangelo di Marco: 14, 61-63)

Il suo martirio sull'altare, al momento dell'offertorio, il 24 marzo 1980 a El Salvador, segna anche la data della Giornata mondiale dei missionari martiri: mons. Oscar Arnulfo Romero, dall'ottobre scorso indicato come santo, aveva promesso come il profeta Isaia "Per amore del mio popolo, non tacerò". Ma così aveva anche firmato davanti agli squadroni della morte la sua ingiusta condanna a morte: "Credo che fare questa denuncia, nella mia condizione di pastore di gente che soffre ingiustizie, sia mio dovere. È questo ciò che mi impone il Vangelo, per cui sono disposto ad affrontare il processo e il carcere".


"Mons. Romero ha lasciato le sicurezze del mondo, persino la propria incolumità, per dare la vita secondo il Vangelo, vicino ai poveri e alla sua gente, col cuore calamitato da Gesù e dai fratelli"
.

(Papa Francesco, Eucaristia per la canonizzazione, 14 ottobre 2018)

 

 

 

II STAZIONE IN UGANDA NEL 2000

Gesù caricato della Croce

 

"Egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori" (Is 53, 4)

Con altre colleghe e colleghi infermieri ha scelto volontariamente di andare a lavorare nel reparto degli infettivi, durante la terribile epidemia di ebola che ha colpito l'Uganda nel 2000. Consapevole che avrebbe rischiato la vita, Grace Akullo, 27 anni, sposata, due figli gemelli di 4 anni, aveva preso la decisione di "caricarsi" questa croce dopo un ritiro spirituale di tre giorni, perché voleva "mostrare agli ammalati la compassione e l'amore del Padre".
L'infermiera professionale, che animava le liturgie con la sua bella voce, è morta il 17 novembre del 2000 "cantando inni di lode e di abbandono nel Signore" nell'ospedale St. Mary di Lachor, distretto di Gulu. Era attorniata da medici e colleghi (cattolici e anglicani insieme), alcuni dei quali sono poi caduti come lei, sul fronte più a rischio, scelto volontariamente.

"O Signore, la loro testimonianza di amore e di servizio fino all'estremo sacrificio e la loro fede in Cristo è una sfida per tutti noi. Come Dio ha rivelato la sua potenza che ha trasformato la debolezza umana dei nostri fratelli, lo può fare anche in tutti noi. Tocca a ciascuno di noi, nella sua libertà, accettare la sfida. Così possiamo cambiare il mondo"

(mons. John Baptist Odama, arcivescovo di Gulu)

 

 

 

III STAZIONE IN BRASILE NEL 2005

Gesù cade per la prima volta

 

Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. (Is 53, 3)

Anche lei è caduta nel fango, più volte, sulla strada di Anapu nella foresta Amazzonica, dove i sicari assoldati dai fazendeiros brasiliani le hanno teso un agguato mentre si recava a trovare le famiglie povere.
E' stata uccisa il 12 febbraio 2005 la religiosa di origini statunitensi Dorothy Stang, suora di Nostra Signora di Namu, famosa in Brasile per il suo impegno al fianco dei senza terra, per uno sviluppo rispettoso dell'uomo e dell'ambiente.
Aveva 73 anni ma nella sua "stazione" più che la caduta nel fango si ritrova il gesto con cui si rivolse ai suoi assalitori: dalla borsa estrasse la Bibbia, la sua unica "arma" e iniziò a leggere il Vangelo delle Beatitudini.

O Dio dei poveri, aiutaci a riscattare gli abbandonati
e i dimenticati di questa terra che tanto valgono ai tuoi occhi.
Risana la nostra vita, affinché proteggiamo il mondo e non lo deprediamo, affinché seminiamo bellezza e non inquinamento e distruzione.

(Papa Francesco nell'enciclica "Laudato sì'")

 

 

 

 

IV STAZIONE IN PAKISTAN NEL 2011 

Gesù aiutato dal Cireneo

Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. (Luca 23, 26)


Non viene da Cirene ma è un cireneo pakistano ad attenderci in questa quarta stazione. Un cristiano impegnato in politica, un determinato testimone del Vangelo in un Paese in cui le minoranze sono perseguitate. Shabbaz Bhatti è stato eliminato per sempre da un commando di talebani il 2 marzo 2011, mentre il suo impegno nel governo come ministro delle minoranze stava ottenendo significativi risultati. Ma quel cireneo di 43 anni dava troppo fastidio, anche per aver speso parole a favore della liberazione di Asia Bibi.
Otto anni dopo la sua figura è un riferimento per tanti -non solo cattolici - in Pakistan come ci conferma suor Josephine Michael: "I martiri cristiani pakistani ci danno tanto coraggio. Sono persone semplici, più innamorati della fede che della ricchezza, della fama e di ogni valore umano".


"Voglio che la mia vita e le mie azioni parlino per me
e dicano che sto seguendo Gesù.
Tale desiderio e cosi forte in me che mi considererei privilegiato
qualora ‐ in questo sforzo per aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani
perseguitati del Pakistan ‐ Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita.
Voglio vivere per Gesù e per lui voglio morire".

(Shabbaz Bhatti, dal testamento spirituale)

 

 

 

 

 

V STAZIONE IN KENYA NEL 2015

Gesù inchiodato alla croce

 

Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. (Is 50, 6-7)

Janet Akinyi, studentessa cristiana di 22 anni, è una dei 147 giovani rimasti vittima della strage compiuta il 2 aprile 2015 nell'Università di Garissa, in Kenya, per mano del gruppo islamista di Al-Shabab, cellula somala di Al Qaida.
Come documentato in un libro di Fondazione Santina ONLUS, che riporta in copertina il suo sorriso luminoso, Janet percepì di essere "inchiodata" dentro l'aula dell'università ma arrivò a digitare il suo affidamento al Signore in un sms destinato al suo ragazzo. Diceva: "Amore, stanno venendo per noi, siamo i prossimi, dove è l'esercito che ci aiuti stiamo per essere uccisi. Se non dovessimo più vederci amore sappi che ti amo tanto. Ciao e prega per noi... Dio ci aiuti".

 

"Questa ragazzina fragile e spaventata
è un gigante che ha saputo firmare la sua vita con il nome di Dio".

don Luigi Ginami, presidente Fondazione Santina Onlus

 

 

 

 

VI STAZIONE IN HONDURAS NEL 2016

Gesù in croce, la madre e il figlio

Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa (Giovanni 19, 25-27)


Anche una mamma, in Honduras, ci aspetta sotto la croce. E' Berta Càceres, che è definita la prima martire della "Laudato Sì' perché la sua morte è avvenuta pochi mesi dopo la lettera in cui Papa Francesco incoraggia uomini e donne che si battono per un'autentica ecologia integrale.
Berta si era messa nel nome di Gesù dalla parte dei diritti violati dei dei lenca, la maggiore popolazione indigena dell'Honduras. Ben sapendo che potevano farla fuori, come avvenne in casa sua per mano di un killer il 3 marzo 2016. "Non ho mai preso in considerazione - aveva lasciato scritto - l'idea di rinunciare a lottare per le nostre terre, per una vita dignitosa, perche la nostra è una lotta legittima".

"Dio d'amore, mostraci il nostro posto in questo mondo
come strumenti del tuo affetto
per tutti gli esseri di questa terra,
perché nemmeno uno di essi è dimenticato da te.
Illumina i padroni del potere e del denaro
perché non cadano nel peccato dell'indifferenza,
amino il bene comune, promuovano i deboli,
e abbiano cura di questo mondo che abitiamo".

(Papa Francesco, nell'enciclica Laudato Sì')

 

 

 

 

VII STAZIONE IN TURCHIA NEL 2006 

Gesù muore in croce


Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito". Detto questo, spirò. Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: "Veramente quest'uomo era giusto" (Luca: 23, 44-47)

 

Era un prete fidei donum come altri martiri missionari, don Andrea Santoro, ed era stato inviato nella difficile Turchia dopo appositi studi di islamistica e, prima ancora, ben 30 anni di lavoro nelle periferie di Roma. Venne colpito a morte da un giovane fanatico turco il 5 febbraio 2006. Soltanto due mesi prima aveva dettato questa riflessione sul valore dell'Incarnazione: "‘Il Verbo si fece Carne e venne ad abitare in mezzo a noi'. Sono qui per abitare tra questa gente e permettere a Gesu di farlo prestandogli la mia carne. Il Medio Oriente deve essere riabitato con la limpidezza della testimonianza e il dono consapevole della vita".


"Chi andrà Signore? Se vuoi, manda me. Se vuoi, fa' che qualcuno possa andare, e me tra essi, per raccogliere questi pani, queste coppe di vino e farne una Eucarestia, per farne una epiclesi, per realizzare un'ora di speranza, per piantare l'oggi del Cristo, per vivere il suo Abbà, vivendo una fraternità totale.

(Don Andrea Santoro, da una preghiera del 1980)

 

 

 

 

VIII STAZIONE IN CONGO NEL 1964

Gesù deposto nel sepolcro

 

Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca. (Is 53, 9)

Nelle biografie dei missionari martiri ricorre non raramente un dettaglio che potrebbe apparire irrilevante: dove e come essere sepolti in caso di morte. In Congo lo ha raccontato ad esempio Glibert Maina, catechista di padre Remo Armani, il comboniano trentino trucidato il 24 novembre 1964 a Paulis dai guerriglieri Simba. Consapevole della loro minaccia, qualche settimana prima padre Remo aveva scavato una grande fossa vicino alla missione ed aveva chiesto ai suoi collaboratori di essere sepolto lì "con quella croce" insieme ai suoi confratelli "nel caso dovessi morire tra le mani di quei soldati".
E nella sua lettera-testamento aveva spiegato il desiderio di condividere fino alla morte (e anche dopo) la vicinanza con la gente africana in cui viveva da 14 anni: "Noi restiamo sul posto. Capiti quello che vuole. Il Signore sa quello che fa e sa che ci siamo".

O Signore, la croce è libertà; invisibile agli occhi di chi la guarda, parzialmente visibile agli occhi di chi vede, ma visibile agli occhi di chi ama.
Dio è crocifisso e si dona per amore di tutti i suoi figli!

(preghiera di don Daniele Armani, nipote di padre Remo)


Per i meriti della Sua Passione e Croce
il Signore ci benedica e ci custodisca. Amen

 

 

24/03/2019 15:34 serena corradossi
Tutto posso in Colui che mi da forza...come schegge della Sua Santa Croce sparsi nel mondo a portare risurrezione. Dio sia lodato


22/03/2019 15:14 Paola
Esempi di vera spiritualità, persone che hanno visto la strada e soprattutto non hanno avuto paura ad imboccarla, al di là delle conseguenze. Che il loro ricordo serva da sprone per migliorarmi e puntare la freccia in alto con fiducia di potercela fare.


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Diego Andreatta

Diego Andreatta, classe 1962, laureato in sociologia a Trento (dove è nato, vive e va in montagna), dal 1987 è giornalista professionista. È direttore del settimanale diocesano Vita Trentina e dal 1996 corrispondente di Avvenire. Sposato con Chiara, ha cinque figli che gli offrono preziose informazioni  sulla vita e sulla fede oggi. 

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