Rileggere la gioventù. Oggi
di G. Borghi, S. Di Benedetto, S. Ventura | 20 marzo 2019
Lunedì il Papa a Loreto consegnerà l'esortazione apostolica frutto del Sinodo. Per riconoscere i giovani come «luogo teologico»

 

Se provassimo a rileggere le parole pronunziate da Papa Francesco durante la Gmg di Panama, tenendo sullo sfondo le tendenze e gli esiti emersi dal Sinodo dei giovani, ci accorgeremmo che il vescovo di Roma ha compiuto una scelta di campo tra le tre anime del Sinodo. Innanzitutto ha rimesso al suo posto la tendenza che poneva al centro l'esigenza di tornare ad insegnare la verità di Cristo ai giovani. Non perché si debba rinunciare a questo compito, ma perché ci si dovrebbe prima preoccupare del metodo, dello stile attraverso cui, poi, questa verità possa essere veicolata e non solo insegnata.

Per questo Francesco ha cercato di vivere effettivamente la tendenza del Sinodo che anteponeva ad ogni altro bisogno della Chiesa quello di capire cosa stesse avvenendo nel mondo giovanile. Di compiere un atto di «kenosi» per ascoltarne «il battito del cuore», «il rumore e il richiamo costante». Con risultati decisamente interessanti perché, a partire da tale ascolto significativo dei giovani, il Papa propone alcune indicazioni concrete in sintonia col tempo presente e, forse, ulteriori rispetto alle stesse conclusioni del Sinodo.

Invece di stracciarsi le vesti per l'odierna tendenza giovanile di non guardare affatto al passato e di guardare ben poco (o con terrore) al futuro per rinchiudersi in un presente di attesa e distrazione, il vescovo di Roma ricorda ai giovani che «la vita è oggi», la fede è oggi - altrimenti non esiste. In altri termini, Francesco è convinto che, anche a partire da una posizione esistenziale la quale sembra percepire come dato temporale reale solo il momento, è possibile per un giovane essere animato oggi dalla fede in Cristo.

L'essenza del messaggio ai giovani, quindi, non è tanto quella dell'esaltazione della vita come progetto, della necessità di prepararsi al futuro, bensì quella dell'amare «adesso», quella «passione dell'amore oggi» che sola può rendere possibile al giovane "vivere" Cristo: «salverete solo quello che amate» e «create legami che permettono nuovi processi». Sono i due imperativi categorici, attraverso i quali Francesco non chiede ai giovani di progettare il futuro - per giudicarli se non lo fanno, ma di farsi aiutare a recuperare le chiavi presenti per riaprire quel futuro: «il futuro esige che si rispetti il presente».

Papa Francesco lo dice in modo netto agli stessi ragazzi: «anche a voi può succedere lo stesso ogni volta che pensate che la vostra missione, la vostra vocazione, perfino la vostra vita è una promessa che però vale solo per il futuro e non ha niente a che vedere col presente. Come se essere giovani fosse sinonimo di "sala d'attesa" per chi aspetta il turno della propria ora». Mentre è nell'oggi che si misura la vita, anche nella sua dimensione spirituale: «Voi, cari giovani, non siete il futuro. No, voi siete il presente. Non siete il futuro di Dio: voi giovani siete l'adesso di Dio!».

Ciò non toglie che la valorizzazione del momento presente, della giovinezza come età preziosa in sé e non come semplice
preparazione alla vita vera, si apra al futuro radicandosi nello Spirito: «L'amore di Gesù, l'amore di Dio, l'amore di Dio Padre (...) è un amore che inaugura una dinamica capace di inventare strade, offrire opportunità di integrazione e trasformazione, opportunità di guarigione, di perdono, di salvezza». E' però dall'oggi del giovane, pienamente restituito nella sua propria dignità, che può scaturire una dinamica che sia inizio di una strada nuova, di una «vita nuova», per una singola persona come per le comunità tutte.

Tutto ciò si basa su una certezza: i giovani sono un «luogo teologico», un «lì» in cui «il Signore ci fa conoscere alcune delle sue aspettative e delle sue sfide per costruire domani». Questo significa che guardare ai giovani implica uno sguardo che sappia realmente riconoscere che essi già sono abitati dallo Spirito che parla a tutta la Chiesa: «essi portano dentro una inquietudine che dobbiamo apprezzare, rispettare, accompagnare; e quanto bene fa a tutti noi, perché ci smuove e ci ricorda che il Pastore non smette mai di essere un discepolo ed è sempre in cammino».

La «sana inquietudine» tipica dell'età giovanile non è dunque un 'difetto' da correggere, o un carattere dell'età che va narcotizzato: al contrario, essa va accolta, ascoltata e diffusa, perché è antidoto alla pigrizia, alla chiusura, al grigio torpore del quotidiano non più aperto alla dinamica dello Spirito. Soprattutto quando l'esistenza dei giovani è «profondamente segnata da tante ferite», «difficoltà», «complicazioni», dalle quali è necessario - intima il Papa - farsi toccare, colpire, contrassegnare, impregnare, commuovere. Per inaugurare «una dinamica capace di inventare strade» nell'attuale «complessità della vita e di ogni situazione», con «tutta la sua fragilità e piccolezza», con «tutte le sue contraddizioni e mancanze di senso». D'altronde, «come penseranno che Dio esiste se loro stessi, questi giovani, da tempo hanno smesso di esistere per i loro fratelli e per la società?».

Valorizzazione allora l'inquieto presente, amare le inquietudini presenti, permette infine di evitare il rischio connesso all'orientamento prettamente vocazionale che il Sinodo sembra aver attribuito alla pastorale giovanile, ossia quello di rivolgersi al 'piccolo gregge' che seriamente si pone in ascolto dello Spirito nell'atto del discernimento.

Riconoscere piena dignità agli anni della giovinezza senza subordinarli per forza alla dimensione vocazionale, che rimane sì importante, ma che è spesso implicita nel periodo della crescita e della maturazione, garantisce a quest'ultima di rimanere come elemento fondamentale - e soprattutto come meta, fermo restando che il cammino parte dal qui e ora, luogo e tempo pienamente abitato dallo Spirito.

 

 

 

 

 

22/03/2019 08:29 Sara
Appunto siamo OT però penso più alla parusia o all'apocatastasi che non al platonismo quando parlo di futuro.

Al di là della situazione personale.

Oggi la visione del mondo è simile a questa:


https://www.youtube.com/watch?v=6gRQ1UfQsB4

Mentre il cristianesimo apre uno squarcio immenso sul futuro, forse chi ci è dentro non se ne rende sufficientemente conto...

Se non va bene il messaggio cancellatelo.



22/03/2019 08:15 Pietro Buttiglione
Scusa Sara ma ci tengo troppppo alla Parola per non sottolineare quel "da dove" e non "quando".
Ma al di là delle singole citazioni:
Noi abbiamo avuto Dio incarnato.. ma i ns fratelli ebrei già davano del TU a Lui, lo apostrofavano, salvo una frangia basavano ( e basano) la loro vita sul " qui ed adesso", sono realisti e non certo platonici come purtroppo noi... Ma il discorso diventa lungo e OT.



21/03/2019 18:38 Pietro Buttiglione
Sottoscrivo ogni parola, no! Meglio ogni SENTIRE di Paola... Credo debba essere condiviso da ogni Persona che ami sentirsi " cristiana".


21/03/2019 16:23 Sara
" possono esserci situazioni PRESENTI che ti sembrano insuperabili. Ti attanagliano alla gola. Donde verrà la mia salvezza?"


"Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l'aiuto?" secondo me qui l'accento è posto più sul futuro e sulla speranza, tanto più gli occhi si alzano verso il monte in una direzione altra.

Forse dipende da cosa intendiamo per futuro, è vero che c'è in alcuni casi la tentazione di spiritualizzare l'aldilà ma non c'è solo quello nel cristianesimo.

Dovessi scegliere tra i 3 tempi indicherei il futuro.



21/03/2019 16:15 Paola
Non so Pietro, forse diciamo la stessa cosa, se mi parla di infinito di Leopardi, a me viene subito in mente che a questi giovani, e non solo a loro, quello che manca è soprattutto il senso di trascendenza, quel saper cogliere l'infinito dentro di sè, quello sì in grado di evitare di vedere il presente come un qui ed ora, riferito cioè ad una sorta di materialismo che non sa guardare oltre il proprio naso, ed inevitabilmente foriero di un senso di mancanza. L'uomo, secondo me è completo se di sè conosce tutti gli aspetti, e soprattutto cambia, e con lui il mondo, se prima cambia dentro, e scopre la grandezza dentro di sè. Il presente è importante proprio alla luce di quella consapevolezza che fa di lui un uomo che comprende il suo valore e sa quanto sia importante il suo atteggiamento per gli altri e il mondo, e perchè no, di quanto Dio conti su di lui.
Questo, in fondo, è stato anche l'esempio di Gesù, che si è dato perchè sapeva di fare la cosa giusta, per il mondo e per Dio Padre. Questa è la sfida della chiesa, secondo me, presentare ai giovani Gesù con parole nuove, che li interpellino, ma da dentro l'anima, non fuori.



21/03/2019 15:41 Pietro Buttiglione
Cara Paola, ti prospetto due casi ben reali;
1) vi sono cose del passato che non si riesce a perdonarsi. Che fai? Ti arrotoli dentro? Come uscirne? Col la certezza del perdono divino ma soprattutto con azioni del presente, un ed? Le adozioni a distanza.
2) possono esserci situazioni PRESENTI che ti sembrano insuperabili. Ti attanagliano alla gola. Donde verrà la mia salvezza? SE riesci a sollevare lo sguardo in alto a vedere quel filo di luce a sentire la Sua presenza vicino a te .

Ecco che in ambedue i casi la tua relazione con Lui, nel presente di ogni mattino e di ogni sera, ci salva.

PS oggi GG internazionale della poesia
Rai 3 : infinito di Leopardi.



21/03/2019 13:47 Paola
Concordo, Pietro, ma per vivere pienamente il presente si passa inevitabilmemte dal rapporto con il proprio passato, che non per Gesù, ma per me, può essere stato un problema e condizionarmi mio malgrado, ed occorre avere fiducia nel futuro, nel senso di serenità interiore che allontana dalle paure che la vita, a maggior ragione in chi sta cercando la sua strada, può provocare, in questo senso e non per tornaconto personale, il rapporto con il divino potrebbe fare la differenza, ma capita sempre più raramente, purtroppo.


21/03/2019 13:41 Sara
Futuro come apertura e Speranza. Come utopia che muove il senso della storia.
È il cristianesimo a introdurre la freccia del futuro per i greci tempo è circolare e torna continuamente su se stesso.
Il futuro può essere un anticipazione del presente non solo una fuga dal mondo.



21/03/2019 13:04 Pietro Buttiglione
x me la religione cristiana è LA religione del presente.Esemplifico:
- qualunque sia il tuo passato : Gesù ti accoglie a braccia aperte. ORA. ADESSO.
- Se la tua scelta di orientare la tua vita PRESENTE in vista di un calcolo, di un vantaggio FUTURO tuo personale.. goss'anche l:oltretomba .. imo non è degno di Cristo.
Hic et nunc: fai un sorriso a chi hai vicino e capirai.💕



21/03/2019 12:25 Paola
Non so se alluda al mio commento, signora Francesca, ma io ho parlato in generale, pensando più al testo riportato, non mi riferivo alle sue parole, buona giornata!


21/03/2019 12:19 Francesca Vittoria
Chiedo scusa, ma non vorrei essere fraintesa.....Ma la Chiesa colleziona tanti oggi in continuità sempre però con la vita presente è il dialogo senza mai discostarsi dalle croci, queste sono piantate nel terreno di tutti i tempi Lei, la Chiesa, nel dialogo ne parla, e, sempre dialogando aiuta a ventilare alla libertà che è della persona attuale, quanto può fare, di se stessa senza indicare il tempo. Ognuno ha il suo passato, presente e perchè se non anche il suo domani? Ci sono le cose, i fatti, le fotografie, la storia in una famiglia, anche quella cristiana. Non credo possibile uscire soli dalla storia, veniamo da Adamo ed Eva , ma da dei genitori dei nonni parenti amici, tutta una catena di persone, affetti, un credo che accumuna generazioni e secoli di storia, impossibile disconoscere la provenienza. Ma è il dialogo il problema, quello è e vuole il TU e mi sembra che Papa Francesco proprio a questo miri stabilire quel contatto interrotto forse da tante circostanze, in pratica fa come ha fatto Don Bosco, per non dire Don Ciotti in altro campo. e c'è necessita estrema oggi di tanto popolo di entusiasti della vita per interrompere il flagello delle guerre che fanno così tante vittime e che sono il flagello dell'umanità oggi più che prima per la disponibilità che basta una sola bomba a distruggere il mondo, gestito da un potere nichilista, senza cuore e vorrei anche dire senza cervello. Grazie


21/03/2019 12:05 Paola
Il presente, con la sua inquietudine che comunque è sacrosanta in un giovane, nasce da un passato e da un futuro di cui magari si fatica a vedere il senso, in tutto questo si inserisce il bisogno di modelli di riferimento credibili e solidi, ma, e lo dico da madre di un ragazzo di vent'anni, Dio e la religione e ancora meno la chiesa, putroppo non lo sono più, per la maggioranza di loro. Tutto questo mi rattrista molto, perché la figura di Gesù, secondo me, è in realtà quella, ancora oggi, più solida e credibile, più in grado di formare alla giusta presa di coscienza del proprio posto e importanza del proprio ruolo nel mondo, in grado di dare davvero un senso alla propria vita.Non ho ricette, capisco che per la chiesa non sia facile, spero e prego perché ci sia una svolta, confido più che altro nello Spirito, fiduciosa che il mondo anche se non sembra va sempre avanti, mai indietro.


21/03/2019 11:01 Davide
Passato, Presente e Futuro sono sempre da tenere insieme, da guardare in modo univoco, mai separati, come accennava Sant'Agostino. L'errore più grande che si possa fare (e che la chiesa continua a fare) e concentrarsi di volta su uno solo di questi, fare focus su uno piuttosto che avere uno sguardo d'insieme.


21/03/2019 10:02 Francesca Vittoria
Il cammino parte da qui ora......perché ora sto pensando a fare questo...ora sto iniziando......ora ho deciso....l'importanza di aver tweettato in questo tempo il mio pensiero..."non rimandare a domani ciò che puoi fare oggi". Il Santo Padre ha concluso con una intuizione intelligente e ispirata entrare nel mondo dei giovani di oggi con un "chi è Dio"? Parliamone....Loro non lo sanno, non ne hanno sentito parlare, solo alcuni alzano la mano , troppo pochi ne hanno sentito cenni, alcuni in parrocchia, Ma povera gioventù che deve cercare un entusiasmo per vivere, oltre che dalla cultura tutta di gente dalle grandi idee, dalle grandi imprese, scoperte, anche di oggi naviganti l'etere, ma nessuno di questi mi impressiona, mi induce a imitare perché io sono diverso e l'oggi mi sta davanti con una società dove niente mi entusiasma veramente, solo un po' di ebbrezza in oceanici raduni ascoltando frenetici ritmi e cantastorie che trasudano sogni.....Il problema di cosa fare per un lavoro che mi dia sicurezza di autosufficienza....Ecco l'oggi giovanile.....Ecco il vuoto che esiste e ha bisogno di essere riempito di...senso da dare alla vita, bisogno di calore umano, di amicizia vera, di un dare e ricevere, di sentimenti che il cuore è pieno ma inascoltato .. Giovanni Paolo ll si è fatto conoscere per essere giovane tra i giovani...uno spirito pionieristico gli ha suggerito come entrare nel parterre "giovani, teatro, cultura del dialogo serrato dove vita, pensiero e il fare per un ideale chiamato essere Chiesa nuovo regno Cristo Pastore Buono, vita da costruire per sentirsi vivi e esserlo per sempre. Perseguire con Costanza quegli ideali che cuore e mente suggeriscono essere belli, buoni e alti, farlo con quell'entusiasmo che è tipico unico proprio nell'oggi suggerito da Papà Francesco alla gioventù del momento, che inconsapevolmente cerca dell'acqua viva, quella che un Dio è venuto, ha rischiato,è morto, per voler offrire dell'acqua viva a tutti quelli assetati e che in zona deserta non la trova, perché tanto oggi le bombe distruggono, si scavano pozzi ma è liquido nero, quella dei fiumi e inquinata, le sorgenti tendono a sparire perché non piove più e la natura subisce cambiamenti. L'acqua viva però c'è, e la Parola che infonde coraggio crea uno spirito creativo, suggerisce al cuore di esternare quei sentimenti che fanno bella è giustificata la vita. Ascoltiamolo tutti per il bene di tutti, perché è il mondo degli affetti, di chi ci è caro una prova che non siamo fatti per morire, ma per vivere, nessuno così invecchia, ma come ha detto G.P.ll ,a Roma al raduno, al sole del tramonto "io sono giovane" citando un detto polacco, era acciaccato ma non vinto dalla malattia, ne dall'età, perché Cristo era e fa tutti giovani
Francesca Vittoria



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