Il tema del mese
Un’opportunità in più verso l’essenziale
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 14 marzo 2019
La Penitenza quaresimale? Un aiuto a stare “leggeri” perché non dobbiamo trascurare la dimensione corporale della nostra spiritualità. Per aggiustare il tiro, per riempire di Altro e “altri” gli spazi lasciati vuoti dalla nostra ingombrante presenza.

Un altro anno, un'altra Quaresima. Allontanato il rischio di cadere nella routine, un'altra occasione da non sprecare, perché il tempo è dono e opportunità, sempre. Quaranta giorni per riflettere sulla nostra vita e "ritrovare la rotta", come ci ha ricordato Francesco.

Quando si va in montagna occorre essere leggeri: uno zaino pesante ingombra inutilmente, aumenta la fatica e toglie fiato al cammino. La Penitenza quaresimale? Un aiuto a stare "leggeri" perché non dobbiamo trascurare la dimensione corporale della nostra spiritualità. Digiuno, astinenza e qualsivoglia limitazione diventano segno del coinvolgimento di tutto noi stessi, mente, cuore e corpo, attraverso la concretezza dei gesti quotidiani. Per riconoscere l'essenziale.

Le modalità restano affidate alla libertà di ciascuno, come recita anche il Codice di diritto canonico ("Tutti i fedeli sono tenuti a fare penitenza, ciascuno a proprio modo ...", can. 1249) anche se vengono indicati, come giorni e tempi di penitenza nella Chiesa universale: tutti i venerdì dell'anno e, appunto, il tempo di Quaresima (can. 1250).

E' vero che si moltiplicano suggerimenti e consigli sul che cosa fare, ma sarà la libertà personale, della coppia, della famiglia a stilare un ordine, realistico e fattibile, di priorità.

Perché non accada (come accaduto qualche anno fa) che ad un figlio studente di scientifico (Piano nazionale dell'informatica, ora scomparso dall'ordinamento) venga tolto il computer e il poverino sia costretto a confidare sull'aiuto, discreto, dei compagni di classe per eseguire i compiti. O non accada (come già accaduto) che una mamma, un po' troppo radicale, tolga completamente la carne per tutto il periodo, senza sostituire il fabbisogno di proteine da pesce o vegetali e la figlia appena adolescente si ritrovi con un aggravamento dei suoi problemi.

Le stesse età "canoniche" (tra i 14 e i 60 anni) restano alla coscienza: bambini, anche piccoli, (certo con la dovuta spiegazione dei genitori, provare per credere) possono tranquillamente restare senza cioccolato, gelati, dolci e golosità varie senza alcun danno per la salute, e chi ha superato i 60 può decidere, con criterio, cosa togliere.

Tuttavia, nell'ottica dello stare leggeri, Penitenza è molto di più di una limitazione alimentare e abbraccia sia la sfera relazionale che quella affettiva. Così frenare una parola che rischia di ferire, in famiglia o sul lavoro, astenersi da giudizi pesanti che inchiodano, pronunciare un "no" doveroso sì, ma non senza un incoraggiamento, rinunciare a egoismo e superbia, a una troppo facile gratificazione, al voler aver sempre l'ultima parola, o deporre quella gelosia asfissiante ...Tutto può contribuire ad alleggerire i giorni, come anche fare un passo indietro rispetto all'accumulo di troppe "cose" (sì, giochi compresi per i più piccoli invitati a rivalutare quelli dimenticati in fondo al baule).

Ma stare leggeri non è mai fine a se stesso (non è mortificazione, né masochismo): privi del peso eccessivo di uno zaino è più facile volgere gli occhi al cielo e puntare in alto. Ritrovando così quelle virtù dimenticate da mesi per guardare il prossimo e il mondo con occhi nuovi.

La Penitenza si traforma in accoglienza, custodia, cura, responsabilità. E la Quaresima in opportunità concreta di conversione di vita: per aggiustare il tiro e puntare all'essenziale, per riempire di Altro e "altri", in povertà di spirito e purezza di cuore, gli spazi lasciati vuoti dalla nostra ingombrante presenza. Per camminare più spediti verso la meta.

 

 

14/03/2019 08:40 Gabri
Grazie per questa bella riflessione semplice e profonda, non scontata e neppure saccente. Abbiamo davvero bisogno di alleggerire i pesi ma anche lo sguardo che a volte si ferma patologicamente a guardare con una sorta di malsano compiacimento il marcio che ci circonda. Accogliamo l'invito quaresimale di alzare lo sguardo e continuare leggeri il cammino verso la meta. Questa è testimonianza!


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