LO SCATTO
Non di solo pane
di Elena Uggé | 10 marzo 2019
L'obiettivo del manipolatore della parola è quella di far godere di un piacere fine a se stesso, un piacere non condiviso. In realtà nascostamente si tratta di un «fai il tuo di bene»

 

Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' a questa pietra che diventi pane».

Gesù gli rispose: «Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l'uomo"» (Lc 4,1-13)

 

 

Questo Vangelo è un match tra due maestri: da una parte Gesù, il Figlio di Dio, colui che rappresenta la Parola, ciò che crea, e dall'altra Satana che è la Manipolazione della Parola, ossia ciò che distrugge.

La loro sarà proprio una sfida tra citazione, proprio perché "per distruggere il tuo nemico lo devi conoscere", quindi bisogna leggere la Parola e rimaneggiarla a proprio piacimento per poter confondere un uomo come Gesù in un momento di totale solitudine.

La furbizia del male è quella di penetrare, di strisciare nelle piccole ferite aperte di ciascuno; ma come tentare un uomo come Gesù, Messia e Figlio del Dio Vivente? Con il contenuto ultimo della parola di Dio: lo tenta ingannandolo: "Fai il bene!"

La prima è la vera tentazione: hai fame? Trasforma le pietre in pane.

Questa tentazione deve interrogare ognuno di noi. E' come se l'essere figli di Dio ci autorizzasse a manipolare la realtà, a far diventare commestibile ciò che non lo è, ovvero chiedere alle cose di essere in funzione della nostra necessità.

Gesù ha fame? Allora le cose devono diventare commestibili.

"Se sei figlio di Dio.." gettati giù, prendi tu l'iniziativa....

"Se sei davvero figlio di Dio" devi seguire i tuoi ozi, devi seguire quello che a te sembra un buon progetto cosicché (vedi la terza tentazione) la conseguenza è che tutto sia tuo, ti appartenga.

Gesù fa cose mirabili, i cosiddetti miracoli, ma quando li compie, spesso agisce per gli altri: sia per azioni straordinarie: guarire, sanare, resuscitare, ma anche per gesti apparentemente non così indispensabili come tramutare acqua in vino o dividere pani e pesci.

In questo passo non c'è una richiesta di condivisione, ma una dimostrazione fine a se stessa e questo permette a Gesù di comprendere davvero la tentazione "Dimostrami di essere il Figlio di Dio", cosa che gli verrà insistentemente richiesta da scribi e farisei.

Non di solo pane vive l'uomo. L'uomo vive sicuramente di pane, quindi è sbagliato sottovalutare questa dimensione del bisogno materiale (Gesù stesso era spesso superficialmente etichettato "mangione e beone", perché godeva delle cose belle del mondo e anche alle nozze di Cana mancava qualcosa di materiale: il vino). Al tempo stesso, però, l'uomo non si riduce ai suoi bisogni, nell'umano c'è sempre qualcos'altro, è aperto a qualcos'altro .

Nella Summa Tommaso fa l'elogio alla morigeratezza, all'essere morigerati, parola che potrebbe far storcere un po' il naso; ma essere morigerati non vuol dire rinunciare al piacere. Tommaso afferma appunto: "bisogna evitare tutti i piaceri che rompono i legami". L'obiettivo del manipolatore della parola è quella di far godere di un piacere fine a se stesso, un piacere non condiviso. In realtà nascostamente si tratta di un "fai il tuo di bene" (Tentazione che Gesù avrà fino alla sua morte: «se sei il Figlio di Dio scendi dalla croce!» Mt 27,40).

Non a caso l'ostia va sempre spezzata. Spezzata e condivisa.

L'invito che con il cuore vorrei fare però è quello di soffermarsi sulla parola deserto.

In questa Quaresima sarebbe interessante riflettere su quante volte Gesù si è ritrovato solo. Nei vangeli troviamo: momenti in cui vegliava in solitudine, tradimenti, rinnegamenti, il 'silenzio' e l'abbandono della folla che gridava «crocifiggilo!» e soprattutto il deserto della croce. Come, inoltre, avrà vissuto i suoi ultimi attimi di prigionia dopo aver subito tutte quelle umiliazioni? Abbandonato da persone e amici che aveva servito e a cui sta sacrificando la stessa vita.

«Non sei solo, io sono con te» è una frase che viene attribuita a Dio che spesso si rivolge all'uomo per consolarlo. La proposta è di capovolgere questa frase e, per una volta, essere noi stessi a prenderci cura del Signore stesso, di inginocchiarci con profondo affetto sotto la croce affermando nel silenzio: "Signore non sei solo, io sono con Te".

 

* Per il commento di questo passo di Vangelo mi sono servita di alcuni spunti del libro Pane e Spirito del professor Silvano Petrosino, di cui consiglio la lettura.

 

 

12/03/2019 09:25 Francesca Vittoria
Io penso che Gesù sia stato sempre solo come uomo ma unito al Padre in quanto partecipe della divinità. I suoi miracoli non sono stati manifestazione di potere fini a questo ma il curvarsi, l'immedesimarsi nella povertà dell'uomo, fatta di malattie, di morte, di mancanza di un vivere al di sopra di ciò che è carnale, come da esempio l'incontro con la "samaritana", a parte "Canaan" anche lì momento di gioia ma anche insegnamento profondo, con il significato che vivendo il Vangelo che in parole e opere era venuto a far conoscere, questa era la vera via che noi uomini dobbiamo seguire per salvarci. Perché salvarci se non dalla morte nostra come uomini di carne ma invece salvarci come persone che nell'esistere la vita ha senso perché può diventare eterna, come lo era evidentemente nei disegno del Padre e che poi invece l'uomo supponendo di essere egli stesso come Lui ha spezzato questo legame, è diventato solo umano. Il demone della tentazione esiste eccome, in quanto Dio ci ha lasciati liberi di scegliere se lui o fare di nostra "testa", quasi una penitenza questa, i progenitori hanno fatto proprio così e noi ci troviamo a dover sempre scegliere quindi a realizzare cose per il nostro bene fintanto che ci atteniamo alla Parola e a subire i danni se viviamo di "secondo noi". Gesù provava fame, e anche noi proviamo desideri di avere certe cose che hanno tutti , Lui ha detto NO! Pur potendo anche questo è insegnamento, che l'uomo deve saper dire di no per un qualcosa che è più giusto, che fa il bene di un altro. Gesù è stato invitato a dare dimostrazione di onnipotenza; avrebbe certamente potuto, ma era uomo in quel momento, era fratello, era venuto per sanare le miserie, e l'onnipotenza di chi detiene il potere e e può essere ll'ambito causa di sopraffazione, di schiavitu, di povertà per tanti , come vediamo ai giorni nostri, che si fanno guerre per prendere ad altri terre, cose preziose, erodi oggi come allora. Quindi Gesù dice un altro NO a quella manifestazione di potere fine a se stesso perché invece ha dimostrato l'autentico quando è risorto, il Risorto ha manifestato la vita che non finisce con il corpo ma è eterna ed è per tutti coloro che lo seguono, vero atto d'amore attuato dando la sua umana e soffrendo per questo! Tutto quanto gli è stato inflitto. La tentazione quindi fa parte del nostro vivere quotidiano, bisogna essere orbi per non vedere la china in cui versa il mondo oggi se non ci si ferma a ponderare chi vogliamo seguire, se credere o non credere che è Cristo il solo da seguire, che è bello sapere le persone care vive, che tutto quanto si prova di bene dato e ricevuto continua ad esistere, che ogni sforzo che ci costa ha però una ricompensa e anche nell'oggi. Si Io penso che Come Gesu si è soli quando decidiamo ma se è per seguirlo Egli si fa compagno ci illumina ci dà un po' della sua forza quella che esce da Lui come è stato per la donna malata da anni che gli ha toccato il lembo del mantello ed è guarita. Oggi che tanto Lui appare assente in questo mondo, che perfino la Sua Presenza nella Chiesa da Lui fondata viene discusso se Egli è ancora in Lei,occorre credere fermamente che Egl è presente perché ha promesso
Francesca Vittoria



10/03/2019 15:57 pit bum
Chi è che reclamava il GENIO femminile?
Eccolo qui, accontentato.



10/03/2019 14:53 Paola
L'essere umano ha due strade: il lavoro per se stesso, che appaga nell'immediato, o il lavoro per qualcosa di più grande che trascende il suo ego personale e che lo trasforma in un vero uomo, che agisce sapendo di non essere nato per un caso, ma consapevole che da ogni suo gesto, e qualunque sia il suo ruolo nella vita, per quanto agli occhi umani sia insignificante, il mondo può esserne influenzato, nel bene come nel male.
Gesù si è donato perché sapeva che era la cosa giusta, io in confronto a Lui sono meno di niente, ma questa consapevolezza non deve nemmeno essere un alibi per giustificare le mie debolezze, e il suo esempio deve essere un richiamo costante nella mia vita, affinché questa non sia sterile e, nel suo piccolo, porti frutto.



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Elena Uggé

Milanese, 28 anni.

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