Il tema del mese
Liberi. Anche di rinunciare
di Chiara Bertoglio | 12 marzo 2019
Riuscire, qualche volta, a togliere qualcosa dai nostri piaceri quotidiani può aiutarci a vedere che la nostra felicità non dipende da loro, e che sono un aggiunta alla nostra gioia interiore, un modo per esprimerla, non una componente irrinunciabile della nostra vita.

Ammetto di essere una un po' godereccia. Una cosa che mi piace tantissimo del cristianesimo è che il Cristo risorto mangia, come dimostrano i Vangeli, e quindi, per deduzione, possiamo immaginare che anche nel nostro futuro di risorti non mancherà la gioia delle cose buone. Per questo, a volte l'idea del digiuno, della penitenza e di altre parole che evocano atmosfere tristi e rinunce non mi esalta particolarmente.

Eppure, se mi fermo un momento, mi rendo conto che il cammino della quaresima proposto da Cristo è tutt'altro che un'autoflagellazione: anzi, è un cammino di gioia profonda. Pregare: se siamo veramente cristiani, pregare è la nostra gioia più grande. Pregare è stare con il nostro Amico migliore, essere abbracciati da Lui, come il Cantico dei Cantici splendidamente ci ricorda; è andare a Colui che è ristoro delle nostre anime, via, verità, vita e luce dell'uomo. A volte, non neghiamolo, ci costa un po' fatica coltivare questa relazione: e questo fa parte della nostra natura, che è sì creata per un infinito a cui continuamente anela, ma è anche ferita da un male che altrettanto continuamente le rende gravoso ciò che dovrebbe costituire la sua gioia. Ma proprio come la soluzione per guarire un matrimonio stanco o un'amicizia che si affievolisce è cercare il contatto e la relazione con l'altro, così il modo migliore per ritrovare la gioia di stare con Dio è cercare questa intimità anche quando magari la voglia non è al massimo.

Donare: Gesù l'ha detto chiaramente che c'è più gioia nel dare che nel ricevere. E questo, da buona amante delle feste e delle sorprese, non ho alcuna difficoltà a capirlo. Trovare occasioni per illuminare lo sguardo di fratelli e sorelle con un sorriso di gioia e di sorpresa, scorgere nel loro volto la felicità di riscoprirsi amati, ascoltati, cercati, e ritrovare il tempo per chiedersi cosa può far felice l'altro sono tra le attività più piacevoli, arricchenti e gioiose che possiamo vivere.

Digiuno... Beh, qui, effettivamente, per quanto mi riguarda, "casca l'asino". Però pensavo una cosa: un bellissimo motto raccomanda di "bere quando sei felice, non quando sei triste". Godere dei piaceri della vita, come il mangiare, il bere e il fare festa è una cosa bella e buona, e Gesù l'ha abbondantemente dimostrato; ma si tratta di piaceri che sono veramente buoni quando sono l'espressione fisica di una gioia interiore che viene dall'essere in pace con Dio, con se stessi e con i fratelli. Se il cibo (o lo shopping, o il gioco, o i social media...) diventano un modo per riempire i nostri vuoti, per soffocare in modo effimero ed artificioso la sete profonda che c'è in noi, allora non ci fanno bene. Riuscire, qualche volta, a togliere qualcosa dai nostri piaceri quotidiani può aiutarci a vedere che la nostra felicità non dipende da loro, e che sono un aggiunta alla nostra gioia interiore, un modo per esprimerla, non una componente irrinunciabile della nostra vita.

Scoprire che possiamo essere felici anche senza riempirci lo stomaco o stordirci in qualche modo è un modo per sentirci profondamente liberi, e capire che siamo sì creature fragili, ma siamo anche pervasi da uno spirito infinito che ci è dato in dono. Un modo, insomma, per riappropriarci della nostra dignità, che non ci viene da "cose" esterne a noi, ma dalla presenza in noi di Colui che è "Superior summo meo et interior intimo meo".

"Penitenza", quindi: un'occasione per renderci conto di come il nostro peccato e la nostra fragilità spesso ci traviano lo sguardo, e pongono in false prospettive la nostra creaturalità. Un'occasione per chiedere l'aiuto indispensabile della Grazia di Dio che conosce le nostre debolezze, i nostri limiti, e anche il nostro deliberato scegliere il male, ma che non cessa di amarci e volerci felici. Un'occasione per ritrovare la fonte inestinguibile della nostra vera felicità, che è già nel nostro oggi ma si spalanca a una speranza senza fine. 

13/03/2019 04:06 Francesca Vittoria
C'è molta ragionevolezza nel riuscire a moderare tutti quei piaceri che fanno "bella la vita" a tante persone, come il bere che diventa sbornia al sabato sera, le mangiate del cibo preferìto, o anche disperdere i pensieri molesti fumando beatamente e allegramente erbe diverse anche dal tabacco. Lo consiglierebbe anche un medico. Una penitenza consigliata che fa bene alla persona che la scegliesse come segno di fare quaresima. Ma c'è anche la Quaresima di fraternità, di cui si parla molto, viene anche sponsorizzata dai media, se poi si volesse fare di più, anche essere attivi a sostenere per esempio movimenti che sono per la vita: quello verso il rispetto della natura che ormai è satura di plastica e polveri sottili, andare a piedi facendo meno uso di motori, comperare senza pretendere troppe confezioni di plastica o rinunciando a prodotti fuori stagione. Ma anche bella cosa sarebbe frequentare la Parola, le Sacre scritture trovando il tempo per meditarla, per scoprire quanta vera saggezza ci viene insegnata, a risoluzione di tutti quei problemi grandi e piccoli che ci angustiano, ma anche che ci aiutano a dialogare con quel Dio che da umani a volte non lo sentiamo tanto vicino. Bisogna dire che se si è meno concentrati su se stessi si acquista la vista, quella vista che va oltre la pagliuzza ma ci fa vedere chi effettivamente è costretto ad accettare tutti i giorni una disgrazia o situazione di povertà a renderci più generosi, a ringraziare Dio di piccole o grandi cose che si danno tanto per scontati diritti o meriti. Si c'è molto su cui riflettere a condividere que pane che si ha con i fratelli. Grazie
Francesca Vittoria



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