Quella novità di colore rosa
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 04 marzo 2019
"Pensare la Chiesa con le categorie di una donna" diceva papa Bergoglio al recente summit vaticano sulla protezione dei minori: non è una questione di affidare o conquistare più potere nella Chiesa ciò di cui si parla, bensì l'ascolto del "genio femminile"

Mi aveva incuriosito quel titolo del New York Times di domenica scorsa, giusto il giorno della conclusione del summit vaticano dedicato alla protezione dei minori: "Why the Priesthood Needs Women" (Perché il sacerdozio ha bisogno delle donne) a firma di Alice McDermott docente alla J. Hopkins University di Baltimora. Avrei immaginato le proposte emerse da mesi, volte a fornire un contributo per uscire dalla crisi degli abusi sessuali da parte del clero, nell'ottica di non ricaderci più: una presenza e un ruolo più significativi nella formazione dei futuri preti, uno sguardo femminile e materno capace di vedere quello che all'occhio maschile evidentemente era sfuggito per troppo tempo, un maggior coinvolgimento dell'intera comunità ecclesiale, fatta da uomini e donne, nel cammino di crescita del futuro pastore da accompagnare anche in termini di formazione permanente.

Niente di tutto questo perché nelle ultime battute svela l'obiettivo: la richiesta del sacerdozio femminile. Una posizione legittima, ma che, come donna e madre, non mi trova d'accordo soprattutto se posta come soluzione del problema, anche se bisogna ammettere che non sono pochi nella Chiesa a pensarla come l'autrice americana.

La vita di un bambino e di una donna vale meno di quella di un uomo perché solo questo può accedere al sacramento dell'ordine e quindi al potere, scrive Mc Dermott citando suor Teresa Kane, la religiosa che, a detta di alcuni, dette scandalo implorando papa Giovanni Paolo II durante il suo primo viaggio negli Stati Uniti di "rispondere alla voce delle donne" ponendo fine a quelle "situazioni di ingiustizia e discriminazione" presenti nella Chiesa. Lo stupro e l'abuso non riguardano il desiderio sessuale o la solitudine, riguardano piuttosto la sfera del potere. Hanno a che fare con la crudele disumanizzazione dell'altro, essere percepito inferiore, quasi sgabello per ottenere e mantenere il potere: è il problema della misoginia ben presente in alcuni chierici che si esplica con linguaggio e comportamenti perlopiù caratterizzati da un marcato sessismo e un ricorrente e neanche troppo velato atteggiamento denigratorio nei confronti dell'altra metà del cielo.

Nessun cambiamento potrà mai chiamarsi tale se non verrà corretto l'errore di fondo, vale a dire l'impossibilità per le donne di accedere al sacerdozio e raggiungere la parità.

Ma non è questa la lunghezza d'onda del discorso di papa Francesco a conclusione del summit, un discorso apprezzato da più parti dentro e fuori la Chiesa per l'umiltà, la chiarezza e la ferma decisione volta a far sì che non si debba ripetere mai più quanto venuto alla luce (e parliamo di crimini compiuti da preti e religiosi) da una quindicina d'anni in qua.

E mi avevano confortato anche le sue parole al termine dell'intervento di Lidia Ghisoni, sottosegretaria del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita: "Invitare a parlare una donna non è entrare nella modalità di un femminismo ecclesiastico, perché alla fine ogni femminismo finisce con l'essere un machismo con la gonna". Perché non è una questione di affidare o conquistare più potere nella Chiesa ciò di cui si parla, bensì l'ascolto del "genio femminile". Perché "Non si tratta di dare più funzioni alla donna nella Chiesa - sì, questo è buono, ma così non si risolve il problema - si tratta di integrare la donna come figura della Chiesa nel nostro pensiero". E, in fin dei conti, "pensare la Chiesa con le categorie di una donna".

Parole che non entusiasmano certo un femminismo vecchia maniera volto all'esclusivo raggiungimento di una parità che esclude ogni differenza, e men che meno una buona schiera di preti e religiosi arroccati in un clericalismo che li fa sentire "superiori" a prescindere (e pure quei laici, poverini, che danno loro corda), ma che allargano il cuore di quanti, donne e uomini (e sono tanti, coniugati o celibi consacrati che siano) che attendono da anni quella novità di colore rosa che potrebbe fare la differenza in una Chiesa ancora troppo orientata da una mentalità maschile che talvolta finisce per scadere nel maschilismo. Perché "la Chiesa è qualcosa di più di un club per soli uomini" per dirla con i gesuiti di America, quasi 20 anni fa.

E allora, ben venga l'attività degli psicologi all'interno dei seminari (era ora!), ben venga il proposito di una maggior trasparenza che allontani ogni rischio di insabbiamento, ma quello che dovremmo aspettarci tutte quante è che le donne non siano più considerate "invitate speciali" agli incontri dove si discute e si tratta di questioni ecclesiali - come auspicava anche Marinella Perroni in un'intervista a La Stampa - o che le donne vengano escluse dalle decisioni che riguardano la vita quotidiana delle nostre parrocchie, pur costituendone spesso l'asse portante in termini di servizi.

Ma è soprattutto lo spirito femminile, quell'occhio abituato a guardare al centro dalla periferia (perché è lì che sono state relegate per secoli le donne), quel cuore in grado di accogliere incondizionatamente perché capace di riconoscere l'altro da sé, più incline a riconoscere le emozioni e restio ad un intellettualismo dal sapore leguleio oggi sempre più anacronistico, che dovrebbe permeare la Chiesa andando ad aggiungersi (non a sovrapporsi o a spodestare) a tutte le prerogative del maschile abituato ad agire per secoli in aurea solitudine.

Sulla linea di papa Bergoglio (e dal Concilio in qua) sono già molti i preti e i religiosi, aperti e disponibili, impegnati, insieme a tanti maschi laici, nella costruzione di una Chiesa dal volto più femminile, sicuramente più aderente alla volontà del suo fondatore. Senza dimenticare quanti, anche inconsapevoli, faranno più fatica a entrare in questa logica per i motivi più diversi, quanti continueranno ostinatamente a frapporre ostacoli e resistenze di ogni genere (non mi stupirei di un altro "Manifesto" pseudo-teologico per frenare questa volta una presunta "deriva" rosa).

Nella speranza che non si tratti solo di una novità di colore.

 

Foto: Flickr / Paval Hadzinsky

 

08/03/2019 18:25 Sara
"L'immagine e somiglianza di Dio nell'uomo, creato come uomo e donna (per l'analogia che si può presumere tra il Creatore e la creatura), esprime pertanto anche l'«unità dei due» nella comune umanità. Questa «unità dei due», che è segno della comunione interpersonale, indica che nella creazione dell'uomo è stata inscritta anche una certa somiglianza della comunione divina («communio»). Questa somiglianza è stata inscritta come qualità dell'essere personale di tutt'e due, dell'uomo e della donna, ed insieme come una chiamata e un compito. Sull'immagine e somiglianza di Dio, che il genere umano porta in sé fin dal «principio», è radicato il fondamento di tutto l'«ethos» umano: l'Antico e il Nuovo Testamento svilupperanno tale «ethos», il cui vertice è il comandamento dell'amore [25].

Nell'«unità dei due» l'uomo e la donna sono chiamati sin dall'inizio non solo ad esistere «uno accanto all'altra» oppure «insieme», ma sono anche chiamati ad esistere reciprocamente «l'uno per l'altro»."


"Nella maternità della donna, unita alla paternità dell'uomo, si riflette l'eterno mistero del generare che è in Dio stesso, in Dio uno e trino (cf. Ef 3, 14-15). L'umano generare è comune all'uomo e alla donna. E, se la donna, guidata dall'amore verso il marito, dirà: «Ti ho dato un figlio», le sue parole nello stesso tempo significano: «Questo è nostro figlio». Eppure, anche se tutti e due insieme sono genitori del loro bambino, la maternità della donna costituisce una «parte» speciale di questo comune essere genitori, nonché la parte più impegnativa. L'essere genitori - anche se appartiene ad ambedue - si realizza molto più nella donna, specialmente nel periodo prenatale. E la donna a «pagare» direttamente per questo comune generare, che letteralmente assorbe le energie del suo corpo e della sua anima. Bisogna, pertanto, che l'uomo sia pienamente consapevole di contrarre, in questo loro comune essere genitori, uno speciale debito verso la donna. Nessun programma di «parità di diritti» delle donne e degli uomini è valido, se non si tiene presente questo in un modo del tutto essenziale."

Dalla Mulieris Dignitatem, scriveva benissimo GPII.



08/03/2019 17:58 Giuseppe Risi
Ho recuperato i passi più significativi 8mi pare) del post dell'estate 2018 in cui dovrei trovare descritto lo "specifico femminile". Eccoli:

«Ognuno percepisce il mondo con sottolineature differenti. La nostra carne non vibra certo allo stesso modo al maschile o al femminile. E colui che chiamiamo Dio, con una parola irrimediabilmente inadeguata, non si può realmente accostare se non coniugando l'esperienza e la voce degli uni e delle altre». Perché una donna parla più liberamente in prima persona non essendo capace di "disincarnarsi" dalla realtà, dall'esperienza quotidiana del suo stato di vita e dalla vicinanza dalle persone care, non resta mai sul teorico, neppure quando fa ricerca ai più alti livelli. "Le donne sono più vicine a tutto ciò che mette in crisi le certezze inamovibili, fa scricchiolare gli otri delle parole e dei giudizi perentori che incasellano la verità e chiudono il futuro". Sono maggiormente in sintonia con l'"extra-ordinario", l'inatteso, la novità: perché in grado di accogliere in sé una nuova vita e amarla e sognarla nell'imprevedibile. Sono portate alla sorpresa, alla destabilizzazione delle certezze ataviche, ad accogliere le sfide e anche ad amarle (la bimba che vestivano con tanta cura si trasforma in un'adolescente dark purple ... e forse non si scandalizzano se in Lituania utilizzano una pubblicità discutibile).

"La guerra non ha il volto di una donna" scriveva Svetlana Aleksievic, premio Nobel 2015. Una donna condivide la dolorosa complessità umana, sa ascoltare la verità dei cuori, comprende la memoria ferita e umiliata, versa lacrime di fronte al dolore degli altri, non al proprio: "si svuota di sé per offrire all'altro la possibilità di dare un nome alla propria solitudine". In particolare "è lontana dall'asfissia generata dalle parole di quelli che pretendono di sapere tutto delle persone, di raccontare e spiegare ciò che le riguarda in alternativa e al loro posto". Le sue affermazioni mi ricordano un po' quelle di Katherine Ellison nel suo bellissimo libro "Il cervello delle mamme" utilizzato anche per la preparazione degli studenti alle Olimpiadi delle Neuroscienze per via dei numerosi studi che registrano aumentate capacità emotive, intellettive e pratiche, negli anni spesi tra la cura della famiglia in età di figli piccoli e la professione."

Rimango ancora perplesso: stiamo parlando di dati, di studi affidabili, oppure siamo nel campo delle sensazioni e delle opinioni?
Tutte le caratteristiche descritte, bellissime per carità!, io le attribuirei alle persone che conosco in misura differente, ma in generale a prescindere dal sesso, quindi a uomini e donne indifferentemente, semplicemente sulla base del carattere o della volontà.
O così dicendo sono politicamente scorretto e faccio la figura del maschilista nel giorno della festa della donna?
GR



08/03/2019 16:30 paola
Quando si dice che le donne, anche in virtù del loro genio, dovrebbero concentrarsi su "altro", anzichè correre il pericolo della ricerca delle vette del potere, si dice il vero, ma questo "altro", in una Chiesa che vuole davvero rimettersi in discussione, dovrebbe riguardare tutti i suoi membri, al di là del sesso. La questione femminile nella Chiesa, allora, potrebbe essere vista come un'opportunità per ripensare il ruolo del potere al suo interno, e del giusto atteggiamento nei confronti di esso, a partire dalle parole del Papa, quando dice appunto che il potere è un servizio.


08/03/2019 14:47 Pietro Buttiglione
@ Maria Teresa
Riletto il suo msg sulla Pelletier.
1) imo la differenza uomo/donna la ha capita da anni qualunque femminista riconoscendolo come un loro errore.
2) vengo al mio ->> Assodata la differenza.. poi vogliamo aprirla o no sta benedetta porta??
3) a me sembra che la CC ha aperto finora solo porticine, xchè COSTRETTA.
5) Al suo lancio dovrebbe seguire un prosieguo del tipo:
Vista la loro diversità mettiamole qui o la'
Ma non sarebbe meglio che lo dicessero loro, le singole Persone ?? Altrimenti siamo sempre al " Vieni qui che ti accompagno IO!!_
6) INFINE: rileggendo il suo msg sa che impressione ho avuto?
Che la Pelletier ( mai letta) in fondo dicesse:
Qui il problema non è il sacerdozio femminile, ma rivedere e ritornare il Sacerdozio stesso, rivisitando la Parola e togliendo le incrostazioni storiche. Ed in effetti è proprio così: SE..ecc. Il sacerdozio non può essere più lo stesso.



08/03/2019 14:17 Sara
La Pellettier fa un ragionamento valido all'interno del mondo cattolico dove con "genio femminile " si intende grosso modo l'aspetto "materno" (in senso lato non solo meramente fisico)) delle donne. mentre mi pare che il femminismo contemporaneo abbia portato le donne più ad appropriarsi del maschile, che per secoli era stato loro negato, piuttosto che ad esprimere una femminilità in cui le donne erano già state lungamente confinate.


Da questo punto di vista il diritto all'aborto per il femminismo è il primo valore non negoziabile in quanto espressione del controllo sul proprio corpo e rifiuto del ruolo materno.

Sono approcci molto diversi.



08/03/2019 13:19 Maria Teresa Pontara Pederiva
Giuseppe, la riflessione di Anne-Marie Pelletier, presentata qui l'estate scorsa, esplicita con chiarezza lo specifico femminile, in particolare nei confronti della fede:
http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=3130



08/03/2019 13:03 Giuseppe Risi
Ringrazio Maria Teresa per il chiarimento.
Pur ammettendo un certo grado di pregiudizio non positivo, mi riguarderò la Mulieres dignitatem per capire cosa sia questo "genio femminile", distinto e altro rispetto al "genio maschile".
Sono scettico perché si continua a dire che la specificità del contributo della donna sta in "altro" rispetto a quello dell'uomo senza mai entrare nel merito di cosa sia questo "altro".
E per me non basta riferirsi, come ancora ho letto, al "riconoscimento e l’ascolto di un diverso modo di sentire e guardare la vita e il mondo, come solo le donne possono dare, o se vogliamo “aggiungere”. Si tratta di belle espressioni, ma totalmente prive di contenuto effettivo se non si prova a descrivere in modo circostanziato quali siano le caratteristiche del pensare e dell'agire delle donne che le differenziano in modo chiaro (e non solo evocativo) dalle rispettive caratteristiche dei maschi.
Ma se anche dovessimo giungere a definire in modo sufficientemente chiaro lo "specifico femminile", se non si vuol parlare (come mi par di capire da molti interventi che qui ho letto) di ruoli, funzioni, potere/servizio nella Chiesa, rimarrebbe tutto intero il problema di come far sì che tutta questa ricchezza femminile non rimanga confinata nel privato familiare ma possa essere fruita da tutta la Chiesa, popolo e istituzioni.
GR



08/03/2019 12:05 Diadhuit
Condivido con Maria Teresa che il pensiero non si può scindere dal corpo e proprio per questo mi stupisce che la gerarchia ecclesiale sia sorda al pensiero femminile.

Ad esempio immagino una Chiesa che parla di aborto non con categorie astratte di uomini chiusi in una biblioteca, ma di donne che vivono nelle strade, che hanno subito violenze e deciso di portare avanti la gravidanza, e credo che il dibattito non sarebbe 'aborto sì o no' ma 'quali servizi, quale supporto, quale amore'.

Ad esempio immagino un Papa eletto dall'interezza della Chiesa, non tramite elezioni, ma tramite discernimento. Vorrei che il conclave includesse le badesse e i capi degli ordini e magari anche laici e laiche che rappresentano associazioni e movimenti.

E non si tratta nemmeno di guardare al presente/futuro... Ma al passato. C'erano diaconi donne nelle prime comunità cristiane (Febe e Giunia nelle lettere di Paolo). E se il ruolo sacerdotale ha ragioni storiche e forse come società non siamo pronti (ma gli anglicani sì, e teologicamente c'è poca differenza) perchè il ruolo presbiterale (di 'governo' del popolo di Dio) non possa essere affidato alle donne non è cosa che comprendo.



08/03/2019 10:15 Sara
Mi sembra un po' tirata in mezzo Hannah Arendt, ho letto tutti i suoi libri e mi pare che in lei la condizione umana preceda tutte le distinzioni successive di razza, genere e classe.

Tanto più che come ebrea si opporrà sempre alla creazione di Israele rivendicando per sè la condizione della Diaspora: cittadina del mondo non di un territorio particolare.


Forse ho letto male io, però la amo proprio per questo.



08/03/2019 09:16 Maria Teresa Pontara Pederiva
Giuseppe, arrivo volutamente oggi a rispondere alla tua richiesta di spiegazione.
L’espressione “genio”, che risale all’epoca rinascimentale, è stata declinata al femminile nel Novecento da numerose studiose in parallelo ai diversi movimenti per i diritti civili (una felice sintesi è rappresentata dalla trilogia di Julia Kristeva).
Le caratteristiche del genio femminile le ha spiegate a più riprese Hanna Arendt (e dopo di lei molte altre, come oggi Anne-Marie Pelletier): il pensiero non è mai separato dal corpo e anche la riflessione politica non può essere separata da quella sulla condizione umana (per questo in una celebre intervista alla TV tedesca era uscita con una negazione di appartenere alla “triste” categoria dei filosofi, ossessivamente chiusi nel pensiero puro).
In ambito ecclesiale il “genio femminile” ha avuto un’autorevole declinazione nella Mulieris dignitatem di Giovanni Paolo II, ma anche Benedetto XVI ne ha parlato a più riprese (pubblicando, tra l’altro un testo “Donne nel Medioevo. Il genio femminile nella storia del popolo di Dio” Marietti 2011).
E’ su queste lunghezze d’onda che ho sviluppato il post prendendo le mosse da quanto affermato da papa Francesco: non si tratta di affidare più “funzioni” alla donna nella Chiesa, non si tratta di cordate per raggiungere le vette del potere, ma di “altro”. Certo sarebbe anacronistico se la Chiesa non tenesse conto dei diritti civili oggi raggiunti in termini di parità di genere, ma ciò che occorre è il riconoscimento e l’ascolto di un diverso modo di sentire e guardare la vita e il mondo, come solo le donne possono dare, o se vogliamo “aggiungere”. L’interrogativo è come questo si possa attuare nel quotidiano feriale, in tutta semplicità e in termini di servizio: una modalità certamente più evangelica di quanto accaduto per secoli.



07/03/2019 03:46 Francesca Vittoriana
Una necessità di oggi che può interessare quei laici interessati a svolgere compiti in aiuto al clero, mi pare possa essere il portare la Parola a quei parrocchiani invisibili in chiesa per tanti motivi, assenti ormai da tempo a frequentarla che però un rinnovato contatto può incontrare interesse ,diventare anche motivo per rompere una solitudine che umanamente crea infelicita. C'è da considerare che con la penuria di vocazioni il prete magari non ha tempo di conoscere neanche una volta l'anno i parrocchiani per far loro visita di conoscenza reciproca , per cui a richiesta della persona, manda un laico ministro della comunione, ma per chi non chiede questo ?La Buona Parola è sempre confortante, infonde speranza, e medicina . Mi viene in mente uno che aveva un locale aperto al pubblico, forse era molto impegnato ma aveva vivo il ricordo di quel parroco che passando davanti alla sua porta, salutava probabilmente..... Ci sono i ministri della comunione, perché non anche della Buona Parola, che anche può essere e diventare evangelica, e che un laico può espletare questo capillare servizio meglio del contatto telefonico.Credo veramente che ci siano tante persone invisibili , che magari per timore non chiedono ......e però fa loro piacere sentirsi anche solo salutate.
Francesca Viittoria



06/03/2019 14:19 Paola
Sì sono d'accordo, io a dire il vero non credo neanche che la società, almeno italiana, sia pronta per il sacerdozio femminile, ma qualche seguale di buona volontà, oltre alle parole davvero servirebbe, ma non per femminismo, che proprio non mi appartiene, ma perché la Chiesa tutta ne avrebbe vantaggio, secondo me.


06/03/2019 14:01 Sara
Si possono tranquillamente trovare delle soluzioni intermedie, ad esempio mia cugina è terziaria francescana, Kasper tempo fa parlò di una benedizione simile a quello delle badesse, ci sono tante forme di ordini e ministeri che si potrebbero tranquillamente recuperare per dare una risposta a molte richieste del laicato.

La strada del diaconato alla fine la vedo limitata, anche accedendovi rimane il fatto di non essere sacerdoti e di non poter arrivare al Papato: sempre disuguaglianza ci sarebbe.



https://www.corriere.it/cronache/16_maggio_13/kasper-molte-divisioni-chiesa-non-si-arrivera-donne-sacerdote-b3072e24-187f-11e6-a192-aa62c89d5ec1.shtml?refresh_ce-cp




https://www.corriere.it/cronache/16_maggio_13/kasper-molte-divisioni-chiesa-non-si-arrivera-donne-sacerdote-b3072e24-187f-11e6-a192-aa62c89d5ec1.shtml?refresh_ce-cp



06/03/2019 11:19 Paola
Buongiorno a tutti, volevo intervenire ieri, ma sono stata impegnata, ora sono sempre mal presa, ma provo a scrivere due cose: mi ha molto colpito ieri il commento di Diadhuit, nel quale si parla di vocazione e si parla di dolore per la mortificazione di questa. Ora, io penso che i due generi abbiano differenze e prerogative diverse, ma non credo che questo debba essere l'alibi per porre dei paletti a quello che ognuno sa essere giusto per sé. Le sensibilità differenti non è detto che debbano essere risolte in ruoli rigidamente separati, come d'altronde già avviene nella società, si può svolgere lo stesso compito con carismi diversi, secondo me. Ma ancor di più questo dovrebbe valere nella Chiesa, dove davvero si dovrebbe parlare di vocazione e non di carriera, le parole di Diadhuit, a chi ha un minimo di sensibilità dovrebbero far riflettere.


06/03/2019 10:46 Francesca Vittoria
Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto"...è stato detto da Maria a quel tempo. Ma oggi un fratello che sconsolato piange la sorella succede ripeta le stesse parole..."fissando la nipote con molta serietà " mia sorella non sarebbe morta se ci fosse stato qui Gesù di Nazareth". La Chiesa nel difendere i diritti della donna , assolve quel compito che è stato affidato a Giuseppe nei confronti di Maria, , Ella ricopre un ruolo primario, che è solo suo, da la vita a un uomo il Cristo, e dunque vitale per la vita della Chiesa. È' venuto Cristo per far questo, per trarla dalla emarginazione in cui l'uomo l'aveva relegata, sua utilità e tutto quello che ognuno può pensare, l'ha collocata allo stesso livello dell'uomo, una cosa sola ma con caratteristiche diverse. Ecco dunque che le parole di Paolo" non c'è più giudeo ne greco/non schiavo ne libero/ non uomo ne donna ....tutti voi siete uno in Cristo. Questa è la concretezza pensare la Chiesa con la categoria donna a fianco del Suo Capo Cristo e chi lo rappresenta. Del genio femminile Cristo stesso ne ha dato conferma, ha affidato alle donne i suoi messaggi da Risorto, le ha trovate attente all'ascolto della Sua Parola, sensibili interpreti verso le comunità, intuitive solerti non solo come madri ma del pensiero di Dio e premurose a soddisfarlo. Se la Chiesa può apparire a qualcuno .."un club per soli uomini" è pur vero che tale lo ha fatto diventare l'uomo di ieri e di oggi, sovvertendo il volere di Cristo, egoisticamente ma anche grettamente ricollocando la donna là dove stava prima che Cristo fosse. Oggi ancora così, defilata nelle decisioni importanti anche se in tutte queste essa è coinvolta e la riguardano l se il Santo Padre, ma anche i predecessori , pensa a una Chiesa dal volto femminile, e il Capo e maschile tutti e due sono indispensabili perché "ut unum Sint" in Cristo. Che senso ha voler essere capo anziche chiesa , ognuno svolge un compito che gli è proprio, congenito per qualità che ognuno ha, come per le doti e i carismi , tutto torna a "ut unum Sint"
Francesca Vittoria



05/03/2019 15:58 Sara
L'Ultima novità è il femminismo intersezionale secondo qui la lotta nella difesa della donna va di pari passo con quella della altre minoranze, quindi genere razza e classe.


Ho letto qualche cosa di Angela Davis tempo fa

https://www.internazionale.it/video/2018/06/20/angela-davis-lotte-diritti



05/03/2019 15:25 Sara
Ci sono vari femminismi, quello della differenza insiste sul fatto che le donne sono diverse dagli uomini.

Altre correnti, tra cui gli studi di genere inspirati al decostruttivismo di Focault e quindi della Butler, portano invece a pensare che il femminile e il maschile come li conosciamo siano solo costrutti sociali che si possono smontare e rimontare a piacere.



La posizione della Chiesa è una via di mezzo tra entrambi. (pensa a San Paolo quando dice che "Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.", mentre nello stesso tempo difende i diritti della donna in quanto madre, diritto alla maternità all'allattamento a orari di lavoro più flessibile perchè anche l'uguaglianza se non passa nella concretezza delle persone diventa inutile)



05/03/2019 15:07 Giuseppe Risi
Da tutti gli interventi che leggo mi par di capire che su cosa sia, sempre che esista, il "genio femminile" vi sia una grande confusione sotto il cielo (maschile e femminile).
D'istinto mi verrebbe da concludere che il genio femminile, così come quello maschile peraltro, non esiste proprio, fatta salva qualche caratteristica secondaria che però nulla a che vedere con le attuali differenze di ruoli, incarichi, responsabilità nella Chiesa.
Oltretutto, pur non essendo un esegeta, mi par del tutto bizzarro ricercare il genio femminile nelle caratteristiche delle donne presenti nei Vangeli o nella Bibbia. C'è qualche esperto che può illuminarci in proposito?
GR



05/03/2019 12:58 Sara
Io ho avuto la fortuna di seguire i miei percorsi con grande libertà. Quando avevo 16 anni avevamo in parrocchia un sacerdote ex-sessantottino che mi registrava De Andrè le Orme e il Banco del mutuo soccorso, mi ha insegnato a suonare la Chitarra, a impegnarmi in prima persona, a studiare teologia, in generale l'ambiente era molto aperto e stimolante.


E' molto più chiuso qui su Vino Nuovo che al 3 commento parte puntuale la psicopolizia a protestare.


Quello che dice Pratesi sulle donne al sepolcro è vero; le donne spesso arrivano prima, sono più veloci, più libere dagli schemi nella Bibbia, però questa ondata femminista è veramente pesante e stucchevole.

Essere donne è anche qualche cosa di spontaneo, non è che ho il genio femminile se sono madre e se studio kant no.



05/03/2019 10:05 Diadhuit
Quello che mi fa male dentro, é la visione della donna solo come madre, come moglie. Al massimo come suora.
Non mi scuserò se Cristo mi ha dato abilità e desideri diversi, mi ha chiesto di stare nel mondo e annunciare il Vangelo al lavoro, negli hobby, nel camminare per strada in una terra straniera dove troppi non hanno un tetto. E poi raccontare tutto al parroco, che vivendo e 'lavorando' nello stesso posto non ha idea.
Fortuna vuole che non sia chiamata al sacerdozio (nel senso che non é la mia vocazione, non perché sono donna) altrimenti soffrirei molto di più. Conosco donne con la vocazione al sacerdozio, e si stanno avvicinando alla chiesa anglicana (cattolici light come li chiamano qui).
Non capisco come si possa pensare che solo i cardinali (uomini) possano eleggere un papa che rappresenti l'intero popolo di Dio, che ha creato maschi e femmine.



05/03/2019 09:01 Lorenzo Pratesi
Non sono un auspicio. Sono la specificità del femminile per come emerge dai Vangeli.
Pensiamo ad esempio al mattino di Pasqua: gli uomini rinchiusi, impauriti. Provengono da una storia di incomprensioni e tradimenti con un Maestro riconosciuto tale spesso solo a parole. Le donne escono, si recano ad una tomba che loro sapevano essere sorvegliata dall'esercito romano, occupata da un fuorilegge. L'annuncio del sepolcro vuoto è riservato a loro, le donne, la cui testimonianza per la legge del tempo (ecco la contestualizzazione) era priva di valore. Ecco la fedeltà, la testimonianza, l'urgenza. E il rovesciamento delle prospettive tipico del Vangelo.
E la grande passione, che ben si può accompagnare alla mitezza. "Signore, se Tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto": la passione al servizio della mitezza.
Ma insomma, non sono nessuno per fare una catechesi. Semplicemente da tempo mi rispondo così alle domande che anche Giuseppe Risi si pone circa il rischio dello "slogan": tornando sempre e comunque al Vangelo



04/03/2019 20:32 Yolanda
Pratesi,a parte il fatto che ho dei dubbi che i vangeli descrivano la donna come tu hai detto,i vangeli vanno contestualizzati nel loro tempo e nelle loro finalità. Il contenuto poi attribuisce la mitezza,la fedeltà ecc. Come mete da mettere in pratica per tutti ,apostoli per primi. Perché tu attribuisca tali auspici per le donne mi sfugge.


04/03/2019 18:04 Sara
Carrierismo però è un'altra cosa, negativa dai. Si può essere forti, dare il proprio contributo e farsi valere anche rinunciando ad un apprezzamento pubblico e ad un ruolo in vista, secondo me,


04/03/2019 18:03 Sara
"Io credo che per comprendere il femminile dell'essere dobbiamo ripartire dai vangeli, che descrivono la donna come fedeltà, mitezza, testimonianza, urgenza. "

Io ammetto di non essere tanto mite, fedele si, ma mite col cavolo. Anche questa idea piucciosa, della donna mite che attende in silenzio occupandosi di sentimenti è un po' stereotipata, ci sono tanti esempi di donne molto forti nella Bibbia, le stesse matriarche giocano spesso di anticipo rispetto ai loro compagni. Pensiamo a Rebecca e alla benedizione di Giacobbe.

Io mi sento più vicina a quelle figure del resto non mi chiamo Sara per niente...



04/03/2019 17:44 Lorenzo Pratesi
Il summit in Vaticano degli scorsi giorni ha affrontato il tema degli abusi in chiave sociologica, secondo la sensibilità ormai consolidata dell'attuale governo della Chiesa Cattolica. il linguaggio è un evidente riflesso di tale approccio: pensare la Chiesa "con le categorie della donna" è infatti un'affermazione che recupera un lessico proprio del movimento femminista, ma non necessariamente deve significare qualcosa in ambito ecclesiale.
Io credo che per comprendere il femminile dell'essere dobbiamo ripartire dai vangeli, che descrivono la donna come fedeltà, mitezza, testimonianza, urgenza. Sono tutti aspetti che hanno l'annuncio come tratto comune e che, se, da un lato, non necessariamente implicano il sacerdozio femminile o la "competizione di genere" per la nomina in ruoli significativi della chiesa cattolica, dall'altro, mancano tremendamente alla Chiesa di oggi.



04/03/2019 17:04 Maria
Innanzitutto prima dell’ ascolto del “ genio femminile” ci vuole il genio femminile, la cui esistenza oggi non e’ cosi’ scontata. Non e’ che chi e’ donna solo per essere donna e’ spesso geniale, anzi raramente. Molte donne oggi credono di essere dei geni ma non lo sono affatto. E la loro superbia fa da contraltare alla superbia gemella dei maschi. Di gran geni femminili religiosi oggi se ne vedono pochi.
Nel passato c’ e’ stato il genio femminile nella Chiesa e ha portato molti frutti, pensiamo a tante donne veramente geniali , Santa Ildegarda di Bingen, Santa Chiara da Assisi, Santa Caterina da Siena, Santa Rosa di Lima, Santa Teresa di Avila, la beata Caterina Emmerich, Santa Teresa del Bambino Gesu’ , Santa Faustina Kowaska, Edith Stein, Simone Weil ecc. ecc.
non mettiamo il carro avanti ai buoi: prima di essere “ geni” bisogna avere particolare doni divini.
Le donne che si figurano di essere “ geni femminili” e che che si vedono esaltate e glorificate, si guardino allo specchio.



04/03/2019 16:52 Paola
Guardi signora Francesca, io ho rinunciato per scelta a lavorare fuori casa e mi sono dedicata alla famiglia, cosa che faccio tuttora e ne sono orgogliosa, ma credo sia giusto che ciascuno possa scegliere il suo ruolo in libertà, restando fermo il fatto che se ci sono due sessi è perché ci sono caratteristiche e sensibilità distinte, che non vanno annullate, anzi.
Detto questo, trovo che ormai sia solo più nella Chiesa che il gap sia così evidente, in altri settori magari succede ma in maniera più nascosta.
In ogni caso, è un po' l'ipocrisia che mi dà fastidio: si dice che la Chiesa è donna, poi ad esempio hanno fatto il sinodo sulla famiglia e le donne quasi non c'erano..anche i laici d'altronde... .



04/03/2019 16:31 Francesca Vittoria
...discriminate perché escluse dai Luoghi, dalle cariche e dai ruoli che contano............dire questo, a me sembra ,non conoscere di quanto è stata capace di raggiungere , se si pensa a ricercatrici come Marie Curie, Florence Nightingale, fondatrice dell'assistenza infermieristica moderna, Margherita Hack astrofisica, Rita Levi Montalcini neurologa, Madre Francesca Cabrini fondatrice missionaria, Madre Teresa di Calcutta, Maria Montessori, tutte premi Nobel, ma perché si dovrebbe aspirare a ruoli nella Chiesa che anche secondo Gesù Cristo suppongo non ci siano congeniali, soltanto per carriera? Ma non si diventa preti per vocazione? Per chiamata da Dio, il quale evidentemente sin dall'antichità Ha scelto i suoi sacerdoti al maschile chiedendo altro alla donna, per esempio di essere Madre del suo Figlio, che non mi pare che una semplice ragazza ebrea non abbia fatto a very important bright career , senza essere donna in carriera, semplicemente regina del cielo e della terra e così tante altre sue scelte , nominate dottori della Chiesa. Insomma tutto questo per dire che a qualsiasi donna non è precluso in nessun luogo quegli onori che sono tributati agli uomini, dipende anche dal proprio volere e anche farlo valere qualora si manifesti ingiustizia o forme di schiavismo che neppure al Padreeterno approverebbe perché sono soltanto meschinità, grettezza da uomini . Certo che se una donna una volta che arriva a fare delle leggi, dissacra se stessa, si ritiene di non essere capace di assumersi delle responsabilità e preferisce abortire senza pensare che uccide una vita, diminuisce anche se stessa, potrebbe essere scienziata e sapere il valore che ha una vita, ma si lascia intimorire dal non essere capace di superare le difficoltà. È' una povera donna, debole, che avrebbe bisogno di un aiuto più rispettoso della sua dignità.Distruggere si fa presto ma è costruire che un po' costa, però........può nascere una cosa bella, ....di cui non pentirsi.

Francesca Vittoria



04/03/2019 16:27 Paola
Non credo che il primo problema della Chiesa sia il sacerdozio femminile, ormai è il ruolo sacerdotale in sé, maschile o femminile che sia che viene paradossalmente messo in discussione, tuttavia sono convinta che le donne sarebbero perfettamente in grado, se non meglio, di svolgere tale funzione. In ogni caso, se la Chiesa facesse seguire qualche fatto alle solite espressioni vuote ne avrebbe un sicuro vantaggio di immagine, che di questi tempi non guasterebbe.
D'altronde, da sempre, chi ha il potere, in ogni campo, a meno di non essere costretto, non lo cede facilmente. Però mi chiedo perché se si parla di dare ruoli decisionali alla donna è richiesta di potere, quando invece si tratta del potere maschile è un meraviglioso servizio, roba da cherubini..



04/03/2019 15:44 Giuseppe Risi
"l'ascolto del "genio femminile"
"integrare la donna come figura della Chiesa nel nostro pensiero"
"pensare la Chiesa con le categorie di una donna"
"quella novità di colore rosa che potrebbe fare la differenza in una Chiesa ancora troppo orientata da una mentalità maschile"
"lo spirito femminile, quell'occhio abituato a guardare al centro dalla periferia (perché è lì che sono state relegate per secoli le donne), quel cuore in grado di accogliere incondizionatamente perché capace di riconoscere l'altro da sé, più incline a riconoscere le emozioni e restio ad un intellettualismo dal sapore leguleio oggi sempre più anacronistico"
"costruzione di una Chiesa dal volto più femminile, sicuramente più aderente alla volontà del suo fondatore"

Sarò limitato, ma di queste espressioni, peraltro molto belle e accattivanti, non riesco a comprendere il significato effettivo e pratico.
Se un significato esiste, occorre fare lo sforzo di esplicitarlo.
GR



04/03/2019 14:35 Sara
"Ma se alle "pie donne" va bene così? "

Io non voglio far carriera, mi basterebbe scrivere qua sotto, anche di Riccardo di San Vittore, senza dover essere sempre richiamata, bannata, bloccata ecc. ecc.

:-)



04/03/2019 14:30 Yolanda
Sara ma in che mondo vive? Dove ha visto che le donne possono se ne hanno voglia? Non ho parole. Concordo con Risi sulla nebulosità del concetto di genio femminile. Appezzerei che la chiesa definisse il genio maschile che autorizza tante presunte superiorità nel clero


04/03/2019 14:24 Giuseppe Risi
"nella Chiesa non si fa carriera, né uomini né donne, né laici né chierici": pura retorica! Tra tutte le organizzazioni umane (e la Chiesa non è solo umana, lo sappiamo, ma è fatta anche di uomini!) la Chiesa è tra quelle in cui i percorsi di carriera (cambiamogli pure il nome, ma di quello si tratta) sono più lunghi, articolati e bizantini! Nel bene e nel male. L'unica differenza con tutte le altre organizzazioni civili è che nella Chiesa cattolica questi percorsi di carriera sono differenziati in base al sesso (cosa che, per inciso, non potrebbe accadere nel modesto ordinamento giuridico italiano, per palese contrarietà con l'art.3 della Costituzione).

"Non c'è alcun motivo per cui una donna non debba avere posti di responsabilità": assolutamente d'accordo. Perché non succede o succede rarissimamente? Perché il "percorsi di carriera" più significativi sono riservati ai chierici…

Ma se alle "pie donne" va bene così?

Le mie figlie ventenni sono lontane anni luce da questo ingiustificato sessismo. Ma evidentemente sono loro che sbagliano, perché figlie di un tempo corrotto, post-cristiano, pagano e relativista in cui ci si ostina a credere che le differenze di sesso non giustificano diversi gradi di "potere"

GR



04/03/2019 13:58 Sara
"ma almeno gli uomini possono diventare sacerdoti e fare carriera. le donne no, in quanto donne" nella Chiesa non si fa carriera, né uomini né donne, né laici né chierici.

Non c'è alcun motivo per cui una donna non debba avere posti di responsabilità, ad esempio il Papa ha nominato Mary Melone Rettore della Pontificia Università Antonianum e Barbara Jatta direttrice dei musei vaticani.

La Melone tra l'altro si è occupata delle opere di Riccardo di San Vittore, quindi di mistica e scolastica medievali, non è detto che una donna debba occuparsi solo di teologia femminile assecondando il proprio Genio Femminile, se la va può occuparsi anche di questioni considerate più "maschili".



04/03/2019 13:25 Giuseppe Risi
In attesa di capire in cosa si sostanzia il "genio femminile" o quali potrebbero essere gli apporti specifici, singolari, propri delle donne in quanto donne all'umanità ed alla Chiesa (ne sento parlare da decenni in modo troppo generico o retorico per capirne il senso pratico effettivo), in attesa di capire quale possa essere il loro specifico contributo di genere, le donne continueranno ad essere discriminate nella Chiesa, perché di fatto escluse dai luoghi, dalle cariche e dai ruoli che contano. Un po' come tutti i laici uomini e donne, ma almeno gli uomini possono diventare sacerdoti e fare carriera. le donne no, in quanto donne. Perché poi?? Perché è sempre stato così e nessuno si vuol prendere la responsabilità di cambiare. Senza alcuna modifica teologica fondamentale, si attuerebbe una riforma epocale della Chiesa … che non si farà mai per timore del cambiamento.
Certo, questa è una questione che riguarda il potere ecclesiastico. Ma dove sta scritto che le donne in quanto femmine non possono e non devono avere lo stesso potere (= servizio) degli uomini in quanto maschi?
Troppo semplicistico?



04/03/2019 11:50 gilberto borghi
"riconoscere il genio femminile". Quando usciamo dalle strettoie del potere e immaginiamo che la questione femminile nella chiesa sia legata alla differenza di genere, che va recuperata e valorizzata, ci si trova però a fare i conti immediatamente con una antropologia teologica e ancora prima filosofica che per secoli non ha riconosciuto rilevante la differenza di genere, dove l'essenza umana, concentrata in un concetto astratto di anima, non aveva alcuna definizione di genere. Ancora oggi, purtroppo, assistiamo alla ripresentazione forte di questa antropologa essenzialista e astratta. Fino a che rimarrà così, la forma femminile del credere non avrà sufficiente spazio.


04/03/2019 11:13 Pietro Buttiglione
Della frase che lei cita del Papa:
"Ascolto" è paternalistico, da io sono il potere!
"Integrare" è già meglio...
Imo un "cristiano" dovrebbe semplicemente farsi da parte, lasciare spazio a loro, ma soprattutto porsi qs domanda:
Cosa prova, cosa sente una donna che magari conosce la Parola meglio di tanti preti, pratica tutti gli ambienti di Chiesa ed ha profondi desiderio di servire Cristo?
Io ne ho conosciute: di fronte a qs outing sono semplicemente ammutolito.
E, ancora una volta, ho provato VERGOGNA.



04/03/2019 10:57 Yolanda
Concordo che " nessun cambiamento potrà avvenire se non si corregge l' errore di fondo". La cultura e la mentalità millenaria non si scalfisce neppure cercando di "valorizzare il genio femminile". La realtà è in veloce divenire ,le nuove generazioni devono far fronte a una regressione di diritti e valori, lo stato sociale delle donne e'sempre più preoccupante soprattutto per le giovani e per il ruolo della maternità penalizzata.Abuso sessuale e pedofilia nel clero sono devastanti nel clero maschile ma anche nel sociale non si scherza .I mezzi di comunicazione attuali poi rendono poi evidente ciò che fino a poco tempo fa si teneva nascosto. Solo un coraggioso cambio di rotta e veloce nella chiesa può ridare speranza e linfa vitale anche alle società.


04/03/2019 09:25 Francesca Vittoria
Se errore c'è stato che le suore pur fondatrici di ordini religiosi, sante e quanto altro figurino anche nella Chiesa non allo stesso livello dei preti, per incarichi dirigenziali, cioè appaiano in sotto ordine, si può sempre rimediare, inserendo la voce anche femminile in tutte quelle occasioni che offrono motivo è idee sul cammino del popolo di Dio. È questo da una riflessione molto semplice: da sempre la donna anche ne ll'ambito della famiglia si è distinta anche nel ruolo di "capo-famiglia, non solo in ambito mono famigliare ma anche in tutti quei casi in cui la figura maschile si rivela per non essere all'altezza del ruolo, pensiamo per esempio quando il padre è completamente assorbito nel suo lavoro esterno, quanto peso ha la madre nella educazione dei figli oltre che crescerli in salute fisica, quanta influenza esercita nell'andamento economico anche collaborando con impegni esterni! Quanto lavoro manuale e intellettuale grazie al quale la famiglia tutta beneficia e che in certo tempo non è stato tanto esaltato a favore di quello maschile ! In tempi di oggi, sono i risultati a richiamare l'attenzione sulla importanza di una equità da esigere nel valorizzare il contributo femminile in tutti gli ambiti della vita e privata e pubblica. Quanti più problemi sono presenti nella società quando la sua presenza viene a mancare, la mancanza di stabilità che si crea nella società senza quel tipo di famiglia di ispirazione cristiana, quanti più problemi sorgono da risolvere quando manca la cura femminile verso i figli , quanto di questa vi è bisogno in tutti quei casi di figli deboli, di persone malate dove davvero le sue doti sono il motore di sopravvivenza. La attuale società ci proietta uno stereotipo di donna creato da pubblicità ad uso e consumo di come il maschile ha bisogno del femminile per "passatempo" per contributo economico, sempre sembrano in ombra o assenti i pregi più importanti, i sentimenti, l'intelligenza, la anche superiorità in ricchezza di conoscenza della prole, e in tutte quelle gestioni di responsabilità dove molto è dovuto a questo intervento per quelle doti che il genere femminile si qualifica, da riqualificare in tutti i campi dove la donna è presente sia anche in ambito professionale che privato. Giovanni Paolo Ii in "mulieris dignitatem " ha posto enorme accento a favore della donna. Io insisto che questa lettera apostolica venga distribuita in tutte le scuole di istruzione superiore ed essere oggetto di discussione, un richiamo a riflettere , a essere comprensive della importanza dei talenti di cui dispone l'essere donna e nel valorizzarli in pieno e non solo in parte come la superficialità di certi valori la società pretende imporre. Inoltre, ma non da ultimo, un richiamo a Maria, la Signora, la Donna, la Madre, che per il compito svolto, richiesto da Dio, è stata elevata a "regina del cielo e della terra" coronata di stelle, con la luna sotto i suoi piedi!, in corpo e anima viva, che è messaggera errante da sempre sulla terra, come il Figlio, Il Cristo che è stato generato per il suo SI, a salvezza della Famiglia ma anche di tutta l'umanità. Questo disegno di cui noi tutti beneficiamo, lo dobbiamo si a Dio Padre ma anche al Suo SI, a quanto si è richiesto a lei donna completa, non solo Eva, come oggi là si vuole rigettare, irriconoscenti di tutto il merito è l'opera costruttrice di MARIA.
Pretendere il massimo rispetto per la donna che mette al mondo l'uomo, per la donna che lo cresce, per la donna che tanto da di se per e nella società, questo deve essere fatto, magnificato più che lamentare ciò. Che subisce anche oggi di oltraggio. È' così importante il suo ruolo come co fondatrice della società sempre nuova che non ha bisogno di rivendicare altri ruoli se non porre in risalto il suo è valutato nella sua specificità e interezza in tutti quegli ambiti dove ella è presente . Se la Chiesa Cristo ha scelto Apostli maschi, vuol dire che tale deve essere a suo giudizio e per le sue imperscrutabili ragioni che però sono affiancati dalla collaborazione di Marie, altrettanto sante ed edificanti la Chiesa,
Francesca Vittoria



Commenta *






Versione stampabile
Scrivi a Vino Nuovo





Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it