L'Amazzonia e l'Occidente che si crede Dio
di Roberto Carrasco | 22 febbraio 2019
Oggi l'«opzione convinta per la difesa della vita, per la difesa della terra e per la difesa delle culture» passa anche attraverso il Sinodo per l'Amazzonia

 

È passato già un anno dal quel viaggio apostolico in Perù (gennaio 2018) in cui Papa Francesco ha incontrato i popoli dell'Amazzonia a Puerto Maldonado.

Mentre Bergoglio diceva loro che «la Chiesa non vuole essere estranea al vostro modo di vivere», l'Italia e il resto del mondo hanno già dimenticato quell'incontro eccezionale. Il Papa latinaomericano ha sottolineato che è «imprescindibile compiere sforzi per dar vita a spazi istituzionali di rispetto, riconoscimento e dialogo con i popoli nativi; assumendo e riscattando cultura, lingua, tradizioni, diritti e spiritualità che sono loro propri». Ma cosa significa? Che tipo di messaggi stano arrivando alla Chiesa qui, in questa parte del pianeta? Chi sono i cosidetti popoli indigeni dell'Amazzonia?

Una volta, una giornalista dell'Ecuador, Milagros Aguirre, ha fatto un'intervista a un vecchio missionario nell'Amazzonia. Ricordando la sua prima esperenza tra i popoli indigeni e meticci nell'Amazzonia peruviana, lui ha raccontato: «...Il meticcio si crede superiore all'indigeno, lo disprezza e gli sottrae valore, crede di avere il diritto di "civilizare" l'indio, d'imporre la sua maniera di vedere il mondo riguardo il progresso o lo sviluppo. Non concepisco quell'affano omogeneizzante di un Occidente che vuole tutti protetti dalle sue leggi, norme o religioni e che si impone sui più piccoli, sui deboli, sui differenti, sulle minoranze; è come se l'Occidente si credesse un Dio, capace di modellare a sua immagine e somiglianza tutti gli esseri umani. Semplicemente, ormai non capisco il mondo occidentale». Erano le parole di Marcos Mercier, un francescano canadese che ha abitato con il popolo kichwa del Napo più o meno 35 anni della sua vita, fino alla morte.

Padre Mercier ha anche ricordato alla giornalista l'immagine delle «prime tribù amazzoniche, che venuti in contatto con i conquistatori spagnoli, dopo avere resistito alle invasioni nel 1538 e 1541, vennero "pacificati", divisi in varie commende e ridotti in schiavitù». Ma dopo cinque secoli un Papa ha detto loro: «Sono voluto venire a visitarvi e ascoltarvi, per stare insieme nel cuore della Chiesa, unirci alle vostre sfide e con voi riaffermare un'opzione sincera per la difesa della vita, per la difesa della terra e per la difesa delle culture». Immaginate che festa! C'erano lì circa 4mila rappresentanti delle tribù indigene amazzoniche, che ascoltavano queste parole di speranza.

Oggi l'«opzione convinta per la difesa della vita, per la difesa della terra e per la difesa delle culture» passa anche attraverso il Sinodo per l'Amazzonia che Papa Francesco ha convocato per quest'anno 2019. Un Sinodo speciale che vuole ascoltare, che rappresenta una sfida per tutta la Chiesa, non soltanto per i contenuti di cui discuteranno i vescovi insieme a Papa Francesco, ma per tutte le proposte che porteranno con sé ognuno di quelli che saranno qui a Roma, tra pochi mesi.

 

 

 

27/02/2019 09:25 Roberto Carrasco Rojas
D'accordo con delle idee condivise. Una parola che mi fa pensare è L'INTERCULTURALITÀ. Mi piacerebbe percorre per questa via giusta. Oggi per parlare dell'Amazzonia bisognamo capire cosa pensano quelli che abitano lì. La Chiesa ha una grande sfida, la chiamamo ASCOLTO. È questo l'approccio che Papa Francesco ci ha chiesto a tutti noi.
Tra poco condivido altro articolo per approfondire di più cosa è un Sinodo, che si sta parlando, qualle sono i temi che si svilluppano in dialogo con i leader dei popoli.



23/02/2019 06:44 Francesca Vittoria
Dipende sempre con quale atteggiamento ci si presenta in casa d'altri. È' chiaro che se fosse un missionario cristiano ma non solo, dipende dal carattere e cultura della sua persona, la cosa può essere un bene per il nativo e la persona che offre servogi, un arricchimento reciproco. Ma se si pensa di entrare per vedere che cosa vi è nel territorio che io possa arricchirmi togliendolo all'altro, o profittare della sua fiducia per assoggettarlo alle mie esigenze, o a un commercio disonesto, che nel tempo si scoprirà, allora è meglio per quelli abitanti non avere di questi invasori . Parto da un esempio ravvicinato: viene un nuovo prete da fuori, da un altro continente, celebra messa, non ha parola che inviti a reciproca presentazione. Ecco dunque che questo atteggiamento non favorisce tanto al desiderio di "conoscersi" e, anche il ragionamento ,la chiesa è uguale dappertutto, celebrare qui come da dove vengo, non mi sembra un bel approccio. Mi viene in mente Giovanni Paolo ll' con quella frase "mi corriggerete" ! Che caldo invito a una accoglienza reciproca, ! Ecco la differenza. Se non c'è questo è finito fin dall'inizio il dialogo di rispetto reciproco. Perché non è vero che tutto è uguale, Cristo nelle parabole, passava di paese in paese e le persone sono descritte figli di,quindi famiglia, i loro nomi, il loro stato civico, la tradizione, la popolazione di appartenenza la religione della comunità. È questo per forza era necessario se voleva instaurare una attenzione circa il Vangelo suo che andava a offrire/ non imporre perché rispettava la libertà di quegli uomini dotti o ignoranti,. Mi pare che Anche Papà Francesc così dicendo sia stata la sua visita un dono per quelli abitanti, l'aver sentito per sua bocca proprio quello di cui avevano bisogno ha voluto dire essere presenti anche quando torna in patria ad avere una sponda dove la loro situazione non. È dimenticata, una fonte per loro, di speranza tanto da aver fiducia in quel missionario che t venisse a suo nome. E non si sono sbagliati se ora si parla di Sinodo iper l'Amazzonia, un modo per proteggere quelle popolazioni, attraverso un buon insegnamento come auto difendere i a propria storia secondo diritto e esigenze. Questo si chiama "missione" non altro
Francesca Vittoria
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22/02/2019 17:21 Dario Busolini
Forse non solo l'opzione per la difesa della vita, della terra e delle culture ma anche qualcosa in più: una provvidenziale boccata di aria nuova e pura in un momento in cui la nostra Chiesa occidentale sembra imprigionata e soffocata dai miasmi degli scandali che coprono anche quanto si fa di bene, a cominciare proprio dall'impegno dei missionari. Ancor prima che a trovare non facili soluzioni soluzioni per la mancanza di sacerdoti in Amazzonia e per i problemi pastorali di territori vastissimi e impervi, mi auguro che il Sinodo faccia vedere, conoscere e ascoltare una parte del popolo di Dio finora costretta al silenzio e che da queste voci nuove e giovani venga fuori qualcosa di nuovo e di giovane per tutti. Detto ciò, però, non vorrei nemmeno che si facesse di tutta l'erba un fascio colpevolizzando anche quanto di positivo l'occidente (ma forse sarebbe meglio parlare degli occidenti, perché non sono tutti uguali) ha portato e deve ancora portare in Amazzonia e altrove: il cristianesimo, la medicina, l'istruzione... A volte la critica un po' generalizzata all'occidente, più che giovare alla libertà e alla crescita dei popoli indigeni mi sembra utile solo ad aprire le porte ai nuovi padroni provenienti dall'Asia.


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Roberto Carrasco

Sono Roberto Carrasco, OMI. Missionario tra i popoli indigeni nell'Amazzonia peruviana. Faccio il giornalista. Mi piace scrivere e condividere dell'esperienze e riflessione in questo blog www.eltrochero.com/ (spagnolo) e robertocrblog.com/ (italiano). L'interculturalità è una grande sfida, oggi. 

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