Quei laici tuttora «ridotti»
di Gabriele Cossovich | 19 febbraio 2019
Sulle parole utilizzate per il provvedimento del Papa nei confronti del cardinale McCarrick per lo scandalo abusi

 

La notizia della condanna dell'ex arcivescovo di Washington McCarrick ha avuto grande risalto mediatico in questi ultimi giorni. Un aspetto che mi ha colpito è come il provvedimento di dimissione dallo stato clericale inflitto all'ex cardinale, sia stato riportato da quasi tutte le testate giornalistiche secondo la sua precedente dicitura, ossia "riduzione allo stato laicale".

La sostituzione dell'espressione "riduzione" con quella di "dimissione" risale al 1983, quando venne promulgato il nuovo Codice di Diritto Canonico. Il motivo è evidente: recependo dal Concilio Vaticano II il superamento della concezione che pensava il laicato in una condizione di inferiorità rispetto al clero, il nuovo Codice modifica e adegua all'impostazione conciliare tutti quegli elementi, anche linguistici, che rispondevano alla logica precedente. Il Codice precedente risalva al 1917 ed era noto come Codice Piano Benedettino, perché scritto sotto i pontificati di Pio X e Benedetto XV. Al numero 2305, nel libro quinto dedicato ai delitti e alle pene, riportava questa formulazione della pena in oggetto: "La degradazione contiene la deposizione, la privazione perpetua dell'abito e la riduzione allo stato laicale".

Seguendo la logica conciliare nel Codice del 1983 si legge invece: "Il chierico perde lo stato clericale: [...] 2) mediante la pena di dimissione inflitta legittimamente; 3) per rescritto della Sede Apostolica; tale rescritto viene concesso dalla Sede Apostolica ai diaconi soltanto per gravi cause, ai presbiteri per cause gravissime".

Ora la domanda è: come mai le principali testate giornalistiche italiane (ad eccezione di quelle legate al mondo cattolico, ho controllato!), a più di cinquant'anni dal Concilio e a 36 dalla promulgazione del nuovo Codice, hanno riportato la notizia della condanna di McCarrick utilizzando una formulazione superata, risalente a più di un secolo fa?

Tre possibili risposte mi sono dato.

La prima è che abbiano riportato la notizia in questi termini per ignoranza, ma mi auguro che dei vaticanisti conoscano le formule corrette del diritto ecclesiale.

La seconda, più plausibile, è che l'abbiano fatto per esigenze giornalistiche: effettivamente "McCarrick ridotto allo stato laicale" suona più chiaro e più giornalisticamente efficace di "McCarrick dimesso dallo stato clericale". Dunque un cambio di forma per guadagnare una presa maggiore sul lettore. Il problema è che, come in questo caso, spesso la forma è anche sostanza. Far finta che non sia esistito il Concilio Vaticano II per esigenze giornalistiche è come far finta che l'Italia non sia mai diventata una Repubblica perché suona meglio titolare parlando del Re piuttosto che del Presidente.

L'ultima risposta che mi sono dato è un po' più maliziosa: non è che, da un punto di vista concreto nella vita ecclesiale il cambiamento della dinamica tra clero e laici è stato così impercettibile che, al di fuori della Chiesa, non se n'è accorto nessuno?

 

 

20/02/2019 14:25 paola
La "riduzione" richiama alla superiorità del ruolo: il vescovo, cardinale, o prete che sia, è stato ridotto allo stato laicale perchè non degno di ricoprire tale incarico, sottintendendo che tale incarico fosse di un livello superiore alla normalità delle persone comuni, e qui si potrebbe discettare, ma si va fuori tema. Il termine "dimissione" secondo me richiama più ad un ruolo professionale qualunque e il sacerdozio, per quel che capisco io, non dovrebbe essere un ruolo professionale come l'impiegato o il dirigente...tutto sommato preferisco il primo.


20/02/2019 11:50 Maria Teresa Pontara Pederiva
Gabriele, per restare al tema del post, credo che le tue spiegazioni siano tutte e 3 valide.
Le dinamiche di redazione sono le più diverse e non è detto che uno venga impiegato per la propria competenza, anche se, serietà vorrebbe, che un giornalista si desse da fare in termini di buona volontà per informarsi e “studiare” ciò di cui scrive.
Le esigenze redazionali sono ancora più stringenti e, talvolta, la scelta cade su un titolo “ad effetto”, perché esistono, è vero, indicazioni diverse che fanno leva sulla psicologia del lettore e quant’altro, ma spesso prevale la volontà di catturare l’attenzione di chi si ferma solo al titolo (e sono più di quanti si creda).
L’ultima spiegazione fa riflettere non poco, ma purtroppo sono convinta sia la più veritiera: il rapporto clero-laici è ancora tutto da costruire nella Chiesa, figuriamoci se può accorgersene uno dall’esterno. Eppure, come scrive Roberto nel suo libro: “il prete, uno di noi”.



20/02/2019 11:12 Sara
E anche qui: il celibato è da rispettare si o no? Non si può costruire un pontificato solo sul "si dovrebbe fare ma pazienza....".


20/02/2019 11:10 Sara
Sarà Sodoma non Gomorra:


https://www.huffingtonpost.it/2019/02/19/sodoma-parla-lautore-papa-francesco-va-difeso-dallestrema-destra-che-vuole-chiuderlo-in-una-trappola_a_23672920/?utm_hp_ref=it-culture



20/02/2019 10:49 Pit Bum
Gomorra.
Letto commento su Avvenire di chi lo ha letto.
Altra occasione persa.
Come fu dopo Peyrefitte. Tanti anni fa.
Eppure un 'cristiano' dovrebbe amare la 'luce'.. non nascondersi sotto il moggio di quelli che "consumano lacrime e ginocchia all'interno di una chiesa", gridarlo sui tetti!
Non ridursi a discettare sui dimessi...
Invece .... Sodano tace, tutti tacciono aspettando che a'va passå 'a nuttata..
Vergogna! Sí, io mi vergogno di questi Principi della mia Chiesa, io mi vergogno dei miei fratelli che hanno taciuto x decenni ed ora vorrebbero dare tutte le colpe a Francesco.Hanno osannato JPII quando tramite Marcinkus mandava soldi a Walesa, restandone poi ricattato, tanto x dirne una..



20/02/2019 09:56 fab
Faccio comunque notare che questo "errore" è giornalisticamente sistematico: non riguarda solo i casi di vescovi e cardinali, ma anche di preti, quando fanno notizia.

L'espressione piace al giornalismo perchè "riduzione" ha un sapore più forcaiolo che non "dimissione" che rimanda a formalismi di potere e che può anche essere un atto volontario (il "presidente si è dimesso").

Essere "dimessi" non suona così coercitivo e forte come essere "ridotti".



20/02/2019 09:53 fab
Direi una via di mezzo fra la seconda e la terza, cioè un po' tutte e due.


19/02/2019 09:35 Sara
Demittere = cadere, abbassare.
In ogni caso bisognerebbe sapere quale agenzia ha fatto il primo lancio, alla fine...



19/02/2019 09:26 Sara
Riduzione - dimissione: alla fine è un sofisma, non è che cambi così tanto...

Sempre che è diventato un laico come punizione. (pure se i laici sono più casti dei sacerdoti a leggere quelli che riportano i giornali..)



19/02/2019 09:19 Diadhuit
Secondo me é che il termine riduzione é nel linguaggio comune. Anche frequentando la Chiesa, avendo qualche piccolo studio di teologia, ecc. Non avevo mai incontrato termine diverso. Il che, vista la tua lucidissima riflessione, forse é anche più preoccupante


19/02/2019 08:57 Sara
Tra l'altto insisto sempre nel dire che quando parla di farisei e dottori della legge usa un linguaggio preconciliare anche Papa Francesco, glielo ha fatto notare pure il rabbino Di Segni ma nulla.

Martini, da biblista raffinato qual'era, non avrebbe mai parlato così.



19/02/2019 08:40 Sara
Il rasoio di Occam:la prima agenzia che ha lanciato la notizia ha scritto così e gli altri hanno copiato come pecoroni, si leggono certi sfondini sui giornali.
Pensa al povero Scalfari tra peccato abolito e anime che evaporano.
Se non capisci parlando direttamente con il Papa figurati da un lancio di agenzia...



19/02/2019 04:06 Francesca Vittoria
A me, semplice fedele sembra che con "dimissione" si parla clericale, con riduzione-ridotto si parla laico, efficace da intendersi come "ridotto alla fame" malridotto vuol dire non stare in piedi, e i giornali parlano "chiaro" a chi legge a non dare adito a fraintendimenti. Certo anche il parlare giuridico ha la sua forma con relativa traduzione al condannato o assolto. Ma mi domando perché cavillare sull'uso dei vocaboli, piuttosto che del fatto di inferire sulla Chiesa prima a definirla prostituta , malata come certi governanti laici di potere, irretiti da interessi personali in modo tale da dimenticarsi dei doveri verso lo Stato(popolo) al quale hanno promesso di essere servitoriy, e certi Pastori che lo hanno promesso a Dio, nientemeno, e nei confronti del popolo a Lui fedele. Il cittadino e il fedele, ormai non provano neppure sorpresa, i fatti che vengono narrati sono ormai per livello di gravità indistinti In ambi li stati. È' sinonimo di libertà qualsiasi cambiamento la persona decida di se e il recare danno ad altri, c'è la punizione, spesso pecuniaria , e lo stato laicale forse al punto in cui certi si trovano, forse non fa più impressione tanto la coscienza e dormiente. Invece mi sembra di cattivo gusto rilevare se si usa un vocabolo piuttosto che un altro, perché ci sarebbe da piangere a vedere trascinare la Chiesa come hanno fatto i giudei a condannarla alla lapidazione, mentre c'è un Dall'Oglio in mani barbare, un Ciotti con la scorta, chi è già morto e chi invece va ad ascoltare i malati, a provvedere per gli indigenti e da quando impera un sano laicismo, non mi pare che vi sia progresso nel Paese a cominciare dalla scuola dove con soltanto istruzione perché per ducazione manca il sostegno, i risultati dai fatti che ci vengono riportati, non sembrano consolanti. E allora, meglio non scagliare pietre noi se ci riteniamo facenti parte della Chiesa di Cristo che sia Lui a intervenire a sostegno di tutti quelli che non sono "nominati" ma come "don" con il talare vanno dove il servizio chiama, e guai a noi se non ci fossero perché che altro rimane per tutto quanto sta andando a rotoli?
Francesca Vittoria



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Gabriele Cossovich

Nato a Milano nel 1985, sposato e papà, ho studiato Teologia presso la Facoltà teologica dell'Italia settentrionale. Lavoro come educatore e insegnante.

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