Nella letteratura
Beatitudine è saper dire dei «no» al mondo
di Sergio Di Benedetto | 17 febbraio 2019
Cosa sono le beatitudini se non la rinuncia a essere ragionevoli, cioè a voler misurare tutto con il metro della ragione autoconservatrice e autoassolutoria? Come faceva Bartleby

 

C'è, nel ritratto che Luca offre dell'uomo «beato», il ricorrere di tutto ciò che apparentemente va contro il buon senso: beati sono proclamati i poveri, gli affamati, gli uomini in pianto, i perseguitati. E di contro sul banco degli imputati sono posti, severamente, i ricchi, i sazi, i gaudenti, gli ambiziosi che aspirano alla gloria umana. Valori veramente ribaltati, verrebbe da dire, dando uno sguardo al mondo.

Mi pare che il denominatore comune di tutti i beati di Luca sia la libertà: libertà di essere indipendenti dal denaro, dall'accaparrarsi i beni della terra, contro coloro che invece aspirano a godere senza condividere, contro quanti sono pronti a disobbedire alle proprie convinzioni e fedeltà per piacere agli altri, fino al rinnegamento della propria identità cristiana.

Pochi personaggi della letteratura hanno l'ostinata (e a tratti incomprensibile) libertà di Bartleby lo scrivano, protagonista dell'omonimo racconto di Herman Melville. Bartleby, uomo che va contro ogni più semplice convenzione, contro ogni più normale buonsenso, rappresenta, pur nella sua stranezza estrema, la resistenza alle pressioni del mondo e la fedeltà a se stessi.

Quel continuo ripetere «I would prefer not to», tradotto in vario modo («avrei preferenza di no» è l'efficace traduzione di Gianni Celati), esprime proprio il rovesciamento dello sguardo: ciò che pare normale per il narratore del racconto, uomo d'affari di Wall Street, diviene invece strano, rinunciabile e anomalo per lo scrivano, che rifiuta progressivamente varie mansioni che non siano il ricopiare, fino a smettere anche quell'azione, rifiutare il trasferimento in un'altra casa, avendo deciso di vivere in ufficio, e rinunciare al cibo della Tombe, la prigione di New York, in cui viene portato.

Allora, forse, un buon sottotitolo alle parole del Vangelo di Luca potrebbe essere una delle versioni del motto di Bartleby, incalzato dal narratore che gli chiede di essere ragionevole: «Al momento avrei preferenza a non essere un poco ragionevole».

Cosa sono le beatitudini se non la rinuncia a essere ragionevoli, cioè a voler misurare tutto con il metro della ragione autoconservatrice e autoassolutoria? E che cos'è la 'follia' evangelica se non il rifiuto di salvare da se stessi la propria vita?

Bartleby, pur nella sua esigente estraneità a ciò che lo circonda, ci ricorda questo: è prezioso rimanere fedeli a se stessi, è importante difendere la propria libertà, è necessario saper dire dei 'no' al mondo, anche quando costano. Perché così sarà nostro il Regno di Dio.

 

 

 

 

24/02/2019 04:31 Francesca Vittoria
I would prefer not to ......efficace, fermo garbato modo di dire NO. Un NO. che costa perché significa rinunciare a qualcosa che farebbe comodo, a qualcosa che significa fatica in più, un NO per il bene, per perseguire uno scopo alto, un NO per un principio che favorisce , giustizia, pace e.......tanto altro che il Vangelo invita a perseguire. . NO lo ha detto Cristo nel deserto tentato da fame, da potere, ......libero da queste lusinghe ha detto un SI al disegno del Padre pronto a morire per la salvezza degll'umanita! Anche con il NO si conquista la libertà così come il SI di Maria è stato un assenso libero di donazione di se stessa al progetto divino. Anche nel cristianesimo viene chiesto la promessa di dire NO alle tentazioni del demonio, e nel mondo queste ci avvolgono ogni giorno in un incarto di comfort, o piaceri di cui poi è difficile sottrarsi. dire NO perché se ne diventa schiavi. come circa la droga, il gioco, la vita dispendiosa è così tutto quanto segue a esaltare o il bproprio volere vuole. Queste non sono le beatitudini evangeliche le quali hanno uno scopo da raggiungere diverso, quello di fare cose degne per il regno di Dio..
Francesca Vittoria



17/02/2019 15:23 Antonella Patrizia Mazzei
Mi riconosco: beatitudine è libertà! Ma quanto è difficile conseguirla! Quanti fallimenti sul suo percorso! Il "pianto" nasce anche da questo e ad essa ci si avvicina sotto il giogo della croce. Ma proprio qui piove la grazia e il Dono perfetto che solo dall'alto può irradiarsi. Alzarsi, camminare, inciampare e rialzarsi, guardando a Gesù con crescente amore. Camminare pregando e pregare camminando!


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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, insegnante di Lettere, è ora assistente di Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.

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