«No! Il dibattito no!»
di Fabio Colagrande | 15 febbraio 2019
Calendario convegnistico ecclesiale 2019 (seguirà buffet)

 

Con la speranza di fare cosa gradita agli operatori della comunicazione ecclesiale (non ancora in mobilità) il presente ufficio di scoordinamento diocesano si fa premura di comunicare l'allegro calendario convegnistico della corrente vibrante stagione culturale.

Ad aprire le danze a metà febbraio, presso la sala stampa della basilica di Santa Pazienza, sarà l'atteso convegno nazionale "Avvisi parrocchiali: prima o dopo il tradizionale 'ite missa est'?". Prima di elencare dall'ambone - con voce nasale e recto tono - gli appuntamenti comunitari, è meglio chiudere rispettosamente la celebrazione eucaristica o si rischia che i fedeli fuggano? Tre giornate di confronto su uno dei punti più discussi dell'attuale pratica liturgica parrocchiale.

Sono invece quasi esaurite le iscrizioni al congresso scientifico internazionale di bioetica organizzato a marzo dal Movimento 'Pro life si legge pro laif'. "Sulla nave no: difendiamoli solo prima che nascano e quando sono malati o moribondi" è il coraggioso tema scelto quest'anno. Prestigiosi esperti, provenienti da tutto il mondo, dimostreranno come il pensiero cattolico abbia da sempre a cuore la vita dei più deboli. Basta che non siano in viaggio su imbarcazioni di fortuna.

Si temono invece scontri all'annuale raduno nazionale delle "Signore del Rosario", ad aprile presso il Teatro delle Figlie angosciate di Maria. Particolarmente caldo è infatti il tema in programma: "Chi guida domani la prima decina?". Gli organizzatori temono si ripetano i tafferugli del 2018 e hanno predisposto rigidi controlli all'ingresso. Verranno sequestrate borsette, ombrelli e strumenti liturgici contundenti. Vietato l'ingresso alle vecchiette sottoposte a Daspi (divieto di accedere a manifestazioni spirituali).

Tra gli appuntamenti più attesi, nel centenario della fondazione del Partito Popolare italiano, c'è, a maggio, l'imperdibile convegno storico-politico annuale della diocesi di San Colluso. Storici, rappresentanti dei movimenti laicali, politici e religiosi, si confronteranno sull'annosa questione: "Una nuova stagione dei cattolici in politica? Ma davero, davero? Ce credete ancora? Ma dai!".

Farà caldo a giugno, e non solo perché sarà estate, all'apertura del Convegno liturgico nazionale presso l'eremo di Pignoli, in provincia di Acribia. I massimi studiosi di liturgia del globo si azzufferanno infatti sulla 'vexata quaestio' sintetizzata dal titolo dell'incontro "Salve Regina: un saluto eccessivamente confidenziale? Proposte di riscrittura."

A luglio inoltrato, sarà difficile invece riempire la sala al tradizionale appuntamento pre-estivo dei comunicatori cattolici nella diocesi di Cartaccia. Ma forse il tema scelto per quest'edizione merita attenzione: "Dalla penna alla tastiera: l'evoluzione del comunicatore cattolico in un mondo che cambia". Ospite d'onore l'ex-vaticanista Serio Noiosi che testimonierà com'è cambiata la sua vita quando, trovandosi d'improvviso con il contratto di solidarietà, si è licenziato e riciclato come cantate pop/rock a matrimoni e comunioni con il nome di ''Serious Boring".

Ad agosto, finalmente, una pausa di riflessione.

 

 

19/02/2019 06:07 Maria Teresa Pontara Pederiva
Grande Fabio, in attesa delle Istruzioni per l'uso di un blog cattolico ...


18/02/2019 21:32 Sara
"Accanto la chiesa di San Barnaba: pur non praticante, Mahmood è cattolico, battezzato, cresimato, con esperienze nel coro a messa ("l'unico maschietto in mezzo alle donne"). E una signora lo abbraccia stretto: Anna Cervo è stata la sua catechista. "Era fantastico già all'oratorio", sorride commossa. Arrivano dei ragazzi che non perdono l'occasione del selfie, poi iniziano a chiacchierare, "ma tu sei il cugino di Francesco? E di Sabrina?". Lui non può che annuire: "Mamma ha 12 tra fratelli e sorelle, ogni tanto perdo il conto dei cugini, che casino ricordarsi tutti i compleanni"."



https://www.repubblica.it/cronaca/2019/02/17/news/nella_periferia_di_mahmood_e_il_mio_mondo_io_resto_qui_-219405683/


Alla fine è stato bello un Festival con tutti questi ragazzi che hanno portato la loro storia. Un po' conoscevo il genere tramite mio figlio è stato bello e arricchente approfondire.



18/02/2019 21:28 Sara
Mahmood: «Mio papà è andato via quando avevo 5 anni. Ora non ho più rabbia»
Il vincitore di Sanremo e i ricordi d’infanzia: «Noi insieme al parco di Gratosoglio, poi mi lasciò».«In periferia tanti crescono bene e fanno bella musica. Troverei poco educata
la domanda se ho una fidanzata o un fidanzato: specificare già crea una distinzione»
di Candida Morvillo

Mahmood: «Mio papà è andato via quando avevo 5 anni. Ora non ho più rabbia»

Preferisce che la chiami Alessandro o Mahmood?
«Mahmood. Ormai, sono abituato così».

Mahmoud, con la u, è il cognome di suo papà, che ha lasciato che a crescerla fosse sua madre. È di lui che parla «Soldi», la canzone con cui ha vinto Sanremo?
«È nata dalla frase in arabo waladi habibi ta’aleena, “figlio mio, amore, vieni qua”. Era con quelle parole che papà mi chiamava per tornare a casa quando, bambino, giocavo nel parchetto di Gratosoglio».



E, poi, di colpo, non l’ha chiamata più.
«Avevo cinque anni. Sono rimasto uguale. Mia madre si preoccupava perché le chiedevo “mamma mi porti al parco?” e non “dov’è papà?”».



Suo padre non le mancava?
«Ero così piccolo... I momenti di rabbia sono venuti dopo e li ho superati. Però, ho scritto Soldi perché avevo bisogno di fissare i ricordi di qualcosa che poteva andare meglio».

Canta «ieri eri qua, ora dove sei, papà?». Oggi, sa dov’è?
«No».

Siamo a pranzo e Mahmood abbassa gli occhi sull’omelette. Nel disco «Gioventù bruciata», che uscirà venerdì, in ben tre brani canta di suo papà. Alessandro Mahmoud, 26 anni, mamma sarda, padre egiziano, cresciuto nel quartiere periferico di Gratosoglio, a Milano, è il ragazzo dei record. Il primo ad aver vinto, tutto insieme, Sanremo Giovani, il relativo premio della critica e il Festival di Sanremo. «Soldi» è il singolo italiano più suonato di sempre su Spotify nelle prime 24 ore e nella prima settimana di uscita ed è quello entrato nella Top 100 global mondiale nella posizione più alta, al numero 40. «Mahmood... Mah... La canzone italiana più bella? Io avrei scelto Ultimo», ha twittato Matteo Salvini. Facendone, in un attimo, il simbolo di un’Italia multietnica e resistente, cosa che, vedremo, a Mahmood non va giù.



Dice che con suo padre ha risolto, ma l’ha messo anche in «Gioventù bruciata» e «Mai figlio unico». Perché?
«È stata un’autoanalisi, perché papà qualcosa mi ha lasciato. Quando dico che faccio Morocco Pop, è un’affermazione d’identità. Da piccolissimo, ascoltavo la musica di mamma, De Gregori, Dalla, Battisti, e quella araba di papà. Il mio primo ricordo sono io che suono la trombetta Chicco davanti alla tv. A otto anni, già prendevo lezioni di solfeggio, ma i suoni mediorientali li ho recuperati dopo, come quando da bambino non ti piacciono le verdure, poi cresci e cerchi tutte le verdure che ti sei perso».

Il primo ricordo di suo padre?
«Voleva insegnarmi a pescare, io la pesca la odiavo. Lo ricordo all’Idroscalo, facevamo il barbecue. E poi, la prima volta in Egitto con lui, a otto anni. Abbiamo visto il deserto, le piramidi, il museo del Cairo coi gioielli dei faraoni, sono rimasto affascinato. Mi piace che quello sia un pezzo delle mie origini».


In «Gioventù bruciata» ha scritto della «violenza chiusa dentro quattro matrimoni».
«Quattro sono le mogli che ha avuto papà. Ci ho fatto i conti: le persone si amano, non si capiscono più, si lasciano. Ma non sto parlando di poligamia. Mamma e papà si sono sposati in chiesa, io ho frequentato l’oratorio, ho fatto battesimo, comunione, cresima. L’Islam non c’entra».

Cos’è l’Islam per lei?
«Io sono per rispettare tutti. E, davanti alla violenza, sono dalla parte della vita».

Quanti altri figli ha suo padre?
«Io ho conosciuto una sorella a Milano e un fratello in Egitto. Quando conosci un fratello dall’altra parte del mare, a 8 anni, è già successo tutto e, dopo, niente può farti male. Dopo, io e papà, abbiamo passato altre estati insieme. I primi addii sono belli tosti, alla quarta ti abitui e ti senti più sicuro nel posto dove stai sempre».

L’ultimo addio?
«Qualche mese fa».

Dopo la vittoria l’ha sentito?
(Silenzio).

In «Soldi», scrive «dimmi se ti manco o te ne fotti».
«Non penso che non se ne importi. Voglio credere che tutti hanno umanità. Ma ci sarà modo di chiarire, io non chiudo le porte».



Quando i suoi colleghi rap e trap cantano di soldi, sono Rolex e Rolls Royce. Lei i soldi li depreca come inquinatori di rapporti.
«Volevo raccontare come possono condizionare i sentimenti e le famiglie. In un divorzio, i genitori possono dividersi sul mantenimento, la casa... Anche nel video, gli uomini neri davanti al bambino rappresentano i soldi, la società coi suoi valori non puri».

Ha davvero un cobra tatuato sulla schiena come in quel video?
«No. Il cobra rappresenta il marchio che ti segna. Il cobra, nel video, ce l’ha anche tatuato, in piccolo, il padre. È il dubbio che cresce, se non lo risolvi, ma io, con mio padre, dei dubbi ho parlato».

Che mi dice del ritornello «come va? Come va...»?
«È la frase migliore, a volte, per dire che non t’interessa davvero sapere come va».

Come si cresce senza padre, riuscendo comunque a fare la propria strada e affermarsi?
«Devo tutto a mamma. All’inizio, mi accompagnava lei dal maestro di musica, partendo da Buccinasco, dove lavorava, e portandomi a Baggio. Ogni giorno, un viaggio. Mi ha fatto da madre e da padre. Non posso dire che papà mi sia mancato, perché lei mi ha dato tutto. Mi ha sostenuto. Mi diceva: ti pago i corsi di musica solo se vai bene a scuola».

E lei andava bene?
«Alle elementari vincevo sempre la medaglia come miglior lettore di libri. Però, alla maturità, non mi sono presentato. Era una fase ribelle, facevo tardi la sera. L’anno dopo, per punizione, mamma non mi mandò a musica».

Cos’era per lei, la musica?
«Da bambino uno sfogo e, crescendo, lo scopo primario. Finito il liceo, facevo il barista all’alba e al mattino per poter studiare pianoforte il pomeriggio. A un certo punto, mamma aveva un bar in via Larga a Milano, veniva a mangiare il figlio di Caterina Caselli, mamma voleva che gli dessi un cd, non l’ho fatto. Dopo Sanremo giovani 2016, ho preferito star fermo. Ho scritto per altri, mi sono perfezionato, volevo maturare musicalmente. E poi pensavo: metti che perdiamo un cliente».

Com’è la «Milanosoglio» di «Mai figlio unico»?
«Nella vita, la chiamo Gratosolliwood. Non è una periferia brutta come l’ho vista in certi servizi tv. Bisogna vederla in una bella giornata di sole. Ci sono cresciuto senza paura, ho più paura in piazza Duomo».

Per il sindaco Beppe Sala, la sua è una vittoria di Gratosoglio, di Milano, dell’Italia.
«Bella frase, mi piace, ma per far vincere Gratosoglio non basto io a dare una mano. E comunque non mi sento svantaggiato per essere nato lì, le periferie sono posti dove tanti giovani crescono bene, tanti che fanno bella musica vengono da posti così».

Gratosoglio è anche il quartiere di Micol, la diciottenne che a novembre ha rapinato una farmacia con una pistola, ridendo.
«Anche in centro fanno le rapine».

Che risponde alle polemiche sulla frase di Salvini?
«Che io non ho mai avvertito di essere diverso. La differenza me la stanno facendo sentire oggi. Ho fatto le scuole con bimbi russi, bulgari, rom. Il più figo della classe era cinese, quello un po’ bullizzato era italiano, messo in mezzo perché cicciottello, non per altro».

Sui social, c’è chi ha scritto «italo egiziano e pure gay, Salvini sarà contento».
«Io non ho mai detto di essere gay. La mia è una generazione che non rileva differenze se hai la pelle di un certo colore o se ami qualcuno di un sesso o di un altro. Io sono fidanzato, ma troverei poco educata la domanda se ho una fidanzata o un fidanzato. Specificare significa già creare una distinzione».

Vivrà ancora con sua madre?
«Mi comprerò un monolocale. Forse a Gratosoglio, forse altrove, ma voglio far sentire a mamma che ora ce la faccio da solo».

Se le chiedo ora come va?
«Va che ora devo fare di più. Andrà meglio o peggio, ma dovrò dare ancora il massimo e lo darò».


https://www.corriere.it/cronache/19_febbraio_17/mahmood-mio-papa-andato-via-quando-avevo-5-anni-ora-non-ho-piu-rabbia-77eb665c-32f3-11e9-ab13-b1bad8396d5f.shtml



17/02/2019 20:03 Sara
Su vino nuovo ad esempio c'è sempre una separazione molto molto rigida tra la riflessione intellettuale e la vita, forse perchè la maggior parte degli autori si occupa di intelletto per lavoro; sono quasi tutti giornalisti o insegnanti, di liceo o di università.

Le cose possono essere anche più movimentate di così e la ricerca speculativa può può partire da un moto interiore molto spontaneo.

Qualche post più sotto ho portato il caso di Achille Lauro: una delle canzone più chiacchierate e criticate del festival, accusata di fare apologia della droga, termina con una preghiera esplicita:

"Di noi che sarà

Dio ti prego salvaci da questi giorni
Tieni da parte un posto e segnati sti nomi"

E la stessa persona titola il suo primo libro "Sono io Amleto" non per snobbismo da corso di letteratura inglese ma perchè anche Amleto può essere un personaggio molto pop e perchè può essere la sintesi delle grandi domande che in fondo all'animo umano si trovano sempre:

"«La mia famiglia era scioccante - scrive -. Non capivo come l’intelligenza potesse generare violenza, perché il bene non riuscire ad avere la meglio sul male».

https://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2019-02-11/achille-lauro-racconta-sua-vita-rock-n-roll-152107.shtml?uuid=ABPJxpSB&refresh_ce=1


Per cui ridere delle conferenze va benissimo a patto di ricordarsi che le conferenze non sono necessariamente cultura.



17/02/2019 19:13 Sara
Nel senso si può fare cultura dal basso , creare cultura non parlarne. (pensate a Sanremoo e al fenomeno della trap nata in contesti spesso disagiati, si può studiare musica in conservatorio e creare un genere smanettando con strumenti rudimentali)


17/02/2019 19:11 Sara
"Fabio Colagrande, nato a Roma a metà dei favolosi anni Sessanta, lavora da vent'anni alla Radio Vaticana come giornalista e conduttore di programmi in diretta. Collabora con L'Osservatore Romano e altre testate cattoliche. Per alcuni anni, ai microfoni di Radio Due, si è occupato di cultura e intrattenimento."

E più facile fare ironia sulle conferenze quando scrivi fai il giornalista e ti occupi professionalmente di cultura.

Da questo punto di vista internet consente di fare cultura anche senza canali ufficiali e conferenze, mixando alto e basso in libertà. Occasione che si sfrutta poco.



17/02/2019 17:11 Ari qua
Finalmente un po' di autoironia alla faccia dei " so tutto io, salviamo la chiesa con le nostre conferenze e convegni".+


15/02/2019 16:54 Sara
"- la gente che continua a scambiarsi la pace anche quando è ormai iniziato l'Agnello, momento in cui bisognerebbe guardare al Risorto che infatti viene innalzato."

Da noi lo scambio della pace dura mezz'ora e sinceramente è bellissimo così, con tutto il macello che c'è in giro non credo sia proprio quello a dar fastidio.



15/02/2019 15:30 fab
Altri crucci liturgici:

- Il sacerdote deve o no invitare i fedeli ad alsarzi dopo la PRESENTAZIONE DEL PANE E DEL VINO alle parole "... per il bene nostro e di tutta la sua santa Chiesa. " visto che - inspiegabilmente - tutti si alzano solo alla prefatio "Il Signore sia con voi....". Mi sono sempre chiesto: perchè questo errore comune che nessun prete fa notare mai?

- la gente che continua a scambiarsi la pace anche quando è ormai iniziato l'Agnello, momento in cui bisognerebbe guardare al Risorto che infatti viene innalzato.



15/02/2019 14:09 Sara
A proposito di libri: leggo oggi che il nuovo libro scandalistico è stato scritto grazie all'aiuto di Padre Sciabolaro:


"“un jésuite considéré comme l’une des éminences grises du pape, avec lequel j’ai régulièrement discuté au siège de la revue La Civiltà Cattolica, dont il est le directeur”

Del resto due chili di schifo + due chili di schifo fanno 5 chili di schifo e tutto torna...

Beati loro che riescono a dormire la notte.



15/02/2019 12:45 Pit Bum
Il Papà al convegno ( titolo de La Stampa):
non ridurre la Liturgia a gusti, ricette e correnti, evitare le polarizzazioni ideologiche



15/02/2019 12:30 Pit Bum
Fabio!
Possibile che non discutano anche dei movimenti in piedi/seduti/in ginocchio/segnatevi al nome di Cristo/ ecc
in particolare:
Quando il Celebrante proclama gli avvisi: seduti o in piedi ( prassi attuale..)
All'inizio del Canone.. già..dove inizia?
Ma forse di sono repressi x non arrivare a tempi biblici di discussione ( tipo sulla verginità di Maria, tuttora in atto...



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Fabio Colagrande

Fabio Colagrande, nato a Roma a metà dei favolosi anni Sessanta, lavora da vent'anni alla Radio Vaticana come giornalista e conduttore di programmi in diretta. Collabora con L'Osservatore Romano e altre testate cattoliche. Per alcuni anni, ai microfoni di Radio Due, si è occupato di cultura e intrattenimento.

Autore, regista e attore di teatro, per diletto, nel 1995 ha fondato una compagnia tuttora sulla breccia. Felicemente sposato, ha due figli, che spera mettano su un gruppo rock e lo facciano cantare, ogni tanto. Cura un blog personale intitolato L'anticamera del cervello.

 

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