Nella musica pop
La prima volta
di Sergio Ventura | 10 febbraio 2019
Mi piace immaginare che Pietro, dopo essere stato corretto duramente da Gesù per l'ultima volta, abbia avuto la forza ed il coraggio di tornare con il ricordo a quando lavoravano le reti sulla sponda del lago di Gennèsaret

Raffaello, La pesca miracolosa

 

«Sergio, ma perché avete scelto quelle letture per il vostro matrimonio?». Più di un invitato mi rivolse questa domanda durante il ricevimento di nozze. Se la bontà della notizia di un Padre che si prende cura financo dei gigli del campo e degli uccelli del cielo (Mt 6,25-34) era chiara, ed il monito di Giacomo (3,1-12) sui pericoli incendiari della lingua nella vita di coppia cadeva su un terreno conosciuto ormai ai più, il racconto deuteronomico rammemorante al popolo ebraico le privazioni precedenti alle abbondanze della Terra Promessa (Dt 8,7-17), invece, aveva destato non poche perplessità.

Eppure ci era sembrato importante ricordare - innanzitutto a noi stessi - la condizione di minore gioia, a volte di tristezza, presente nelle rispettive vite prima di conoscerci e di vivere il nostro per sempre: il nostro «equilibrio sulla parola insieme» (Cristicchi). In effetti, mi è sempre sembrato un saggio consiglio quello di esercitare la memoria nel tornare alla propria prima volta, in vista delle future ineludibili difficoltà di una storia di amore, quando ad un esplosivo «ti amo» può subentrare il più restio «ti voglio bene».

Questo smottamento dalle vette del «ti amo» allo scivoloso pendio del «ti voglio bene» ha caratterizzato anche l'ultimo dialogo in terra tra Gesù e Pietro, quando il Risorto, dopo aver offerto ai suoi del buon pesce alla brace (Gv 21,9-10.12-13), provò a capire per tre volte quanto Pietro lo amasse, sentendosi rispondere altrettante volte uno sconfortante «tu sai che ti voglio bene» (Gv 21,15-17). Molto simile a quel «ti stimo» sempre opposto dalla moglie Pina al «tu mi ami?» ogni volta chiesto dal ragionier Ugo Fantozzi...

E' possibile pensare, però, che questo equivoco finale dell'amicizia terrena tra Gesù e Pietro abbia avuto un diverso seguito, capace di sedimentarsi poi nei racconti della chiamata di Simone Pietro (Lc 5,10-11; Gv 21,18-19), anch'essa avvenuta nel contesto di una pesca miracolosa (Lc 5,4-7; Gv 21,1-8.11). Mi piace immaginare infatti che Pietro, dopo essere stato corretto duramente da Gesù per l'ultima volta (Gv 21,20-22), abbia avuto la forza ed il coraggio di riprendere la parola - con sé stesso o con il maestro non importa, e di tornare con il ricordo a quando lavoravano le reti sulla sponda del lago di Gennèsaret (Lc 5,1.2b). A quando - appunto - «mi hai visto per la prima volta».

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=-jvLm8kZBTM

 

«Ti ricordi il mondo / quanti giri su sé stesso»? Perciò «era lento il tempo» nostro, mentre «correva come un matto» quello della folla che faceva ressa intorno a te per ascoltarti (Lc 5,2a).

«Ti ricordi a stento» quando mi chiedesti di scostare la barca dalla riva per insegnare alle folle (Lc 5,3), «o rivivi tutto come fosse allora»? Quando mi esortasti poi a prendere il largo e a gettare le reti (Lc 5,4), mentre io «avevo l'aria stanca / appeso ad una luna storta», per aver faticato inutilmente tutta la notte coi miei compagni (Lc 5,5)?

Certo, mi fidai e gettai le reti sulla tua parola (Lc 5,5), ma là «mi hai ucciso per la prima volta / hai mirato al centro / e hai colpito un po' per sbaglio / e per sbaglio hai vinto»: prendemmo talmente tanti pesci che le reti rischiarono di rompersi, e le due barche di affondare (Lc 5,6-7). Per questo «tremava il mondo»: lo stupore ci penetrò sin dentro il midollo (Lc 5,9). Per questo «forse ero attento a non perdermi negli occhi / nei tuoi occhi ancora» e, buttandomi alle tue ginocchia, intimai di allontanarti da un peccatore come me (Lc 5,8).

Sì, «quella volta / in cui mi hai tolto pure l'aria, / non ricordo la tua faccia / quando hai fatto la mia smorfia», ma non potrò mai dimenticare che quella volta, sì, «mi hai amato per la prima volta»: - Non temere - mi dicesti (Lc 5,10). Fu così che non potei che scegliere di lasciare tutto e seguirti (Lc 5,11).

Come non confessare, quindi, che ogni prima volta «non c'è niente al mondo / che possa somigliare a quello che eravamo / a quello che ora siamo / a quello che saremo un giorno»? Che possa somigliare a quanto erano tristi là nel frigo quelle buste di insalata da supermarket o quella bottiglia di Vecchio Amaro del Capo da tanto, troppo tempo, ghiacciata in freezer; a quella gioia che ci pervade ora per un piatto di salsicce e friarielli accompagnato da un buon bicchiere di vino; a quel timore e tremore che ci attraversa pensando a ciò che avverrà, perché «quello che eravamo, / adesso non lo siamo», ma chissà se nuovamente «lo saremo un giorno».

Ogni storia d'amore o di amicizia, infatti, non può illudersi di sfuggire a quei giorni in cui più «non ha senso il mondo», perché «con un gesto hai cancellato tutto»; al tempo in cui «la storia che eravamo / i giorni che ora siamo» diverranno, per i mille motivi dell'esistenza, l'«assenza che saremo un giorno». Sorgeranno dubbi (Mt 18,21; 19,27; Gv 13,6), proveremo fatica (Mt 26,40.43), saremo presuntuosi (Mt 16,22; 26,33.35) o cercheremo di controllare l'altro (Mt 17,4), useremo violenza (Gv 18,10) e forse, di fronte alla morte, rinnegheremo tutto (Mt 26,70.72.74).

Sarà allora che ci chiederemo dolorosamente: «sta scadendo il tempo o mi rimani ancora accanto?». Sarà quello, però, il tempo in cui dovremo avere ancora una volta la forza e il coraggio di chiedere a chi abbiamo amato: «Parlami di quando / mi hai visto per la prima volta ... Parlami di quando / mi hai amato per la prima volta».

 

 

 

11/02/2019 15:17 Sergio Ventura
Grazie Gilberto:-)!!!

Sì, anche Dio (speriamo ;-) ) si strugge per noi...ed in fondo lo stesso giovane vestito d'una veste bianca non dice alle donne - e tramite esse ai discepoli - che il Risorto li precede in Galilea (Mc 16,5-7)?



10/02/2019 23:46 gilberto borghi
Grazie Sergio, stupenda contaminazione. Alla fine del post mi piace immaginare che anche Gesù, dopo aver corretto duramente Pietro per l'ultima volta, abbia avuto il desiderio di tornare con il ricordo a quando Pietro e suo fratello lavoravano le reti sulla sponda del lago di Gennèsaret. Anche Dio si strugge per l'uomo, per guarire la pena d'amore per la sua creatura


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Sergio Ventura

Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.

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