Il tema del mese
Datemi, per favore, un'emozione
di Gilberto Borghi | 08 febbraio 2019
La cosa che mi disturba maggiormente nelle omelie è il senso di "distanza" enorme tra la vita di chi parla e quella di chi ascolta. Non si vede tanto nei contenuti, ma nello stile, nel non verbale, nel linguaggio.

"Oggi la predica è una delle cose più difficili per un prete, per questioni che spesso sono più grandi di lui". Un mio amico, docente di teologia e parroco che spesso legge questo blog, così chiude una discussione di qualche giorno fa, provocata proprio dalla scelta del tema del mese. Credo abbia ragione. Perciò non me la sento di buttargli la croce addosso. Questo non significa che i preti siano esenti da colpe soggettive rispetto all'efficacia delle prediche. Significa invece, a mio parere, che ci sono anche condizioni oggettive che non li favoriscono, che affondano le radici in quella che una volta veniva designata come "preparazione remota" alla predica.

Intanto lo stile di vita. E' difficile negare che ancora oggi i preti vengono formati a uno stile di vita "separato" dal resto dei fedeli. E questo input resta dentro a moltissimi di loro anche nello svolgimento del ministero. Nella loro settimana tipo è probabile che ci siano pochissime occasioni per vivere esperienze umane che, per i fedeli a cui poi fare la predica, sono invece quasi ordinarie: fare la spesa, sistemare casa, gestire i figli, vivere relazioni significative, prendere un caffè al bar, fare attesa alle poste, condividere un dolore di un amico o di un parente... Non si pensi sia banale, perché il fondo su cui si appoggia la nostra interpretazione della vita è costantemente provocato e smosso dalle cose banali di tutti i giorni, perché la vita è questa. E quando noi proviamo a parlare del senso della nostra vita, lo facciamo sempre a partire da questo fondo che giorno dopo giorno si sedimenta e finisce per dare la direzione alla nostra "teologia" della vita.

La cosa che mi disturba maggiormente nelle omelie è proprio questo senso di "distanza" enorme tra la vita di chi parla e la vita di chi ascolta. E questo non si vede tanto nei contenuti, ma nello stile, nel non verbale, nel linguaggio. I contenuti posso anche prepararli e studiarli, lo stile e il non verbale parlano della mia vita. E se quella vita è su un altro pianeta rispetto a chi ascolta la comunicazione effettiva è difficilissima.

Secondo. Lo stile di spiritualità. Io continuo ancora a vedere, soprattutto nei preti giovani (!), una spiritualità fortemente centrata sul pensiero. La loro formazione è costruita su un dogma non dichiarato: coltivare lo spirito è soprattutto un pensare. Il sentire e il percepire sono secondari, quasi sempre nel ruolo di mediatori tra il pensiero e la conseguente azione che si "deve" compiere. Ora, anche qui, credo sia difficile negare che invece la stragrande maggioranza dei fedeli che ascoltano le prediche vivono in modo diverso la loro vita e anche la loro dimensione spirituale, in un modo molto più legato alle emozioni e alle percezioni sensoriali e sentimentali. Questo non significa che si debba sfociare nel sentimentalismo, ma è evidente che la freddezza e l'aridità di molte prediche, anche levigatissime dal punto di vista teologico e linguistico, non può permettere di "arrivare" a chi le ascolta.

Quando ascolto queste prediche devo fare uno sforzo davvero non piccolo per cercare di trasformare quel concetto mentale in una esperienza vissuta, in modo che l'emozione e la sensazione che vi si accompagnano inevitabilmente diano cuore e corpo a quel pensiero. E non sempre ci riesco, rendendomi conto che questo richiede una preparazione teologica e una capacità di riflessione che, purtroppo, pochi fedeli hanno.

Terzo. Il ruolo ecclesiale. Nonostante tutto quello che il magistero ha detto e dice sul ruolo dei laici, oggi il prete è ancora il "perno" della vita della comunità. E' innegabile. Lasciando da parte se questo sia o meno teologicamente fondato, è davvero difficile oggi, per un prete, evitare due derive, purtroppo evidenti. Da una parte rischia di essere il "padrone" della pastorale della comunità, aprendo le porte al clericalismo e al suo strapotere. Dall'altro rischia di essere il "factotum" delle attività. Credo sarebbe dimostrabile che la maggioranza dei preti passa più della metà del proprio tempo a fare cose che non sono di competenza specifica sua, ma sono la "supplenza" di una comunità che non c'è.

Da questa posizione potrà mai essere possibile costruire delle omelie che raccordino veramente il Vangelo alla vita effettiva della comunità? Se tendo al clericalismo, finirò per definire io cosa sia la vita della comunità. Se tendo ad essere "factotum", non ho realmente una comunità a cui parlare, a cui raccordare il Vangelo. Queste condizioni non sono responsabilità del singolo prete, ma della Chiesa in quanto tale. E quindi anche noi laici siamo chiamati a farcene carico. L'alternativa è quella del mio padre spiritualeche dice, con serietà, che certe omelie sono davvero una crescita spirituale, perché richiedono l'esercizio di alcune virtù cristiane: pazienza, fortezza, dominio di sé. Quindi danno modo allo Spirito Santo di lavorare in noi!

09/02/2019 12:51 Giuseppe Risi
Alcune brevi considerazioni:
- la messa (domenicale in particolare) è (ancora e sempre più) centralissima per la vita del cristiano e della comunità cristiana;
- lo è per motivi qualitativi (teologici, spirituali...) ma anche per motivi quantitativi, per il tanto tempo che ci impegna e per la scelta di campo che ci impone: organizzare il fine settimana anche in funzione della celebrazione;
- tra letture e predica si spende oltre il 50% del tempo della messa ed è la parte sulla quale è maggiore l'apporto discrezionale / personale del celebrante;
- tutta questa centralità della predica non può essere riservata solo alla responsabilità, abilità retorica, sapienza, empatia ... del prete di turno: credo indispensabile che, senza sminuire il ruolo del sacerdote, la comunità tutta ci debba mettere del suo, lo debba aiutare a rendere quel momento così importante della messa utile per tutti;
- Come? In particolari occasioni, ad esempio, il prete potrebbe farsi aiutare da gruppi ristretti di laici che, conoscendo in anticipo le letture e i temi da queste proposti, potrebbero porre al predicatore le domanda più vicine alla propria sensibilità, dei singoli e delle famiglie che frequentano quella messa, per far sì che il messaggio biblico/evangelico possa rispondere a delle attese vive e, possibilmente, con un linguaggio comprensibile.
E' solo una piccola edea: un passo avanti dei laici nella preparazione dellapredica ed una assunzione di responsabilità del prete nel rispondere con la Parola a delle domande concrete che provengono dalla vita dellepersone.
GR



09/02/2019 11:01 Sara
Però scusi se Borghi non si emoziona andando a messa è anche un fatto suo io al contrario adoro la mia parrocchia.
All'idea che se ne va il mio parroco mi viene da piangere e darei un braccio perché rimanesse tutto così com'è.

In 7 anni che scrivo qua dentro mai una parola gentile, nemmeno da Papa Francesco che da sempre il la alle lotte.
Se sei affezionato ad una certa esperienza che diritto ha il Papa o altri di bollarla come sepolcro imbiancato museo rigido fariseo e compagnia cantando.
Anche quell'affetto è un'emozione, possibile che non lo si veda?

Per forza poi uno deve razionalizzare perché dovesse veramente dar voce a quello che ha dentro....



09/02/2019 10:33 Lorenzo Pisani
Siamo nella settimana di Sanremo: "tu chiamale, se vuoi, emozioni"
Figuriamoci se posso fare l'esegeta di Gilberto Borghi, però non vorrei che ci attaccassimo alla lettera delle parole.
Forse l'esigenza che ci rappresentava Gilberto non era quella di emozioni superficiali, ma era quella di una comunicazione "appassionata".
E sicuramente tutti noi siamo in grado di distinguere se chi ci sta parlando, in qualsiasi contesto, lo fa solo per "dovere istituzionale" o perché c'è passione. "Emozioni" che hanno provocato chi parla e che vengono comunicate a chi ascolta.
E magari, oltre la passione, c'è anche la sapienza per comunicare ai piccoli, con linguaggio semplice e accessibile, le cose grandi.



09/02/2019 10:20 Pietro Buttiglione
Forse il bisogno di emozioni nasce per lo sbilanciamento della CC vs la mente😁
Giusto. Riscopriamo il corpo.
Poi però cerchiamo lo Spirito



09/02/2019 03:16 Sara
"l'umanità avanza, anche se non sembra, in ogni caso cambia ma questo non significa che non senta il bisogno di Dio, anzi."

Infatti la sfida sarebbe quella di intercettare questo bisogno, quella sarebbe la Chiesa in uscita, invece si è ancora più ripiegati di prima perchè persi in polemiche senza fine con l'interno. Di cosa pensi l'umanità sul senso di una vita che a volte sfugge non ci si interroga, tanto si ha la fortuna di vivere al caldo, all'interno di una grande fabbrica di senso e allora ci si bisticcia per le cavolate; il preservativo, le chitarre, le omelie. Se uno avesse mangiato carrube fuori dalla Chiesa come il figliol prodigo apprezzerebbe di più quello che ha.

E poi i sacerdoti mi paiono fin troppo umani sinceramente, altrochè non vanno alle poste.

Mi fanno un po' compassione in un mondo in cui le chiese si svuotano e il loro ruolo perde qualsiasi prestigio.


Depressione ansia burnout, ci uomini dietro, per questo i più giovani si danno al tradizionalismo: almeno hai il surrogato di un ruolo.

https://it.aleteia.org/2017/05/31/depressione-suicidio-colpiscono-sacerdoti/


ieri sera è venuto il mio parroco a benedire casa. 76 anni due infarti finalmente il vescovo gli ha concesso di ritirarsi (lo ha tenuto qualche anno in più per mancanza di ricambio).

ha detto: quanto posso vivere ancora? arrivare a 80? in due giorni in casa ho passato giusto qualche ora, è sfiancante e sono esausto.


E' andato via e ho letto l'articolo di Borghi e per questo ho scritto che due scatole tutta questa voglia di emozionarsi...


Buona notte.



08/02/2019 17:56 Sara
"MC Luhan"

Mi piacerebbe sapere perchè lei caro Pietro può citare MC Lhhan mentre a me si buttano sulla giugulare pure se tiro fuori Topolino.


O tutti o nessuno cappero.



08/02/2019 17:52 Paola
concordo con Sara e Pietro. Se le chiese si svuotano non è detto che sia perché il prete non è simpatico o è distante..magari c'è bisogno di nuovi stimoli..l'umanità avanza, anche se non sembra, in ogni caso cambia ma questo non significa che non senta il bisogno di Dio, anzi. Livellare tutto verso il basso a mio parere è solo controproducente, se voglio parlare della settimana lo posso fare anche col panettiere, a che serve allora il prete?


08/02/2019 17:48 Pietro Buttiglione
Malefico correttore
MC Luhan diventa Lugano😢😧



08/02/2019 17:32 Pietro Buttiglione
Se solo ci si rendesse minimamente conto di quale è la situazione oggi nelle nostre parrocchie, dei nostri preti, delle loro omelie, di chi e come li ascolta... credo dovremmo suonare un po'di sveglia!! E non accontentarci di cambiamenti tipo poi vado in sagrestia e gli faccio la domandina.. ( che tra l'altro sembra ridurre la fruizione ad un fatto meramente mentale.. mi pare fosse MC Lugano: la Parola o è Vita o non è.
PS
Per favore evitiamo il "io gioco con X... Io invece con Y.. idee invece di tifo😊



08/02/2019 16:31 Dario Busolini
Mah, sarò molto limitato però credo che se il povero celebrante di turno (è difficile avere a disposizione in tutte le parrocchie il grande teologo, il profondo esegeta o lo psicologo dell'anima...) si limitasse a spiegare in breve il senso delle Letture del giorno, magari invitando chi avesse delle curiosità o delle domande in merito a fargliele dopo la messa o in un incontro personale, sarebbe già più che sufficiente.


08/02/2019 16:23 Sara
"Brava Paola, sono sicura che Carlo Rovelli sarebbe il primo a stupirsi (e a sorridere) se si parlasse dei suoi libri a messa ... "

Premesso che sicuramente lei conoscerò Carlo Rovelli (gira il mondo e ha la fortuna di conoscere tutti) e ci parlerà a pranzo colazione e cena e ne sono enormemente felice io non ho mai detto che voglio parlare di fisica a messa ho detto che paradossalmente una scienza come la fisica oggi si pone (e cerca di dare risposte) a domande cui la religione non ne da più.

Per cui è più facile avere convegni sul Big Crunch che sui novissimi nonostante siano argomenti che, da angolazioni profondamente diverse, interessano entrambe le discipline

Onestamente non ci vedo nulla di strano nel mio ragionamento e si può anche cercare di capirlo..

Dopo un po' stanca questo vivere dovendosi sempre emozionare in superficie, è come dover mangiare sempre zucchero filato invece di una bella bistecca. Una via di mezzo sarebbe l'ideale.


Il punto più basso la carrambata aereo-matrimoniale di Padre Sciabolaro: dopo questo che facciamo per emozionare? La gente non è stupida...


Peace and love..



08/02/2019 16:07 Maria Teresa Pontara Pederiva
Brava Paola, sono sicura che Carlo Rovelli sarebbe il primo a stupirsi (e a sorridere) se si parlasse dei suoi libri a messa ...
Restiamo sul tema del post



08/02/2019 15:49 paola
Comunque sono d'accordo con la sig.ra Ponderiva che si possa parlare anche di cose quotidiane, leggere. Però non solo di quelle, dai!


08/02/2019 15:47 Sara
Quello che non capisco è perché la vita quotidiana debba essere identificata con le emozioni, quali emozioni poi?
L'amore è l'empatia o il rancore è l'invidia?
E debba essere lasciata fuori la sfera riflessiva che ad esempio ti può aiutare a tenere sotto controllo l'invidia la paura o il rancore.
Non è quello che dite quando stigmatizzare nei vostri articoli (dei giornali per cui lavorate) la paura del diverso e dello straniero?
La paura non è un'emozione primaria?

Sulla fisica e la filosofia non sono la stessa cosa ovviamente ma in alcuni punti convergono (prenda ad esempio l'ultimo libro di Rovelli sul tempo).

Lei è brava in biologia io sono più brava in filosofia ogni tanto si può anche accettare il. Pensiero altrui senza dover subito ribattere con il ditino alzato.

Prendetelo come un arricchimento.



08/02/2019 15:46 paola
Se una predica vuole parlare di Dio, non deve emozionare, deve trasformare. Quella trasformazione poi, se è autentica, si riverserà nelle cose quotidiane. Per trasformazione intendo una comprensione intellettuale, non emozionale, che è pur sempre legata al momento. Non si ama per dovere, si ama per comprensione del proprio ruolo nella vita. Non c'è bisogno della laurea per poter fare questo, basta avere fiducia nell'uomo e soprattutto credere in Quello che abita in lui. Sottoscrivo Pietro che parla di essere attori e non spettatori, in quanto l'incontro con Dio è sempre un incontro personale, alla Chiesa il compito di guidarlo.


08/02/2019 15:35 Maria Teresa Pontara Pederiva
Fisica non è filosofia, non scherziamo
Ma perché in un'omelia non si dovrebbe parlare della vita feriale, quotidiana, delle emozioni, come scrive Gilberto?
Alle famiglie "feriali" interessa questo, in caso contrario si va ad una conferenza o ad una lezione ...



08/02/2019 15:16 Sara
Fisica in senso filosofico, tipo origine e fine dell'universo ecc.

Infatti ho scritto escatologico...



08/02/2019 14:54 Maria Teresa Pontara Pederiva
Per carità, lasciate la Fisica quantistica fuori dalle omelie,siamo seri,
Firmato: moglie e madre di fisici nucleari, i primi ad essere d'accordo, ve lo assicuro



08/02/2019 14:52 Pietro Buttiglione
Accetto la predica di RB sulle prediche e chiedo scusa 🙄.. ma temo che mentre noi corriamo dietro a problemi retro e supervisitati ( la preparazione), ci sfugga qualcosa di ben più importante che sta succedendo nel mondo ( ex: apro mamma Google e che mi propone col Tascabile??)


08/02/2019 14:18 Sara
"scusate, non si stava parlando di prediche??"

Si. E secondo me sarebbe più interessante si occupassero di fisica quantistica che di "emozioni" , però sono gusti...



08/02/2019 14:16 Sara
"2) Tutte le ultime Teorie sono semplicemente INDIMOSTRABILI. Quindi quasi ipotesi " religiose".
Ce ne siamo accorti? Forse no."



"Fashion, faith and fantasy in the new physics of the universe"


https://www.repubblica.it/scienze/2016/12/18/news/roger_penrose_ecco_il_big_bang_della_fisica_-154372482/


Una decina di anni fa ho provato a leggere un libri di Penrose (Le strade che portano alla realtà) ma ho abbandonato come impresa disperata.

Purtroppo c'è poco da fare per certi argomenti devi avere formazione scientifica altrimenti con tutta la buona volontà ciccia.

Come ho scritto tempo fa la fisica è una delle poche discipline che si occupi ancora di escatologia, peccato non essere in grado di capire...



08/02/2019 14:12 Roberto Beretta
scusate, non si stava parlando di prediche??


08/02/2019 12:00 Pietro Buttiglione
@Sara.
Ma ora siamo ai ferri corti( nn con te, ma tra le varie tesi)😊
Che esista LA realtà nonostante la MQ, doppia fenditura, entanglement.. è ammesso dai fisici.
Sull'attacco alla "coscienza" di Dennett, Dawkins & c è ormai chiaro a tutti che stanno solo difendendo il loro ateismo xchè temono che da coscienza si arrivi a trascendenza..ma sono tanto accaniti quanto isolati. Circolano ormai due tesi:
1) Fine della Scienza
2) Tutte le ultime Teorie sono semplicemente INDIMOSTRABILI. Quindi quasi ipotesi " religiose".
Ce ne siamo accorti? Forse no.



08/02/2019 11:24 Sara
"da un Dennett che la definisce illusione" capirai dal mito della caverna platonico fino a Matrix (passando per il Nirvana buddista e CartesiO) sono 2500 anni che si avanza l'ipotesi che la nostra realtà sia un'unica grande illusione e solo un'illuminazione possa farcene prendere consapevolezza.

Questo vale anche per le emozioni che potrebbero essere solo l'increspatura del sentimento vero. Anzi in filosofia in genere sono considerate la parte meno autentica dell'uomo. (Anche in psicanalisi in quanto manifestazione superficiale di un inconscio ben più profondo).



08/02/2019 11:21 Paola
Forse non mi sono spiegata bene e me ne scuso.Non è questione di gerarchia, meglio la materia, meglio lo spirito. Anzi, le due cose sono collegate, l'esperienza materiale è a mio parere il trampolino per quella spirituale. Noi siamo esseri umani che vogliono migliorare, se no non saremmo qui a discutere, e il mio modesto parere è che per avanzare occorra riconoscere ciò che arriva dal mio ego,che non è negativo in sé, ma che non è ancora pronto per potermi trasformare in quell'uomo nuovo che vorrebbe fare di me Gesù. Quel mio ego mi tiene legata a sentimenti nobili, certo, ma non sempre.A volte mi rende meschina, perché ho paura, o addirittura cattiva, quando a guidarmi sono solo le emozioni più basse. Certo, siamo umani, ma Gesù secondo me chiedeva di più. Chiedeva che andassimo oltre alla personalità terrena, per diventare Uomini veri, che vanno oltre la loro emotività, ma che trasformano le emozioni migliori in qualcosa di più forte e duraturo, che non è in balia del momento ma che entra a far parte di noi.


08/02/2019 10:55 Pietro Buttiglione
Mi permetto di chiosare Paola xchè al centro del mio oggi è proprio la "coscienza" nn in senso etico ma identificativo della Persona.
* Sentimenti/sensazioni nn lo sono o meglio costituiscono il nostro corpo_mente "animale', importante,non rinnegabile, base di vita ma non identificativo della Persona ( dicesi funzionale).
* Il linguaggio è solo un interfaccia che da qualche 100.000 anni ha generato comunicazione,elaborazione astratta, cultura, comunitá, sociale, la attuale società di info& social avviata vs la intelligenza artificiale.
* Non credo che Paola con pensiero&c si riferisse a questo. Il pensiero viaggia nella ns mente molto a livello inconscio ( meme, qualia, ecc) e quando noi riflettiamo non usiamo il linguaggio
* Ciò premesso la coscienza di sé, la consapevolezza della propria identità costituisce oggi il problema più "hard" affrontato dagli scienziati di tutto il mondo, da un Dennett che la definisce illusione, su cui poi scrive centinaia di pagine, fino alla IIT x cui è solo info, condivisa da tutti quanto ci circonda.
* dopo qs info ( cerco contradditori x portare avanti le ricerche🤯) la conclusione: la coscienza ci lega ad un "?" che è l'unica cosa che ci differenzia dagli animali, come capacità di esserne consapevoli, ma che ci unisce a tutto quanto è vivente tramite modalità x cui ci sono diverse 'scuole'.
E' lo Spirito di cui parla Paola?



08/02/2019 10:33 Sara
Ma chi disprezza? Andateci piano con le offese e leggete meglio i commenti altrui.

A me invece colpisce l'idea che ci debba essere sempre separazione tra sentimento e cervello, mio marito è ingegnere e si occupa di fare calcoli affinchè le case non crollino, allora cos'è un sottosviluppato perchè il suo lavoro è basato sulla precisione assoluta?

Se sbaglia un calcolo la casa crolla e la gente piange dopo. E piangere non è un'emozione positiva.

Nel mondo c'è spazio per una cosa e anche per l'altra.



08/02/2019 10:17 Fabio Colagrande
Mi colpisce in questi commenti il disprezzo esibito per emozioni e sentimenti. Come se la nostra vita spirituale fosse fatta di eterei pensieri astratti. Finché continueremo a dividere corpo e anima, materia e spirito (realtà inseparabili nel quotidiano) credo che non troveremo mai il bandolo della matassa.


08/02/2019 09:23 Paola
Sono d'accordo con Sara quando dice che deve essere coinvolto il pensiero. Però a mio avviso bisogna intendersi su cosa sia il pensiero. Se il pensiero è ancora legato al cervello fisico, allora non sono d'accordo con lei, perché parliamo pur sempre di un organo fisico, ma se per pensiero si intende quel movimento che parte dallo spirito, dal vero sé, allora mi permetto di aggiungere che è essenziale che parlando di Dio, si metta in campo proprio questa peculiarità tutta umana: coscienza, essenza, nous, chiamiamolo come ci pare. Parlare di emozione è riduttivo, perché l'emotività è ancora legata alla personalità, non è secondo me da li che parte la grandezza o il mistero, se volete, dell'essere umano. Non capisco un tubo di filosofia o teologia,ma questo è ciò che da un po' di tempo mi passa per la testa e con molto rispetto volevo condividerlo.


08/02/2019 08:40 Sara
"Io resto dell'avviso che la predica non è neanche un teatro sul cui pulpito dobbiamo giudicare l'oratore o il politico di turno x quello che dice se ci trova giudici benevolenti ( ma non si è ben preparato!!) "

Una 10 di anni fa Camillo Langone ha pubblicato una specie di guida delle messe, stile Michelin con le candele al posto delle stelle. C'è anche questo rischio se la si butta sul piacere, emozione, gradimento.


http://www.ilgiornale.it/news/guida-michelin-dei-fedeli.html



08/02/2019 08:27 Sara
". Nella loro settimana tipo è probabile che ci siano pochissime occasioni per vivere esperienze umane che, per i fedeli a cui poi fare la predica, sono invece quasi ordinarie: fare la spesa, sistemare casa, gestire i figli, vivere relazioni significative, prendere un caffè al bar, fare attesa alle poste, condividere un dolore di un amico o di un parente... "

Solo a gennaio nella mia parrocchia ci sono stati 10 funerali quindi a meno che non sia un congelatore o una statua di sale il mio parroco si è confrontato con la morte e con il dolore 10 volte più di me.

Poi non ho capito perché un sacerdote non dovrebbe fare attesa alle poste: al contrario mi pare che la gestione ordinaria di una parrocchia comporti un impegno concreto, burocratico spesso sovrastante.

Nella parrocchia precedente mancava la Chiesa (dicevamo messa in una baracca di legno per i terremotati) e il Don si è dovuto occupare della sua costruzione: sai quanti incontri con architetto, tecnico, impresa di costruzione ecc. ecc. ecc.? Nel frattempo insegnava anche a scuola, quindi a livello pratica faceva la stessa professione di molti vinonuovisti.

Spesso tutto ciò non fa bene alla vita spirituale, se pensiamo alla vita spirituale come qualche cosa di astratto, da relegare alla nuvoletta e alle emozioni.

Questo si, si procede per accumulo di attività una dietro l'altra senza che si riesca a rifletterci troppo su.

Però se sei da solo, che devi fare?

Il mio Don attuale e il mio vescovo inoltre sono laureati in psicologia, e la mia diocesi negli ultimi anni ha dovuto affrontare anche il problema delle Chiese, locali ecc. distrutti dal terremoto, un impegno amministrativo economico e burocratico assolutamente straordinario.



Qualche anno fa su settimana news c'è stato un dibattito interessante su "cosa resta del prete" scaturito anche da alcuni di fatti ci cronaca, forse il suicidio di qualcuno, ci sono stati interventi sinceri, e molto umani nel raccontare le proprie difficoltà di vita, di pastorale e di missione.


http://www.settimananews.it/ministeri-carismi/cosa-resta-del-prete-1/


Tra parentesi anche Papa Francesco oltre che tuonare contro il clericalismo (quello degli altri tra l'altro) non si può dire abbia dato un grande contributo alle difficoltà pratiche di tanti sacerdoti.



08/02/2019 07:59 Pietro Buttiglione
Io resto dell'avviso che la predica non è neanche un teatro sul cui pulpito dobbiamo giudicare l'oratore o il politico di turno x quello che dice se ci trova giudici benevolenti ( ma non si è ben preparato!!)
O se ci coinvolge emozionalmente ( quasi sempre frutto di empatia personale,,,)
Insisto: da spettatori ad ATTORI.
Il resto è palliativo, illusorio, utopia, come quella di Giovedì☹️



08/02/2019 04:06 Francesca Vittoria
Quando ascolto devo fare uno sforzo non piccolo ...cercare di trasformare iquel concetto mentale in una esperienza vissuta........Eppure anche tenuto conto che effettivamente fanno esperienze diverse da quelle elencate qui, forse non sarebbe questo la cosa che renderebbe l'omelia più comprensibile, perché noi dobbiamo apprendere proprio dove dirigere i "nostri passi, come viverli, cercando di capire questo dalle "parabole" . Perciò il prete, deve conoscere bene le sacre scritture, e sapere quanto è pesante il legno delle croci che nel quotidiano ogni persona porta, conoscere del vivere quotidiano, del gregge a lui affidato, in quell'ambiente dove insieme vive ,in quel tempo, in quella società, coinvolta in un modello di vita, come la società oggi si muove, crede e lavora,......LA PAROLA, magari fa fatica a farsi strada tanto viene chiusa a lei la porta, messaggio difficile da accettare perché ognuno si riconosce in un modello che autunumamente l'uomo si è scelto, diverso dallo spirito della parabola. Il Prete ha un compito molto difficile quando deve parlare al popolo che ha davanti il quale crede perché è battezzato e si trova fedele a vivere anche in una una tradizione cristiana, introdotto dalla famiglia magari, ma anche formato dalla istruzione che si trova vivendo nella società laica. Mi viene l'esempio di quando Gesù siede stanco, chissà quanta strada a piedi aveva fatto è fatica a spiegare a tanti come vivere la vita secondo l'idea del Padre, cosa era bene e cosa era male per noi stessi, e quindi anche a Lui è stato vinto dagli stimoli terreni di stanchezza, caldo e sete. La donna, samaritana, arriva al pozzo per prendere acqua, anche lei necessitava dell'acqua, Gesù le chiede da bere, E lei è stupita di questo perché tra un ebreo e lei samaritana, uomo- a donna, dialogo, amicizia, comunanza di credo religioso, vite separate......eppure anche Gesù aveva sete e lei poteva cogliere dell'acqua. La donna d'altro canto stava a sua volta ricevendo acqua proprio dalla parola a lei rivolta, non solo ma Cristo, uomo-dio che leggeva cuore e pensiero si è fatto conoscere dicendo ciò che la riguardava,, rivelandosi datore a sua volta di acqua e viva!,,!!. Poi è lei, la donna, che va raccontare ad altri di essere stata conosciuta da un Uomo ,profeta..attirando così altri ad ascoltarlo. La donna è andata al pozzo Gesù anche era al pozzo, era il pozzo di acqua viva. Il Prete anche oggi è a quel pozzo, e l'uomo che Cristo ha voluto esistesse in mezzo a tanti che non conoscono la Sua Parola, latori del Suo messaggio, che insegna le cose di Dio, come vivere secondo i suoi Comandamenti, come rompere le divisioni/diversità dialogando- lui ebreo, lei samaritana - Avrà ascoltato quella donna quei suggerimenti? Non si sa, rimane però fermo il messaggio, acqua viva per uno che scelga di vivere di Cristo, invece di cinque mariti, uno! Il Prete oggi viene criticato perché non vive come tutti o come la maggior parte fa partecipando ai stessi gesti, ma se così fosse c o e potrebbe predicare il Vangelo? Anche lui vivendo una vita diversa acquisisce conoscenze dal comunità che frequenta impartendo i sacramenti e insegnando a come stare fedeli seguendo quegli eterni insegnamenti che gli sono stati affidati, essere vie sicure che portano l'uomo a non solo una vita buona oggi, ma eterna come la sua. Anche è vero che non tutti i mandati hanno la parola illuminante ogni mente, oppure c'è anche chi la afferra, comprende il messaggio anche così come viene espresso, se poi come in passate generazioni con meno cultura esigevano anche meno spiegazioni, sapevano di avere sete, capivano che quello che sentivano così come è scritto era cosa che li faceva sentire bene, vivere meglio la vita è si sentivano di contare per quanto la posizione lo stato sociale, la povertà fosse realtà di vita, questo sarebbe cambiato, non erano cose, non inutili i sacrifici, ma c'è il premio, c'è la promessa che tutto quanto costituisce affetto, amore, la vita vissuta secondo la Sua Parola, è garanzia di vita di gioia, di amore eterno. Forse si dovrebbe sentir parlare di più di un Cristo Risorto grazie al bere acqua viva, una risurrezione che sarà uguale alla Sua e nessun impero, nessuna ricchezza, nessuna invenzione fatta da intelligenza umana può dare vita per sempre, eguagliare i doni che Dio concede, regala a chi vive con quel l'amore che il Figlio Suo è venuto a far conoscere dando Egli stesso testimonianza
Francesca Vittoria



08/02/2019 00:25 Sara
Ma non è noioso tutto questo emozionalismo dopo un po'? Fa parte della vita vissuta anche il pensare...


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