Il tema del mese
Se non mi rendi migliore, perché mi parli?
di Gabriella Cecchetto | 06 febbraio 2019
Così scrisse sant'Agostino. E la speranza di ogni predicatore dovrebbe essere quella di preparare il terreno e seminare un "seme buono" che poi con pazienza germogli, secondo i tempi di Dio e della vita.

Ricordo di quando, una quindicina di anni fa, mi trovavo in una città del Nord-est. Io e mio marito eravamo arrivati in centro con largo anticipo, non conoscendo bene la strada. Avevamo un appuntamento con degli amici per cui, essendo domenica, abbiamo approfittato per cercare una chiesa e andare a Messa. Ricordo che sono entrata in quella sconosciuta chiesa di quartiere con fare annoiato , un po' stanca del viaggio. La sensazione era di leggero fastidio.

I ricordi sono abbastanza annebbiati ma mi rimane molto chiara l'impressione che ho avuto seguendo la predica di quel prete un po' strano, o perlomeno strano per me, forse non abituata a quel suo modo di parlare. Aveva una dialettica semplice ma incisiva, la voce era forte e chiara, sicuramente riusciva a catturare l'attenzione dei parrocchiani presenti. Ricordo che aveva preso in mano il microfono ed era sceso dall'altare verso le persone sedute e parlava camminando su e giù. Doveva commentare il Vangelo della domenica: la peccatrice. Era un racconto evangelico che avevo sentito molte volte per cui mi disponevo all'ascolto con la sensazione che avrei sentito la solita predica... E invece è successo davvero qualcosa lì dentro. Ricordo come fosse oggi un passaggio di quella predica: "Paradossalmente il perdono viene prima del peccato, infatti solo alla luce del perdono possiamo riconoscere la colpa come peccato, consegnandola a lui". E poi:"Come dice Agostino sono rimasti solo due la misera e la misericordia".

Questi due passaggi mi sono rimasti impressi e qualcosa dentro di me è andato "trasformandosi". Quel predicatore ha saputo deporre nel cuore del suo uditorio un seme buono . Ricordo l'attenzione delle persone che ascoltavano e annuivano mentre il prete parlava. Certamente era un ottimo comunicatore, che riusciva però a rendere fecondo il suo annuncio.

Mi piace molto l'immagine della parola di Dio che è paragonata alla pioggia e la neve che scendono sulla terra: "Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondate fatta germogliare, perché dia il segno del seminatore pane da mangiare, così sarà della parola uscita della mia bocca: non ritornerà mai senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata" (Is 55,10-11). Questa è la speranza, o almeno dovrebbe essere , di ogni predicatore: preparare il terreno e seminare un "seme buono" che poi con pazienza germogli. Il predicatore che sa comunicare efficacemente tiene come primo criterio la fedeltà a Gesù e il rispetto degli interlocutori che devono sentirsi intercettati nel proprio vissuto quotidiano ma al contempo liberi di accogliere o rifiutare il Vangelo narrato . Dunque una duplice responsabilità del predicatore ( preparato) e dei fedeli (accoglienti piuttosto che prevenuti), il tutto sorretto dallo Spirito che, protagonista assoluto, qualche volta è messo in condizione di agire "trasformando".

10/02/2019 10:50 Sara
"Un po' ermetica. La Parola può non dirmi niente se non raccontarmi un fatto, il fatto che io ascolto non contiene nessun messaggio perché io non lo percepisco."



"Ma Gesù non compie subito il miracolo. Vuole
anzitutto far capire a quest’uomo che gli vuol bene, che si interessa
del suo caso, che può e vuole prendersi cura di lui. Per questo lo
separa dalla folla, dal luogo del vociferare convulso e delle attese
miracolistiche. Lo porta in disparte e con simboli e segni incisivi gli
indica ciò che gli vuol fare: gli introduce le dita nelle orecchie come
per riaprire i canali della comunicazione, gli unge la lingua con la
saliva per comunicargli la sua scioltezza. Sono segni corporei che ci
appaiono persino rozzi, scioccanti. Ma come comunicare altrimenti con
chi si è chiuso nel proprio mondo e nella propria inerzia ? come
esprimere l’amore a chi è bloccato e irrigidito in sé, se non con
qualche gesto fisico? Notiamo anche che Gesù comincia, sia nei segni
come poi nel comando successivo, con il risanare l’ascolto, le
orecchie. Il risanamento della lingua sarà conseguente. A questi segni Gesù aggiunge lo sguardo verso
l’alto e un sospiro che indica la sua sofferenza e la sua
partecipazione a una così dolorosa condizione umana. Segue il comando
vero e proprio, che abbiamo scelto come titolo di questa lettera:
“Effatà” cioè “Apriti!” (7, 34). E’ il comando che la liturgia ripete
prima del Battesimo degli adulti: il celebrante, toccando con il
pollice l’orecchio destro e sinistro dei singoli eletti e la loro bocca
chiusa, dice: “Effatà, cioè: apriti, perché tu possa professare la tua
fede a lode e gloria di Dio” (Rito dell’Iniziazione Cristiana degli
Adulti, n. 202). 3. Ciò che avviene a seguito del comando di Gesù
è descritto come apertura (“gli si aprirono le orecchie”), come
scioglimento (“si sciolse il nodo della sua lingua”) e come ritrovata
correttezza espressiva (“e parlava correttamente”). Tale capacità di
esprimersi diviene contagiosa e comunicativa: “E comandò loro di non
dirlo a nessuno. Ma più egli lo raccomandava, più essi ne parlavano”.
La barriera della comunicazione è caduta, la parola si espande come
l’acqua che ha rotto le barriere di una diga. Lo stupore e la gioia si
diffondono per le valli e le cittadine della Galilea: “E, pieni di
stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa
parlare i muti”“ (7, 35-37). "

Effata Lettera pastorale di Martini.

Se hai gli occhi e le orecchie chiuse...


>buona domenica.



10/02/2019 03:19 Francesca Vittoria
Se non mi rendi migliore, perché mi parli? Un po' ermetica. La Parola può non dirmi niente se non raccontarmi un fatto, il fatto che io ascolto non contiene nessun messaggio perché io non lo percepisco. La parabola non è solo un narrare di qualcosa ma come n tiene a n messaggio. È' capitato anche agli apostoli all'inizio zio della predicazione di Gesù di non capire, di non comprendere il messaggio contenuto nella parabola. Tanto che Gesù l'ha dovuta spiegare, e anche Lui rendersi conto anche con stupore che loro non erano in grado di capire perché ......erano duri di cuore? Anche oggi, capita che le parabole come storie sentite in ante volte siano ben conosciute, ma non altrettanto comprese. Infatti si prestano a essere tradotte mai in un solo modo, non div notano vecchie ma si prestano sempre a essere il messaggio tradotto con parole e riferimenti al tempo e luogo delle persone che sono ascoltanti. Penso che il problema se la Parola diventa o no seme che germoglia dipenda non solo dal celebrante coltopredicatore ma anche da chi è l'ascoltatore, se interessato o meno, distratto, svogliato verso un cambiamento di vita che gli va bene non ritoccare, né che il suo mondo cambi...la parabola è una via, con dei segnali, indicazioni che suggerisce una svolta, ma se abbiamo scelto di non tenerne conto ? La pioggia, bagna il terreno è il seme germoglia, ma se sono alluvioni, tutto spazzano via, pianta è frutto. Oggi simillarmente avviene che la Parola si scontri in un'aria inquinata, non passa e anche se spiegata da un dotto predicatore rimanga incompresa da incredulità, da incomprensione perché non provata, tutta a essere vissuta o per fede creduta
Francesca Vittoria



07/02/2019 14:30 Pietro Buttiglione
Dopo altri tentativi mi attacco qui..😲
Occorre una analisi preliminare, altrimenti si rischia di impegnarsi a modificare una parte che emerge da una forma/struttura che già di suo è sbagliata,

1) fino a che punto i vari momenti della Messa riescono a partecipare nei fedeli il pentimento, la preghiera, l'ascolto, la comprensione, lo stupore, la com-unione ecc ecc??

2) Le forme ripetute e prestabilite, le risposte automatiche, lungi dal costituire partecipazione personale rendono il laico un vero e proprio burattino e la Messa astratta lontana quasi estraniante..

3) LA Parola
Si è passati da una Parola imbandita in modo da non poter essere condivisa, spezzata, digerita da nessuno
* In latino, lo stesso brano ripetuto
* Senza traduzioni in lingua italiana a 500 anni da Gutenberg ( cfr: Martini)
* Senza scuole bibliche x i laici
* ANZI! LA ricerca stessa è proibita! Vedi VATI, anatemi relativi, giuramento contro il Modernismo e persecuzione del povero Buonaiuti..
Conclusione: nonostante i cambiamenti resta lo stesso atteggiamento di fondo:
IO SO, TU DEVI SOLO ACCOMPAGNARE; anzi ti accompagno io.. ( il verbo più usato ultimamente...)

Quindi i cambiamenti proposti:
# silenzi dopo le letture , x meditare.
# dopo Evangelo e il silenzio i laici fanno risuonare le parole che più li hanno colpiti.
# a qs seguono le osservazioni,i commenti, le richieste di chiarimenti cui verrà incontro la conclusione del celebrante.
NB la Messa non sostituisce la Scuola Biblica o la Lectio divina cui non deve ridursi il commento della Parola.



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