Nella letteratura
Un dio quieto «che fa tornare i conti»
di Sergio Di Benedetto | 03 febbraio 2019
Sappiamo quanto corriamo il rischio di diventare piccoli borghesi della fede, che annacquano, addomesticano, narcotizzano, giustificano se stessi, come gli abitanti di Nazareth

 

Il brano del Vangelo di oggi è diventato proverbio: «Nemo propheta in patria», nessuno è profeta in patria. Vera constatazione che Gesù incontra, sebbene la Scrittura ricorda che proprio il rifiuto è il sigillo dell'autenticità dell'uomo di Dio.

È un Gesù che scardina, per poco, il piccolo mondo di Nazareth, il mondo che lo ha visto crescere, abitato da gente che lo conosce da sempre. È un popolo di volti noti quello a cui Gesù parla, volti noti che però da curiosi diventano ostili. Si aspettano qualche miracolo, qualche effetto speciale, che corrisponda alla loro idea di Dio. Per questo non possono accettare che il Dio che racconta quell'uomo - a loro non sconosciuto- non corrisponda al Dio che hanno nelle loro menti.

Non c'è spazio nella loro vita per una novità che va contro pensieri consolidati, catechismi, pratiche e tradizioni.

Può essere capitato anche a noi, di fronte a piccole rivelazioni che ci mostrano un Dio diverso da quello che abbiamo creato, di reagire con il rifiuto... perché il Dio che noi creiamo è spesso a nostra immagine, ha spesso i nostri pensieri, spesso non ci scomoda. E, invece, il Vangelo e la vita si incaricano di mostrare, nel mistero e nel controluce, un volto del Padre differente, che ci chiede di mettere in discussione noi stessi, più che gli altri... altri che diventano scomodi, per cui arriviamo a non sopportare che il lontano, il diverso, l'impuro (Sarepta di Sidone o Naaman il Siro) diventino presenza di Dio, vite in cui Egli abita e agisce.

Si tratta di ragionamenti da 'piccolo borgese', di chi cioè si accontenta del ritmo quotidiano, programmato, senza sconvolgimenti, strutturato da canoni riduttivi, limitati, un poco egoisti. Sappiamo quanto corriamo il rischio di diventare piccoli borghesi della fede, che annacquano, addomesticano, narcotizzano, giustificano se stessi, come gli abitanti di Nazareth.

È quanto coglie, con finezza e tragica ironia, il poeta ticinese Giorgio Orelli, in una sua poesia che appunto si intitola A un piccolo borghese, tratta da Sinopie, raccolta del 1977:

 

A un piccolo borghese

Ti ho promesso dei versi: son pronti.
Come te, come il tuo avvocato (suo padre molto spese
per farlo studiare, giocare a poker, fornicare),
anch'io sento l'usura del tempo (e, come si dice, dico
talvolta: non fosse che in omaggio ai defunti più cari,
mettiamoci sopra una pioda, non se ne parli più);
ma certe offese trafiggono tanto in profondo
la parte migliore di noi, che non possiamo scordarle,
ed ora improvvise risplendono nella mia mente come
bottiglie vuote al sole lungo la cantonale.
Rifiuto lo stupido iddio che ti sei fatto a tua immagine,
l'idolo che t'aiuta a far tornare i conti,
ma ti comprendo, tu sei della razza di quelli
che né "peste" né "cardinale" riescono a mutare.
Parleremo (d'estate) di funghi, di mirtilli.

I Nazareni che rifiutano Gesù sono proprio coloro che hanno creato un Dio che «aiuta a far tornare i conti»: nessuna inquietudine, nessuna possibilità che la vita, lo Spirito, un testimone, un dolore, («peste» o «cardinale», manzonianamente) possano produrre cambiamento. A chi guarda da fuori, come il poeta, non rimane che lo sdegno di fronte a una chiusura così ermetica e benpensante.

Il Vangelo ci chiede, però, ben altro. Ci chiede che le parole di Gesù «trafiggono tanto in profondo / la parte migliore di noi, che non possiamo scordarle».

È un augurio, che sia anche uno scrutare l'orizzonte, per non ridurci solo all'angusto limite di «fughi» e «mirtilli», che non ci spingiamo solo a «giocare a poker» o «fornicare».

 

 

10/02/2019 04:15 Francesca Vittoria
Siamo arrivati a un punto basso tale, che vediamo poveri trarre utili da altri poveri, Pur di raggiungere livelli di potere o livello di benessere, non ci si fa scrupolo di promettere ciò che non si è certi di mantenere . In cambio di fiducia. La furbizia e la scaltrezza illudono i semplici i deboli, in luogo . Risultato : quello che stiamo assistendo, un livore, o da una dignitosa protesta a rivendicare diritti che sembrano subire il volere dei governanti di turno. Dio? Quando fa comodo e se non disturba i piani che ci si propone condurre ma per un evidente prima proprio tornaconto rispetto a quello atteso dalla comunità. Il nome di Dio non si sente nominare in quel fiume di umanità che sfila invece con le bandiere delle proprie. Categorie di appartenenza. Si esterna la propria esasperata voglia di giustizia, onestà, disattese, vuotando e allagando le strade di latte prodotto da tanto lavoro, non giustamente valorizzato. È questo offende ogni cittadino, che compartecipa a tanta dolorosa protesta . Se vi fosse Dio questo non sarebbe, e forse Egli non c'è neppure nelle trionfali processioni, quelle diventate forse "nebbia" non speranza di popolo. È' l'ora che la Chiesa sia a fianco di tanto popolo, voce a sostegno delle ormai evidenti necessità a che una Costituzione venga vissuta nel suo vero originale dettato, ad essere attuati nei suoi originali vitali riconosciuti diritti , i principi dei quali sono stati pensati per il bene , il progresso di una popolazione


Commenta *






Versione stampabile
Scrivi a Vino Nuovo





Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it