ROBE DI RO.BE.
Il complesso di superiorità
di Roberto Beretta | 04 giugno 2010
Si finisce per chiudere il prete in un vicolo cieco disumano: deve apparire sempre «perfetto», «maestro», dissuaso a mostrare i limiti e incapace di confessare gli errori

«Sono educati ad essere persone elette, innalzate a una speciale condizione, e ciò inevitabilmente condiziona e stravolge la loro vita anche nelle relazioni personali. Soffrono (e fanno soffrire a chi hanno accanto) le conseguenze di una visione distorta che li mette su un piedistallo, in una condizione di potere. E’ uno stato di cose che favorisce il fenomeno patologico e tragico della pedofilia in ambito ecclesiastico».

Trovo questa dichiarazione nell’intervista (La Stampa, 28 maggio) di una signora che ha amato ed è stata poi lasciata da un prete e devo dire che ­- fatta salva la conclusione, sulla quale non ho competenze da psicologo per giudicare - mi trovo perfettamente d’accordo. Nel prete viene inculcato una sorta di «complesso di superiorità» che, se da una parte agisce come compensazione a determinate rinunce (al sesso, alla famiglia), dall’altra finisce per chiudere il sacerdote in un vicolo cieco disumano: quello di apparire sempre «perfetto», «guida», «maestro», dissuaso a mostrare i propri limiti e incapace di confessare gli errori. L’«uomo che non deve chiedere mai», perché tutto sa e tutto dirige; almeno nella sua parrocchia... Col risultato di costringersi talvolta in una situazione d’innaturale solitudine.

Ma se torno su tale teoria, non certo nuova, è perché noto una tendenza a ricadere nel medesimo difetto in tanti preti giovani. Complice il calo di vocazioni, che tanto terrorizza vescovi e superiori, si è portati infatti a enfatizzare oltre misura la «superiorità» del sacerdozio sugli altri stati, l’«eccezionalità» della «chiamata di Dio» (perché, forse che il Padreterno non «chiama» anche chi non si fa prete?); il messaggio inconscio è che il sacerdote non è uno «normale», inteso come «uno qualunque». E’ diverso, è sopra, è di più, è meglio...

E se il poveretto non ha la forza di sottrarsi a tale subdola trappola, che apparentemente lo esalta ma in realtà lo priva della sua umanità, le conseguenze (anche senza arrivare alla pedofilia) sono sempre pesanti. Anzitutto per lui e poi per la comunità in cui vive. Preti «normali»? Si, grazie!

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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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