Prove tecniche di dialogo
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 25 gennaio 2019
Ci sono tanti modi di parlarsi, scrive il domenicano Druel, ma occorre compiere ogni sforzo per incontrarsi in maniera autentica e dialogare insieme, come nel dialogo ecumenico o interreligioso, a patto di seguire alcuni accorgimenti.

Sarà pure che qui negli Stati Uniti è Festa nazionale (terzo lunedì di gennaio), ma alzi la mano chi ha pregato nella propria parrocchia per l'anima di Martin Luther King, come abbiamo fatto a messa domenica scorsa ringraziando il Padre per avercene fatto dono. Azzardo: pochi, pochissimi. Anche lo scorso anno in cui si ricordava il 50° della morte (e quest'anno i 90 anni dalla nascita, 15 gennaio 1929). Negli anni di liceo credevo di aver studiato a lungo i suoi sermoni e discorsi pubblici, ma quando i miei figli piccoli, 20 anni fa, andavano a scuola qui oltreoceano, ho imparato più cose dai loro libretti e schede di quante ne avessi potuto immaginare (e anche su Washington, Franklin, Lincoln ... ma questa è altra storia).

E siamo anche nella Settimana di Preghiera per l'Unità dei cristiani e il decreto del Vaticano II sull'ecumenismo (quello con l'espressione "fratelli separati"), l'Unitatis Redintegratio, il prossimo 21 novembre compirà 55 anni. Come dire: sono diversi anni in cui si parla di nuovo di "cristiani" in senso complessivo - come di "persecuzione dei cristiani nel mondo di oggi", ma in certi Paesi sono in maggioranza non cattolici - in molti si scandalizzano per le divisioni (i più giovani proprio non le capiscono) e si prega per l'Unità. Eppure anche solo il ricordo di un pastore batista che ha dato la sua vita per sconfiggere la piaga del razzismo e della segregazione razziale nella più grande democrazia del mondo in nome dell'uguaglianza dei figli di Dio, al cui servizio aveva dedicato tutte le sue forze e la sua famiglia, resta perlopiù ancora fuori dalle chiese di casa nostra.

Non così in quelle dei fratelli separati dove in queste ore si pregava per il viaggio del vescovo di Roma alla GMG a Panama, come nei sermoni si citano i "nostri", come il vescovo Romero o l'inglese "per tutte le stagioni" Thomas More. Verrebbe da pensare che di strada ce n'è ancora da fare, e tanta. E non parlo solo a livello di discorsi teologici, bensì di semplici relazioni a livello familiare e comunitario, l'ecumenismo del quotidiano, per intenderci.

Un anno fa la nostra diocesi ha celebrato i 50 anni di Commissione ecumenica diocesana, istituita il 25 gennaio 1968 dall'allora vescovo Gottardi in ottemperanza dello speciale "mandato" ricevuto da papa Paolo VI nell'udienza dell'8 marzo 1964: «Al tempo del Concilio la città di Trento, scelta per facilitare l'incontro, per far da ponte, per offrire l'abbraccio della riconciliazione e dell'amicizia, non ebbe questa gioia e questa gloria. Essa dovrà averne, come noi, come tutto il mondo cattolico, sempre il desiderio. Essa dovrà assurgere a simbolo di questo desiderio, oggi ancora, oggi più che mai, vivo, implorante, paziente, pregante. Essa dovrà con la fermezza della sua fede cattolica non costituire un confine, ma aprire una porta; non chiudere un dialogo, ma tenerlo aperto; non rinfacciare errori, ma ricercare virtù; non attendere chi da quattro secoli non è venuto, ma andarlo fraternamente a cercare».

Un invito che non è caduto nel vuoto.

È nel nostro Duomo, sede del Concilio Tridentino, che nel 1974 cattolici e luterani hanno pregato insieme, per la prima volta dopo la Riforma. E, dove il 7 ottobre 1984 leader della Chiesa cattolica (il card. Cè, patriarca di Venezia e vicepresidente CEI, insieme al card. Basil Hume arcivescovo di Westminster a Londra), ortodossa e delle Chiese riformate si sono radunati, attorno allo storico Crocifisso del Concilio, per recitare il Credo - prima volta insieme dal XVI secolo! - e scambiarsi abbracci di pace (grande l'apprezzamento per lo spostamento dei poderosi banchi per creare una sala, ma non sapete di chi fu l'idea). A Trento erano di casa anche tre "campioni" del dialogo come i cardinali Franz König di Vienna e Paul Poupard e Walter Kasper del Pontificio Consiglio per l'unità; sono arrivati i patriarchi ortodossi Nikodim, metropolita di Leningrado e Alessio II di Mosca, e i trentini negli anni si sono recati in Russia, Bielorussia e Turchia (a Istambul più volte dal patriarca Bartolomeo I e prima da Demetrio cui nel 1981 avevano fatto dono delle reliquie dei figli di Cappadocia - ahimé, martiri in Trentino nel 997 - e ora compatroni diocesani insieme a san Vigilio).

Se la prima Commissione era stata affidata a don Dante Clauser, parroco a Trento e prete di frontiera (più tardi aprirà un Centro di accoglienza prima per i senzatetto e poi immigrati), negli anni fra i membri si sono alternati in tanti - compreso Giovanni Bachelet all'epoca alla nostra università - e, per più mandati, pure la sottoscritta, che ne ha assunto anche la presidenza (prima donna in un incarico diocesano, e nella terra del Tridentino ... quando si parla di rivoluzione, anche se io preferisco rompighiaccio).

Sensibile al discorso dialogo per riscoprire il senso dell'abitare "insieme" e soprattutto a promuovere ed educare al dialogo a partire da anni di studio e ascolto dei testimoni citati sopra, mi sono imbattuta più che volentieri, per motivi di lavoro, nel breve saggio di un domenicano francese, Jean Druel, nato ad Angers nel 1971, che per me vale tanto oro quanto pesa: Cercare di capirsi, Queriniana 2018. Sono parole che meritano una riflessione, soprattutto oggi quando troppe parole restano incomprese e ancor di più urlate. Perché, spiega Druel, "ci sono molti modi di parlarsi". C'è chi parla in maniera polemica, perché è fatto così, e allora tutti i colpi sono permessi (attacchi personali, martellamento di fatti storici, dimostrazioni erudite); c'è chi fa proselitismo, eppure, "il dialogo consiste molto di più nel cercare di capire che nel convincere"; c'è chi ricorre al discorso identitario (ma l'unica vera identità da esibire è il proprio nome) e allora diventa un dialogo tra sordi in cui ciascuno difende posizioni di principio, una posizione che "rivela la sua debolezza nel rifugiarsi in formule preconfezionate e riprese o nelle citazioni, la maschera mortuaria del vero dialogo".

Al contrario l'unico modo di parlarsi è il "dialogo", a patto di sfatare un luogo comune, che la sua finalità sia quella di trovare un accordo, un punto di vista comune, perché il fine è quello di riconoscere le diversità e farne dono. E ancora: per dialogare occorre aver presenti le diversità dei contenuti e delle modalità. Talvolta si è preteso di fare storia, quando in realtà si emettevano giudizi di valore, si è riversato il proprio sentimento in una discussione di carattere scientifico, o peggio ancora, si è confusa la teologia con la scienza delle religioni: "il fondamentalista è colui che appiattisce i diversi livelli riducendoli ad uno".

A cosa servirebbero allora l'incontro e il dialogo, soprattutto se raggiunti con tutte le proprie forze? "Il vero incontro non può lasciare mai indifferenti, e se vi partecipiamo onestamente, il dialogo fa di noi degli esseri migliori". E produce libertà.

Che sia per questo che don Lauro, il nostro vescovo che nel Duomo ha lavato i piedi ad un pastore luterano in segno di scuse reciproche, in occasione dell'anniversario un anno fa, ci ricordava che "oggi la partita ecumenica si gioca sul tema delle migrazioni"?

 

 

 

 

 

 

29/01/2019 12:42 Francesca Vittoria
Desidero precisare che nonostante esperienze negative sono molto intenzionata a tentare le possibilità del dialogo offrendo nuove chances a quel prossimo che magari a sua volta esperienze lo possono aver influenzato a dimostrarsi diffidente. E di questo ringrazio lo Spirito che in questo e per questo offre il Suo aiuto.


28/01/2019 13:29 giovanni g
Fate attenzione alla pubblicità della chiesa Valdese per l'8xmille... quella di quest'anno non l'ho ancora sentita, ma quelle precedenti erano tutte neppur molto velatamente anti-cattoliche.
E' questo il dialogo?



27/01/2019 04:56 Francesca Vittoria
Io non so quanto si possa fare per entrare in un dialogo tanto da capirsi se non si è spinti dal desiderio reciproco di "fare amicizia", per esempio una signora, insegnante e con la passione di farlo in privato in parrocchia ha un gruppetto di bambini extracomunitari, ma per esempio a una specie di saggio esibendosi a cantare in coro, è stato fatto non in chiesa, ma in altro locale. Se poi si parla di badanti, sto facendo esperienza per un famigliare, ci si scontra con una durezza , una impermeabilità dove esiste un modo di fare che rifiuta tutto ciò che è dialogo , solo tanto faccio in cambio di soldi, si profitta anche del più debole, , Io arrivo a pensare che davvero ha significato se hanno un Dio in cui credere oppure no, è se c'è l'hanno non è certo tale da farli diventare "gentili". Torno a dire, che il secolarismo sembra imperare da qualsiasi parte vengano, il denaro e il dio di oggi per tutti sia poveri che quelli che aspirano ad avere di più, sono pronti a tradire la fiducia, unico sentimento e prendere, avere, questo il comandamento. Per questo occorrerebbe l'intervento di regole che non solo vi siano nei loro confronti come lavoratori, ma anche da parte loro nei confronti della persona alla quale è rivolto l'impegno lavorativo. Io sono convinta che credere o non credere in Dio influenza qualsiasi altro agire e comportarsi da parte di una persona, Una persona " oggi "gentile" è sinonimo di debolezza di cui si può approfittare. Non ho contatti altri, e per quanto sentito anche negli incontri che sono chiamati ecumenici, non cambia il clima, il dialogo inteso come un aprirsi a compressione, a volontà reciproca di approfondire la conoscenza, li i soli credo siano i cattolici, Gesù Cristo fa la differenza, , sembra lo si pensi tutti in modo diverso, quello anche lì, che conviene?Come aveva intuito anche Gesù Cristo, se ha chiesto ai suoi, "chi pensa la gente che io sia"? Una moltitudine lo seguiva ma quanto per i miracoli e quanti convinti alla fede nella Sua Parola? Anche allora? Però noi sappiamo che comunque la sua Parola e giusta che solo Lui e la vera via che dà speranza, la verità per cui avere coraggio e lo spirito di vita a renderci forti anche a realizzare il bene che comunque esiste quando si è tra credenti in Lui,. Infatti è come avere una lingua in comune, il dialogo è più facile, il terreno diventa piano, si se c'è Lui tutto cambia.
Francesca Vittoria



26/01/2019 09:32 Sara
"tutti i leader religiosi che ho citato non sono venuti a Trento per discutere questioni teologiche, ma per pregare insieme e parlare con la gente".

Sarà però erano tutti pezzi grossi e alti gerarchi con preparazione, un quindicenne che si trova in una classe di non credenti deve trottare da solo per cercare una via al dialogo.

Mi ricordo quando tornava mio figlio lamentandosi che i compagni facevano la gara di bestemmie e dovevo dirgli di non rimanerci male e irrigidirsi perchè non è colpa di nessuno se ci sono modi di pensare diversi.

Pregare insieme è un punto di arrivo non necessariamente uno di partenza (in una società molto secolarizzata).



26/01/2019 07:40 Maria Teresa Pontara Pederiva
Per non perdere la serenità al pensiero di essere impotenti, i grandi santi medievali, intendo Benedetto, Domenico e Francesco, ma anche Chiara, ci insegnano che si può sempre fare qualcosa a partire dalle proprie forze e la propria esperienza. L'ecumenismo del quotidiano è proprio questo: non si tratta di dialogo teologico, ne della pubblicazione di libri teologici, quanto di preoccuparsi di intessere relazioni, incontrando le pesrone senza pregiudizi, né volontà di giudizio su di loro (tutti i leader religiosi che ho citato non sono venuti a Trento per discutere questioni teologiche, ma per pregare insieme e parlare con la gente).
Per questo ho presentato volentieri il libro di Druel, un prezioso aiuto a imparare a dialogare, con tutti, anche a partire dalla lettura di un'opera d'arte o di un evento di attualità, ma soprattutto con le persone che incontriamo e che consideriamo "diverse", solo perché non la pensano come noi o appartengono ad un'altra religione (ma credono in un Dio come noi), ad esempio gli islamici. E' questa la nuova frontiera ( e di scottante attualità) dell'ecumenismo e il dialogo interrereligioso, il dialogo, e l'accoglienza, dei nostri fratelli migranti, come ci ricordava il vescovo Lauro.



25/01/2019 20:53 Sara
"Nella mia parrocchia era vivo un piccolo gruppo di chiese diverse, ortodossi, valdesi, forse anche di fede ebraica."

da noi non c'è nulla di tutto ciò, un po' perchè la nostra è una località turistica sviluppatasi dagli anni '50 anni in poi, (dove vivo io fino a 50 anni fa c'era la spiaggia e la nostra Chiesa non ha nemmeno una piazzetta davanti, solo un campo), non ci sono comunità storiche come potrebbero essere quelle valdesi,ebraiche e luterane.

E nello stesso tempo i nuovi immigrati sono in maggior parte russi, rumeni, albanesi e cinesi, e vengono da paesi che hanno conosciuto il socialismo reale quindi sono molto secolarizzati. Quando aiutavo con il doposcuola vedevo i bambini stranieri però non venivano, tanto meno con i loro genitori, a messa, solo nelle attività da oratorio.

Per cui ci sono contatti sociali e caritatevoli (abbiamo un centro di ascolto, un poliambulatorio della caritas, il banco del povero in Chiesa) ma non religiosi.

Almeno per la piccolissima fetta di realtà che vivo, non so se in altri quartieri è diversa la situazione.


Per questo ho cercato un contatto più ampio con il web, per non finire anchilosata in una fetta di territorio, bella aperta, socievole e solare fin che si vuole ma decisamente asfittica dal punto di vista culturale. Soprattutto in confronto alla mia giovinezza a Mantova e ai miei studi a Milano che da quel punto di vista lì sono su un altro pianeta.



Avrei voluto creare una grande piazza virtuale per un confronto tra credenti e non credenti in amicizia, non ne sono stata capace, peccato, però nella mai testa rientra nell'ecumenismo anche quello.



25/01/2019 10:10 Francesca Vittoria
Nella mia parrocchia era vivo un piccolo gruppo di chiese diverse, ortodossi, valdesi, forse anche di fede ebraica,Io penso che in tanti anni se tutto si riduce a incontri di preghiera insieme l'unica cosa che si può realizzare è essere uniti su grandi temi , pace dove c'è guerra, un vivere da cristiani, da amici solidali nelle difficoltà. Forse oggi il problema che esiste in ogni chiesa le accumuna tutte e cioè un vivere distaccato da ogni professione di fede. Dio se esiste e però molto privato o anche un po' distante , non proprio coinvolto nella vita di tutti i giorni, pur essendo la chiesa cristiana universalmente espansa sulla terra. Infatti altari, croci, sono segni che ovunque l'uomo sia arrivato ha tenuto a lasciare, Oggi a me pare , che un grande dramma siano questo emergere di popolazioni che si dividono etnie in discordia reciproca nel rivendicare appartenenze a un territorio, a una famiglia u linguistica o ricchezze del territorio indivisibili. Questo genera guerriglie quando a che guerre dove la pace è una araba fenice, un mito, visto quella non ancora raggiunta tra Israeliani e Palestinesi, ora si sente anche in Altri continenti Ecco, c'è da sperare che qui le Chiese siano solidali tra loro, non trattenute come la politica, da interessi che non siano quelli di servire l'unico Dio il quale certo parla per tutti con le stesse parole. A me sembra che se fosse diversamente allora è religione di uomini e li di sicuro la preghiera insieme mah.........solo Dio lo può sapere. Comunque la Chiesa cattolica sembra essere l'unica a richiamare forte le potenze che si confrontano ed è suo dovere farlo a difesa delle popolazioni che subiscono le nefaste conseguenze!,,! ,! tra queste le migrazioni . Che ci coinvolgono. Fare la Pace, dire NO alla guerra questo lo si potrebbe dire tutti senza distinzione
Francesca Vittoria



25/01/2019 01:34 Sara
Secondo me sono cose anche abbastanza scontate ormai, ci sono autori protestanti che pubblicano in case editrici cattoliche (Queriniana) e autori cattolici (Piero Stefani e Franco Buzzi) che pubblicano per la valdese Claudiana, segno che anche a livello teologico gli scambi sono pacificamente accettati.

Il protestantesimo storico però è molto in ritirata, mentre la sfida oggi è il dialogo con la galassia pentecostale e carismatica che ha struttura molto liquida, teologia basica ed è in continua evoluzione.


Civiltà cattolica ad esempio storce un po' il naso, segno che è facile parlare di capirsi ma poi è molto difficile farlo con chi è diverso per davvero; a volte si confonde l'ecumenismo con le alleanze.

https://www.laciviltacattolica.it/articolo/fondamentalismo-evangelicale-e-integralismo-cattolico/



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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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