Un sogno mancato
di Diego Ruggiero | 18 gennaio 2019
Molti retoricamente invocano il ritorno dell'appello ai "liberi e forti". Io dico che i liberi e forti del 1919 non ci servono oggi e nemmeno quelli del 1994. Ci servono invece persone umili, pazienti, innervate nel vissuto del Paese che sappiano riprendere in mano i fili di quel pensiero politico che il cattolicesimo ha germinato

Oggi 18 gennaio 2019 festeggiamo un sogno mancato. Ricorrono infatti i cento anni dall'Appello ai liberi e forti, il manifesto del Partito Popolare. L'esito di quell'appello infatti fu l'esperienza politica di un partito che si presentò in tre tornate elettorali (1919, 1921 e 1924) e non riuscì ad arginare la deriva autoritaria che investì il paese. Sul piano storico il fallimento di una elite. Fu il fallimento di Sturzo esiliato e di De Gasperi, ultimo segretario politico del PPI.

Ma fu vero fallimento? Si lo fu. Quel partito non ebbe capacità e forza di svolgere la sua funzione e fu travolto dalla Storia. Gli ideali dell'Appello divennero carta straccia sull'altare del compromesso parlamentare che divise il partito che troppo tardi si ridestò.

Non c'era più nulla da fare.

Infatti i partiti politici sono strumenti che nascono e muoiono e se non svolgono la funzione affidata dalla Storia sono destinati a finire.

A me la parabola del PPI mi ha sempre colpito. Mi sono sempre chiesto come ideali tanto alti possano poi scomparire per lasciar spazio all'arroganza ed alla protervia di chi votò la legge Acerbo .

Ed allora mi piace riportare il passo successivo della storia di questo appello.

Lo scrisse uno che si chiamava "demofilo" (amico del popolo). Era stato il giovane a cui era toccato in sorte di vedere fallire i suoi ideali e chiudere l'esperienza di quel partito. Nel 1942 ebbe il coraggio di riprendere in mano quegli ideali e scrisse questo:

" Mentre la guerra ci stringe sempre più da vicino ... non vorremmo dirvi una parola che avesse sapore elettoralistico e paresse derivata da gretto spirito di parte. Vorremmo invece che fosse una parola sincera di fede e di speranza nei nostri destini, una parola di fraternità che ci faccia solidali nella triste e nella buona ventura, una parola che ridesti e guidi tutte le energie della nostra volontà rinnovatrice. Siamo giovani e anziani, o che si sono dati la mano per costruire un ponte fra due generazioni, tra le quali il fascismo aveva tentato di scavare un abisso; ....Queste due generazioni, la più giovane e la più anziana, sentono sempre viva ed operante in loro la tradizione di quel movimento di idee e di fatti, sorto alla fine del sec. XIX, che in Italia si chiamò prevalentemente democratico-cristiano (mentre altrove, specie nei paesi austriaci, si disse cristiano-sociale). E' questa una tradizione che ad ogni svolta della storia si rinnova e si aggiorna, che tiene conto dell'esperienza sociale e cammina con essa, un'idea che si veste della realtà dinamica per dominarla, un fermento che attingendo alla perennità delle sue fonti, dà vita a nuove forme sociali, diventa il lievito di una nuova economia e germina profondi rivolgimenti politici."

Il Demofilo che voleva dare "una parola che ridesti e guidi tutte le energie della nostra volontà rinnovatrice", lo avrete capito, era Alcide De Gasperi e fondò la Democrazia Cristiana, un partito che tanto ha dato al Paese, un partito molto più longevo del PPI, un partito che smarrì presto l'ideale. Un altro partito che è finito, sia pur dopo 50 anni.

Al termine della Democrazia Cristiana nel 1994 qualcuno pensò di ritornare alle origini, fondando il Partito Popolare che fu anima dell'Ulivo. Ebbene nuovamente l'appello del 1919 fu disatteso dagli interpreti. Quell'esperienza non riuscì ad essere argine al populismo degli anni successivi proprio a causa dei tanti compromessi con la personalizzazione della Politica a cui ha ceduto.

Questa storia oggi dovrebbe farci riflettere come cattolici impegnati in politica. Aveva ragione Martinazzoli quando diceva che se non è un dogma l'unità politica dei cattolici, non lo è neanche la diaspora. Un punto è certo: ogni possibile nuova esperienza di Partito Popolare deve essere fortemente laica, come la immaginava Sturzo e fondata su un programma. Però penso che la riflessione sull'organizzazione del cattolicesimo politico in Italia non debba partire solo da questo, bensì dal chiedersi che genere di organizzazione si vuole mettere in campo: una organizzazione politica che per vincere ceda alla personalizzazione imperante oppure una organizzazione politica realmente democratica? Da dove partire? Da un Renzi, Berlusconi, Di Maio o Salvini cattolico?! Diciamoci la verità: non ci sarà mai un leader ad alto tasso di personalizzazione e che possa definirsi cattolico. E' un ossimoro. Demofilo non era un leader che comunica, era invece un costruttore di ponti che aveva una visione del futuro e sapeva parlare al popolo che se ne sentiva letto ed interpretato. Demofilo non avrebbe firmato contratti in Tv e nemmeno fatto dirette Facebook.

Molti retoricamente invocano il ritorno dell'appello ai "liberi e forti". Io dico che i liberi e forti del 1919 non ci servono oggi e nemmeno quelli del 1994.

Ci servono invece persone come Demofilo:  umili, pazienti, innervate nel vissuto del paese che sappiano riprendere in mano i fili di quel pensiero politico che il cattolicesimo ha germinato. Ci vogliono uomini appassionati che sappiano e vogliano farsi domande e propongano risposte.  Per il resto occorrerà saper cogliere le opportunità che darla Storia con cuore umile, pronto ed indomito come Demofilo nel 1942.

Non ho ricette. Sono un semplice militante di partito, però sento di dire, col cuore in mano a tanti che si riconoscono negli ideali del cattolicesimo politico, a destra o a manca, che è ora di cominciare a lavorare, ognuno per il piccolo pezzo di responsabilità affidato in questo mondo, per una ri-generazione della Politica attraverso un serio lavoro di formazione  e per  la ri-fondazione delle strutture organizzative del cattolicesimo politico. L'Italia ne ha bisogno come l'aria perché noi manchiamo. Poi magari sarà anche il tempo di un nuovo appello e di nuove storie.

 

 

22/01/2019 18:37 Francesca Vittoria
Ci servono...umili, pazienti innervate nel vissuto del paese che sappiano riprendere i fili di quel pensiero politico che il cattolicesimo ha germinato...Il cattolicesimo che già era presente nella vita di tutti i giorni, ancora è continuato nelle scuole dove ancorai quelle che ci sono si iniziava la lezione con il segno di croce e Gesù Cristo era ben conosciuto tutti i giorni non solo a Natale! Oggi, sentito con le mie orecchie, quasi stranezza, una catechista ricordava alla fanciulla di imparare questo segno a specchio!,,,,. Il che mi fa dire, come possiamo sperare che vi siano persone in politica così convinte della bontà del pensiero cristiano tanto da "osare introdursi nella logica di quello laico che ormai si è consolidato con una altra concezione di libertà, dignità dell'uomo, bene comune. Ne è prova quello che stiamo vedendo nei politici di questi giorni. O se esiste una società anche cristiana che ha il coraggio di intervenire e far valere anche il proprio punto di vista con proposte altrettanto concrete invece che pronunciarsi o criticare con una superiorità che deriva da un passato, e si, umilmente ascoltare e chiedere la parola semplicemente come avvocati di un resto che ha diritto esistere, cittadini ancora innervati in un credo che da 2000 anni vive. Anche Cristo ha fatto politica, eccome, si è introdotto in una storia di uomini che è uguale a quella di oggi, ricchi e poveri, potere e schiavitu, Se noi chiamiamo padre Dio,come possiamo pensare che non sarebbe intervenuto a difendere quell'uomo trattato alla stregua di un animale, che uno considerasse l'altro da schiavo come cosa di cui servirsi, o, in chiave moderna,servirsi delle sue doti per trarre personale potere e ricchezza, quella ricchezza dici si parla in questi giorni in possesso di pochi, ma no per questo fa gola, quanto piuttosto c'è gente senza terra, gente senza pane, gente che vive nell'immondizia, nella indigenza, non poche persone, milioni, e a milioni e negata la libertà se vogliono avere il pane. Questa è la situazione mondiale e se abbiamo ancora un barlume di ragionevolezza a vedere queste disparità cresciute e prosperate proprio anche perché di provare fratellanza o solidarietà sembra da storia che si ogni, credo che dobbiamo fare qualcosa, non accontentarci di quello che ci viene presentato come un a risoluzione ma interloquire a far salvi quei diritti e quelle aspettative che tutti i cittadinisiaspettanovengano rispettati, BENE COMUNE non diparte, non frontiere, ma amicizia e solidarietà tra quei popoli che già in passato reduci da errori disastrosi, hanno siglato voler essere patto di amiciZia prima che monetario e libertà e solidarietà. Ci sono uomini che si propongono, a noi lasaggeZza della scelta.
Francesca Vittoria



21/01/2019 08:46 Sara
Aggiungo l'ultimo articolo che lei non leggerà ma è proprio esaustivo (letto ieri sera purtroppo perchè ho problemi di salute e non riesco a dormire)


"Il nuovo bipolarismo inaugurato dalla Seconda Repubblica – reso possibile dalla metamorfosi sia della «destra» che della «sinistra», trasformatesi rispettivamente in «centro-destra» e «centro-sinistra» – ha avuto come conseguenza lo svuotamento di quel ruolo «centrista» e lo smistamento dei cattolici, come del resto di tutta l’area moderata, nell’uno o nell’altro polo, con una prevalenza di quello guidato da Berlusconi.

La «dissoluzione» dell’anima cattolica in politica
In questa diaspora, però, la presenza degli ex democristiani è diventata decorativa. L’anima del cattolicesimo, così come si era espressa, pur con limiti e contraddizioni, nel progetto democratico-liberale della DC, è stata soffocata o dallo spregiudicato neoliberismo economico berlusconiano, o, sull’altro fronte, da una nuova versione della sinistra che, abbandonando Marx al suo destino, si concentrava sulla rivendicazione dei diritti individuali, mettendo in secondo piano quella dei diritti sociali.

In entrambi i casi, la dottrina sociale della Chiesa, che era stata (con i limiti e le contraddizioni sopra segnalati) lo sfondo etico dell’impegno politico dei cattolici, veniva liquidata.

Si trattava ormai di scegliere fra una dichiarata difesa degli interessi privati – di cui il leader-imprenditore era il profeta – calpestando le esigenze della solidarietà e una linea culturale che contestava come anacronistici alcuni caposaldi della visione morale cristiana, come la sacralità della vita e la famiglia eterosessuale fondata sul matrimonio.

Per la verità, non si può dire che questa alternativa, in sé drammatica, abbia fatto soffrire particolarmente i credenti.

Sia ai fautori della prima scelta che a quelli della seconda venivano in aiuto, per sopire ogni scrupolo della coscienza, da un lato la diffusa ignoranza dell’insegnamento della Chiesa in materia politico-sociale; dall’altro la convinzione, inculcata dai media, che ormai questo insegnamento era un residuo arcaico del passato e risultava irreversibilmente superato dalle leggi inesorabili dell’economia (per quanto riguarda il cinico liberismo del centro-destra) e dall’evoluzione della coscienza morale (per quanto riguarda il libertarismo etico del centro-sinistra).


La ribellione e la sfiducia del ceto medio
A mettere in crisi questo trend non è stata, perciò, una presa di coscienza dei cattolici, ma la ribellione – scomposta finché si vuole, ma comprensibilissima – di un ceto medio sempre più impoverito dalla politica del centro-destra e che non trovava alcuna risposta al suo disagio nelle battaglie libertarie, squisitamente borghesi ed elitarie, del centro-sinistra.

Ai membri di questo ceto – la grande maggioranza del Paese – la classe politica, con il suo seguito di cortigiani da essa foraggiati (tra questi gli intellettuali), è apparsa, a un certo punto, una casta autoreferenziale, che si serviva delle istituzioni della Repubblica per meglio perseguire i propri interessi.

Da qui il violento abbandono, da parte del populismo, del linguaggio e degli stili di comportamento che avevano caratterizzato il politically correct.

Da qui la diffidenza verso giornalisti ed «esperti». Da qui il disprezzo verso le istituzioni e la svalutazione dello stesso Parlamento, ritenuto ormai una mediazione inutile fra il «popolo» e i suoi leader al governo. È la storia di questi ultimi mesi."


http://www.settimananews.it/politica/politica-il-ruolo-dei-cattolici/



21/01/2019 08:05 Sara
Non rispondo più perché non ci sono più i presupposti per capirsi, non riesce proprio a Comprendere quello che dico.
Le piace un mondo a-morale dove vige il far west? (Salvini vuole riamrmare tutti e badi bene che in classe di mio figlio ne hanno parlato sabato e metà dei ragazzi era d'accordo ad avere un'srma in casa) se lo tenga, io provvederò per come reputo meglio senza chiederle il permesso.
Però il suo più che progressista è un approccio fondamentalista, la dottrina sociale della Chiesa è molto diversa e il cattolicesimo democratico è fatto di mediazioni.

Capirà che in politica dire buona volontà o bene comune se non lo concretizzi in un "programma" perlomeno comprensibile (perché non vai in parlamento a dire Lui e la Parola) non significa esattamente nulla.
Cosa fa un cattolico di buona volontà? Ama dice lei, e che in cosa consiste quell'amore? Dare un euro al mendicante così mi sento buono od avere politiche sociali di un certo tipo?
Mi sembra pazzesco che non si riesca ad intendersi nemmeno su questo.



21/01/2019 07:08 pit bum
Sarà pf mi risponda senza citazione alcuna, dal "suo" a qs semplici domande:
1) lei invoca ETICA. OK.
è MAI esistito un tempo. Un luogo ed un sociale veramente "etico"? Significativo ad es l'intervento della Meloni iersera sulla 7!)
2) lei invoca a tal fine REGOLE. OK.
Ma davvero il target di Nostro Signore, si è fatto Uomo. Per questo??? Compito 'sociale'??

PS piccolo suggerimento;
....
poveri li avrete,,,...
Che Forse inviti più che ad impegnarsi x il reddito di cittadinanza, una "pezza" pur giusta, ad AMARE il prossimo chiunque egli sia anche il nero questua te?? Si nota la differenza? Il coinvolgimento come PERSONA? LA RESPONSABILITÀ CHE DAVVERO NON TI LASCIA PIÙ ALIBI?? Come quello di qs mio cianciare su VN ( adesso davvero stop..tutto quello che volevo dirvi lo ha detto fin troppo😥



20/01/2019 17:04 Sara
"– Il discorso sull’identità cristiana non è il segno di un ritorno del religioso?

La mia tesi è che coloro che rivendicano per sé un’identità cristiana senza riferirsi ai valori cristiani accelerano la scristianizzazione. Proprio coloro che vogliono promuovere le radici cristiane non predicano assolutamente un ritorno alla fede, loro stessi non sono praticanti. Questo non ha niente a che fare con la religione. I sostenitori del populismo sono molto lontani dai valori cristiani, anche loro sono figli del 68. Il populismo di oggi non è un ritorno all’ordine morale. Se riprende elementi di cultura cattolici. è per opporsi all’islam. Questo ha condotto gli episcopati, italiano, polacco o tedesco, a prendere le distanze dai partiti che chiedevano, ad esempio, di rimettere i crocifissi nei luoghi pubblici. E, in definitiva, la sua espulsione dallo spazio pubblico come religione.

La «riconquista religiosa» non è possibile. Perché passerebbe da una revisione delle norme (aborto, matrimonio gay, ecc.) e può farlo solo basandosi sui populisti. Ma, come ho già detto, questi ultimi possono accettare un’alleanza strategica, ma sulle norme anche loro sono figli del 68, e non torneranno indietro. Detto più cinicamente: la Chiesa cattolica non è comunque più in grado di imporre la norma. Se la impone, sarà con l’intermediazione dei populisti che screditeranno il messaggio."


http://www.settimananews.it/reportage-interviste/leuropa-e-ancora-cristiana/

In pratica gli identitari non sono dei nostalgici ma molto più banalemnte dei figli del postmoderno e delle rivoluzioni anni '60 Trump non è mica Andreotti o Moro che andavano messa alle 6 del mattino.

ha 3 moglie e gli vengono attribuite due amanti al giorno, se ne frega della buona educazione, non lo vede che pensa di essere in un videogioco?




"Gli europei hanno bisogno di riferimenti morali. Non hanno bisogno di una guida. Siamo in una società in cui non c’è più dibattito sui valori, ma unicamente sulle norme, in maniera conflittuale. Ma l’essere umano non può fare a meno di valori spirituali. Se si dimentica la trascendenza nel dibattito pubblico, essa rischia di rientrare dalla finestra sotto forme pericolose: nichilismo (teoria apocalittica, transumanesimo), oppure radicalismo religioso violento."

Paolo Prodi parlava di diritto ad una sola dimensione, perchè dove non c'è più vero pluaralismo di valori lo stato fagocita ogni spazio con un'ipertrofia normativa.



L'idea di risolvere i guasti del postmodernismo con una ulteriore iniezione di liquidità postmoderna è come minimo una soluzione omeopatica, tra l'altro è in atto un irrigidimento di ritorno ovunque qualsiasi cosa pensi lei Pietro, se la gente non vuole vivere in un nomadismo perenne troverà qualcuno che gli offre almeno un surrogato di stabilità, costi quel che costi..



20/01/2019 16:48 Sara
"Diventa quindi quanto mai necessario un enorme passo indietro proseguendo quanto iniziato dal VAT II."


Cosa vuole che diciamo ancora che non sia una perdita di tempo? Lei ha un'idea terra terra dell'etica, del diritto e della filosofia, le potrei consigliare di iniziare leggendo Paolo Grossi o Paolo Prodi così allarga la sua visuale, e tenga conto, come ho già detto che Dossetti era un grande canonista. (ha presente la costituzione?)

Il diritto e l'etica non c'entrano nulla con la leggina e la politica da tre soldi che portano avanti anche tanti Bergogliani.

Tra l'altro Papa Francesco governa a motu propri (due anche ieri) come Renzi e Salvini a colpi di fiducia, chi ha detto che facendo saltare l'intermediazione si rinforza la democrazia? Sempre che la democrazia piaccia....



20/01/2019 16:12 pit bum
Insisto ( dopo aver corretto "mettere consona..) in ' mettere condoms')
1) POLITICA :Aggiungere "cattolici' a QUESTI politici peggiora la nostra " facies". Inoltre se politico=compromesso=risultati il massimalismo/l'intransigenza di certa sx ci scredita ulteriormente! 😡
2) CHIESA : sono estremamente convinto che molti mali le derivino dall'essersi troppppo esposta a normare totalmente la vita ed i comportamenti dell'uomo riducendolo ad un burattino ed invece dimenticando o cmq offuscando il nucleo originario dell'annuncio/kerigma. Diventa quindi quanto mai necessario un enorme passo indietro proseguendo quanto iniziato dal VAT II.
Chiara-mente nn basta cancellare, occorre riposizionare liturgie, organizzazione, soprattutto strutture.



19/01/2019 13:41 pit bum
Mi pare che si creda di poter risolvere IL PROBL dai piedi con cui camminare invece che dalla testa/direzioni/indirizzi.
Ok.abbiamo la sovrastruttura,adesso COSA andiamo a dire?
Che invece di mettere consona sull'organo, forse era meglio puntare su altro? Ad es sull'etå della prima esperienza ( studio ieri USA: troppo bassa x la maggioranza dei giovani stessi?
Che invece di cacciare fuori il marito abbandonato con tre figli dalla moglie,,, apriti Burke😫!!
Che invece di avere Clerici con vita sessuale nascosta e spesso depravata,,
Apriti cateratte Vatikane ?
NO
Prima di qualsiasi fuori mettiamoci a posto DENTRO.



19/01/2019 12:08 Sara
http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/05/02/i-blogger-i-social-media-e-il-portone-di-bronzo/

Ricordo che nel 2011 era stata portata avanti qualche iniziativa in più, ne lessi su un blog di certo allineato, mi pareva un tentativo interessante.

"Oggi ho passato il pomeriggio non proprio nello Stato pontificio ma in una sala attigua, insomma ero fra gli invitati del Vatican Blog Meeeting: quindi vorrei raccontarvi, come posso, questa esperienza per me insolita (chi non è interessato molli pure qui).


Intanto non sapevo bene per quale motivo Piovonorane era stato scelto tra i 150 blog ammessi all'incontro. Io avevo ovviamente spedito la domandina via mail (avevo letto dell'iniziativa in giro) e dopo un po' avevo scoperto di essere tra gli invitati; sicché, curioso come una scimmia, ci sono andato. Un'idea della ragione però me la sono fatta quando nella disciplinatissima sala (non era esattamente un barcamp) l'arcivescovo Celli ha introdotto l'incontro con quello che secondo me è stato il miglior discorso della giornata - seppur brevissimo - visto che ha parlato di dialogo con la blogosfera tutta (e non solo quella cattolica), di rispetto per chi opera nella Rete anche da non credente e di confronto tra la fede (intendeva la sua) e «le culture emergenti» da Internet.

Insomma era un tentativo di apertura e di contaminazione (oddio, forse quest'ultima parola è un po' eccessiva, diciamo che la uso per incoraggiamento) e quindi come tale da apprezzare.

Dopodiché però - tocca dirlo - non è che tutta questa apertura si sia vista nei discorsi che sono arrivati dal palco - e nemmeno nella gran parte delle domande della platea.

Voglio dire, i discorsi che ho sentito partivano da un postulato non detto ma largamente sottinteso: quello in base al quale la Rete è uno strumento di proselitismo, punto, fine.

Elizabeth Scalia ad esempio ha spiegato che i blog sono utili alla Chiesa in quanto «offrono assistenza all'evangelizzazione e correggono l'informazione distorta sui cattolici che circola in rete». Padre Roderick Vonhögen ha aggiunto che «per pescare ci vuole l'esca giusta» intendendo che di questi tempi con i giovani l'esca giusta è la Rete. Il discorso a mio avviso culturalmente più arretrato l'ha fatto però François Jeanne-Beylot secondo il quale «Internet è il regno di chi grida più forte e quindi i blog servono ai cattolici per gridare forte almeno quanto gli altri»; poi ha aggiunto che oggi se fosse vivo «Gesù Cristo aprirebbe un blog» per far sentire la sua predicazione. Angela Ambrogetti ha parlato della rete come luogo in cui far conoscere la verità (io lo scrivo con la "v" minuscola, non so come lo intendesse lei) contro la disinformazione dei mainstream media sulla Chiesa.

E vabbeh.

Io non ho chiesto la parola: mi sentivo molto ma molto ospite e non mi sembrava nemmeno elegante rompere le scatole dopo essere stato sorprendentemente invitato nonostante il mio scarsissimo amore per Santa Romana Chiesa.

Però, ecco, posso dire lo stesso che mi ha un po' impressionato lo stacco - direi quasi l'abisso - fra il proposito dichiarato (quello del confronto e dell'apertura) con i contenuti emersi, tutti basati sull'idea che la rete sia un Sudamerica moderno, da colonizzare ed evangelizzare perché questi indios qui mica hanno ancora incontrato Gesù.

Totalmente assente l'ipotesi che i social media - proprio per il loro aspetto conversazionale - possano invece essere un luogo d'ascolto (e sì che i preti di base con la capacità d'ascolto conquistano consenso da due millenni) e anche in qualche modo di aggiornamento sociale e culturale per loro, i cattolici, i cui dogmi e le cui pervicaci proibizioni sono così palesemente tagliati fuori dalla realtà contemporanea in tutto il mondo secolarizzato, cioè ormai in tutto il mondo.

Niente: il Web è visto come una gigantesca Radio Vaticana, un Osservatore Romano più capillare e diffuso, ma sempre con quello scopo lì.

Un'altra cosa che mi ha lasciato un filo perplesso è stato che nessuno - oh: nessuno - dei blogger cattolici abbia menzionato quelle che a me, da non credente, sembrano le ragioni sociali del cristianesimo: l'ama il tuo prossimo come te stesso, il non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te, gli ultimi saranno i primi e così via. Ciccia: si è parlato solo di Chiesa, istituzioni, clero, insomma sovrastruttura.

Ma questo probabilmente non c'entra granché con i blogger ed è un problema un po' più ampio dei cattolici, specie quelli di gerarchia.

Ciò detto, il WiFi funzionava benissimo, il servizio di traduzione dei discorsi era in quattro lingue, il giovane prete seduto davanti a me aveva il pc connesso a Wittgenstein e un paio di blogger cattolici italiani mi hanno pure riconosciuto, salutandomi con gentilezza: segno che forse alcuni - o molti - sono meno chiusi di quello che è emerso nei discorsi ufficiali.

Comunque, de hoc satis."

Sono passati 8 anni ed è un peccato.



19/01/2019 11:47 Sara
"bisogna ripensare e rifondare le strutture del cattolicesimo politico cominciando dalla creazione di luoghi, virtuali"

Reali non saprei, sui virtuali considera che gli unici spazi non tradizionalisti sono vino nuovo, Accattoli; c3dem e Settimana news.

L'unico in grado di smuovere qualche commento in più era Accattoli e più per lunghe risse che per altro. Lui tra parentesi è persona deliziosa e veramente aperta al dialogo con tutti.

Gli altri smuovono poco al di là dei contenuti che possono essere interessanti.

Su Cattolici romani, che è il forum più frequentato della rete (taglio conservatore moderazione piuttosto rigida) non si può parlare (è vietato proprio) di politica da anni, decisione presa dopo liti interminabili tra gli utenti.

Setaccciando il web quello che trovi è questo.

Poi ovviamente ci sono i tradizionalisti cui si sono aggiunti negli ultimi anni Valli e Tosatti che prima erano su posizioni molto più moderate. Attorno a loro si sta coagulando il malcontento, del resto se chiudi i canali ufficiali (da Spadaro in giù) ovvio che in un sistema liquido e aperto come la rete si troveranno altri spazi.

Questo è il materiale a disposizione da cui partire.

Non credo che tutta la blogosfera cattolica riesca a raggiungere un centinaio di commenti al giorno (in pratica quelli che ottiene un articolo di medio interesse di Repubblica)



18/01/2019 16:30 Dario Busolini
Approvo in toto le ultime cinque righe del pezzo: bisogna ripensare e rifondare le strutture del cattolicesimo politico cominciando dalla creazione di luoghi, virtuali o reali, in cui cattolici di diversa provenienza e pensiero possano confrontarsi tra loro sull'avvenire dell'Italia anziché sulle solite beghe intraecclesiali che si ripetono in un vaniloquio infinito. Dal confronto potranno emergere poi le motivazioni per una nuova presenza unitaria dei cattolici in politica o per una presenza non unitaria ma meno frammentata e dispersiva di quella attuale... ma qualcuno libero e forte ci vorrebbe, almeno per assumere la direzione del movimento.


18/01/2019 02:44 Francesca Vittoria
Ci servono invece persone come Demofilo? Ma anche soltanto una somiglianza in quanto a principi cristiani e per la cosa pubblica, come realizzare il bene comune di un Paese quale il nostro, che Ancora e in attesa di vedere opportunità di lavoro, mosso anche dal desiderio di darsi una mano tra tutte le categorie imprenditoriali , unite dal desiderio di esperimentare tecnicologie che aprono a nuove produzioni di mercato Da questa esperienza di governo, il cittadino ha l'impressione di affondare n una incertezza che non apre a una via al futuro. È' auspicabile che sorga un soggetto politico nuovo con uomini accumunati dal l'intento di fare cose belle e buone per il Paese ma non solo, di confermare e rinnovare quel rapporto di amicizia che ci tiene uniti in un rapporto di amicizia ad altri Paesi a rinsaldare reciproci interessi quali lavorare per il mantenimento della Pace, in un dialogo costante e costruttivo e di solidarietà reciproca, . Portando ognuno a godere di quella la ricchezza che ogni popolo possiede nella propria originalità si attua quel l'obiettivo che già è interno al Paese ma che diventa allargato "bene comune" . Uomini preparati e degni a ricoprire cariche governative forse ci sono , come co sono stati, E necessario che mettano anche cuore oltre che le doti che li fanno distinti per il ruolo di responsabilità quale è quello di guidare un Paese , avere a cuore il benessere di tutti i cittadini. In questo alto impegno, se i partner si accordano a condividere gli stessi ideali a considerare gli ultimi tra i cittadini i primi a essere considerati nei loro problemi , perché tutta la società tragga beneficio è importante il coinvolgimento lavorativo di ogni singolo cittadino. SEMBRA CHE madre Teresa a un visitatore che aveva rilevati la mancanza di tecnicologie avanzata là dove c'erano uomini che lavoravano ai telai, ha risposto, che era così per erano ex ammalati e quindi il lavoro era a loro misura. Speriamo davvero che nel Paese si apra un modello nuovo di governo perché ha necessità di
ritrovare serenità e fiducia. A giovani dai quali attingere energie nuove e dare speranza di pianificare il loro personale futuro.
Francesca Vittoria



18/01/2019 00:40 Maria Teresa Pontara Pederiva
Hai ragione: ci servono persone come Demofilo.
Persone umili, pazienti, persone che guardino al bene comune e non a quello proprio o del proprio gruppo. Persone che sappiano lavorare con passione per la Città dell'Uomo, consapevoli del pluralismo dei suoi cittadini. Costruttori di ponti perché la politica non è un eterno conflitto, ma una sintesi (speriamo la migliore possibile) tra diverse visioni della realtà: del resto è questa la lezione, sempre più disattesa, dei Padri costituenti.



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Diego Ruggiero

Diego Ruggiero (Benevento, 1975), felicemente sposato con Ornella. Ha due figli: Marta e Giuseppe. Avvocato, da anni è impegnato nella pastorale della propria parrocchia di San Michele e nell'Azione Cattolica della diocesi di Cerreto-Telese-Sant'Agata De Goti, dove è co-direttore dell'Ufficio diocesano di Pastorale familiare. Ama suonare la chitarra, la politica e l'Azione Cattolica.

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