ROBE DI RO.BE.
Sulle «tifoserie» cattoliche italiane
di Roberto Beretta | 22 febbraio 2011
Dicono convinzione per le proprie idee, fedeltà al proprio passato. Però, d'altra parte, contemplano pesantissimi difetti: per esempio un'attitudine alla polemica infinita

Cattolici «tifosi», si diceva l'altra volta. Intendendo un'attitudine ­dei credenti italiani - evidente nelle scelte politiche - a schierarsi in modo passionale, sempre «pro» o «contro», senza il necessario distacco e nemmeno un certo scetticismo o persino sano «relativismo» - che permette poi, nel momento in cui balzino all'occhio i difetti o le controindicazioni della scelta iniziale, di voltare pagina, chiudere un capitolo e cominciarne un altro senza troppe nostalgie o rimpianti.

Anche questo è un tratto tipicamente «cattolico» della nostra italianità, fatta di contrapposti campanilismi (e campanile è per l'appunto un riferimento ecclesiale...) e «parrocchiette» che non si parlano. Certo: da una parte essere «tifosi» e passionali dice convinzione per le proprie idee, fedeltà al proprio passato, disposizione a considerare importanti anche gli aspetti immateriali o addirittura spirituali della vita... Però, d'altra parte, contempla pesantissimi difetti: per esempio un'attitudine alla polemica infinita, la difficoltà di valutare oggettivamente situazioni e fatti, una scarsa propensione al cambiamento, la tendenza a fidarsi molto dell'immagine esteriore, e così via.

Niente di male: ognuno ha il proprio carattere, e nessuno è privo di difetti. Quello che non va bene è semmai non conoscerlo abbastanza, in modo tale da non saper agire sui lati deboli per compensarli con adeguati rimedi o azioni di contenimento. È qui che - passando dal campo civile a quello religioso - mi pare che la Chiesa italiana non faccia a sufficienza, tra l'altro proprio nel decennio che ha dedicato all'educare. Allineo qualche esempio.

Se la religiosità italiana è sempre stata devozionale, passionale, appunto «da tifosi», perché la Chiesa - che ne è ben consapevole - sembra tuttora promuovere lo straordinario e il miracolistico ben più volentieri dello spirito critico e dell'educazione a scavare nel profondo per cogliere l'essenziale? Solo perché Medjugorie e padre Pio attirano le folle e riempiono le chiese?

Se siamo naturalmente portati a valutare il passato e l'immagine esteriore, perché nella liturgia - e spesso soprattutto i giovani preti! - si sta tornando esattamente al «tradizionalismo», al trionfalismo e allo sfarzo pomposo?

Se la tendenza alla sottomissione passiva e la scarsità di coraggio sono difetti nazionali, come mai tutto nelle nostre parrocchie è ancora organizzato su modelli molto gerarchici e clericali, dove il popolo è sempre e soltanto gregge?

Se come popolo non brilliamo certo per indipendenza di giudizio e rigore di coscienza, perché la predicazione indulge ancora moltissimo (e nel post-concilio ancor di più) sul «volemose bbene», mentre la catechesi ­ad ogni livello ­ si risolve in un'infarinatura che non affronta i problemi scottanti e non lascia traccia nel profondo?

Si potrebbe continuare. Ma l'idea dovrebbe essere ormai chiara: pur mantenendo lo spirito dell'«et et» cattolico, bisognerebbe insistere anzitutto sui lati deboli del carattere, e non al contrario secondarli (magari allo scopo di ottenere maggior successo, seguendo il vento che tira!). Qualunque genitore lo sa: se dà caramelle al figlio goloso lo conquista facilmente, però poi ne deve curare il mal di pancia... Ma la Chiesa, «maestra di vita», vuole davvero educare gli italiani a costo di rendersi impopolare, oppure preferisce garantirsene il consenso ancora per un po'?

 

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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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