Nella letteratura
Epifania, celebrazione del dono
di Sergio Di Benedetto | 06 gennaio 2019
C'è un gesto che emerge nel racconto del viaggio dei Magi e del loro arrivo presso il Bambino Gesù. Lo stesso che Borges celebra nella sua «Poesia dei doni»

«Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra» (Mt 2, 11). C'è un gesto, ricordato dalla tradizione iconografica e popolare, che emerge nel racconto del viaggio dei Magi e del loro arrivo presso il Bambino Gesù: è il loro offrire quei tre doni, che i commenti dicono essere omaggi alla regalità del Cristo (oro), alla sua divinità (incenso) e profezia della sua passione (mirra). Così dice ad esempio Ireneo di Lione, ma l'esegesi su questo passo è abbondante.

Al centro c'è un dono a un Bambino, che a sua volta è un dono del Padre. È uno scambio di doni, che in alcune regioni italiane si realizza proprio oggi, in alternativa al Natale, ai giorni di santa Lucia o san Nicola.

Il Vangelo parla del dono, cioè di quell'offrire gratuitamente qualcosa. Gratuità, senza pretendere nulla in cambio: infatti, cosa potrebbe dare un Bambino, se non la sua presenza?

Viviamo anni in cui dominano il profitto, il prezzo, il mercato; eppure sappiamo che ciò che ci ha permesso di vivere momenti di vera letizia è spesso nato da un dono inatteso. Ciò che arricchisce le nostre giornate è proprio il dono: un oggetto, una parola, un gesto, fino al dono supremo che è la salvezza offerta da Dio al mondo, gratuitamente. Varrebbe la pena meditare su questo avverbio, 'gratuitamente', ogni volta che ci sforziamo di rinchiudere l'azione di Dio all'interno dei nostri schemi. Invece è il dono che caratterizza la nostra vita: forse che siamo nati perché ce lo siamo meritati? Anche il nostro essere nel mondo è un dono, nato da un gesto d'amore tra un uomo e una donna: amore che genera dono, secondo il mistero di Dio.

Che le nostre giornate siano costellate di piccoli doni lo sapeva bene il grande scrittore argentino Jorge Luis Borges. Egli scrisse un testo lungo che si intitola proprio Poesia dei doni; ma oggi il brano evangelico mi rievoca un'altra sua poesia, I giusti, che ricorda quanto le piccole gratuità rendano solari le nostre giornate:

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere un'etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sur giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina, che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Queste persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

In questo giorno di solennità celebriamo il valore dei doni e chiediamoci: come potremmo arricchire questo elenco di Borges? Quali altri doni rendono bella la nostra vita?

Chi, insieme a Dio, forse senza saperlo, sta salvando il nostro mondo?

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=wxdiLMn-BwE

 

 

12/01/2019 20:15 marvit.fv@libero.it
Il giorno in cui ricevere il dono/doni in una certa regione è sempre stato l’Epifania, e il Natale la festa della Natività di Cristo e del pranzo in famiglia e tanto altro che oggi non fa parte più di una cultura che lo celebra, lo onora come maestro di vita e di pensiero. I doni poi hanno valore se esprimono una particolare conoscenza, espressione di affetto alla persona cui è destinato. Del resto i Magi hanno proprio portato doni pensati a un re , cercato e onorato con fede illuminata da una sapienza umile. e coraggiosa. Ma riporto qui il pensiero di Papa Ratzinger : La stella e le Sacre Scritture furono le due luci che guidarono il cammino dei Magi, i quali ci appaiono come modelli degli autentici cercatori della verità.Essi erano dei sapientim che scrutavano gli astri e conoscevano la storia dei popoli. Erano uomini di scienza in un senso ampio, che osservavano il cosmo ritenendolo quasi un grande libro pieno di segni e di messaggi divini per l’uomo. Il loro sapere, pertanto lungi dal ritenersi autosufficiente, era aperto ad ulteriori rivelazioni ed appelli divini.
Il nuovo Re, davanti al quale i Magi si erano prostrati in adorazione, si differenziava molto dalla loro attesa. Qui cominciò il loro cammino interiore. Servendo e seguendo Lui, volevano insieme con Lui servire la causa della giustizia e del bene del mondo. Ora imparano che devono donare se stessi – un dono minore di questo non basta per questo Re. ..Devono diventare uomini della verità, del diritto della bontà, del perdono, della misericordia….Non domanderanno più: questo a cosa mi serve?Dovranno invece domandare: Con che cosa servo io la presenza di Dio nel mondo? Devono imparare a perdere se stessi e proprio così a trovare se stessi….
(ma guarda, mi viene di pensare che le letterine natalizie che ci facevano preparare a scuola, per i genitori avevano questo tenore di promesse!!!!) Ma adesso ? questi insegnamenti hanno resistito in qualche scuola? Mi domando se non si trema più di questo freddo che di quello dei caloriferi spenti….
…PP.R…Possiamo allora chiederci (sull’esempio dei Magi)qual è la ragione per cui alcuni vedono e trovano e altri no? Che cosa apre gli occhi e il cuore.? Che cosa manca a coloro che restano indifferentim a coloro che indicano la strada ma non si muovono? Possiamo rispondere; la troppa sicurezza in se stessi, la pretesa di conoscere perfettamente la realtà, la presunzione di avere già formulato un giudizio definitivo sulle cose rendono chiusi ed insensibili i loro cuori alla novità di Dio…Sono sicuri dell’idea che si sono fatti del mondo e non si lasciano più sconvolgere nell’intimo dall’avventura di un Dio che li vuole incontrare. Ripongono la loro fiducia più in se stessi che in Lui….Alla fine, quello che manca è l’umiltà autentica, che sa sottomettersi a ciò che è più grande. Ma anche il coraggio autentico, che porta a credere a ciò che è veramente grande, anche se si manifesta in un Bambino inerme. Manca la capacità evangelica di essere bambini nel cuore, di stupirsi e di uscire da sé per incamminarsi sulla strada che indica la stessa, la strada di Dio…Invito…L’esempio dei Magi di allora è un invito anche per i Magi di oggi ad aprire le menti e i cuori a Cristo e ad offrirgli i doni della loro ricerca.Omelia 6.1.10
Il presepe sotto l’albero è luminoso, mi rimanda il calore delle persone care più distanti e vicine, è fonte di coraggio, è voglia di fare del proprio meglio, è fiducia perché quel Bambino è un Dio potente e ci onora del suo amore che sempre solleva il nostro stupore e provare gratitudine
Francesca Vittoria



06/01/2019 12:40 Ari
Bellissimo, grazie!


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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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