Fantaecclesia/3
La cena per i poveri nella cattedrale di Salmone
di Fabio Colagrande | 31 dicembre 2018
«Siamo una Chiesa in uscita, ma fa freddo ed è meglio stare dentro»

 

 

Scalpore e polemiche a Salmone, in provincia di Triglia, per il Cenone dei poveri in Chiesa nella notte di Natale.

Convinti plausi ma anche accese critiche ha provocato la decisione di mons. Evaristo Affumicati, vescovo di Salmone, di organizzare una cena per i senza tetto, i poveri e gli emarginati nella cattedrale cittadina, la notte del 24 dicembre.

"Il continuo utilizzo delle chiese per eventi non liturgici è una profanazione insopportabile, sintomo della decadenza di un cristianesimo che si adegua al mondo" ha tuonato don Luca Sardina, liturgista del Comitato 'Si stava molto meglio prima del Concilio'. "Le lasagne non si mangiano sotto le volte a crociera - ha continuato il presbitero - si poteva tranquillamente organizzare la cena nel cortile parrocchiale evitando un gesto così blasfemo!". Secca la replica del presule di Salmone: "Siamo una Chiesa in uscita, ma fa freddo ed è meglio stare dentro".

Duri attacchi all'evento ecclesiale sono giunti da anche altri fronti. "Siamo contenti per l'iniziativa di solidarietà ma se i luoghi di culto diventano ristoranti allora paghino l'Imu e la Tasi", il tagliente commento di Adelmo Aringa sul profilo facebook dell'UARA, Unione atei e razionalisti arrabbiati. "Bella l'idea del pranzo per i poveri, ma perché allora non invitare anche noi ricchi? Ho un certo appetito", ha twittato il cavalier Vincenzo Gamberoni, presidente del Rotary Club locale. "I più tartassati siamo noi della classe media. Perché i preti non ci invitano mai?", ha dichiarato invece Maria Pescetti sul giornale locale 'Oggi a Salmone'.

Lamentele e mugugni ha poi provocato il menu del cenone, pubblicato sul giornalino della diocesi 'Controcorrente'. "Non si è pensato a chi non mangia carne", ha denunciato Lina Carota, dell'UVECREPO, Unione vegani credenti polemici. "Poco rispetto dalla Chiesa per noi celiaci", ha tuonato Luca Farinelli, dell'ACRISEGU, Associazione cristiani senza glutine. "I peperoni mi tornano su", ha aggiunto l'ex-prefetto Ottavio Mangioni, attualmente in carcere per corruzione.

A far precipitare la situazione è stata però l'inclusione nella lista degli invitati di alcuni immigrati di altre religioni. "Andate a cena in Moschea!" è la scritta polemica apparsa sulle mura dell'oratorio parrocchiale cittadino alla viglia dell'evento. "Prima gli itagliani", ha scritto un altro anonimo contestatore. "Prima studia l'italiano", gli ha risposto ironicamente qualcuno.

Ma nonostante il clima di tensione la cena natalizia del 24 dicembre si è svolta serenamente e circa trecento poveri e disagiati hanno potuto sfamarsi nelle navate della bella cattedrale locale. "Tutto è bene ciò che finisce bene", ha commentato soddisfatto il vescovo prima che la ditta di catering Pescecani&Squalotti gli presentasse il conto. Il presule è attualmente latitante.

Buon Natale

 


 

07/01/2019 22:11 g. g.
Credo sarebbe ora di piantarla con queste iniziative e mi chiedo se per caso non siano fatte per vedere almeno una volta all'anno la chiesa piena.Quanto poi ai fedeli di altre religioni credo che vedano queste cose come una assoluta mancanza che i cristiani hanno per i propri luoghi di culto.
Quanto poi al monastero ceduto ad una associazione mi chiedo come mai non ci siano analoghe proteste quando una chiesa diventa un bar, una discoteca, un centro sociale sinistroide. Questi cittadini si ricordano delle loro radici e della spiritualità dei luoghi solo per motifi ideologici.



02/01/2019 03:28 Francesca Vittoria
Ma sembra diventata una consuetudine copiata da una emergenza di dar da mangiare in chiesa, il primo caso forse ,mi pare sia stato a Firenze . È' vero che richiama il Cenacolo però Gesù era raccolto con i Suoi. Ora io penso che la situazione sia diversa, è vero che se uno ha fame non sceglie la sala dove è invitato, tanti sono i poveri, di diverse provenienze ma anche un musulmano se ha fame entra in una chiesa tanto non deve partecipare a un rito, Una volta in chiesa ha celebrato lo spezzare il pane comunitario uno di rito diverso, spezzavano una grossa pagnotta dando un pezzo a tutti i partecipanti , naturalmente quel pane della fratellanza non aveva lo stesso significato di comunione con il Corpo di Cristo e devo dire che ho provato disagio pur essendo nella mia chiesa, e infine era un raduno tra fedi sorelle? Io credo che sia bene organizzare i pranzi in altri ambienti visto che le persone possono godere di maggiore libertà, perché se solo vi è l'altare viene spontaneo il saluto cristiano e ignorarlo mi sembra un gesto maleducati nei confronti di quel Dio con le braccia aperte. Ci sono così tanti palazzi chiusi che non è proprio difficile trovare un'altra sala .....se però la chiesa non ha più fedeli, e non si fanno più celebrazioni, (sconsacrata) si può anche cederla per scopi che siano sempre rispettosi di precetti cristiani, meglio che lasciarla alla incuria e alle ragnatele . Mi pare che nella parabola Gesù si sia risentito per la mancanza di rispetto del tempio, luogo di preghiera e non di affari. Proprio in questi giorni dei cittadini stanno protestando che un monastero sia ceduto a una organizzazione che intende farne la propria sede , visto anche il luogo ameno, vasto , privacy assicurata. Aria salubre.....e reclamano l'appartenenza alla storia del proprio territorio , in fin dei conti perché non potrebbe invece diventare luogo di vacanze di tanti bambini poveri , che vivono sacrificati nelle città insalubri, o farli abitati da chi chiede un tetto, come eventualmente anche disoccupati che vivono nei marciapiedi insani, o l'emigrato che non cerchi solo fortune inesistenti ma abbia voglia di cose semplici, visto la povertà diffusa anche qui., e magari a rendere produttivo un terreno abbandonato e ridare vita a un territorio disabitato come ne esistono in tante parti, coltivando la terra o allevando animali...Non si tratta di rinunciare al cellulare ma di tornare da dove si può partire. È una falsa partenza pensare soltanto a fare denaro in fretta e con facilità come si sente orientare oggi ,
Francesca Vittoria



01/01/2019 10:44 Sara
Altro scossone alle comunicazioni vaticane ho letto.
Secondo me alla fine tra i cattolici non c'è dialogo, sopratutto in questo periodo,che sia ai piani bassi di un blog o ai piani alti dei media vaticani è tutto un mors tua vita mea.
Buon anno.



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Fabio Colagrande

Fabio Colagrande, nato a Roma a metà dei favolosi anni Sessanta, lavora da vent'anni alla Radio Vaticana come giornalista e conduttore di programmi in diretta. Collabora con L'Osservatore Romano e altre testate cattoliche. Per alcuni anni, ai microfoni di Radio Due, si è occupato di cultura e intrattenimento.

Autore, regista e attore di teatro, per diletto, nel 1995 ha fondato una compagnia tuttora sulla breccia. Felicemente sposato, ha due figli, che spera mettano su un gruppo rock e lo facciano cantare, ogni tanto. Cura un blog personale intitolato L'anticamera del cervello.

 

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