L'Italia del «chi ci guadagna?»
di Giorgio Bernardelli | 28 dicembre 2018
Scampato pericolo sull'Ires al non profit? No, perché la questione non è solo fiscale, ma di sguardo sul Paese

È stato uno sbaglio e lo correggeranno. Conte, Salvini e Di Maio, sono scesi in campo in formazione completa ieri per assicurarlo: il raddoppio dell'Ires al non profit è stato un errore; loro non ce l'avevano con il volontariato ma solo «con i furbi». E anche se nella legge di stabilità adesso questa cosa non si può più cambiare, la «ricalibreranno» appena possibile a gennaio. Lo prendiamo per buono, anche se per un governo che a ogni pié sospinto ripete che con loro «chi sbaglia paga» aggiungere almeno uno «scusate tanto» non avrebbe guastato... Ma queste sono finezze.

Tutto a posto, dunque? No. E non solo perché bisognerà vedere concretamente come la manterranno questa nuova promessa. Il punto vero è un altro: la questione non è fiscale, ma di sguardo sul Paese. Abbiamo al governo oggi l'Italia che non crede più nelle persone che si mettono insieme per dare risposte ai bisogni. L'Italia che guarda a qualsiasi forma solidaristica con un retropensiero di fondo: non è che qualcuno ci guadagna lì dentro? Non mi interessa fare la morale alla Lega, ai Cinque Stelle o a questo governo: il problema è la mentalità che c'è dietro, tremendamente più diffusa. Il blitz sull'Ires al non profit è il manifesto della sfiducia generalizzata nella solidarietà. Propaganda un'idea ben precisa: non rischiare mettendoti insieme agli altri, le uniche risposte ai problemi sono individuali, ti puoi fidare solo di te stesso. Lo Stato deve darti ciò di cui hai bisogno, ma poi sbrigatela da solo che è molto meglio.

Ecco, non è dei soldi dell'Ires ma di questo che dobbiamo chiedere conto ai sacerdoti della caccia al «buonista». Di un orizzonte in cui il «noi» non esiste più se non per contrapporlo a un «loro».

Più passano gli anni e più sono convinto che tra le colpe del cattolicesimo sociale la più grave sia aver seppellito nei cassetti gli scritti di Federico Ozanam. Perché lui già due secoli fa ci ammoniva sui pericoli degli opposti egoismi: quello di chi ha e non vuol rinunciare a nulla, ma anche quello di chi non ha ed è mosso solo dalla rabbia per il fatto di non possedere. Non è esattamente lo scontro che si sta profilando di nuovo in questo momento storico? Nella visione politica di Ozanam il compito del cristiano doveva essere quello di porsi fisicamente nel mezzo, nella posizione più scomoda di tutte. E da lì spendersi per mostrare che l'unica strada sostenibile è moderare entrambi questi egoismi, indicando la strada della fraternità come pre-condizione per la costruzione di un bene comune. Quella stessa strada che lui - a vent'anni, insieme a un gruppo degli studenti della Sorbona - aveva cominciato in prima persona a praticare andando a vistare i poveri nelle soffitte e nei sottoscala della Parigi dell'Ottocento, dando vita così alla Società di San Vincenzo, guarda caso una di quelle forme organizzate di solidarietà che sono arrivate fino a noi.

«Senza la fraternità che Gesù Cristo ci ha donato, i nostri sforzi per un mondo più giusto hanno il fiato corto, e anche i migliori progetti rischiano di diventare strutture senz'anima», ammoniva a Natale nel messaggio Urbi et Orbi papa Francesco. Il blitz sull'Ires stavolta pare che l'abbiamo scampato. Ma o torniamo a parlare davvero di questo o alla fine la logica delle risposte solo individuali vincerà per davvero. Fino al giorno in cui scopriremo di averci perso tutti.

 

 

 

03/01/2019 20:31 Sara
https://www.ilfoglio.it/chiesa/2019/01/03/news/cosi-in-america-latina-il-protestantesimo-e-diventato-forza-di-governo-231381/

Aggiungo anche questo se Fab leggerà ancora.



02/01/2019 19:21 Sara
https://www.lab-lps.org/post/?p=3232

Qui chiarisce molto bene, secondo me anche dietro la lega c'è una visione calvinista del vangelo.

Tra l'altro la carità spesso è usata come scusa per smantellare il sistema di welfare per cui bisogna stare attenti anche da quel lato lì.



02/01/2019 17:43 Sara
Io lo so Fab, però la teologia della prosperità spopola e in fondo anche Calvino vedeva nella ricchezza il segno della predestinazione divina.

E spopola soprattutto in Sud-America in Africa e nelle Filippine,sono anni che lo si fa notare. L'elezione di Bergoglio credo volesse essere un argine a questo fenomeno.



02/01/2019 16:13 fab
@Sara: ho letto quell'interessante articolo che hai citato, basterebbe una semplice domanda da fare a questa gente per mettere la parola fine alla questione: come mai Gesù non è diventato "uomo di successo" in quella chiave li, ma è morto sulla croce? Ogni interpretazione del Vangelo che si discosta dal modello di vita di Gesù-uomo è degenerazione e fanatismo, non è vero cristianesimo. Poi potrebbe anche veramente aiutare qualcuno a stare meglio, certo: ma questo lo fanno egregiamente anche il buddismo e tante altre scuole di antica ed efficaciessima tradizione millenaria.


01/01/2019 19:56 Pit Bum
Il probl sta nel:
Dietro il “ti regalo...” sia pur di nascosto, c’è o no un commovimento interiore?
La stessa angoscia che mi/ ti/vi prende nel vedere ad es qui ad Atene in un grande freddo penetrato da un vento gelido coperte e trapunte abbandonate negli anfratti degli edifici ( i tanti barboni sono nelle Chiese.. ma quando stanotte chiuderanno??
?



30/12/2018 23:41 Maria Teresa Pontara Pederiva
E' vero, Giorgio, ma abbiamo perso il senso del bene comune: non si è più capaci di cogliere ciò che spinge tanti giovani e non a dedicare tempo ed energie al prossimo perché convinti che sia giusto farlo. Lo sanno bene (quasi) tutte le nostre istituzioni cosa sia il valore del volontariato per il bene comune di una comunità.
Confidiamo tutti in una marcia indidetro.



30/12/2018 11:14 Sara
https://www.laciviltacattolica.it/articolo/teologia-della-prosperita-il-pericolo-di-un-vangelo-diverso/

Anche dietro la Lega secondo me c'è una visione calvinista del Vangelo, sono nodi irrisolti che alla fine vengono a galla.



30/12/2018 11:09 Sara
C'è il problema del giudizio sulla povertà: in America Latina la Chiesa ha scelto la teologia della liberazione molti fedeli però passano alla teologia della prosperità (di origine protestante).

Succede lo stesso in Asia e nelle Filippine, e un po' è anche normale: chi non ha sogno di stare meglio, di migliorare la propria condizione sociale.

Spadaro ci martella di continuo però anche questo mostra uno scollamento con la base sociale della Chiesa che non segue più le indicazione magisteriali ma fa di testa sua.



30/12/2018 08:02 Yolanda
Concordo. Ma c'è di più. Il clima culturale e individualista non è nato per caso e senza responsabilità.per decenni si è rincorso il mito della ricchezza e si è rilevata l' impunità di fronte agli scandali più evidenti e al saccheggio dei diritti che garantivano un minimo di eguaglianza e solidarietà sociale a favore dei più ricchi e furbi. In questo la chiesa ha avuto le sue responsabilità dai livelli più alti fino alle parrocchie dove il retro pensiero del chissà cosa ci guadagna di fronte alla gratuità di un servizio era evidente .Non la fraternità ma il clericalismo e' stato il sistema più diffuso. facile quindi passare dal prima il clero al prima gli italiani anche tra i cristiani. ovviamente con lodevoli eccezioni .Ma proprio nelle zone più ricche del paese si è perso il senso della fraternità ed hanno attecchito non solo gli opposti egoismi ma anche corruzioni,evasioni fiscali,mafie .A beneficio di pochi e a scapito di tutti. Facile anche contare sulla poca memoria favorita da un bombardamento di notizie quotidiane che hanno la rilevanza di un giorno e passano senza lasciare traccia. Ozanam? Quanti sono i comuni cristiani che sanno chi era e cosa faceva? Memoria ,cultura,conoscenza sono i pilastri per ricostruire una cultura della fraternità e solidarietà senza confini.


29/12/2018 10:12 Fabio Colagrande
Mi pare che il pezzo centri il punto. Oggi i "cattivisti" ci hanno convinto che chi è "buono" è un "ipocrita" (disonesto) o è un "fesso". Tertium non datur. E come scrive Bernardelli, se continueremo a pensarla così alla fine ci rimetteremo tutti.


28/12/2018 08:43 Sara
Bisogna dire che c'è anche la tendenza a scaricare sul sociale compiti che dovrebbero essere dello Stato e in questo modo il vontariato diventa l'ancella delle privatizzazioni.
Non lo so, come ti giri ormai cadi male...

Avendo marito diabetico e fratello disabile sono molto sensibile al problema della sanità pubblica, perché nessun ente privato ti assicura se sei diabetico insulino dipendente.
Anche l'approccio di Papa Francesco con i poveri è molto improntato al capitalismo compassionevole: ti regalo un ombrello, ti metto in prima fila al concerto, e dopo?
È una visione un po' ottocentesca alla fine.



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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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