Nella musica pop
Quale verità?
di Sergio Ventura | 02 dicembre 2018
La verità, per Vasco Rossi, «si imbosca tra le nuvole» - come Dio nel deserto e sul monte Tabor, come il Figlio dell'Uomo nella sua venuta e ascesa al cielo

Gioconda, Leonardo da Vinci

 

Avevamo concluso la meditazione sul dialogo giovanneo tra Ponzio Pilato e Gesù, qui condotta in compagnia delle note e dei versi del cantautore calabrese Brunori Sas, sottolineando come ogni evangelico cambiamento di mentalità comportasse sia il riconoscimento della sensatezza di ciò che s'intende per verità, sia la disponibilità verso degli attributi di essa spesso diversi da quelli a cui si è stati educati, in cui si è cresciuti e, soprattutto se grazie ad essi ci si è affermati, sino alla fine difesi.

Per questo non potevamo aspettarci che proprio quel "provoca(u)tore", sulla cui attesa o speranza 'minimalista' - soprattutto in termini religiosi - già riflettemmo qui tre anni orsono, venisse a cantarci ora della verità e delle sue principali caratteristiche, peraltro dal sapore simbolico-letterario più biblico che mitologico.

 

https://www.youtube.com/watch?v=oo67Yp5hbmM

 

La verità, per Vasco Rossi, «si imbosca tra le nuvole» - come Dio nel deserto (Es 16,10; Nm 9,17; Ne 9,19) e sul monte Tabor (Mc 9,7 e par), come il Figlio dell'Uomo nella sua venuta (Lc 21,27 e par) e ascesa al cielo (At 1,9). La verità, soprattutto, «rimescola le regole», siano poste a tutela del Sabato (Mc 2,27-28; 3,4) o della purità - quando si mangia (Mc 7,1-23) e quando si viene a contatto con persone insanguinate (Mc 5,25-34; Lc 10,29-37), talvolta costringendoci a riconoscere la loro origine più nella durezza dei nostri cuori che nella volontà di Dio (Mc 3,5; 10,5). Perciò di essa «nessuno sa se viene o se va» - come lo Spirito (di verità - Gv 15,26) che soffia dove vuole, senza poter sapere di dove viene e dove va (Gv 3,8).

La verità, poi, «non mette in mostra i muscoli», ma chiede a Pietro di rimettere la spada nel fodero (Mt 26,52; Gv 18,11), non fa intervenire in sua difesa le schiere degli angeli (Mt 26,53; Gv 18,36), né sceglie di scendere dalla Croce (Mt 27,40). Essa «non crede negli oroscopi», ma non disdegna predizioni su di sé (Mc 8,31; 9,31; 10,32-34) o sul Tempio di Gerusalemme (Mc 13,2). «Non guarda i film già visti, lei», né cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio o versa vino nuovo in otri vecchi, bensì vino nuovo in otri nuovi (Mc 2,21-22). «Non ama la pubblicità», soprattutto dopo aver compiuto dei miracoli (Mc 1,44; 5,43; 7,36; 8,26).

Per questo sono «tutti lì a discutere» della verità - farisei (Mc 8,11), scribi (9,14) e discepoli (Mc 9,33). «E tutti a dire "Chi va là?"», come se fosse più probabile la sua non credibilità (Mc 13,21-22; Lc 24,37). Di essa, infatti, «si chiede la parola d'ordine», un segno (Mc 8,11; 13,4) - anche falso (Mc 13,22), ma che difficilmente verrà dato (Mc 8,12). Proprio perché sono «tutti pronti a crederci al primo che lo sa / per continuare a chiedersi»: «dov'è» la verità che tutti cercano in vita (Mc 1,37; Gv 1,38) o in morte (Mc 16,6 e par)? «Come si veste» la verità, se non «è vestita mai di rosa», dato che qualcuno se la giocò a dadi per non farla a pezzi (Mc 15,24 e par)? «Quanto costa» la verità: forse 'trenta denari' (Mt 26,15)? «Che cos'è» la verità (Gv 18,38)? «Che faccia ha» la verità, se anche nel Getsemani servì un bacio per individuarla (Mc 14,44-46)?

In realtà, «arriva quando vuole, la verità» - di notte, come l'inatteso ladro (Mt 24,43 e par.; Ap 3,3; 16,15) o l'atteso sposo (Mt 25,10) - e «non ha bisogno mai di scuse», ma parla per 'sì, sì, no, no' (Mt 5,37). Essa «è fatale» - come ha sperimentato Giuda, morto suicida (Mt 27,3-5) o per caso (Atti 1,18). In ogni caso, «la verità fa male», perché è 'come' una spada (Mt 10,34-36), un segno di contraddizione (Lc 2,34-35) che svela le ambizioni (di Giacomo e Giovanni - Mc 10,35-38) e le paure o i rinnegamenti (di Pietro - Mt 16,21-22; 26,69-75). Ma allora «la verità è che tutti possono sbagliare» - tutti siamo peccatori (Gv 8,7).

Perciò «devi sapere da che parte stare», anche se la scelta è assai complessa, quasi impossibile, quando 'chi non è contro di noi è per noi' (Mc 9,40) e 'chi non è con me è contro di me' (Mt 12,30). Fuggendo la complessità, però, si rischierebbe di agire come coloro che «cercano i colpevoli» di aver infranto quelli che sono solo dei «proibizionismi isterici» - dei pesi insopportabili (Lc 11,46; Mt 23,4), invece di comprendere cosa significhi volere misericordia e non sacrificio quale via per non condannare persone senza colpa (Mt 12,7).

Questa verità misericordiosa, dunque, «arriva silenziosa», come durante il processo a Gesù (Mc 15,5; Mt 27,14; Lc 23,9) e ogniqualvolta quest'ultimo si ritirò in disparte di fronte a situazioni di estremo pericolo (Mt 4,12; 14,13; Mc 9,30-31) o di grande successo (Mc 1,32-35; 6,42-46; Gv 6,15). Ma anche così «la verità disturba sempre un po' qualcosa» - magari qualche commercio poco sacro (Mc 11,15-16), e per questo chi la incarna viene spesso cacciato (Mc 5,17; Lc 4,29) per poi essere, dopo tanto cospirare (Mc 3,6; 11,18; 14,1), catturato (Mc 12,12) e messo a morte (Mc 14,64; 15,15).

Se ciò, però, è avvenuto con la propaganda ingannevole (Mc 13,5-6.21-22) della «verità [della] televisione», allora «la verità è che ce n'è sempre una migliore» - e sarà lo Spirito Santo a guidarci verso la verità tutt'intera (Gv 16,13). Da questo punto di vista, «la verità può essere un errore», addirittura una bestemmia (Mc 2,7; 14,64 e par). Essa, in ogni caso, «arriva sempre sola» - come Cristo, abbandonato infine da tutti (Mc 14,50; Mt 26,56) - e «non ha bisogno mai di scuse», ma ben 77 volte nei vangeli parla per 'amen', per 'così è'.

Tuttavia «la verità non è neanche una cosa», né la trovi in un luogo o su di un monte, ma nello spirito (Gv 4,20-24). Per questo «la verità non è una signora», anzi nelle sue vene scorre il sangue di quattro donne poco raccomandabili (Mt 13,3-6). Ciò nonostante «la verità si sposa»: essa vuole che ci si leghi a lei, abbandonando padri reali (Mc 1,20; Mt 8,21-22) o simbolici (Mc 2,14; 10,21), per vivere sempre insieme nella buona (Mc 10,29-30) e nella cattiva (Mc 8,34; Gv 21,18-19) sorte.

Che questo periodo, allora, sia per noi un tempo di disponibilità all'avvento di questa verità narrata dai Vangeli e cantata da Vasco, questa volta con accenti molto simili - e chissà quanto frutto di alcuni semi gettati da don Ciotti di recente. Certo una verità difficile, ma in entrambi i casi altrettanto piena di una promessa di vita forse non felice - perché troppo è il dolore nel mondo - ma sicuramente gioiosa, allegra, lieta...

 

 

 

02/12/2018 11:50 Francesca Vittoria
Perciò devi sapere da che parte stare....per essere un fedeli della Verità: se essere e restare fedeli alla promessa fatta a Qualcuno rinunciando a nuove tentazioni , se essere capaci di credere nella vita ancora anche quando una malattia ti ha colpito proprio nella età giusta a realizzare i tuoi sogni ai quali questa tarpa le ali, e ti devi inventare una nuova vita e che solo dalla Verità puoi ricevere quell'aiuto e forza necessari ,. Se ancora si corre a cercare dove passa la Verità per avere toccarla, avere conforto a un dolore immenso quale è quello di una madre che piange il proprio figlio portato via alla vita da una improvvisa malattia! Se la Verità non è presente in una casa, e come voler creare calore da un camino spento, eppure ce n'è bisogno quando il freddo dell'inverno ti gela l'animo! C'è bisogno che la Verità legga, la preghiera di bambini , scritta in quei disegni rigidi , abbozzi di desideri non accolti, non compresi. C'è bisogno che la Verità si faccia strada nella mente di chi dovrebbe pensare al bene dei popoli, a far sedere la Pace come membro a presiedere importanti colloqui, perché la Verità è vita è amore verso il bello, il buono, il grande. Essa, la Verità può far nuove tutte le persone e le cose se solo là si interpella, Essa si siede ad ogni capezzale e ha un unguento benefico per ogni cuore affranto. La Verità è dono , non si compera, le basta la fiducia di chi in lei confida. Ci sono tante supposte verità anche Pilato forse era confuso quali di tutte quelle la sua mente, il suo volere gli sembrava essere la giusta Verità, perche quella comunque che gli stava davanti proprio lo trovava incerto, era troppo al di sopra del suo intendimento? E se ne è lavato le mani, ma alla fine il vincitore era proprio quella Verità che non ha saputo, voluto scegliere.
Francesca Vittoria



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Sergio Ventura

Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.

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