DIARIO DI UNA CATECHISTA
«Il coraggio di essere felici»
di Assunta Steccanella | 28 novembre 2018
Metti un gruppo di catechisti a lavorare sulle Beatitudini. E a chiedersi quale sia davvero il «risultato» del proprio lavoro

 

Anche il corso catechisti di quest'anno si è concluso: otto incontri, in stile laboratoriale, per arricchire la conoscenza ed aumentare le competenze comunicative. Sono ormai cinque anni che la parrocchia, in collaborazione con le altre comunità della Collaborazione pastorale, propone questo cammino formativo, strutturato ed esigente. Le adesioni sono incoraggianti: le presenze fluttuano tra le settanta e le cento persone, a seconda degli argomenti trattati.

Tra tutto ciò che si potrebbe raccontare sulla passione dei catechisti, sulla loro consapevolezza di essere, troppe volte, in difficoltà e sul loro sincero desiderio di crescere, voglio soffermarmi su due momenti.

Durante gli ultimi appuntamenti ci eravamo confrontati sulle modalità per guidare degli incontri di catechesi per adulti. A modo di verifica, avevo chiesto ai gruppi delle diverse parrocchie di provare a strutturarne uno e poi di raccontarlo agli altri.

Una parrocchia aveva poi accettato la sfida di svilupparlo per noi, mettendosi alla prova e accettando i giudizi che eventualmente ne sarebbero venuti. I catechisti hanno lavorato sulle Beatitudini. Hanno intitolato l'incontro "Il coraggio di essere felici", ci hanno offerto del tempo per riflettere sul Vangelo di Matteo, hanno coinvolto tutti con le loro provocazioni, hanno consegnato a ciascuno una beatitudine scritta su un gettone colorato, con la domanda: "Che cosa mi impedisce di entrare nella beatitudine?". Al termine ci hanno salutati con un regalo, una piccola pergamena con un testo trovato in rete, ma attualizzato in modo magistrale: le beatitudini dell'educatore

Beati gli educatori "poveri in spirito"
che, per educare alla fede i ragazzi, tirano fuori e spendono tutto ciò che Dio ha dato loro: tempo, energie, fantasia...

Beati gli educatori "miti"
che evitano la tentazione delle scorciatoie, delle minacce, dei ricatti e prediligono la convinzione, il dialogo, la pazienza.

Beati gli educatori "affamati e assetati di giustizia"
che non si rifugiano nel passato ma lottano per un'educazione alla fede adeguata ai ragazzi di oggi.

Beati gli educatori "misericordiosi"
che, comprendendo le difficoltà dei ragazzi e delle loro famiglie, non sentenziano ma ricercano soluzioni equilibrate.

Beati gli educatori "operatori di pace"
di quella pace che nasce "dalla spada e dal fuoco" del Vangelo contro tutto ciò che può danneggiare il cammino dei ragazzi verso la fede.

Beati gli educatori "perseguitati"
dal tempo che non basta mai; dall'amore per quei bambini che "se non ci fossero" e invece ci sono; dalla tentazione di lasciare, ma che ricominciano sempre.

Beati gli educatori così perché la loro ricompensa è Dio!

A fine serata, dopo due ore davvero intense anche dal punto di vista emozionale, ho chiesto ai catechisti di darmi qualche indicazione via mail sul tema che vorrebbero venisse trattato il prossimo anno.

Ecco il testo della prima risposta:

"Come catechista mi chiedo quanto siamo capaci di accettare il fatto che, per quanto facciamo, non possiamo vedere un risultato nei nostri ragazzi. Prima il risultato erano i sacramenti. Avevamo il compito di condurli lì, e quella meta ci dava sicurezza. Ho parlato con gli altri del mio gruppo, per capire di che cosa sentiamo il bisogno. Quello che ne è venuto: partendo da una riflessione sul Vangelo di Matteo 12,9-13 (l'uomo dalla mano inaridita, n.d.a.) potremmo riflettere sull'appello a metterci in gioco per chi è ultimo, o lontano, per riportarlo al centro e camminare insieme. Sapendo che a volte siamo noi stessi a cercare un risultato, qualcosa che ci gratifichi, non essendo capaci di fidarci 'in perdita', per cercare solo di crescere e andare avanti. Prima i sacramenti ci garantivano un po' di successo, ora tutto è in confusione e le sfide ci destabilizzano.
Ci sembrerebbe interessante avere un incontro, se non un corso intero, per rimetterci sulla strada giusta, per crescere nella capacità di fidarci/affidarci a Dio. Senza l'ansia da prestazione probabilmente riusciremo a usare con più sicurezza tutte le competenze che ci sono state affidate negli ultimi anni".

I catechisti sono un popolo meraviglioso.

 

 

02/12/2018 17:53 Pit Bum
https://www.qumran2.net/indice.php?id=175
Chiara:
La gioia del cristiano è come un raggio di sole che brilla da una lacrima, una rosa fiorita su una macchia di sangue, essenza d’amore distillata dal dolore […] per questo ha la forza apostolica di uno squarcio di Paradiso”.



01/12/2018 16:06 Sara
Il dolore può avvicinare o allontanare dipende molto da come lo vive la persona, ci sono dolori che inaridiscono perchè troppo grandi da sopportare.

"4 Egli asciugherà tutte le lacrime dai loro occhi e non ci sarà più morte, né lutto, né lamento, né dolore, perché tutte le cose di prima sono scomparse!»


Speriamo che sia così----



01/12/2018 15:18 Pit Bum
Carissima Assunta, io volevo suscitare qs riflessione:
Unisce di più gli umani la felicità o il dolore ( naturalmente e previo: CONDIVISI...😭)?

Ma non so se basta a “ capire”... quindi svolgo:
Una situazione di felicità condivisa, puranco originata da un plus di un prossimo..
Resta una situazione mia, partecipativa della. TUA, di riflesso ( ma sei TU che hai vinto al Lotto.. chissà SE mi darai...
Aggiungo in estrema sintesi: la mia felicità è cosa DIVERSA dalla TUA felicità 🙃
Invece ( tirare grosso respiro🤡 )
Se partecipo, vivo il TUO dolore, è pur sempre il TUO dolore che vive in me
e non certo un mio ipotetico dolore che non saprei come/dove ipostatare🤡(!)
Insomma partecipare alle sofferenze di chi ci sta vicino è di una grandezza/eternità
In più, di una profondità ben maggiore, di una VERA umanità...
Se fossi riuscito a rendere a qs punto dovrebbe RIFULGERE la grandezza e il senso della
C R O C E, vero e unico messaggio vivente di Cristo ad OGNI uomo,
messaggio a fronte del qualle fanno semplicemente pena le spieghe
“ x sanare il peccato originale”
e lasciatemi dire che io a questo punto non ho nenche bisogno della resurrezione,
non mi interessa nessun miracolo, nessuna apparizione che sia von stimmate o senza ... perché...
Ho Gesu Cristo con me tutti i diseredati, sofferenti, morenti, perseguitati..
,...io e tutti quelli che credono in Lui e nella Croce, lo seguono senza guardare a se stessi
Ma c o n t e m p l a n d o e partecipando il prossimo.
Buon cammino di Avvento a tutti i fratelli, quelli che appaiono e quelli nascosti: vi voglio bene.



01/12/2018 10:41 assunta steccanella
A cosa serve la felicità? E il dolore?
Sono domande enormi, che vi ringrazio di aver posto, in coda ad una riflessione che si è mossa dentro di esse.
Volevo solo sottolineare come la felicità di cui parlano le beatitudini sia paradossale, poiché è una felicità che riposa nelle condizioni che noi di solito associamo al dolore.
Quindi le due domande stanno insieme, e affidarsi alla croce di Cristo è la risposta. Cristo crocifisso 'serve' a dirci che il dolore, tra le Sue braccia, non ha mai l'ultima parola, perché l'ultima parola è la gioia piena della Risurrezione.
E' per questo che ci vuole coraggio, ad essere felici: significa molto spesso abbracciare una propria croce, confidando che Lui saprà aiutarci a trasfigurarla.
Grazie a tutti.



30/11/2018 14:35 Pit Bum
Il dolore serve...
Chi matto lo dice? Guardiamoci intorno: NASCONDERLO!!Piangere di NASCOSTO!!Chi pirta oggi il lutto?!!SCANDALO se uno si mostra DIFFORME!
Qui al pronto soccorso una donna si lamenta
c o n t i n u a m e n t e....
Oh,mamma, voglio la mia mamma,,!! Voglio bene, voglio amore..
Non lo sapevo che qui avrei ricevuto male.. voglio bene, voglio bene..
Va avanti così da mezz’ora...
Un’altra donna qui vicino si mette a piangere.. piano, sommessamente!!
Come la felicità anche e meglio il dolore “passa” si diffonde nei cuori di tutti quii intorno
..
A cosa serve il dolore?

A cosa serve la Croce??



29/11/2018 16:21 Maria Teresa Pontara Pederiva
Grazie, Lorenzo, ma dobbiamo ringraziare Assunta che nel suo post ce l’ha ricordato. Riconoscere la propria felicità è un aiuto anche per quanti ci circondano. Del resto è l’Evangelii gaudium che ci ha ricordato papa Francesco.
Felicità è la gioia che viene dal riconoscere quotidianamente i tanti doni che abbiamo ricevuto, ciascuno nel proprio stato di vita (per quanti sono in coppia si può declinare in diversi modi, tutti ugualmente benedetti). Ce lo insegnano tanti poveri, felici del poco (pochissimo) che hanno materialmente, ma grati di un sorriso, di una parola, di un’attenzione, di un berretto di lana quando occorre, ce lo insegnano i malati terminali per il dono della vita che han vissuto, ce lo insegnano i vedovi grati del dono del loro degli anni trascorsi insieme al loro partner, ce lo insegnano quelle madri i cui figli han preso strade per loro impensabili, ma che loro riconoscono come un’occasione, persino quelle che han visto morire un figlio piccolo e ringraziano per il dono di averlo accompagnato nella crescita anche se per pochi anni … (quanto dovremmo imparare prima di lamentarci per qualche grado di febbre o un contrattempo!).
Ce lo insegna il Signore: “Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa” (Giovanni 15,11).
E per i tanti educatori la felicità diventa la gioia di affrontare ogni giorno la sfida di intercettare lo sguardo e la mente di quanti sono loro affidati



29/11/2018 09:08 Sara
Forse nel linguaggio felicità suona spesso come allegria scanzonata e se stai male è difficile testimoniare una felicità che non provi.

Uno alla fine fa quello che può e già sarebbe tanto.



29/11/2018 08:42 Lorenzo Pisani
Qualche giorno fa mi avevano colpito le parole di Maria Teresa,
"Le persone che testimoniano la gioia quotidiana di una scelta, che sanno parlare (ma soprattutto vivere) d’amore, di fedeltà vissuta (non per imposizione o “sacrificio”) verso Dio o verso il proprio partner, sono quelle che possono fare la differenza. Perché amare davvero è “sempre” una via verso la felicità. Forse, a mio avviso, almeno per quanto riguarda le coppie, ma accade anche tra i consacrati (che pure poi guidano cammini vocazionali), c’è ancora troppo pudore a condividere la propria raggiunta felicità."
Negli ultimi anni ci eravamo arrivati alla conclusione che mostrarsi felici fa parte del compito educativo. Mostrarsi non nel senso di fingere, ma di condividere. Perché poi la felicità ha dentro sempre una storia non banale, e solo piano piano si capisce che quella storia è stata benedizione. Esattamente come scriveva Gilberto l'altro ieri "alla fine della fiera, per quanto ci diamo da fare per realizzare ciò che vogliamo, saremo felici se riuseremo ad accettare che il Mistero si rilevi tra le nostre righe storte e ci mostri invece un filo di senso molto dritto."
Condividere la felicità di aver trovato un senso anche alle ferite che ci sono sempre, e le cui cicatrici ci rimangono addosso (come nel Risorto oserei dire).

Guarda caso nella frase che fa da sottotitolo al pezzo di Sergio si dice "il dolore serve/proprio come serve la felicità".
E infine arriva Assunta con "il coraggio di essere felici", anche in bella mostra nella foto. Felicità con riferimento alle beatitudini, che tutto sono tranne che ilari.
Può essere mai casuale questa "risonanza" sulla felicità???



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Assunta Steccanella

Sono nata in provincia di Vicenza nel 1960. Dico spesso che, dopo il diploma, ho frequentato due diverse università: prima, per diciotto anni, l'ateneo della famiglia; quindi, in parallelo, la Facoltà Teologica, dove ho completato il dottorato.

Ho insegnato religione in un liceo fino al 2010. Adesso, oltre alla ricerca, mi dedico alla formazione: sono impegnata in vari modi nella catechesi di adulti e bambini e nella preparazione dei catechisti e cerco di condividere parte di questo lavoro attraverso il mio blog (www.asteccanella.altervista.org). La famiglia però è e resta la mia prima vocazione: mio marito e i miei tre figli sono preziosi, tra mille altri motivi, anche perché mi fanno capire quando la speculazione mi fa staccare troppo i piedi da terra.

 

 

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