Sinodo dei giovani: le ferite aperte
di G. Borghi, S. Di Benedetto, S. Ventura | 23 novembre 2018
L'impressione è che non si sappia come trattare la dimensione della sessualità; che manchino, cioè, le categorie antropologiche adeguate per leggerla e risignificarla adeguatamente, per i giovani e per i fedeli tutti

 

Dopo aver messo in luce le acquisizioni del Sinodo sui giovani, non si possono non notare alcune ferite (ancora) aperte e legate alla spinta impressa dal Sinodo verso forme ecclesiali in cui uno "stile sinodale" [121] - di "sinodalità missionaria" [118] - possa diventare più fattivo ed efficace "come modo di agire e di essere (...) a tutti i livelli" [119; cfr. anche 128].

Questo, infatti, è il primo luogo in cui il Sinodo non è riuscito a trovare una formulazione finale che potesse riscuotere consenso plebiscitario. I voti di dissenso, abbastanza alti (sebbene sempre sensibilmente inferiori a un terzo), stanno ad indicare come le resistenze al cambiamento su questo punto siano ancora notevoli e riguardano, probabilmente, espressioni come quella secondo cui "la Chiesa è chiamata ad assumere un volto relazionale" [122] o anche quando si dice che "ciascuno ha qualcosa da imparare": "Popolo fedele, Collegio episcopale, Vescovo di Roma" [122].

Resta, però, significativo aver messo sul tavolo proposte e indicazioni secondo cui la sinodalità, da un lato, non si esaurisce nella dimensione dell'episcopato, ma si deve aprire alla "corresponsabilità" e all'"apporto dei fedeli laici" [123], dall'altro lato, si realizza non solo quando la Chiesa è convocata su tematiche specifiche, ma proprio come modalità ordinaria di gestione delle decisioni ecclesiali, per la quale i "responsabili ecclesiali" dovranno ricevere una "formazione specifica" [124] sin dal loro essere "candidati al ministero ordinato e alla vita consacrata" [163]. Siamo ancora a metà del guado, ma una direzione, su questo, sembra profilarsi.

Certo, alcune affermazioni forti sulla sinodalità, ad esempio intesa come "metodo con cui la Chiesa può affrontare antiche e nuove sfide, potendo raccogliere e far dialogare i doni di tutti i suoi membri, a partire dai giovani" [144] e "da chi si trova ai margini" [124], hanno ampie potenzialità se saranno seguite da applicazioni concrete ed operative, mentre rischiano di risultare slogan se resteranno confinate nel solo ambito verbale.

Sul tema in questione restano comunque alcune spinte contraddittorie: se da un lato, infatti, si evidenzia la ricchezza di un approccio sinodale, anche nell'ambito dell'accompagnamento, che valorizzi in primo luogo la dimensione femminile [115], dall'altro si registrano certe insistenti sottolineature riguardo al ruolo guida del ministro ordinato, a cui si rimanda infine, anche nel percorso di accompagnamento, la responsabilità delle singole azioni e scelte [93; 96].

Una seconda ferita aperta riguarda il posto che può e deve avere nella Chiesa l'interiorità di ogni singolo fedele, ossia quello che biblicamente è chiamato "cuore" [106] o in termini paolini "coscienza" [107]. È probabile che la fatica ad accettare una dimensione sinodale ampliata e ordinaria della Chiesa sia connessa anche alla fatica di riconoscere come la coscienza del singolo sia davvero portatrice della Parola di Dio.

Il tema, infatti, affrontato dal Sinodo all'interno del più ampio concetto di discernimento, in realtà mostra, nel testo finale, come la questione sia aperta non solo in rapporto alle forme con cui un giovane può fare scelte vocazionali, ma ben di più in relazione al modo del credente di vivere la fede e le scelte etiche - non è un caso che il brano di GS 16 venga 'ricitato' in un testo ufficiale della Chiesa [107].

E il richiamo alla necessità di formare la coscienza del singolo, ovvio e doveroso nel senso di "cura per l'interiorità" attraverso il silenzio, la lettura della Bibbia, la pratica dei sacramenti e del bene, l'esame di coscienza [108] - o, nel caso, il supporto piscologico [99-100], non sembra essere così forte come in altri testi precedenti, neanche quando in questo documento viene ricordato il ruolo della mediazione ecclesiale nella formazione della  coscienza personale [109] .

Anche qui però il Sinodo non ha trovato una soluzione di "ampia maggioranza" e il problema resta aperto, dato che rischia di entrare in rotta di collisione con il riconoscimento dell'ascolto del giovane come, rispettivamente, atto e luogo teologico. Ma almeno il documento finale ha il merito di collocarlo nuovamente in luce sul tavolo delle discussione rilevanti.

D'altra parte, dare corpo ad un Sinodo in cui i singoli fedeli hanno parola efficace, sulla base della loro vita di fede, riflessa nella loro coscienza, significherebbe riconoscere ad ogni persona reale, in carne ed ossa - al di là e prima del ruolo ecclesiale esercitato - che il proprio vissuto di fede, fatto anche di percezioni, sensazioni, emozioni e sentimenti, ha valore come luogo in cui Dio parla a quella persona e perciò anche alla Chiesa.

Sembra quasi invece - a leggere il documento - che la corporeità affettivo-sessuata, nel suo "intreccio profondo" con l'"educazione alla fede" [133], sia un concetto 'imposto' al Sinodo dalle evidenze innegabili che essa ha nei vissuti dei giovani [37]. Ciò rappresenta la terza ferita aperta. L'impressione è che non si sappia come trattare tale dimensione umana; che manchino, cioè, le categorie antropologiche adeguate per leggerla e risignificarla adeguatamente, per i giovani e per i fedeli tutti, non riuscendo a mostrare a sufficienza "la bellezza della visione cristiana della corporeità e della sessualità, così come emerge dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione e dal Magistero degli ultimi Papi" [149].

Ne è chiara testimonianza la modalità con cui viene affrontata questa dimensione corporeo-affettiva-sessuale in rapporto alle scelte vocazionali: quasi solo per evidenziare i rischi legati agli (innegabili) "comportamenti a rischio" e ad un "approccio tecnocratico al corpo" [37]. Il che mostra tutta l'apprensione, l'estrema prudenza e il senso di timore con cui il Sinodo ha provato a prendere in mano questa 'patata bollente', senza riuscire a renderla però commestibile, anzi sempre ritornando al problema di come educare i giovani alla "recezione degli insegnamenti morali della Chiesa" [38].

Infatti, è pur vero che si è tentato di riconoscere il fatto che "la morale sessuale è causa di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa, in quanto è percepita come spazio di giudizio e di condanna" [39], oppure che "esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali [che] il Sinodo raccomanda di favorire" [150], ma è anche vero che questi paragrafi del Documento sono saliti agli onori della cronaca per il numero di non placet superiori alla media.

Anche in questo senso la Chiesa è un ospedale da campo, ma in un campo nel quale le due parti che si fronteggiano, forse, non hanno ancora compreso del tutto le modalità d'uso della medicina della misericordia...

 

 

26/11/2018 09:24 Sara
Il Concilio parlava di catechesi permanente che è quello che in fondo Martini portava avanti con la Scuola della Parola.

Qualche anno fa ricordo di aver letto un libro di Ezio Raimondi in cui raccontava delle sue lezioni serali (in gioventù) a gruppi di operai intenzionati a prendere il diploma fuori tempo massimo.

Il lavoro più difficile era tradurre le categorie concettuali proprie del cristianesimo (necessarie per spiegare autori come Dante) ad un gruppo di persone imbevute di marxismo.
Per fare queste traduzioni devi conoscere bene il cristianesimo, Dante e il marxismo, purtroppo non è alla portata di tutti.
Venuta meno una certa infarinatura popolare (con tutti i suoi difetti) si è creato un vuoto.


Qualche messe fa è morto Ugo Vanni e la Cittadella di recente ha pubblicato un'opera monumentale sull'Apocalisse, frutto degli studi di tutta una vita. Anche questa in fondo è una stagione (molto conciliare tra l'altro) finita, purtroppo.

Sarebbe di rifletterci su....


https://www.queriniana.it/blog/il-fervore-editoriale-scomparso--390



25/11/2018 22:26 Maurizio
Trovo il linguaggio usato nella chiesa del tutto incomprensibile all’uomo moderno persino quello che si definirebbe religioso. Quel che mi sorprende non è tanto la distanza tra l’etica cattolica è quella prevalente, ma l’uso di un linguaggio totalmente estraneo a quello comune. È come se Gesù incontrando tutti coloro che i vangeli ci hanno narrato si fosse messo a parlare di etica o di teologia. Non lo avrebbe capito nessuno! Come avviene adesso.


25/11/2018 09:18 Sara
http://www.settimananews.it/pastorale/ma-i-giovani-vogliono-una-chiesa-giovane/


Articolo molto molto condivisibile



24/11/2018 00:49 Sara
"Chiusure, rigidità, insofferenza, nostalgia del passato, eccessiva esigenza, mancanza di misericordia sono purtroppo indice, tutt’altro che infrequente, di una qualche mancanza. "

Ci sono molte forme di immaturità corporea-affettiva-sessuale anche dal lato opposto, tradimenti, separazioni conflittuali, sarà poco misericordiosa la rigidità ma anche il lassismo non è che sia sempre segno di generosità specie se ti trovi dall'altra parte della barricata e devi vedere il compagno/a felice mentre ti consumi a piangere.

Come si aiuta una coppia in difficoltà? Una mia carissima amica l'anno scorso ha lasciato marito e tre figlie dopo 28 anni di matrimonio, si è innamorata e non c'è stato niente da fare.

E non è facile per un uomo ritrovarsi da solo con 3 figlie dopo 28 anni.


Quando ero ragazza io poi andava più di moda la psicologia, adesso di fronte ai problemi si danno risposte solo securitarie (l'ordinanza del giudice, il braccialetto) o burocratiche (cause su cause tra avvocati) ma chi cura le ferite di una separazione?



A volte mi pare che di fronte alla complessità di tante storie la discussione intra-ecclesiale sia stata piuttosto povera, con un approccio binario (rigidi-misericordiosi) che alla fine diventa anche sterile.



23/11/2018 23:39 Maria Teresa Pontara Pederiva
Credo che il nodo sia destinato a persistere nel tempo finché nella Chiesa sul tema della dimensione corporeo-affettivo-sessuale continueranno a parlare e ad agire pastoralmente solo maschi celibi e consacrati, talvolta (in certi contesti anche di vita comunitaria verrebbe da dire spesso) in presenza di questioni personali irrisolte, evidenti difficoltà relazionali (esistono preti che si affidano ormai alla rete per comunicare) e una non serena accettazione nel quotidiano di ciò che hanno abbracciato un giorno lontano, e quindi “al di là” di una realizzazione completa di una vita felice.
La Chiesa, e i giovani (o meglio la società intera) hanno estremo bisogno invece di persone mature e realizzate nella loro dimensione corporeo-affettivo-sessuale, sia celibi consacrati che all’interno di una relazione di coppia. C’è bisogno della testimonianza di vita piena e felice di quanti rinnovano ogni giorno quella risposta che li ha condotti ad una promessa di fronte a Dio e alla comunità.
Chiusure, rigidità, insofferenza, nostalgia del passato, eccessiva esigenza, mancanza di misericordia sono purtroppo indice, tutt’altro che infrequente, di una qualche mancanza.
Le persone che testimoniano la gioia quotidiana di una scelta, che sanno parlare (ma soprattutto vivere) d’amore, di fedeltà vissuta (non per imposizione o “sacrificio”) verso Dio o verso il proprio partner, sono quelle che possono fare la differenza. Perché amare davvero è “sempre” una via verso la felicità.
Forse, a mio avviso, almeno per quanto riguarda le coppie, ma accade anche tra i consacrati (che pure poi guidano cammini vocazionali), c’è ancora troppo pudore a condividere la propria raggiunta felicità.



23/11/2018 15:16 Sara
Aggiungo che sicuramente c'è una certa differenza antropologica tra mondo laico e Chiesa ma non mi pare che questo si riduca al sesso.

Vale per il sesso, ma per tantissimi altri argomenti: la malattia, i soldi, gli immigrati..

Tanto più che tra i peccati capitali esiste la lussuria, ma anche la gola, l'avaria e addirittura l'accidia, che forse è il vero peccato dei nostri tempi.
Un'educazione equilibrata prende in considerazione tutta la persona, essere fedeli nel sesso non dovrebbe essere un capitolo a parte.

tempo fa ho riportato questa canzone che ascoltavamo da ragazzi:

"io ti prendo come mia sposa
davanti a Dio e ai verdi prati
ai mattini colmi di nebbia
ai marciapiedi addormentati
alle fresche sere d'estate
a un grande fuoco sempre acceso
alle foglie gialle d'autunno
al vento che non ha riposo"




https://www.youtube.com/watch?v=-31d3q_AoZ0


Quanti anni aveva allora Baglioni? aveva chiesto permesso al Papa per scriverla? Possibile che oggi nessuno sappia trovare parole fresche per raccontare l'eterna meraviglia dell'amore?

Dai ragazzi, su, fuori le .....



23/11/2018 14:13 Sara
Ok, però serve un pizzico di entusiasmo anche da parte loro, perché è difficile aspettarsi originalità dagli anziani.

Lo dico sempre anche a mio figlio.



23/11/2018 13:28 Sergio Di Benedetto
Cara Sara, ha ragione... ma in qualche modo abbiamo coinvolto i giovani, per quanto siamo riusciti, nei lavori precedenti. Altro faremo in futuro... però anche uno spazio di riflessione tra adulti ha la sua utilità. Grazie a voi che commentate.


23/11/2018 11:27 Sara
Se ci fosse qualche giovane reale, tra parentesi, che si degnasse di scrivere tra noi vecchierelli, sarebbe meno accademica la discussione.


23/11/2018 11:22 Sara
" immagino che ci saranno diocesi dove con i giovani si oserà un po' di più ed altre dove non si andrà oltre un minimo comune denominatore ancora da trovare."

Bisogna anche intendersi su cosa si voglia dire "osare".

Osare con i giovani che significa?
Le proposte invecchiano in fretta tra l'altro, prendi la scuola della parola, quando mi iscrissi in università i giovani andavano in Duomo con il cardinal Martini, adesso da noi vanno solo i pensionati.

Le cattedre dei non credenti erano il massimo, adesso il cortile dei gentili viene snobbato pure dai moderni.

Andrebbe rinnovata anche questa formula ma con cosa? (in concreto)



23/11/2018 10:50 Dario Busolini
Mi pare che la parte che auspica il cambiamento di fatto non abbia le idee chiare su cosa dovrebbe essere concretamente cambiato e in che modo mentre quella che teme che mutare qualcosa produca più danni che benefici non possa negare che i problemi ci sono e quindi, a sua volta, sia divisa tra quanti vorrebbero un impossibile ritorno ai bei tempi andati e quanti, semplicemente, non sapendo cosa fare, frenano o rinviano sperando che la nottata passi in qualche modo. Alla fine, come per tutti i temi caldi della Chiesa, immagino che ci saranno diocesi dove con i giovani si oserà un po' di più ed altre dove non si andrà oltre un minimo comune denominatore ancora da trovare.


23/11/2018 10:48 Francesca Vittoria
Se si va da un medico e si vuol sapere la natura del malanno, naturalmente bisogna riporre fiducia nel medico e considerazione del responso. Capita però come nel caso dei vaccini che una idea propria si faccia strada ,per aver sentito da altre fonti pareri sulla validità del trattamento e quindi alla fine anche che il vaccino sia ininfluente o pericolo di altre manifestazioni negative. Qui sembra di capire che il Sinodo aperto in questo caso per dare aiuto ai giovani, per quello che lascia intravvedere sia complicato trovare risposte da mettere in atto operative, naturalmente. Credo in effetti che non sia facile perché si tratta di mettere come base "la fede nella Persona che è Gesù Cristo" se si vuole essere seguiti per un cammino di fede. Neppure un discepolo, istruttore, insegnante di talento, può riuscire ad attirare l'interesse, se non è da meno del Maestro . " Un problema è quello come educare i giovani alla "bellezza della visione cristiana alla corporeità e della sessualità. Per accedere a questo occorre ricorrere non solo con competenze del ricercatore ma la saggezza ma agli obiettivi suggeriti dal Maestro e che ben sono contenute nelle sacre Scritture,e ascoltando con tanta pazienza e comprensione rispettando la libertà individuale. Se chi insegna non ha fatto esperienza di difficoltà o sofferenza, non potrà mai capire e trovare parola facile a parlare di fede. In tutte le parabole Gesù Cristo parla con chi soffre di un disagio oppure affronta il comportamento di chi con indifferenza per le condizioni di un suo sottoposto gli impone leggi, detta comportamenti in virtù del suo potere. L'insegnamento dell'uno differisce grandemente con il secondo . cristo guarisce e fa rinascere e rida vita alla persona, la mette in grado di tornare attiva in società, il secondo tende a rendere la persona conscia di non potere senza la sua dipendenza da uno che conta di più nella società, lo fa dipendere dal suo volere, gli toglie la libertà, lo rende schiavo. Ciò che viene insegnato da Cristo e tutto verità, è tutto a favore di una libertà che nobilita la persona, Ma nel far questo va tenuta in considerazione sempre la libertà di decisione, se seguire Cristo o il mondo. Oggi viviamo in una società che tende a rifiutare e trova duro l'insegnamento cristiano, bisogna metterlo in luce per fare luce. Cristo era giovane e non è possibile che abbia insegnato cose impossibili se uno non lo ha conosciuto e giovane a qualunque età.


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