Nella musica pop
Ma Gesù è «pop»?
di Sergio Ventura | 18 novembre 2018
Confesso di non essere riuscito a non pensare ad alcuni recenti quadretti scolastici quando oggi ho ascoltato la porzione del cosiddetto discorso escatologico di Gesù sulla rovina di Gerusalemme e del suo Tempio

Dalì, Il Cristo di San Giovanni della Croce

 

- Prof., ma che sta portando 'sfiga'? -, protesta con foga lo studente quando gli stai spiegando i motivi per cui, continuando così, rischierà la bocciatura. - Prof., ma che è contento se occupiamo? -, domandano con ansia collusiva gli studenti quando stai spiegando loro i motivi per cui, continuando così, sarà difficile impedire l'occupazione. Ciò dimostra quanto è ancora lontana l'acquisizione del metodo scientifico, soprattutto nel suo momento deduttivo-predittivo, anche dai corridoi e dalle aule di quei licei postisi quasi come ultimi baluardi della razionalità laica.

Confesso che non sono riuscito a non pensare a tali recenti quadretti scolastici quando oggi ho ascoltato la porzione, stabilita dalla Chiesa, del cosiddetto discorso escatologico di Gesù sulla rovina di Gerusalemme e del suo Tempio. Non certo Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea - che rivelano un atteggiamento più 'scientifico', domandando a Gesù quali siano i fenomeni, i segni (Mc 13,3-4) connessi all'evento predetto (v.23), ma probabilmente quel discepolo, che con la sua esaltazione delle fattezze del Tempio (v.1) aveva provocato la terribile risposta di Gesù (v.2), è colui che avrà scosso il capo e malignato dentro di sé: - Mamm(on)a mia, quanto porta 'sfiga' questo Gesù! Sembra quasi sperare che il Tempio venga distrutto! -. Anche se in fondo un cantautore come Luca Carboni ricorderebbe ugualmente a Gesù, ma con un pizzico di ironia, che «parlare della sfiga proprio non si può»...

https://www.youtube.com/watch?v=C3lYiGzuJoA

Tuttavia il Cristo non si limita a ciò e in disparte, guardando il Tempio dal monte degli Ulivi, riversa sui suoi discepoli più vicini un futuro prossimo (v.30) pieno di terremoti, carestie e guerre, odi e tradimenti, carcerazioni e processi (v.5-13) - una tribolazione quale non è mai stata dall'inizio della creazione fino al presente, né mai vi sarà (v.19), disinteressandosi totalmente del fatto che - con altre ironiche parole del cantautore bolognese, di certo in qualche altra forma rivolte a Gesù dai discepoli - «la morte non è un argomento pop».

Se poi cantiamo convinti che «rabbia e protesta non sono proprio al top», senza dimenticare l'arrabbiatura di Gesù alla vista del Tempio ridotto a mercato e le critiche dirette e indirette da lui rivolte agli scribi, sommi sacerdoti e sadducei detentori di 'orti e orticelli' del Potere, alla domanda d'apertura se Gesù sia 'pop' non potremmo che rispondere con un deciso «no!».

Certo «il dolore e l'ingiustizia non brillano neanche un po'», canta Carboni sintetizzando in modo folgorante il problema millenario di quale gloria (v.26), di quale estetica può nascere dal modello dell'Uomo dei Dolori, perché "è appunto con questa figura che egli ha affascinato e dominato l'arte come nessuna divinità greca era riuscita a fare mai" (O.Wilde, De profundis). Ed in effetti, dopo quei dolori e quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più il suo splendore e le stelle cadranno dal cielo (v.24-25).

In definitiva Gesù sembra veramente un guastafeste, innanzitutto perché la festa che rischia di rovinare è l'imminente Pesach, la Pasqua ebraica (Mc 14,1-2), ma anche perché - ha nuovamente ragione il cantautore bolognese - «tutti vogliono una grande festa / un'estate tridimensionale / (...) il mondo aspetta un grande festa / una bomba nucleare». Perché allora portare 'sfiga', prospettando ingiustizie, dolore e morte? Il Figlio di Dio non lo sa che già di per sé «gli uomini sono tristi per natura»?

Eppure Gesù medesimo evoca l'arrivo dell'estate, quella stagione in cui il ramo del fico diventa tenero e spuntano le foglie (Mc 13,28), a guisa di parabola della venuta del Figlio dell'Uomo con la sua di gloria (v.26.29) - anche se per godere poi di questa vicinanza egli invita i suoi a fuggire sui monti prima dei giorni della grande tribolazione (v.14-16). Allo stesso modo Luca Carboni, mentre tutti attendono questa 'festa nucleare', opta per andarsene «al mare», sognando forse un altro tipo di «grande festa», sempre «più su», fino a «quassù»: - Ho sempre avuto un rapporto spirituale con il mare. E' una cattedrale da vivere al largo, su una barca - (Corriere della Sera, 3/6/18).

Dunque, se c'è festa e festa, se c'è Cristo e Cristo (v.5-6. 21-22), possiamo cantare - salmodiare - con il cantautore bolognese che, pur essendo stato «tentato» di lasciarsi andare a quello che Francesco chiama il pessimismo sterile, «i tempi son duri per non avere il sorriso sul viso», per non riconoscere «com'è bella la vita»: - Io sono da un lato un po' fatalista, dall'altro anche ottimista e penso che l'umanità possa venire anche da un solo uomo, un po' come dicevano le Sacre Scritture. Anche se c'è un solo uomo che porta dentro questa umanità, il mondo si può salvare - (ritrattidinote.it, 5/9/18).

Per questo possiamo dire che se «il pop è qui per dimostrarci che non è poi così dura», allora anche Gesù, benché dipinga a volte la realtà molto più duramente di come vogliamo immaginarla, ci strappa un sorriso finale: perché - appunto - non ci abbandona nella tentazione, perché - in fondo - è proprio lui la «bomba pop» tanto attesa...

 

 

 

18/11/2018 20:22 Sara
Aggiungo che secondo me i riferimento al cupo Dicembre, alle banche diventate cattedrali e ai preti che sparano attraverso le bibbie mi ha sempre ricordato La terra Desolata di Eliot:

Aprile è il più crudele dei mesi, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera.
L’inverno ci mantenne al caldo, ottuse
Con immemore neve la terra, nutrì
Con secchi tuberi una vita misera.
L’estate ci sorprese, giungendo sullo Starnbergersee
Con uno scroscio di pioggia: noi ci fermammo sotto il colonnato,
E proseguimmo alla luce del sole, nel Hofgarten,
E bevemmo caffè, e parlammo un’ora intera.


Ecco dovessi pensare al modo di affrontare tematiche religiose nel 2018 prenderei come modello queste due canzoni.



18/11/2018 17:40 Sara
Oppure Viva la Vida stessa:

I used to rule the world
Seas would rise when I gave the word
Now in the morning I sleep alone
Sweep the streets I used to own

I used to roll the dice
Feel the fear in my enemy's eyes
Listened as the crowd would sing
"Now the old king is dead! Long live the king!"
One minute I held the key
Next the walls were closed on me
And I discovered that my castles stand
Upon pillars of salt and pillars of sand

I hear Jerusalem bells a-ringing
Roman cavalry choirs are singing
Be my mirror, my sword and shield
Missionaries in a foreign field
For some reason I can't explain
Once you'd gone there was never
Never an honest word
And that was when I ruled the world

It was a wicked and wild wind
Blew down the doors to let me in
Shattered windows and the sound of drums
People couldn't believe what I'd become
Revolutionaries wait
For my head on a silver plate
Just a puppet on a lonely string
Oh who would ever want to be king?

I hear Jerusalem bells a-ringing
Roman cavalry choirs are singing
Be my mirror my sword and shield
My missionaries in a foreign field
For some reason I can't explain
I know St Peter won't call my name
Never an honest word
But that was when I ruled the world

Hear Jerusalem bells a-ringing
Roman cavalry choirs are singing
Be my mirror my sword and shield
My missionaries in a foreign field
For some reason I can't explain
I know St Peter won't call my name
Never an honest word
But that was when I ruled the world


"Senti le campane di Gerusalemme suonare?
I cori della cavalleria dei Romani cantare?
Siate il mio specchio, la mia spada e il mio scudo
i miei missionari in terra straniera
Per un motivo che non so spiegare
So che San Pietro non chiamerà il mio nome"

https://www.youtube.com/watch?v=dvgZkm1xWPE



18/11/2018 15:17 Sara
Il pop però non è necessariamente scanonato.

Ad esempio questa canzone dei Coldplay



Was a long and dark December
When the banks became cathedrals
And the fog
Became God
Priests clutched onto bibles
Hollowed out to fit their rifles
And the cross was held aloft
Bury me in armor
When I'm dead and hit the ground
My nerves are poles that unfroze
If you love me
Won't you let me know?
I don't want to be a soldier
Who the captain of some sinking ship
Would stow
Far below
So if you love me
Why'd you let me go?

Violett Hill ha un sapore decisamente escatologico.




https://www.youtube.com/watch?v=IakDItZ7f7Q

L'album del resto era intitolato Viva la vida or Death and All His Friends, la vita la morte e tutti i suoi amici, un album in più punti (secondo me) evangelico, del resto Martin è cresciuto in una famiglia molto molto religiosa.



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Sergio Ventura

Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.

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