Nella letteratura
Un giorno Cristo tornerà, con forza ma anche con dolcezza
di Sergio Di Benedetto | 18 novembre 2018
Andare incontro a Cristo, compimento della storia, con la dolce speranza che ci donano i versi della poetessa Margherita Guidacci, che canta un'intimità cercata e ritrovata

 

Toni apocalittici e pennellate di mistero emergono con forza figurativa dal Vangelo di oggi. Immagini di astri sconvolti, di cielo e terra in travaglio. Ma, alla fine, Egli, colui che deve venire, farà ritorno e sarà «vicino»; Cristo non rimarrà lontano, non starà all'orizzonte: «Quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, alle porte». Ci sarà un tempo, stabilito nei pensieri di Dio («Quanto poi a quel giorno o a quell'ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre») in cui tutto avrà compimento, in cui la storia e il tempo troveranno sosta e riposo, ricapitolazione e giudizio: sarà il momento della risurrezione della carne, mistero grande e oggi quasi dimenticato, eppure articolo del Credo che ogni domenica i cristiani recitano a memoria, forse senza più soffermarsi sul peso bruciante di quelle parole.

È un mistero che fa arrancare la nostra ragione, un nodo che la nostra comprensione non sa abbracciare. Eppure, in quel giorno, il Cristo «sarà vicino». Per le moltitudini che già avranno conosciuto la morte, suonerà allora un secondo annunzio di vita piena, in anima e corpo, tornando a quell'unione che la fine della singola vita aveva reciso.

Di questo evento verso cui tutti ci muoviamo, quel 'Cristo totale' verso cui tutto l'universo tende, per dirla con Pierre Teilhard de Chardin, offre una profonda e suggestiva raffigurazione poetica Margherita Guidacci (1921-1992), in versi preziosi per penetrare la nebbia dell'incomprensibile con la letizia della fiducia:

 

Alla fine dei secoli, quando
mi chiamerà un'altra voce
e proverò per la seconda volta
l'impeto di risurrezione
prego che come questa volta,
quando sei stato tu a chiamarmi,
alzandomi stupita dalla fossa
con le ossa che sentono la carne
stendersi nuovamente su di loro,
con la carne che sente
in sé di nuovo penetrare l'anima -
io possa, in quel tremendo campo
dove avrà inizio l'eterno,
fissare il primo sguardo su di te,
ritrovarti al mio fianco.

 

Questo testo, tratto da Inno alla gioia, una raccolta del 1983, ha la dolcezza dell'intimità, che si contrappone alla 'terribilità' del Giudizio finale che molti artisti, a partire da Michelangelo, hanno scelto come elemento dominante delle loro opere a tema. Invece la Guidacci, con sobrio desiderio di affetto, vince la paura con «impeto di resurrezione», spera di scorgere realmente alla propria porta il Cristo, si augura di «ritrovarti al mio fianco». Allora sarà il Signore del tempo ad aprire la porta, a essere l'oggetto del primo sguardo interamente redento in anima e corpo. In quel momento, «quando avrà inizio l'eterno», non si permetterà alcuno spazio alla solitudine: godremo solo della compagnia di Colui che sarà tornato con «grande potenza e gloria», ma anche con dolcezza, che è il tratto sensibile del bene. E questo bene, intimo e sincero, è quanto la poetessa cerca e spera di ricevere al momento decisivo.

Speranza da coltivare nel tempo della fatica, mentre tendiamo al primo incontro con Colui che ancora visiterà la Creazione per dare pienezza di vita e gioia a ogni essere della storia, a tutta la storia, a tutto.

 

L'immagine è tratta dal sito www.margeritaguidacci.it

 

21/11/2018 04:37 Francesca Vittoria
Le Sacre Scritture non mentono, e se passiamo dalle parole ai fatti, l'oggi dà ragione alla Parola, foto di folle migranti che sostano affamate piagate, bambini scheletrici, malati senza sufficienti soccorso di medici e medicine, tutto questo non filmati per raccogliere fondi ma situazioni prodotte da conflitti a motivo di odio , contesa di beni, di potere. È sempre l'uomo l'artefice di tutto questa agonia, di genti, non Dio che invece piange su tanta rovina ! Gesù Cristo e le Scritture parlano di fatti che noi anche oggi vediamo come nel passato soltanto non facciamo molto per rimediare, per emendarci, per sanare le situazioni che ci stanno sotto gli occhi, foto quotidiane che scorrono nei video, tra una pubblicità di tavole imbandite , piatti per chi è già sazio, mercatini di leccornie, Ecco che ciò che ci viene detto è un invito a credere, a non chiudere gli occhi e vedere di diventare collaboratori del bene, non fare scelte soltanto orientate al nostro benessere ma anche a quello del prossimo. Leggere o ascoltare la saggezza della sacra scrittura e per avere una luce un flash più profondo su quanto ci circonda a guidarci nelle scelte che la vita quotidiana ci impone di fare dove si deve tener conto che è anche per il bene di altri. Che Cristo sia venuto per salvare l'umanità e cosa certa, provata, che ci sia una vita eterna anche questo l'ha provato dal momento che Lui è vivo, ma certo che anche noi se vogliamo vivere dobbiamo seguire i suoi insegnamenti e opporci così a quelli/a cultura di morte che i fatti dimostrano esistere, Il Credo deve essere vissuto, e le lacrime di Cristo essere asciugate dal diventare pietre vive per un mondo nuovo, come Lui vorrebbe e del quale è primo artefice, per questo non ci fa mancare il suo aiuto. Crediamoci malgrado quanto si va distruggendo.


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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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