Il tema del mese
Qualcosa c'è all’orizzonte: ma cosa?
di Sergio Di Benedetto | 14 novembre 2018
Possiamo rammaricarci, ma la "missione" intesa in senso novecentesco è finita. La spinta evangelizzatrice rimarrà, ma sarà ben diversa. A noi, come sempre, il compito di scrutare i segni dei tempi e chiederci: cosa lo Spirito sta dicendo alla sua Chiesa con questi cambiamenti radicali?

Quando ero bambino e frequentavo la catechesi dell'iniziazione cristiana, con una certa regolarità si poneva il tema "missione": generalmente questo accadeva in occasione del ritorno a casa di qualche missionario o missionaria, tutti consacrati. E così, anche se da lontano, quell'incontro tra i bambini e il religioso o la suora avevano un loro valore educativo, perché facevano allargare lo sguardo: con parole e foto, in tempi in cui Internet ancora non era diffuso, quei momenti erano una finestra sul mondo più povero. Ai bambini, infatti, si sottolineava soprattutto l'aspetto "sociale" della missione, lasciando in secondo piano, ma non poi totalmente nascosto, il carattere evangelico di vite spese in luoghi lontani. Erano i primi anni '90 e la mia parrocchia, come tante altre, aveva in Africa o America Latina una decina di missionari, già maturi, ma ancora impegnati e sulla breccia.

Oggi, 25 anni dopo, cosa è rimasto? Di quei missionari, alcuni sono morti, altri sono ormai rientrati in Italia perché molto anziani, altri (pochi) sono ancora in missione. Ma il loro ritorno è ora più privato, meno comunitario: non c'è più il momento dell'incontro, o l'omelia predicata dal religioso che, all'occasione, chiedeva anche qualche offerta: la solidarietà non può essere solo a parole. Di cosa sia segno questo ripiegamento non saprei dirlo: lo registro, e mi spiace.

Oggi, comunque, quel mondo è tramontato e le stesse comunità occidentali, col fiato corto, le mille incombenze, i timori, le nostalgie, l'approccio un po' difensivo e i numeri in drastico calo hanno poco interesse e poca energia per cercare di portare la "missio ad gentes" nel cuore della pastorale ordinaria. I mutamenti si vedono: oggi la missione ha più volti laici, più professionisti, e indubbiamente la globalizzazione stessa ha tolto quel tratto di eroicità e mistero che essa esercitava su quanti rimanevano a casa. I "serbatoi" di missionari, ossia regioni che donavano centinaia di uomini e donne, oggi sono a secco.

Ma di tutto quel mondo, cosa era realmente evangelico e cosa era orpello? Io credo che molto fosse buono, che molto fosse radicato in una vera dimensione cristiana. Eppure, come tanti altri fenomeni, anche questo della "missione" intesa in senso novecentesco è finito. Possiamo rammaricarci, ma il dato di realtà è così. Sappiamo che non si dà cristianesimo senza una necessaria spinta missionaria: essa rimarrà, ma credo che sarà ben diversa: forse sarà circoscritta al mondo occidentale, forse saranno quei mondi lontani, nel futuro, a mandare i loro missionari in Occidente (quante parrocchie, già oggi, sono rette in Italia da clero non locale?), forse è davvero, in ogni ambito, il tempo dei laici.

A noi, come sempre, il compito di scrutare i segni dei tempi e chiederci: cosa lo Spirito sta dicendo alla sua Chiesa con questi cambiamenti radicali? Onestamente non saprei rispondere. Per me la missione ha ancora quel sapore che mi deriva dall'infanzia, un po' naïf, senz'altro. E non più attuabile. Di certo, qualcosa di nuovo è all'orizzonte, perché la fede è per se stessa dinamica e lo Spirito non ama la staticità, gli arroccamenti e le teste sotto la sabbia.

18/11/2018 22:22 Sara
La prossima volta gli mando lo sfratto invece di rimetterci migliaia di euro, va bene Calò?

Così almeno per una volta avrò fatto qualche cosa di giusto in questa misera vita...



18/11/2018 20:58 Mauro Antonio Calo'
Non stiamo parlando di Eros, ma di Agape. Cosa c’è di ambiguo nel ...Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.... Amerai il prossimo come te stesso. Se questo amore non parte dall’esperienza di essere amato dal Signore e si fonda solo sul dovere il povero Cristiano si schianta da se stesso, va fuori strada. È Amore la relazione tra le Persone della SS Trinità. È questo Amore la sorgente, anche del nostro amore per il prossimo e nella Chiesa, se non porti questo Amore nelle relazioni non c’è missione. È l’amato che porta amore. E ogni umano capisce se l’altro sta con lui per amore o per dovere. La differenza è abissale.


18/11/2018 09:42 Sara
Brava Francesca è proprio così. Mio padre quando tentavamo di vantarci di qualche cosa diceva: hai fatto solo il tuo dovere.
Oggi potrei dire che era una visione kantiana: aiuti qualcuno non per salvarti, sentirti buona, farti dire grazie ecc. ecc. ma solo perché è giusto così.
La parola amore è più ambigua, del vero amore se ne deve parlare con grande pudore.
E tante volte può nascondere piccoli grandi egoismi.

Questo era quello che si intendeva in casa mia.



18/11/2018 05:06 Francesca Vittoria
A volte la parola non chiarisce l'effettivo sentire. Veniva insegnato, raccomandato,di "fare il proprio dovere" , questo vuol dire superare quei sentimenti, come l'egoismo, l'indifferenza, la chiusura il non vedere un prossimo in difficoltà, che subisce una ingiustizia, e aiutarlo, difenderlo, essere , farsi samaritano! Per pudore, e per non sovrastimare il proprio operato, certe persone lo qualificano con il fare il proprio dovere. Sono convinta che sarebbe molto apprezzato da Gesù Cristo un tale modo di agire perché vuol dire che chi agisce così non ha un "cuore di pietra"",. Perciò al di là delle parole ciò che conta sono le opere. Dio ha apprezzato Abramo perché era uomo giusto,. Che cosa è l'amore se non il fare agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te?. Siamo abituati a sentire la parola "amore" ormai talmente usata per persone, cose , azioni, quando poi la verità si fa strada e dimostra che c'era un interesse, un apparire per brillare, distinguersi., Gesù Cristo li ha chiamati "ipocriti" . Adesso che si avvicina il Natale, ben là si può pensare come "festa del povero per eccellenza, si manifestano banchi di beneficenza il cui ricavato viene speso per aiutare chi ha meno..Come non benedire questo senso del dovere" verso chi ha meno, e in difficoltà, come non ringraziare Colui che per primo ha avuto cuore di venire al mondo tra i più poveri !
Francesca Vittoria



18/11/2018 00:07 Mauro Antonio Calo'
Ci può essere dovere senza amore. L'amore comprende il dovere, non si identifica con esso. Il dovere è antropocentrico, l'amore è cristocentrico. Se la missione ad gentes è per dovere si esaurisce da sola, come stiamo assistendo. Se per amore allora continua.La mancanza di fede è mancanza di amore.


17/11/2018 15:57 Sara
"Non dovere, amore"


Può essere però intanto hanno avuto un tetto sulla testa, e non è affatto detto che agendo per dovere non si finisca per amare. (o che addirittura le due cose non equivalgano)



17/11/2018 15:07 Mauro Antonio Calo'
Non dovere, amore


17/11/2018 11:40 Sara
Da noi in Chiesa c'è il cesto per la solidarietà, ci sono iniziative Caritas per le famiglie (italiane e straniere) del territorio.
È stato creato un poliambulatorio, un centro di ascolto per chi è in difficoltà.
Il problema sono i fondi e i volontari.

Io ad esempio con il mio appartamento ho avuto un'esperienza positiva con due famiglie una di albanesi una mista, italiano e brasiliana.
Sono nati 3 bambini un maschietto e una bambina albanese e un maschietto nell'altra.
Io e mio marito quando hanno perso il lavoro abbiamo lasciato gratuitamente l'alloggio per diversi anni, una discreta somma (anche più che discreta) di guadagno cui abbiamo rinunciato.
E mio marito li ha pure difesi più volte dalle lamentele dei vicini.
Per questo nella mia testa penso: ci fossero più cristiani ci sarebbero più aiuti di questo tipo.
Senza slanci ed eroismo ma nella banalità della propria vita.
Anche se oggi non sono più convinta di nulla e non so più niente.
Forse l'avrei fatto anche senza esser cristiana forse è carattere, però sono cresciuta in una famiglia in cui ci si credeva molto e Continuo a considerarlo un mio dovere.



17/11/2018 09:36 Lorenzo Pisani
Non penso che la mia comunità avesse una decina di missionari in giro per il mondo; forse si, ma io non lo ricordo. Invece ricordo distintamente che, quando ero bambino, non usava allestire piccoli chioschi e banchetti all'esterno. Ma si faceva sicuramente in occasione della Giornata Missionaria Mondiale. Anzi di banchetti per la raccolta delle offerte se ne allestivano due: uno all'ingresso della cappellina utilizzata prima che venisse edificata la chiesa parrocchiale, ed un altro in un luogo di passaggio. Ricordo i calendarietti plastificati. Ad un certo momento si è smesso. Non saprei dire quando e perché.
Poi, figuriamoci: con i cambiamenti che sono avvenuti da noi... altro che andare lontano ad annunciare Gesù.
Da adulto, non ho approfondito gli aspetti teologici della missione ad gentes; come Sergio, anche io sono rimasto legato a questa immagine un po' naive, con gli aspetti sociali in concorrenza/equilibrio con l'evangelizzazione. Ma il tema è (ri)entrato in casa: sono arrivate le piccole iniziative concrete: microprogetti, sostegno a distanza, cercando di instaurare un minimo di relazione (che per le giovani generazioni diventa educazione). Se il tema di questi anni è quello delle migrazioni, tanto vale conoscerlo un po' di più il mondo oltre il quartiere, conoscerlo attraverso voci sincere.
Infine ci sarebbe anche il tema "pastorale". Probabilmente mi esprimo in maniera approssimativa, ma ritengo che "loro" vivono oggi, come "noi" vivremo domani o dopodomani. Ma non so come dirlo bene e neanche ci provo ;) .
Buona domenica



16/11/2018 21:25 Sara
"Andate et vangelizzate tutte le genti....allora, agli inizi il Vangelo era sconosciuto, ma oggi? Sembra essere stato rifiutato,"

E' come quando ti innamori: all'inizio è tutto roseo, non c'è passato, rancori regressi, rabbie non sopite, poi con il tempo...

Se finisce l'amore (come ormai dice anche il Papa apertamente) figurati la fede..

Non lo so, io stessa mi sto abituando a rimanere senza Chiesa vista l'aria che tira, all'inizio è doloroso ma poi ci si abitua a tutto.

p.s. Pietro sta bene? non scrive da giorni.



16/11/2018 11:22 Francesca Vittoria
Qualcosa c'è all'orizzonte, ma cosa? Leggendo un libro edito recentemente che vuole far luce su un tema quello dell'abuso sessuale che occupa pagine di quotidiani, ma è bruciante se viene scoperto inside the Church, , e chi lo dice "La cultura dell'abuso e della copertura è incompatibile con la logica del Vangelo ," e papà Francesco che invita la Chiesa a collaborare con la società e con le autorità pubbliche che si occupano di creare un ambiente sicuro per i minori. "Invito tutti i centri di formazione religiosa, le facoltà teologiche , gli istituti terziari,le case di formazione e di spiritualita a promuovere una riflessione teologica che sia capace di essere all'altezza del tempo presente, di promuovere una fede matura, adulta, che assuma l'humus vitale del popolo di Dio, con le sue ricerche e le sue domande "Francesco vuole così promuovere comunità capaci di lottare contro le situazioni di abuso......saremo fecondi nella misura in cui potenzieremo comunità aperte dal loro interno.....una Chiesa piagata è capace di comprendere e commuoversi per le piaghe del mondo di oggi, farle sue soffrirle e accompagnarle , e muoversi per sanare. Una Chiesa con le piaghe non si pone al centro, non si crede perfetta non cerca di coprire o dissimulare il suo male, ma pone li l'unico che può sanare le ferite e che ha nome :Gesù aCristo". È' questa una nuova missione che si è affacciata all'orizzonte e che effettivamente ci sente tutti coinvolti per il bene di tanti, una missione che anche ha per obiettivo il salvare la Chiesa di Cristo sia al suo interno come all'esterno. Essa è l'unico farò che ci rimane da guardare, da ascoltare, da seguire, se si vuole contribuire anche al bene non solo del nostro Paese ma a far fronte con gli altri che condividono quegli obiettivi tanto insidiati da altre idee che sono libertà, pace,fratellanza e solidarietà condivisi e perseguiti
Francesca Vittoria



15/11/2018 16:51 Francesca Vittoria
Andate etvangelizzate tutte le genti....allora, agli inizi il Vangelo era sconosciuto, ma oggi? Sembra essere stato rifiutato, perché un altro Vangelo impera, è sorto da un uomo che si fa da se, ha scoperto di essere capace e si è costruito perfino con il proprio intelletto e le proprie mani un altro se stesso da farsi obbedire, servire. Gesù ha dato dimostrazione di che cosa i suoi apostoli dovevano fare per seguirlo, fare come Lui, lavare i piedi al prossimo....."servirlo". Così l'antico missionario ha fatto, è andato fin dove sono andati gli esploratori, in tutti gli angoli del pianeta, ha visto i bisogni di uomini, genti di cultura e razze diverse e con il suo sapere e capacità si è messo a servirlo e tanto disinteressata offerta di aiuto ha conquistato il cuore hanno accettato quel Vangelo , fatto proprio. Una suora francese, che ha diretto un Istituto di scuola elementare e superiore , La Trinite", ottima scuola oggi come altre cattoliche chiuse, ha detto che una madre musulmana, ha voluto far battezzare il figlio, questo è accaduto e così di altra religione, Una libera scelta, . Ma anche accade anche il contrario, cioè tanti Giovanni o Luca che la fede cristiana è rimasta al battesimo, oggi addirittura è silente, Per questo la "missione" necessiterebbe di insegnamento, oggi qui da noi, nelle nostre città, ho l'impressione che si pensi di più al "pane di frumento che non allo spirito, e che si pensi di aver più bisogno dello psicologo per tutte le sofferenze della persona, la quale, lo vediamo dai fatti, si perde nella vana ricerca di trovare chi guarisce la solitudine che porta in cuore. La missione è dappertutto dove il Vangelo non è arrivato, e sconosciuto,, dove Cristo non è la Persona da incontrare. Per la fame di pane, non ci sono solo i cattolici, neppure per altri bisogni, chi è generoso, ha cuore diventa volontario e va, e fa, e dona. Ma parlare e conoscere Cristo? Mi domando se non sia meglio di spendere del tempo a istruire, di nuovo, fare scuola dovunque, magari doposcuola, non si può non parlare di aCristo anche, se si vuole evangelizzare, e che questo sia un mandato basta leggere di Paolo il suo discorsoagliateniesi, Quindi una messa in meno a sparuti gruppi e più disponibilità di sacerdoti a istruire, a far conoscere il Vangelo, non il corsetto di una ora . Meglio ancora se si insiste sull'avere scuole a progetto anche cattoliche perche attraverso ogni materia è possibile educare. Missione , a me sembra che ci troviamo al punto di partenza, anzi più difficile parlare all'uomo di oggi che crede sopratutto di aver raggiunto e la libertà - è un livello di conoscenza tale che tutto gli sembra fattibile, fino a una arroganza tale da non vedere più i propri limiti.
Francesca Vittoria



15/11/2018 11:21 Sara
Non c'entra nulla ma l'immagine mi ha ricordato la copertina di un vecchio disco:


Running On Empty di Jackson Browne


https://www.youtube.com/watch?v=5WhDTS2AeLw


Un po' a pensarci bene ci dice:



Looking out at the road rushing under my wheels
Looking back at the years gone by like so many summer fields
In sixty-five I was seventeen and running up one-o-one
I don't know where I'm running now, I'm just running on
Running on - running on empty
Running on - running blind
Running on - running into the sun
But I'm running behind



14/11/2018 16:49 Sara
Sempre secondo Bosch (indipendentemente dai ricordi personali) quel modello di misisone è stato più ottocentesco che novecentesco.
Figlio dell'illuminismo con la sua fiducia nel progresso, nell'istruzione e nella scienza.

Nella seconda metà del novecento le missioni si sono emancipate dalla Chiesa madre rivendicando protagonismo e autonomia.
Anche a livello teologico (teologia nera, della liberazione).

Pag. 526:

"la scoperta della chiesa locale come agente primario della missione ha portato a un'interpretazione profondamente rinnovata dell'intento e del ruolo di missionari e delle agenzie missionarie: Nel 1969, papa Paolo VI disse ai cristiani di kampala, Uganda "voi siete missionari a voi stessi!". E nel 1985 GPII disse ai fedeli di luoghi così lontani e diversi come il Camerun e la Sardegna "Come l'intera Chiesa voi siete in uno stato di missione". E' alla luce di questa nuova realtà e consapevolezza che la Chiesa cattolica ha abolito lo ius commissionis, gli ordini e le società missionarie straniere non possono più dettare il modello di evangelizzazione del termo mondo. Il mondo intero è terra di missione, e la distinzione fra chiese che mandano e chiese che ricevono sta diventando priva di senso. Ogni Chiesa o si trova ancora in una situazione di diaspora o vi ha fatto ritorno, E le Chiese hanno ovunque bisogno le une della altre."



14/11/2018 16:14 Maria
Lo slancio missionario e’ appunto uno “ slancio” vitale e presuppone dietro una chiesa vitale e non troppo invischiata in scrupoli e titubanze . Oggi facciamo parte di una chiesa lacerata da dubbi, amletica, . Oggi si parla molto di chiesa in uscita. Ma nessuno si chiede : uscita per andare dove? L’ uscita e’ per portare agli altri la buona novella di Cristo . Andate , evangelizzate tutte le genti e battezzatele nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. La missionarieta’ e’ obbedire semplicemente a queste parole di Gesu’ . Questo pero’ sembra oggi stranamente problematico e persino scorretto: per esempio portare il messaggio di Cristo ai musulmani , che hanno gia’ una loro religione POSTERIORE a Cristo stesso e quindi secondo loro Maometto supera Cristo.
. Si dice che non e’ necessario fare proselitismo. Questo vuol dire in parole povere che i missionari che un tempo per es. in America del Sud battezzavano gli indios , sbagliavano. Oggi ci farebbe problema battezzare una popolazione che non sia mai venuto a contatto con la religione Cristiana. Ci diremmo che bisogna rispettare la loro cultura e la loro diversita’ . Con che diritto, ci chiediamo, presumiamo che la nostra religione sia la vera ? E se non e’ la vera allora perche’ evangelizzare e battezzare?
Se oggi Gesu’ ritornasse sulla terra e ci desse quel comando come fece con gli apostoli, dovremmo far presente a Gesu’ che al mondo d’ oggi
ogni religione e’ ritenuta ugualmente valida e battezzare potrebbe essere considerato un atto di proselitismo altamente scorretto.
Quindi la risposta alla domanda qualcosa c’ e’ all’ orizzonte , ma cosa? E’ secondo me la progressiva scomparsa della voglia di “ convertire” al Cristianesimo chi non e’ cristiano, che per forza di cose fara’ scomparire i missionari .



14/11/2018 10:57 Sara
"Abbiamo ancora in testa una Chiesa-società-istituzione cristiana, pervasiva nella società, che riproduce e propone uno stile di vita che si vuole costume condiviso da tutti. Ma non è e non sarà più così. Dobbiamo ancora prenderne atto e girare pagina, per noi e per i nostri figli."

In realtà secondo David Bosch (nel libro che nominavo al piano di sotto) anche questo paradigma del tipo "bisogna stravolgere tutto e prendere atto degli errori) è un po' datato e risente molto delle teologie della secolarizzazione degli anni '60.

Nel frattempo siamo passati al post-secolare che è già molto diverso quindi bisogna andare oltre anche quelle letture.

C'è una pagina molto bella (se ci riesco magari la copio) dove sostiene che anche il giudizio verso la Chiesa e i cristiani quando è fatto senza misericordia diventa una nuova "legge".

Se c'è pessimismo e sfiducia il modello dovrebbe essere quello di Emmaus con Gesù che fa qualche passo di strada insieme, ultimamente invece vanno molto le randellate, anche se il ronzino difficilmente diventa purosangue solo con le botte....



14/11/2018 10:19 giuseppe risi
Condivido in toto.
E lo avevo già scritto qualche giorno fa…

31/10
Sono propenso a pensare che la risposta corretta alla domanda posta dal tema del mese non possa che essere affermativa: sì, la missione è finita. Nel senso che l’attività missionaria portata avanti da decenni (o da centinaia di anni) dalla Chiesa italiana e occidentale presso i popoli di nuova o recente evangelizzazione oggi non trova più una chiara ragion d’essere.
E’ vero che la missione è prima di tutto una dimensione della persona, che mette in gioco la sua testimonianza di fede. Per cui fino a che ci saranno persone credenti e testimonianti ci sarà una missione attiva. Ma quando questi cristiani missionari si spingono a testimoniare la loro fede presso popoli lontani, con tradizioni e culture differenti dalle nostre, non possono che farlo in virtù di un mandato, di un incarico che ricevono dalla loro Chiesa locale, rappresentando i frutti maturi di una ricchezza di fede e di vita comunitaria che non può non essere condivisa con altri popoli e comunità.
Dobbiamo quindi chiederci quale sia la ricchezza di fede e di vita ecclesiale che la Chiesa italiana è oggi in grado di portare, come ricchezza da condividere, ad altri popoli nel mondo.
Francamente, da questo punto di vista, vedrei meglio l’Italia come terra di missione, quindi come popolo che necessita di missionari che vengono da lontano a portarci una nuova ricchezza di fede e di vita cristiana che una nazione con una Chiesa capace di esportare missionari nel mondo.
Non c’è quindi da stupirsi se i missionari italiani si siano numericamente ridotti di due terzi in 20-30 anni.
Non voglio giudicare la fede dei singoli cristiani, pur consapevole della grave difficoltà in cui ci troviamo quando dalle enunciazioni generali e teoriche (tanto diffuse gratuitamente nelle prediche domenicali dei nostri santi pastori) cerchiamo di capire i risvolti pratici delle essere cristiani nella vita quotidiana oggi. Ma la realtà della nostra Chiesa italiana, delle diocesi e delle comunità parrocchiali, è quella di una Chiesa triste, delusa del mondo, consapevole di aver perso la partita con la secolarizzazione, ma incapace di cambiare modello. Abbiamo ancora in testa una Chiesa-società-istituzione cristiana, pervasiva nella società, che riproduce e propone uno stile di vita che si vuole costume condiviso da tutti. Ma non è e non sarà più così. Dobbiamo ancora prenderne atto e girare pagina, per noi e per i nostri figli. Poi saremo anche in grado, forse, di aver qualcosa da proporre anche agli altri popoli.
GR



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