Nell'arte
Il desiderio di dare
di Gian Carlo Olcuire | 11 novembre 2018
Dovrebbe essere uno dei segni distintivi del cristiano. Chi si tiene per sé, rischia di non accorgersi dei fratelli e di non preoccuparsi del loro bene.

LA VEDOVA POVERA

(dal Dittico delle cinque parti, fine V secolo, Milano, Museo del Duomo)

 

«Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri». Mc 12,38-44

 

Dialogo immaginario tra il committente dell’opera (C.) e l’artista (A.).

C. «Ho bisogno, per un Evangeliario, di due copertine in avorio, una in apertura e l’altra in chiusura. Le vorrei scolpite a bassorilievo e divise in cinque parti».

A. «E quali immagini dovrei utilizzare?».

C. «Dovendo fare bella figura, mi serve che la parte centrale faccia restare a bocca aperta chi la guarda. Andrei su due simboli del Cristianesimo: l’agnello di Dio sulla copertina principale e, in controcopertina, la croce gemmata. Utilizzando pietre dure, perle, smalti e filigrana dorata, senza badare a spese».

A. «Bene. Invece… sopra e sotto, che cosa mettiamo?».

C. «Di sicuro, ho bisogno che non vengano scordati i quattro evangelisti. Direi di inserirli negli angoli, due per copertina: in alto il loro simbolo e in basso il volto».

A. «E nello spazio rimanente?».

C. «Per ogni copertina sono ancora a disposizione quattro parti: una sopra e una sotto, tra gli evangelisti; poi una a sinistra e una a destra, ciascuna delle quali è da suddividere in tre piccoli riquadri. In tutto sono otto spazi per copertina, in cui fermare i momenti-chiave della vita di Gesù: dalla nascita alla passione, più qualche miracolo».

A. «A mia scelta, naturalmente».

C. «Neanche per scherzo: gli episodi, sono io a stabilirli. Comunque, accolgo la provocazione: l’ultimo dei riquadri piccoli, lo lascio decidere a te. Che cosa vorresti fare?».

A. «Ho in mente la vedova povera, che dà tutto ciò che ha: mi piace perché è una scena senza parole, dove fa tutto lei e Gesù fa solo da spettatore…».

C. «…per poi elogiarla davanti ai suoi. Anche tu, dunque, sei stato colpito da lei, dal suo cuore grande?».

A. «Lei non è la povera vedova, a cui si dà della povera in quanto vedova, ma è una donna con due disgrazie: è vedova ed è povera… In più, ha pure da guardarsi da quelli che “divorano le case delle vedove”».

C. «Già. È davvero una che ha bisogno».

A. «Non come chi – ogni due secondi – dice “Ho bisogno”, senza sapere che cosa sia il bisogno. A onor del vero, la donna non dice nemmeno di aver bisogno».

C. «Ho inteso a chi ti riferisci. Però so essere generoso anch’io».

A. «Sono contento se è così. Ma la generosità di un ricco non è mai totale: lascia sempre immaginare l’esistenza di un paracadute».

C. «Sarebbe a dire?».

A. «Che tu non sarai mai un bisognoso. Né hai percezione del bisogno altrui, se non quando qualcuno ti chiede qualcosa. Invece la vedova, che c’è immersa fino al collo, ha capito alcune cose…».

C. «Le fai capire anche a me?».

A. «Intanto si sarà resa conto di quanti, come lei, sono nel bisogno. E avrà realizzato di non essere al centro del mondo: per questo si mette a disposizione, prima ancora che le venga chiesto. Non si fa pregare né fa domande, non pone condizioni né va a controllare come vengono utilizzati i suoi soldi».

C. «La cosa più impressionante è che lei dia tutto, senza trattenere nulla per sé…».

A. «Avrà colto che, per essere felici, conta far felici gli altri. O che, più del bisogno, conta il desiderio: quello di fidarsi di Dio, dei fratelli, del domani… Quello d’essere una grande famiglia».

 

 

 

 

17/11/2018 10:50 Francesca Vittoria
Affido a questo titolo un quesito che mi viene dalla lettura di un quotidiano. Il sindaco della città si dice "Felice della scelta . a riconoscere figli di coppie gay...e a registrarli. Secondo l'Associazione Arcigay la sindaca ha aperto un fronte con coraggio e grande responsabilità. Naturalmente ciò solleva obiezioni da fonti di pareri diversi. Anche questa sindaca nell'esercizio della sua funzione fa dono? Di un riconoscimento di eguaglianza di diritti di fronte alla legge. Domanda:non sarebbe giusto che la Chiesa chiarisca anche il suo pensiero visto l'importanza che queste novità portano a una società multi pensante e che comunque non si creino conflitti interni ad essa? La parabola qui rappresentata sottintende cosa è il donare vero cioè dare del proprio e invece l'elargire il molto di cui si dispone. Il fatto a sua volta richiede una risposta, cosa è il bene pensato per un essere umano non ancora in grado di decidere per se stesso , e se quello che viene pensato per lui è davvero come lo vorrebbe? Credo meriti una riflessione da parte di tutti. Alla domanda:"le fai capire anche a me? Quale risposta.
Francesca Vittoria



11/11/2018 10:01 Antonella Patrizia Mazzei
Che bello! Purtroppo io sono come il committente ricco e mi tengo stretto il mio paracadute! Ma devo fidarmi del Padre e dei fratelli nella fede, coltivando nell'ascolto e nella preghiera il desiderio di conversione.


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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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