Rispondere con l'educazione alle catastrofi naturali
di Marco Pappalardo | 05 novembre 2018
Di fronte alle immagini di devastazione di questi giorni c'è forse un'unica risposta che guardi al futuro: formare, anche nella Chiesa, bambini, ragazzi e giovani al valore dell'ambiente.

Le disgrazie, soprattutto quando ci colpiscono da vicino, ci destano ed interpellano, e qualche volta ci fanno guardare anche oltre il nostro piccolo mondo, poiché come la gioia il dolore accomuna. Sono giorni tristi in Italia per le alluvioni che hanno toccato pesantemente il Paese con tutte le conseguenze, ma non lo erano di meno solo qualche settimana prima in un'altra parte del nostro pianeta ferito. Il pianto, specialmente per i tanti morti e poi pure per le perdite dei beni essenziali, è oggi un pianto collettivo e non può non esserlo. Allo stesso modo dovrebbe essere comunitaria la voglia di riscatto e di impegno per ciò che si può ricostruire, per quanto si deve prevenire, per chi ha bisogno di consolazione. Non è non è il momento dello scarico delle responsabilità, né del fatalismo! Si cercheranno i colpevoli e le cause, si analizzeranno i fatti, ci saranno stati di emergenza e di calamità, si spegneranno a breve i riflettori in attesa del prossimo evento, della nuova allerta meteo. Può bastare questa triste routine? C'è una via per mettere in campo nuove risorse? Considerati ovviamente gli aspetti politici, quelli economici e gli interventi strutturali, mi pare che la più importante forma di azione preventiva sia quella in campo educativo sui temi della salvaguardia del creato e quindi della cura della casa comune. Noi adulti abbiamo già causato i danni che vediamo, possiamo metterci a mala pena una pezza e la cronaca ce lo dimostra, tuttavia teniamo l'asso nella manica ancora: formare bambini, ragazzi e giovani e recuperare credibilità con la testimonianza di vita! Nelle scuole dei vari ordini ci sono le poche ore di Geografia o di Scienze della Terra e qualche progetto sull'ambiente, all'università si considerano - erroneamente - già formati. E nel mondo ecclesiale chi ci pensa? Qual è lo spazio che i cammini di catechesi o di gruppo offrono a questi temi? Quanto ci si ferma a riflettere e a pregare nei cammini associativi e dei movimenti? Qualcuno dirà che ci sono gli scout, certo, e dove non ci sono? E tutti gli altri? Nei miei ricordi di un tempo ed odierni la questione viene fuori ecclesialmente solo quando si parla di San Francesco e dei passi della Genesi relativi alla creazione, nulla di più. Una spinta straordinaria avrebbe voluto, dovuto e potuto darla la "Laudato si'" di Papa Francesco; sarebbe bello sapere la ricaduta locale e particolare dell'enciclica, a distanza ed esclusi i soliti convegni, conferenze, dibattiti. Il testo è molto impegnativo e certo non letto dai ragazzi e dai giovani (salvo poche eccezioni), ma ci sta tenuto conto che è un'enciclica; non ci sta invece l'eventuale mancanza di "traduzioni", "semplificazioni", "adattamenti", "riduzioni" per arrivare fino a loro. Tra i tentativi costanti di avvicinamento, per citarne qualcuno sottomano, c'è quello delle riviste salesiane "Mondo Erre" e "Dimensioni Nuove" con rubriche ad hoc, nonché il recente sussidio tematico "Mani in pasta" del Coordinamento degli Oratori della Diocesi di Acireale. Dunque, con la speranza nel cuore, riparto da Papa Francesco:  «La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare. Il Creatore non ci abbandona, non fa mai marcia indietro nel suo progetto di amore, non si pente di averci creato. L’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune. Desidero esprimere riconoscenza, incoraggiare e ringraziare tutti coloro che, nei più svariati settori dell’attività umana, stanno lavorando per garantire la protezione della casa che condividiamo. Meritano una gratitudine speciale quanti lottano con vigore per risolvere le drammatiche conseguenze del degrado ambientale nella vita dei più poveri del mondo. I giovani esigono da noi un cambiamento. Essi si domandano com’è possibile che si pretenda di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze degli esclusi. Rivolgo un invito urgente a rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta». 

05/11/2018 20:55 Maria Teresa Pontara Pederiva
Sono d’accordo: occorre educare alla responsabilità e alla custodia del creato, e, non dimentichiamo, a partire dagli adulti.
Ma farei alcune distinzioni che da cristiani, e cittadini, non possiamo dimenticare:
- Come scrive Bergoglio nella Laudato si’ “Essere custodi dell’opera di Dio non è qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana” (LS 217), “Niente in questo mondo ci risulta indifferente” (LS 3)
- Preoccuparsi della difesa del territorio e delle persone che vi abitano fa parte integrante del difendere la vita e i più deboli (e diciamolo ai quattro venti)
- L’urgenza di attivare misure per mitigare gli effetti del cambiamento climatico non è più rinviabile, anche se non porta consenso politico (per troppi anni tra le fila dei negazionisti sono stati presenti cristiani che hanno contribuito non poco a diffondere fake news in rete e non solo, ripetute ossessivamente senza alcun riscontro scientifico)
- Esiste differenza tra una catastrofe naturale, anche se spesso rientra, purtroppo, negli effetti del cambiamento climatico (come l’uragano abbattutosi sul Nord-Est con vento a 180-200 Km/h o quello toscano) e le tragedie prodotte dalle gravi inadempienze nella gestione del territorio dove il ripristino della legalità deve essere prioritario. Non può accadere, come in diverse zone d’Italia, che vengano costruite abitazioni su corsi d’acqua cementificati o che si sacrifichino vite umane che abitavano in case costruite abusivamente e che andavano demolite. Sono decenni che nel nostro Paese si è gettata una marea di asfalto e cemento al ritmo folle di almeno 2 mq al secondo, che si è tollerato un abusivismo edilizio che, insieme all’evasione fiscale, rappresenta una vergogna nazionale.
- Andare controcorrente non è mai stato facile, ma proprio come cristiani dovremmo essere abituati …



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Marco Pappalardo

Marco Pappalardo, classe 1976, giornalista pubblicista di Catania e docente di Lettere. Collabora con Avvenire, con il quotidiano La Sicilia per il quale cura la rubrica "Diario di Prof", per il mensile Mondo Erre, per siti che si occupano del mondo adolescenziale, giovanile e della scuola. Già membro della Consulta Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, è impegnato nella diocesi etnea in vario modo e da anni nel mondo dell'educazione attraverso l'oratorio; tra le esperienze di volontariato quotidiano, condiviso con colleghi, amici, alunni ed ex-alunni, ci anche sono la cura e il servizio agli immigrati, ai senza dimora e alle famiglie disagiate. Scrive per la Libreria Editrice Vaticana, la Elledici, l'Effatà, Il pozzo di Giacobbe, per la San Paolo con cui ha pubblicato un nuovo libro dal titolo "Nelle Terre dell'Educazione".

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