Nell'arte
Farsi carico dell’altro…
di Gian Carlo Olcuire | 04 novembre 2018
…invece di scaricare il peso su di lui. La gioia è nel far sentire leggero chi ci sta accanto.

 

IL PESO DELL’ALTRO

(Jens Galschiot, 2002, Ringkoebing, Danimarca)

«Amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».  Mc 12,28b-34

 

«Io non so parlar d’amore…», diceva una canzone. Benché l’amore sia più difficile da dire in figure, soprattutto se si ricorre sempre alle stesse. E anche la sua forma più recente, l’unione a cuore dei pollici e degli indici, non riesce a comunicare molto di più della parola love o delle faccine sorridenti degli emoticon.

È un problema antico. Ma duemila anni fa, anziché ripetere una parola-ombrello sotto la quale può stare di tutto, San Paolo – nella lettera ai Galati (6,2) – provava a spiegare l’amore con una metafora: «Portate i pesi gli uni degli altri». Un’immagine in qualche modo richiamata da questa statua, seppure al contrario: perché, delle parole di Paolo, non coglie né il significato né la reciprocità.

Nella scultura (il cui vero titolo è La sopravvivenza del più grasso) c’è un omino scheletrito a farsi carico di una donna gigantesca con gli occhi chiusi, che si intuisce essere una caricatura della giustizia (della quale mantiene il simbolo della bilancia). Per togliere ogni dubbio, un’iscrizione alla base recita: «Sono seduta sulla schiena di un uomo che è distrutto dalla sofferenza. Farei qualsiasi cosa per aiutarlo, tranne scendere dalle sue spalle».

Viene mostrata, dunque, non tanto la capacità di uno a reggere un peso enorme, quanto la capacità dell’altro a scaricarlo (oltre a esserne consapevole, con incredibile faccia tosta). La statua è la denuncia dello squilibrio nella distribuzione delle risorse mondiali, tanto più per il fatto che il portatore è chiaramente un giovane africano, mentre la donna portata in spalla non riesce a vedere l’ingiustizia.

Vengono in mente le invettive di Gesù verso scribi e farisei, quando «legano fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito» (Mt 23,4 e Lc 11,46). Viceversa, la voglia del Signore di renderci lieve l’esistenza traspare dalle parole «Il mio giogo è dolce e il mio peso leggero» (Mt 11,30), confermata da Giovanni quando scrive che «i suoi comandamenti non sono gravosi» (1Gv 5,3). È la stessa attenzione che avrà Paolo per i cristiani di Tessalonica: «Abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi» (2Ts 3,8).

 

 

05/11/2018 05:56 Francesca Vittoria
Che efficacia a descrivere ciò che non è amore e quanto cinismo e indifferenza nel non vedere la condizione dell'altro se non fosse però che nel momento che stramazzasse al suolo sarebbe la fine anche di chi gli sta sopra!. È' un quadro che effettivamente descrive ciò che vediamo fare in politica, la lotta quotidiana per superarsi, la verità che il più forte cavalca sulle spalle del più debole sulle sue disgrazie si fa cinicamente garante per godere finché dura di una buona posizione. Anche per l'ecologia la statua può rappresentare la superbia dell'uomo che pensa di governare la natura senza tener conto delle leggi che la fanno esistere in un equilibrio armonico e oggi assistiamo e piangiamo vedere tutti quegli alberi che solitamente svettano alti da sembrare forti ed eterni, stramazzati a terra, divelti come fuscelli be magari si ha ancora l'ardire di pensare che tutto può tornare come prima! Quel grassone con gli occhi chiusi e il potere , il non amore . È' l'uomo che per aver raggiunto tanto sapere si crede anche in grado di avere tutto quanto il suo volere desidera e sfrutta in malo modo il suo habitat, salvo ad accorgersi troppo tardi del danno procurato anche a se stesso. Si, questa statua è brutta, triste e come la colpa che ci sta davanti, e il vedere dove porta il vivere le cose e tra le persone senza amore. Se si entra in una Chiesa , ogni statua e gigantesca ogni personaggio rappresenta l'Amore, un Dio che l'ha ispirato, insegnato , uomini che guardando in alto hanno donato la vita per il bene dei fratelli. Si il giogo di quel Dio e leggero perché lo si porta con amore, con gioia, si condivide la fatica e si fa strada insieme verso il bene eterno, non si soccombe ma la vita continua
Francesca Vittoria



04/11/2018 15:20 PietroB
Totalmente OT:
Visitando VN negli anni passati:
Dove è LISA??



04/11/2018 12:42 Antonella Patrizia Mazzei
Che bella e quanto è vera questa riflessione sull'Amore! É proprio vero: per non scadere nella retorica e nella banalizzazione è meglio dire e rappresentare ciò che NON è amore... efficacia della logica apofatica!


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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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