La lezione della giovanissima Nazionale italiana di Volley
di Martina Dri | 03 novembre 2018
Nell'ottica di "dare voce ai giovani" pubblichiamo il contributo di Martina, una giovane pallavolista, sull'impresa, sportiva e non, delle ragazze argento ai mondiali in Giappone.

Proseguendo nel solco inaugurato da Vino Nuovo col percorso di preparazione al Sinodo, continuiamo a "dare voce" ai giovani pubblicando il contributo di Martina, giovane pallavolista, che ci ha scritto per condividere questa sua riflessione sull'impresa Nazionale italiana di Volley.

 

Mentre l’Italia affrontava nelle ultime settimane l’approvazione della discussa manovra economica, con il conseguente rialzo della spread e il braccio di ferro tra un governo italiano sulla difensiva e un’Unione Europea all’attacco, mentre fatti di cronaca segnalavano la diffusione di un clima di violenza e razzismo, di chiusura e degrado nel nostro paese, dalla parte opposta del pianeta un gruppo di ragazze di età compresa tra i 18 e i 31 anni (la maggior parte sotto i 25) ha combattuto una ben diversa battaglia disputata sul campo di gioco della pallavolo.

Si tratta della Nazionale di Volley italiana, una delle squadre più giovani dei campionato che si è disputato dalla fine di settembre fino al 20 di ottobre in Giappone, giovane ma in grado di catturare l’attenzione di 8 milioni di telespettatori che a dispetto del fuso orario hanno seguito fedelmente le ragazze della pallavolo e la loro grinta. Inaspettata quanto travolgente, la loro ascesa si è arrestata solo in finale, con la conquista di un grande traguardo per l’Italia, l’argento, “la medaglia che fa più male”, come l’ha definito il capitano, prima di accorgersi che aver fatto breccia nel cuore degli italiani è stata una medaglia ancora più bella.

Ciò che lascia stupiti è l’appeal suscitato sul pubblico italiano da queste giovani ragazze, certamente lontane dalle vetrine di cui godono altri sport in Italia. Ciò che lascia stupiti è l’ondata di freschezza che dal Giappone è arrivata fino in Italia tramite le giovani, alcune ancora studentesse del liceo, altre iscritte all’università come il capitano Cristina Chirichella.

“Dobbiamo ricordare soprattutto il come abbiamo affrontato il mondiale e il gruppo [...]. Sono sicurissima che solo un gruppo del genere poteva fare qualcosa di così grande. [....] Tutte le persone che sono partite dall’Italia erano convinte di poter fare qualcosa di grande”. Queste parole, semplici ma incisive del capitano della squadra, riecheggiano poi nel saluto del Presidente della Repubblica, che durante l’incontro al Quirinale con le azzurre, ha indicato proprio in questo gruppo di ragazze un esempio per la riscossa dell’Italia intera: “Il vostro modo di interpretare lo sport - ha sottolineato il Capo dello Stato - è coesione, fare squadra, sentirsi legati in comune, e vorrei aggiungere che ciò che rende il vostro sport popolare e attraente è la correttezza che contraddistingue il gioco, il rispetto per gli avversari. Vorrei che il nostro paese avesse queste caratteristiche, questa coesione e vicendevole solidarietà e rispetto per gli avversari".

Come dimenticare che nelle stesse ore si stava chiudendo in Vaticano il Sinodo dei Giovani, che forse ha messo poco a tema l’importanza che ha lo sport per i ragazzi e lo spazio di crescita umana che costituisce, ma che ha certamente focalizzato l’attenzione sulla necessità che gli adulti ascoltino realmente i giovani, lascino loro spazio d’azione,  imparino perfino da loro e dalla loro freschezza. Questo, anche se laicamente, insegna la Nazionale Italiana di volley, ma non solo. Lo sport oltre ad essere scuola di correttezza, rispetto, collaborazione e responsabilità, è un grande amplificatore dei sogni dei ragazzi, che sognano sempre in grande, mai per piccoli obiettivi facilmente realizzabili. Lo sport tiene viva nei giovani la convinzione di poter fare qualcosa di grande e di poterlo fare insieme. Non è un caso che mentre l’Italia si dibatte nelle recrudescenze razziste e, anche ai vertici del governo, politici in prima linea difendono l’identità italiana da possibili contaminazioni, le ragazze del volley ci insegnano che la risposta a questi discorsi, spesso intavolati dai giornalisti stessi, nasce dall’esperienza vissuta sul campo e in campo: “Non mi piace [parlare di questi discorsi, ndr.], nel senso che non considero che serva - dice a un intervistatore la schiacciatrice nera Miriam Sylla - noi non ci abbiamo mai pensato. Io non mi reputo diversa da nessuno e penso che le mie compagne non si reputino diverse da me”. Con saggezza taglia corto la Chirichella, dicendo che da questi discorsi è meglio “tenersi alla larga”, e spavaldamente conclude “Siamo secondo me l’esempio, proprio, di uguaglianza fra tutti”. Dovremmo forse imparare un po’ tutti, come suggerisce il presidente Mattarella, da queste ragazze che di eccezionale hanno solo la medaglia d’argento e l’esperienza unica del Mondiale alle spalle, e sono invece molto più simili ai ragazzi che affollano le classi, le palestre, le università, di quello che crediamo.

03/11/2018 08:56 Francesca Vittoria
Mi viene da na osservazione: quale è la differenza tra il "ieri" e l'oggi., E questa c'è, ma non sono dalla nascita i ragazzi diversi, ma dalla società entro la quale crescono che non ha più cura di loro come persone ma si spreca attenzione a come nutrire il corpo, come introdurli nel tram tram ordinario delle cose da fare, non coinvolgendoli nella vita affettiva, nella vita anche di fatica e sacrificio che ha il significato del "take care" del l'aver cura non facendo loro mancare niente in beni materiali. Stanno in passeggino bambini già in grado di camminare e correre; sorridono poco, o poco spontaneamente, sono ipernutriti, scaraventati al più presto in "nidi collettivi" dove si stancano di cose da fare passate per gioco e arrivano decisamente imparati" alla prima elementare . Si parla di "stare ad ascoltarli quando sono già grandi, quando sono cresciuti "soli" e sconosciuti e poco inclini a facile entusiasmo. Ecco che tutto quanto di sentimenti che hanno tenuto dentro e ancora da scoprire e richiederebbe tanto tempo da dedicare loro al dialogo, tutto quello che non hanno avuto prima. Oggi, in la stampa vi è un articolo "la meditazione per disintossicarsi dal digitale, altro mezzo della comunicazione che assorbe e isola, la star Sri Ravinshakar fondatore di Art of living , maestro spirituale , candidato al Nobel per la pace, in tournée , trova folla a volerlo ascoltare perché parla di un problema che affligge molti, la depressione, una angoscia che affligge il nostro tempo:il sovraccarico mentale dovuto a una velocità che non siamo in grado di sostenere. Il tempo è diventato un contenitore da riempire in maniera frenetica in cose fatte, successi, aspirazioni, una fuga dalla riflessione, e la "pausa detox" senza il cellulare, è una piccola falsa coscienza, un rimedio l'asta minute"""""Anche il Santo Padre ieri ha detto cose simili, rilevando di preoccuparsi di più di fotografare che magari ascoltare .
Questa è una realtà che viviamo nella società con i risultati del clima che è cambiato e i danni che subiamo, ecco che l'emergere di una squadra sportiva quasi nata come pianta spontanea bella suscita meraviglia, fa riscoprire il prezioso della persona fatta di cuore mente e sentimenti , un barlume di un modo di vivere naturale, fuori dai calcoli, dai falsi percorsi per raggiungere a tutti i costi il primo posto. Questa squadra ritiene la sua medaglia d'argento, un ORO già raggiunto, entusiasmo, piacere, soddisfazione, sforzo comune fatica, ecco tutto questo è vita bella , saggezza e maturità raggiunta, una gioia come quella che ci comunica il sorriso spontaneo di un bambino.
Francesca Vittoria
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